{"id":75075,"date":"2019-08-18T06:42:30","date_gmt":"2019-08-18T04:42:30","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=75075"},"modified":"2019-08-24T06:20:01","modified_gmt":"2019-08-24T04:20:01","slug":"libano-indie-rock-identita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/08\/libano-indie-rock-identita\/","title":{"rendered":"Libano: l&#8217;indie rock innesca un dibattito sull&#8217;identit\u00e0 del Paese"},"content":{"rendered":"<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Per oltre una settimana, i social media libanesi sono stati il terreno di scontro tra detrattori e sostenitori della nota band <strong>indie rock<\/strong> Mashrou\u2019 Leila, accusata dalla Chiesa e da diversi utenti social di blasfemia. Il 30 luglio il comitato organizzatore del Festival internazionale di Biblos ha preso la decisione di cancellare l\u2019esibizione del 9 agosto del gruppo, al fine di evitare \u201cspargimenti di sangue\u201d. La notizia ha acceso i toni di un dibattito che si \u00e8 intensificato al punto da divenire <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/02\/libano-sfide-missione-onu\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">una discussione sull\u2019identit\u00e0<\/a> stessa del <strong>Libano<\/strong>. <\/span><\/p>\n<p class=\"p2\"><span class=\"s1\"><strong>La crociata contro i Mashrou\u2019 Leila e i precedenti<\/strong><br \/>\nIl pretesto della crociata \u00e8 stato un vecchio post del 2015: un\u2019immagine della Vergine Maria con il volto dell\u2019icona pop Madonna, pubblicata sulla pagina Facebook del cantante Hamed Sinno. \u00c8 stato preso di mira anche il brano &#8216;Djinn&#8217;, apparentemente un\u2019invocazione a Satana, e non sono mancati insulti a sfondo omofobico e minacce di morte. <\/span><\/p>\n<p class=\"p2\"><span class=\"s1\">La band, nata nel 2008 nel campus dell\u2019American University di Beirut, ha acquisito fama internazionale e si \u00e8 distinta per l\u2019attivismo nell\u2019ambito dei diritti Lgbtq. Non a caso, il governo della Giordania aveva gi\u00e0 annullato un concerto del gruppo nel 2016 e, l\u2019anno dopo, al Cairo, quello egiziano aveva fatto lo stesso quando alcuni fan avevano sventolato bandiere arcobaleno dagli spalti provocando una serie di arresti.<\/span><\/p>\n<p class=\"p2\"><span class=\"s1\">A finire sotto accusa per\u00f2 non sono solo censura e isteria religiosa, ma anche la mancanza di reazioni da parte dell\u2019establishment politico. Se al silenzio su questa plateale violazione della libert\u00e0 di espressione si sommano anche il generale degrado delle condizioni di vita nel Paese e l\u2019acuirsi della discriminazione ai danni di siriani e palestinesi, il bilancio dei primi mesi del governo di unit\u00e0 nazionale \u00e8 tutt\u2019altro che roseo. <\/span><\/p>\n<p class=\"p2\"><span class=\"s1\"><b>Economia e ambiente: un test difficile per il nuovo governo<br \/>\n<\/b><\/span><span class=\"s1\">Lo scorso febbraio, dopo un periodo di gestazione di nove mesi, un governo di unit\u00e0 nazionale ha finalmente visto la luce sotto la guida di Saad <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/05\/libano-voto-hariri-hezbollah\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Hariri<\/strong><\/a> come primo ministro e Michel <strong>Aoun<\/strong> come presidente. Nel giro di trenta giorni, il nuovo Parlamento avrebbe dovuto varare una legge finanziaria che riducesse il deficit di bilancio e sbloccasse gli 11 miliardi di dollari in aiuti internazionali promessi al summit di Parigi dello scorso anno. Invece, il testo \u00e8 stato promulgato dal presidente Aoun solo lo scorso 31 luglio, a riprova della distrofia di un governo diviso da innumerevoli interessi particolari.<\/span><\/p>\n<p class=\"p2\"><span class=\"s1\">Intanto, la <strong>situazione economica<\/strong> rimane disastrosa: il debito ha raggiunto nel 2018 il 150% del Pil e il tasso di crescita, all\u20198% prima della guerra in Siria, \u00e8 collassato all\u20191%. Un terzo della popolazione vive al di sotto della soglia di povert\u00e0 e la classe media inizia ad avvertire i fendenti della recessione. Inoltre, l\u2019arrivo di oltre un milione di rifugiati siriani, in mancanza di politiche di integrazione, continua a pesare su infrastrutture e risorse nazionali. <\/span><\/p>\n<p class=\"p2\"><span class=\"s1\">La sregolatezza della produzione energetica e industriale, il malfunzionamento dello smaltimento dei rifiuti, l\u2019assenza di trasporti pubblici e di piani di sviluppo sostenibile sono poi alla base del graduale aumento di inquinamento e degrado ambientale. Esemplare \u00e8 il caso della diga di Bisri: a maggio, c&#8217;\u00e8 stata una manifestazione di protesta contro il progetto, considerato non ecosostenibile data la necessit\u00e0 di smantellare sei milioni di metri quadri di aree naturali e terre coltivabili.<\/span><\/p>\n<p class=\"p2\"><span class=\"s1\">Negli ultimi mesi, sono scesi in strada anche studenti e docenti, funzionari pubblici e veterani contro la legge di bilancio, definita da Hariri la \u201cpi\u00f9 austera nella storia del Libano\u201d.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>Si \u00e8 protestato contro i tagli previsti su pensioni e salari, il congelamento delle assunzioni nel settore pubblico e l\u2019aumento delle tasse. Peraltro, queste misure, oltre a compromettere il benessere socio-economico della popolazione, appaiono in larga parte palliative lasciando irrisolte le debolezze strutturali dell\u2019economia libanese, la corruzione in primis. <\/span><\/p>\n<p class=\"p2\"><span class=\"s1\"><b>Senza prospettive di ritorno n\u00e9 di integrazione, il limbo dei rifugiati in Libano<br \/>\n<\/b><\/span><span class=\"s1\">Al contempo, i numerosi <strong>rifugiati<\/strong> presenti in Libano hanno offerto un valido capro espiatorio a cui imputare disoccupazione e dissesto economico. Lo scorso giugno sono scoppiate una serie di proteste tra la popolazione palestinese nei 12 campi profughi del Paese, accompagnate da un\u2019ondata di scioperi. A innescarle \u00e8 stato l\u2019annuncio del Ministero del Lavoro di un giro di vite sulle imprese che impiegano lavoratori stranieri senza contratto.<\/span><\/p>\n<p class=\"p2\"><span class=\"s1\">Nello specifico, la rabbia dei palestinesi \u00e8 dettata dalle difficolt\u00e0 nell\u2019ottenere i permessi necessari, dalla mancanza di un quadro legale che riconosca e tuteli lo status di rifugiato e dalle gi\u00e0 precarie condizioni lavorative. I palestinesi sono esclusi infatti da circa 70 professioni, trovando impiego soprattutto nell\u2019ambito delle costruzioni e dell\u2019agricoltura, possibilit\u00e0 che sono state per\u00f2 limitate dalla competizione con i rifugiati siriani.<\/span><\/p>\n<p class=\"p2\"><span class=\"s1\">Questi ultimi, a loro volta, sono stati oggetto non solo dei controlli del Ministero del Lavoro, ma anche di un numero crescente di raid e arresti. A maggio, 300 siriani sono stati deportati in Siria in seguito a una direttiva che impone il rimpatrio di coloro che sono entrati nel Paese dopo il 24 aprile 2019. Il rischio di rimpatrio tuttavia sussiste anche per i molti rifugiati arrivati prima di tale data, ma sprovvisti di documenti che provino il momento del loro arrivo. <\/span><\/p>\n<p class=\"p2\"><span class=\"s1\">Le azioni del governo sono la traduzione concreta di una narrativa xenofoba e nazionalista che contribuisce a polarizzare la popolazione senza sfociare in soluzioni costruttive che possano mettere fine al limbo in cui si trovano i rifugiati in Libano, senza possibilit\u00e0 di ritorno n\u00e9 di permanenza definitiva.<\/span><\/p>\n<p class=\"p2\"><span class=\"s1\">Tanto questi episodi quanto la censura di Mashrou\u2019 Leila sono la prova che, nonostante il superamento dell\u2019impasse politica, il Libano rimane diviso e preda di velleit\u00e0 settarie che rendono difficile tener fede proprio a quell\u2019identit\u00e0 di tolleranza che potrebbe essere la chiave per evitare il baratro in cui si trovano i tumultuosi vicini del Paese.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per oltre una settimana, i social media libanesi sono stati il terreno di scontro tra detrattori e sostenitori della nota band indie rock Mashrou\u2019 Leila, accusata dalla Chiesa e da diversi utenti social di blasfemia. 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