{"id":75067,"date":"2019-08-17T00:44:10","date_gmt":"2019-08-16T22:44:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=75067"},"modified":"2019-08-23T07:05:45","modified_gmt":"2019-08-23T05:05:45","slug":"egitto-tunisia-fratelli-musulmani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/08\/egitto-tunisia-fratelli-musulmani\/","title":{"rendered":"Egitto\/Tunisia: Fratelli musulmani, gli uni esclusi, gli altri protagonisti"},"content":{"rendered":"<p>Fratelli Musulmani d\u2019Egitto e di Tunisia. I primi esclusi dal gioco politico, i secondi invece alla ribalta. E\u2019 la cartina tornasole dei diversi destini seguiti dai principali attori dell\u2019Islam politico nord africano. In entrambi i casi sono tornati in auge con le Primavere arabe, ma il sentiero del successo intrapreso insieme si \u00e8 interrotto in fretta. Optando per il compromesso, i fratelli tunisini di <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/08\/tunisia-cherif-ruolo-essebsi\/\"><em>Ennahdha<\/em><\/a> si candidano ora alla presidenza. Rifiutandolo invece, gli <em>Ikhwan<\/em> egiziani si trovano oggi orfani dell\u2019unico presidente islamista della storia del Paese, morto nella cella del carcere dov&#8217;era finito dopo appena un anno di governo.<\/p>\n<p><strong>La crisi della Fratellanza<br \/>\n<\/strong>Nonostante l\u2019invito a scendere in strada lanciato, in solitario, dal presidente turco Racep Tayyip Erdogan \u2013 il protettore numero uno degli<em>\u00a0Ikhwan<\/em>\u00a0\u2013, la morte del presidente Morsi non ha scatenato nessuna grossa manifestazione. Segno non solo della brutale repressione che regna in Egitto, dove i Fratelli Musulmani \u2013 nemici del regime che li descrive indistintamente come terroristi &#8211; sono tornati alla clandestinit\u00e0, ma anche della difficile fase storica che sta attraversando il movimento.<\/p>\n<p>Non esiste pi\u00f9 quella Fratellanza che alla fine degli Anni 70 ha iniziato a condizionare le dinamiche internazionali. E quanto ne resta non pu\u00f2 neanche aspirare a governare nuovamente l\u2019Egitto, senza intraprendere un profondo percorso di riflessione ideologica e una riorganizzazione politica. Anche se la maggioranza degli analisti individua nell\u2019estate 2013 \u00a0&#8211; quella del golpe &#8211; la data del crollo della Fratellanza, il declino del movimento era iniziato gi\u00e0 qualche mese prima, quando la dirigenza \u2013 assaporando il successo elettorale \u2013 non ha dato ascolto alla fazione interna che chiedeva dinamiche pi\u00f9 democratiche. Giovani e numerosi, gli afferenti di questa fazione da tempo relegati nella\u00a0<em>Shura<\/em>\u00a0(l\u2019organo consultivo del movimento) chiedevano di poter avere un ruolo anche nell\u2019esecutivo.<\/p>\n<p>Decimata dalle incarcerazioni, nel 2014 la Fratellanza ha sentito il bisogno di rinnovare i suoi vertici, rimpiazzando quanti (tanti e importanti) erano in carcere. Una delle prime cose fatte da Mohammed Kamal \u2013di fatto nuovo leader in pectore della Confraternita- \u00e8 stata quella di indire consultazioni interne per eleggere una nuova dirigenza. In questa occasione, quasi il 65% della vecchia guardia \u00e8 stata sostituita da quei giovani che la storica leadership aveva escluso per anni dal processo decisionale.<\/p>\n<p>Sin da subito per\u00f2 questi aggiustamenti non hanno riscosso consenso unanime tra i Fratelli e le loro diverse componenti ubicate in giro per il mondo.\u00a0Le frizioni vere e proprie sono iniziate alla fine del 2014,\u00a0\u00a0quando Kamal ha presentato un nuovo piano nel quale riconsiderava il ricorso alla violenza come arma politica. Visto il fallimento dell&#8217;approccio pacifista, secondo questa nuova dottrina, la Confraternita avrebbe potuto fare un uso limitato della violenza, usandola contro le istituzioni del regime e mai contro i civili.<\/p>\n<p>L&#8217; inversione di marcia proposta da Kamal non \u00e8 stata condivisa dalla storica leadership: n\u00e9 dalle briciole di quella rimasta attiva nel Paese, n\u00e9\u00a0\u00a0da quella rifugiatasi nella diaspora. Entrambe le fazioni lo hanno accusato di voler militarizzare la Confraternita. Secondo loro, tornare alla violenza \u2013 se pur limitata e mirata &#8211; non solo era errato ideologicamente &#8211; perch\u00e9 retrogrado \u2013 ma anche tatticamente, perch\u00e9 tale mossa avrebbe minato le relazioni internazionali dei Fratelli, elemento essenziale per la sopravvivenza della Fratellanza soprattutto nei periodi di clandestinit\u00e0.\u00a0\u00a0Per mettere i bastoni tra le ruote ai nuovi leader, la leadership storica della Confraternita ha formato una commissione d\u2019indagine per congelare l\u2019affiliazione di importanti membri della nuova leadership. A causa di queste crescenti tensioni, nel maggio 2016, Kamal ha annunciato le sue dimissioni. Cinque mesi pi\u00f9 tardi \u00e8 stato ucciso dalle forze di sicurezza.<\/p>\n<p>Da una parte la repressione, dall&#8217;altra le frizioni interne. In queste condizioni, dopo la morte di Morsi, la Fratellanza ha messo nero su bianco il suo rifiuto a un confronto di strada con il regime di <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/04\/egitto-rielezione-al-sisi\/\"><strong>Al-Sisi<\/strong><\/a>. Una cosa abbastanza rara per un Movimento che in questi ultimi anni ha parlato a pi\u00f9 voci e raramente ha rilasciato dichiarazioni programmatiche a fonti ufficiali. A indebolire ulteriormente la Confraternita, \u00e8 infine il venir meno della sua proiezione esterna, un\u2019attivit\u00e0 che ha storicamente portato acqua al suo mulino, ma per la quale ora non ci sono energie. Il contesto regionale \u00a0&#8211; con l\u2019ascesa dei sauditi a discapito di qatarini e turchi \u2013 e quello internazionale capeggiato dagli Stati Uniti di Trump &#8211; che hanno nuovamente minacciato di includere la Fratellanza musulmana nella lista delle organizzazioni terroristiche- non portano poi acqua al suo mulino.<\/p>\n<p><strong>I Fratelli di Ennahdha<br \/>\n<\/strong>Nonostante la narrativa che si \u00e8 accreditata negli ultimi decenni, non \u00e8 mai esistita fino ad ora una Internazionale della Confraternita islamista; ed \u00e8 impossibile pensare che possa nascere ora. Questo non vuol dire che movimenti islamisti come <em>Ennahdha<\/em>, <em>Hamas<\/em>, i Fratelli giordani, libici e marocchini non abbiano osservato da vicino la Fratellanza, ritenendola la casa madre. Anzi, in Nord Africa il declino dei Fratelli egiziani \u2013 che potrebbe essere seguito da quello dei libici in caso di successo del generale H\u00e0ftar \u2013 ha mandato una chiara lezione ai vertici di <em>Ennahdha<\/em> \u2013\u00a0un movimento che \u00e8 stato nei fatti la voce del nazionalismo tunisino -. Dopo aver osservato quanto subito dai Fratelli egiziani, quelli tunisini hanno intrapreso con convinzione e opportunismo la via del compromesso politico.<\/p>\n<p>Tale decisione \u00e8 stata seguita da un processo di riflessione interna ben riassunta dalla dichiarazione rilasciata da sheikh <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Rashid_Ghannushi\">Rashed Ghannouchi<\/a> nel maggio 2016 ad Hammamet.\u00a0A marcare la storia di questo decimo congresso \u00e8 stata l\u2019adozione di una mozione secondo la quale l\u2019attivit\u00e0 politica di <em>Ennahdha<\/em> \u00e8 stata separata da quella religiosa che \u00e8 stata alla base della nascita di questo movimento, anch&#8217;esso per decenni costretto alla clandestinit\u00e0. La decisione di sconfessare il termine \u201cIslam politico\u201d riflette anche argomenti concettuali e storici che rimandano alla nascita e alla ragion d\u2019essere di <em>Ennahdha<\/em>. Secondo la ricostruzione di Ghannouchi, l\u2019Islam politico emerse in risposta a due tendenze regionali che si sono per anni nutrite a vicenda: dittatura e laicit\u00e0. Dopo che la rivoluzione tunisina ha eliminato la prima e ha liberato <em>Ennahda<\/em> dalla clandestinit\u00e0, l\u2019Islam politico non avrebbe pi\u00f9 ragione di esistere all&#8217;interno del Paese.<\/p>\n<p><strong>Verso le presidenziali tunisine<br \/>\n<\/strong>Il nuovo percorso intrapreso dai Fratelli tunisini ha portato alla mossa a sorpresa di questo mese, quando la Confraternita \u2013 per la prima volta nella sua storia \u2013 ha deciso di candidare un suo uomo, il 71enne Abdelfattah Morou, alle elezioni presidenziali che inizieranno il 15 settembre e che quasi certamente arriveranno al ballottaggio. Una \u00a0mossa in parte motivata dai sondaggi \u2013 da prendere per\u00f2 con le pinze &#8211; che danno in <em>pole\u00a0position<\/em> Nabil Karoui, conosciuto come il Berlusconi tunisino, visto che \u00e8 il fondatore di <em>Nesma tv<\/em>, un\u2019 emittente privata che ha anche capitale di Mediaset. E\u2019 il nemico giurato degli islamisti e ora che gli emendamenti alla legge elettorale che dovevano impedirne la candidatura non sono passati, fa paura. Difficile per\u00f2 pensare che questa mossa ad effetto faccia breccia sia tra i tunisini che tra gli elettori della stessa<em> Ennahdha<\/em>, certamente numerosi. Nel Paese c\u2019\u00e8 fame di leader giovani.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Fratelli Musulmani d\u2019Egitto e di Tunisia. I primi esclusi dal gioco politico, i secondi invece alla ribalta. E\u2019 la cartina tornasole dei diversi destini seguiti dai principali attori dell\u2019Islam politico nord africano. 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