{"id":75044,"date":"2019-08-12T12:51:22","date_gmt":"2019-08-12T10:51:22","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=75044"},"modified":"2019-08-12T12:51:22","modified_gmt":"2019-08-12T10:51:22","slug":"falle-strategia-massima-pressione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/08\/falle-strategia-massima-pressione\/","title":{"rendered":"Iran: Instex, Hormuz e le falle della &#8216;massima pressione&#8217; Usa"},"content":{"rendered":"<p>Le ragioni che nel 2015 spinsero la Repubblica islamica d\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/04\/iran-scontro-usa-sanzioni\/\"><strong>Iran<\/strong> <\/a>a sottoscrivere il <em>Joint Comprehensive Plan Of Action <\/em>(<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/05\/iran-nucleare-motivazioni-trump-icpoa\/\"><strong>Jcpoa<\/strong><\/a>), cio\u00e8 l&#8217;accordo sul nucleare, con le potenze europee, la Cina, la Russia e gli <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/06\/golfo-usa-iran-tensioni\/\"><strong>Stati Uniti<\/strong><\/a> possono essere condensate in tre punti. In politica interna, il ritorno di un esecutivo maggiormente incline al dialogo con l\u2019Occidente (governo Rohani I, 2013), pronto a cogliere i benefici economici e politici di un\u2019apertura concreta verso l\u2019esterno; in politica internazionale, una leadership statunitense (mandati Obama I e II) propensa a rifondare le relazioni con la Repubblica islamica secondo linee direttrici difformi rispetto a una tradizione pressoch\u00e9 omogenea basata su una costante pressione e un ostinato scontro; in economia, le<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/05\/israele-iran-tensioni-escalation\/\"><strong> sanzioni<\/strong><\/a> \u2013 specialmente quelle imposte unilateralmente da europei e statunitensi sin dal 2010 -, che hanno provocato una consistente riduzione del tenore di vita della popolazione.<\/p>\n<p>Assieme al <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/01\/iran-europa-tempo-accordo\/\">paziente lavoro europeo<\/a> (ma anche grazie al tacito consenso della guida suprema Ali Khamenei), questi elementi &#8211; non esclusivi ma certamente significativi &#8211; hanno fornito \u201cil giusto clima\u201d per fare s\u00ec che i vari attori si potessero sedere al tavolo negoziale e barattare, in definitiva, la revoca delle sanzioni economiche a fronte dell\u2019annullamento di qualsiasi pretesa nucleare a carattere militare della Repubblica islamica. Ci\u00f2 anche tramite lo strumento &#8211; controverso per alcuni- delle cosiddette &#8216;<em>sunset clauses&#8217;: <\/em>queste variabili rappresentano ciascuna di per s\u00e9 una condizione necessaria senza la quale il Jcpoa \u00e8 destinato a fallire. Infatti, queste costanti \u2013 questa serie di intrecci &#8211; deve essere simultaneamente riaffermata se gli attori interessati desiderano preservare le conquiste in materia di denuclearizzazione compiute nel 2015.<\/p>\n<p><strong>Le questioni Instex e Hormuz<br \/>\n<\/strong>A fine giugno \u00e8 divenuto operativo l\u2019 <a href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Instrument_in_Support_of_Trade_Exchanges\"><em>Instrument in Support of Trade Exchanges<\/em><\/a> (Instex) un meccanismo di compensazione creato da Eu3 (Germania, Francia, Regno Unito), il cui obiettivo \u00e8 quello di mitigare &#8211; annullando di fatto le transazioni monetarie di natura diretta tra i partecipanti- gli effetti delle <em>secondary sanctions<\/em>. Tuttavia, <a href=\"https:\/\/www.cnbc.com\/2019\/06\/28\/iran-says-european-efforts-to-salvage-nuclear-deal-are-not-enough.html\">questo ha per il momento fallito<\/a> nell&#8217;offrire una risposta concreta alle necessit\u00e0 iraniane, specialmente in materia di commercio petrolifero.<\/p>\n<p>Anche a causa di ci\u00f2, Teheran ha recentemente annunciato di aver aumentato il livello di arricchimento dell\u2019uranio (4,5%) oltre la soglia minima (3,6%) pattuita nel Jcpoa, utilizzando il paragrafo 36 dell\u2019accordo \u2013 che permette tali misure. D&#8217;altronde, sembra evidente che Instex debba\/possa al pi\u00f9 rappresentare un\u2019espressione istituzionale-economica di una volont\u00e0 pi\u00f9 ampia che prevedrebbe, da parte europea, la ferma convinzione di rinsaldare di fatto i legami con l\u2019Iran, specialmente sotto gli aspetti economici. In mancanza di questa volont\u00e0 onnicomprensiva, le iniziative europee rischiano di stemperarsi in azioni velleitarie.<\/p>\n<p>Altra manifestazione e ragione dell\u2019acuirsi delle tensioni \u00e8 stata la serie di eventi avvenuti nelle ultime settimane nei pressi dello stretto di <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/05\/golfo-hormuz-ritorno-passato\/\">Hormuz<\/a>. Dopo la decisione britannica di inizio luglio di detenere una petroliera iraniana che passava per Gibilterra \u2013 destinata verosimilmente al governo siriano, sotto sanzioni europee -, Teheran ha risposto cercando di impedire a una petroliera inglese della BP di varcare lo Stretto (10 luglio) e poi sequestrando una petroliera di Londra il 19 luglio. Inoltre, gli Usa hanno recentemente affermato di aver abbattuto un drone iraniano, circostanza successivamente smentita dalla Repubblica islamica.<\/p>\n<p>Questi sono esempi di come micro-conflitti locali di vario genere rappresentino una delle espressioni dello scontro in atto principalmente tra gli Stati Uniti ed Iran; pur non essendoci nelle premesse la volont\u00e0 di andare a fondo, alcuni eventi di minor rilevanza ma dal grande significato politico (l\u2019affondamento di una nave) potrebbero amplificare il conflitto, elevandone immediatamente il significato, offrendo giustificazioni (o pretesti?) per perseguire in attacchi dalla portata maggiore.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 avviene parallelamente ai tentativi americani di aumentare la \u201cpressione\u201d esercitata nei confronti di Teheran. Proprio recentemente infatti, Washington si \u00e8 fatta promotrice di un\u2019iniziativa che punta a riunire in Bahrein \u2013 in una conferenza internazionale dedicata alla sicurezza marittima \u2013 i vari attori preoccupati dalle iniziative iraniane. Sebbene in prima istanza sembrerebbe interessare la sicurezza nello Stretto (si parla di una scorta armata alle navi) questa mossa americana trova la sua ragione d\u2019essere nella speranza di poter avvicinare ulteriormente &#8211; tramite canali multilaterali &#8211; le proprie unit\u00e0 belliche alle coste iraniane: un escamotage di natura diplomatica che tenta, in maniera dissimulata, di intensificare la stretta sulla Repubblica islamica anche da un punto di vista militare.<\/p>\n<p><strong>L\u2019importante messaggio del Congresso<br \/>\n<\/strong>Nonostante questa predisposizione, il Congresso americano ha votato recentemente (251-170) <em>il <\/em><em>National Defense Authorization Act<\/em>, secondo il quale un attacco militare (<em>military strike<\/em>) contro Teheran dovr\u00e0 essere necessariamente autorizzato. \u00a0Ci\u00f2 diluisce la volont\u00e0 dell\u2019esecutivo di esercitare pressione sull&#8217;Iran e di perseguire una strategia di attacco militare diretto:\u00a0 eventualit\u00e0 paventata, e mai effettivamente presa in considerazione, che svela la chiave di volta per comprendere la strategia di massima pressione.<\/p>\n<p>L\u2019incertezza dietro la possibilit\u00e0 di un attacco, le ambiguit\u00e0 narrative veicolate dai funzionari americani, i passi in avanti diplomatici dal chiaro sapore anti-iraniano (l\u2019ultimo \u00e8 la conferenza per la sicurezza marittima), le <em>secondary sanctions<\/em>, lo stanziamento di truppe addizionali in Arabia Saudita, sono figlie di uno stesso disegno atto ad esercitare pressione e a costringere l\u2019Iran a rinegoziare i termini del Jcpoa, includendo i missili balistici e il supporto alle formazioni politiche\/paramilitari regionali.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 tuttavia \u00e8 destinato a fallire, e non solo per l\u2019orgoglio nazionale iraniano. La firma del Jcpoa \u00e8 stata il frutto di un sentire comune, dell\u2019idea di condividere una responsabilit\u00e0 in materia di denuclearizzazione, se non anche di godere di legittimi proventi economici.<\/p>\n<p>In sostanza, la firma dell\u2019accordo fu l\u2019apice di un mutato clima di fondo, e gli attori partecipanti ne percepirono immediatamente i benefici. Al contrario, la fallacia dell\u2019attuale strategia statunitense riposa su un abbaglio ideologico, e su un\u2019imprecisione nei tempi d\u2019azione. Gli Stati Uniti tentano di spingere coattivamente gli iraniani ad accettare le loro richieste tramite\u00a0 \u201cliste di domande\u201d (particolare che ricorda un succedaneo grottesco della diplomazia tedesca degli Anni 30), sperando cos\u00ec di infondere una parvenza istituzionale al complesso delle relazioni con l\u2019Iran.<\/p>\n<p>Ma ci\u00f2 vorrebbe dire credere che un accordo possa instillare fiducia \u201cnaturalmente\u201d, quando in realt\u00e0 \u00e8 vero l\u2019esatto contrario: la firma di un accordo \u00e8 sempre il frutto di un vissuto pi\u00f9 intenso raggiunto in precedenza. Infatti, la fiducia tra gli esponenti politici di due Stati non si pu\u00f2 creare artificialmente ma \u00e8 frutto di un lavorio profondo; ed accordi che non poggiano su queste basi sono destinati a fallire. In definitiva, sono proprio queste negligenze che, ad oggi, rappresentano l\u2019ostacolo pi\u00f9 grande alla ripresa dei rapporti tra Iran e Stati Uniti e le ragioni del fallimento della strategia della &#8216;massima pressione&#8217;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le ragioni che nel 2015 spinsero la Repubblica islamica d\u2019Iran a sottoscrivere il Joint Comprehensive Plan Of Action (Jcpoa), cio\u00e8 l&#8217;accordo sul nucleare, con le potenze europee, la Cina, la Russia e gli Stati Uniti possono essere condensate in tre punti. 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