{"id":75169,"date":"2019-08-28T06:08:42","date_gmt":"2019-08-28T04:08:42","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=75169"},"modified":"2019-08-28T06:09:20","modified_gmt":"2019-08-28T04:09:20","slug":"migrazione-circolare-storia-seny","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/08\/migrazione-circolare-storia-seny\/","title":{"rendered":"Migrazione circolare: le serre di Seny, un sopravvissuto"},"content":{"rendered":"<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Viene chiamata \u201c<strong>migrazione circolare<\/strong>\u201d e si propone di aiutare i <strong>migranti<\/strong>, che vogliono rientrare nel loro Paese, a riuscire\u00a0 a farlo dopo aver imparato un mestiere da portarsi dietro e, magari, da insegnare ai connazionali. <strong>Seny Diallo<\/strong>, senegalese di 27 anni, lo sta sperimentando sulla sua pelle: abita a Tambacounda e coordina uno dei progetti che consiste nella gestione di serre per la coltivazione di verdure. Al momento sono tre, uno in Gambia e due in <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/12\/migration-partnership-framework-normalizzazione-emergenza\/\"><strong>Senegal<\/strong><\/a>, ma il suo obiettivo \u00e8 di estenderli coinvolgendo ben pi\u00f9 delle sette persone che lavorano con lui.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Raccontata cos\u00ec la sua storia, per quanto significativa di una giovent\u00f9 che vuole cambiare in meglio il proprio destino, non ha nulla di speciale. Speciale \u00e8, invece, che Seny \u00e8 uno dei sopravvissuti ai barconi della morte del Mediterraneo. \u201cSono partito da solo \u2013 racconta in un italiano quasi perfetto \u2013. Non sapevo dei rischi, volevo soltanto cercare un lavoro per poter aiutare la mia famiglia\u201d. Single, ma \u201cquasi fidanzato\u201d \u2013 aggiunge \u2013, vive con i genitori, quattro fratelli, che studiano, e due sorelle, sposate.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\"><strong>Il viaggio, i rischi, l&#8217;inizio del futuro<\/strong><br \/>\nLa sua intenzione non era affatto di arrivare in Europa. Aveva un amico <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/04\/libia-haftar-sarraj-italia\/\"><strong>Libia<\/strong><\/a> e intendeva raggiungerlo per vedere se l\u00ec c&#8217;erano delle prospettive. Ma dopo aver attraversato il deserto della Mauritania, dove \u00e8 stato a un passo dalla morte, si aprono le porte dell\u2019inferno. \u201cSono arrivato dal mio amico, ma il giorno dopo banditi libici lo hanno ucciso\u201d, ricorda Seny<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>che solo e disperato si rivolge ai trafficanti. \u201cA quel punto volevo tornare a casa, in Senegal, ma loro mi hanno detto che non era possibile e che potevo solo salire su un barcone e andare in Europa. Ho dovuto anche dare loro tutto il denaro che avevo, 400 dinari libici\u201d.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Con lui una settantina i migranti salvati, nell\u2019ottobre del 2013, da una motovedetta italiana. Prima tappa Lampedusa, subito dopo Aidone, nella provincia di Enna, nel centro di accoglienza Don Bosco: \u201cIl mio futuro \u2013 afferma Seny \u2013 \u00e8 iniziato in quel momento\u201d. Va a scuola, prende la licenza media e impara cos\u00ec bene e cos\u00ec in fretta la lingua italiana che diventa mediatore culturale nei centri salesiani per i rifugiati, nell\u2019oratorio e social housing di Piazza Armerina.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\"><strong>Per i senegalesi e contro i pregiudizi<\/strong><br \/>\n\u201cMi hanno insegnato un mestiere e sono stato inserito in un progetto che ora porto avanti nel mio Paese. Io non ho mai voluto abbandonare il Senegal. Il mio obiettivo \u00e8 sempre stato quello di tornare. Qui il problema \u00e8 la povert\u00e0, la mancanza di lavoro, ma anche \u2013 ci tiene a sottolineare \u2013 la mancanza di libert\u00e0. Se un ragazzo cristiano e una ragazza musulmana si vogliono bene e vogliono sposarsi, non possono\u201d.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Un pregiudizio religioso che Seny, di confessione musulmana, non condivide. \u201cOra il mio sogno \u00e8 convincere i miei connazionali a non ripetere i miei errori, a non fare la mia stessa strada. Partire nelle condizioni in cui sono partito io, \u00e8 rischioso. Sono gi\u00e0 riuscito a convincere molti giovani. Il progetto che coordino ha in dotazione dei pozzi per il rifornimento dell\u2019acqua e l\u2019uso dei pannelli solari. Le nostre coltivazioni agricole sono tutte biologiche. La nostra speranza \u00e8 che l\u2019 Europa ci aiuti, finanzi questi programmi di sviluppo\u201d.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\"><strong>Formazione e accompagnamento a distanza<\/strong><br \/>\n\u201cPartono perch\u00e9 stanno davvero male \u2013 dice Agostino <strong>Sella<\/strong>, presidente dell\u2019<a href=\"https:\/\/www.donbosco2000.org\/\">Associazione Don Bosco 2000<\/a><span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>che ha conosciuto Seny quando era studente in Sicilia \u2013 Ma troppo spesso il loro esodo si trasforma in un viaggio della morte. L\u2019Africa l\u2019abbiamo depredata e ora dobbiamo investire sugli africani, lavorare per lo sviluppo, in particolare nella zona sub-sahariana. A coloro che sbarcano diamo accoglienza e offriamo a tutti possibilit\u00e0 di formazione frequentando la scuola e tirocini di lavoro\u201d.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Ma per riprendere la strada di casa tutto questo non \u00e8 sufficiente. Ci vuole un accompagnamento a distanza che richiede risorse. La start up di Seny, che al momento pu\u00f2 sembrare una goccia in un mare di povert\u00e0, non \u00e8 un caso isolato. In tre anni il Volontariato internazionale per lo Sviluppo, assieme a <a href=\"https:\/\/www.missionidonbosco.org\/\">Missioni Don Bosco<\/a>, ha formato in cinque Paesi dell\u2019Africa subsahariana 470 mila giovani. Non si contano, tanto sono numerose, le iniziative di sostegno alla micro imprenditorialit\u00e0, in particolare agricola, nel continente africano.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\"><strong>Pericoli di fallimento e formule rischiose<\/strong><br \/>\nCi\u00f2 di cui Seny vuol farsi testimone, per\u00f2, non \u00e8 solo l\u2019entusiasmo di un lavoro \u201cche migliora la vita di tante famiglie&#8221;, rimarca, ma \u00e8 anche &#8220;informare bene sui rischi che si corrono andando via\u201d. \u201cLa Chiesa cammina in mezzo ai popoli, nella storia degli uomini e delle donne. Sono parole del Santo Padre che abbiamo fatto nostre \u2013 dichiara Giampietro Pettenon, presidente di Missioni Don Bosco &#8211; e che ci hanno spinto a camminare al fianco dei popoli dell\u2019Africa sub-sahariana per dire basta alla tratta degli esseri umani e offrire un\u2019alternativa alla migrazione\u201d.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Ci\u00f2 che occorre monitorare \u00e8 che al business sulla pelle dei migranti non si aggiunga, o meglio, si perpetui quello sul territorio africano. Alcuni report da qualche anno denunciano come un\u2019imprenditoria privata spregiudicata<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>si sia introdotta in Africa facendo buoni affari, ma senza migliorare le condizioni di vita delle popolazioni. In questo senso il Compact with Africa del 2017, conosciuto come Piano Merkel, per il rafforzamento degli investimenti privati in Africa, \u00e8 stato criticato da parte di quanti paventano si tratti della faccia buona del vecchio colonialismo.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Attira sospetti anche la formula \u201caiutiamoli a casa loro\u201d come ricetta anti-immigrazione. Ma la storia di Seny, che non costituisce affatto un\u2019eccezione, racconta della tratta forzata, della speculazione dei trafficanti di uomini e dice soprattutto che nella povert\u00e0, nella solitudine e nella disperazione non c\u2019\u00e8 libert\u00e0. E\u2019 il primo punto scritto sulla bandiera dei missionari salesiani: metterli nella condizione di scegliere.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em>Questo pezzo va letto a corredo e complemento di quello dello stesso autore pubblicato il 20\/08\/2019 dal titolo &#8216;Corridoi umanitari: storia di Ula, che non vuole tornare in Siria&#8217;<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Viene chiamata \u201cmigrazione circolare\u201d e si propone di aiutare i migranti, che vogliono rientrare nel loro Paese, a riuscire\u00a0 a farlo dopo aver imparato un mestiere da portarsi dietro e, magari, da insegnare ai connazionali. 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