{"id":75187,"date":"2019-08-30T07:26:04","date_gmt":"2019-08-30T05:26:04","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=75187"},"modified":"2019-09-04T12:20:28","modified_gmt":"2019-09-04T10:20:28","slug":"digital-tax-trump-macron","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/08\/digital-tax-trump-macron\/","title":{"rendered":"Digital tax: Trump e Macron annunciano un accordo"},"content":{"rendered":"<p class=\"p3\"><span class=\"s2\">Uno dei temi del <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/08\/g7-biarritz-macron-seduttore\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>G7 di Biarritz<\/strong><\/a> (24\/26 agosto) che si prospettavano pi\u00f9 caldi era lo scontro tra <strong>Usa<\/strong> e <strong>Francia<\/strong> sull\u2019introduzione di una <strong><i>digital tax<\/i><\/strong> in Francia. A fine lavori, a sorpresa, i presidenti Usa Donald <strong>Trump<\/strong> e francese Emmanuel <strong>Macron<\/strong> hanno annunciato di aver raggiunto un accordo che scongiura il pericolo di ritorsioni commerciali statunitensi. A fronte del passo indietro Usa sull\u2019imposizione di dazi, il governo francese si impegna a restituire la differenza di quanto pagato retroattivamente dalle multinazionali tra la tassa digitale francese e la nuova tassa digitale internazionale che dovrebbe essere elaborata dall\u2019<strong>Ocse<\/strong> entro la fine del 2020.<\/span><\/p>\n<p class=\"p3\"><span class=\"s2\"><strong>Il contenzioso sulla <em>digital tax<\/em><\/strong><br \/>\nNel luglio di quest\u2019anno, il governo francese ha introdotto una tassa del 3% sui ricavi annuali prodotti dalla vendita di servizi digitali che le multinazionali generano sul territorio francese. La <em>digital tax<\/em> si applica alle aziende che hanno un fatturato annuale globale superiore a 750 milioni di euro (circa 830 milioni di dollari americani) e di cui almeno 25 milioni di euro (circa 27 milioni di dollari) siano generati in Francia. <\/span><\/p>\n<p class=\"p3\"><span class=\"s2\">La <em>digital tax<\/em> francese andrebbe a colpire circa 30 multinazionali &#8211; tra cui i giganti tecnologici statunitensi Amazon, Google e Facebook &#8211; e si stima che porterebbe circa 500 milioni di euro l\u2019anno nelle casse pubbliche francesi. <\/span><\/p>\n<p class=\"p3\"><span class=\"s2\">Gi\u00e0 prima che il Parlamento francese avesse effettivamente approvato l\u2019introduzione di una <em>digital tax<\/em>, l\u2019Amministrazione Trump aveva annunciato che avrebbe avviato un\u2019indagine per investigare se il progetto di legge proposto dal governo francese potesse essere una pratica di commercio sleale che avrebbe danneggiato le grandi multinazionali americane. La tensione tra i due Paesi si era ulteriormente infiammata ad inizio agosto dopo che il presidente Trump aveva minacciato la possibilit\u00e0 di introdurre dazi doganali sull\u2019esportazione di prodotti francesi \u2013 in particolare del settore del <strong>vino<\/strong> &#8211; nel caso che la <em>digital tax<\/em>\u00a0 non fosse stata abolita.<\/span><\/p>\n<p class=\"p3\"><span class=\"s2\"><b>Perch\u00e9 una <em>digital tax<\/em>?<br \/>\n<\/b><\/span><span class=\"s2\">All\u2019origine del dibattito vi \u00e8 l\u2019opinione che ci sia uno scarto tra dove le attivit\u00e0 digitali creano valore e dove viene tassato il profitto che ne deriva. Il diritto internazionale vigente, modellato su una concezione della creazione di valore legata a beni materiali, prevede di applicare il criterio della \u201cstabile organizzazione\u201d per stabilire dove un\u2019impresa debba pagare le imposte sui profitti ottenuti.<\/span><\/p>\n<p class=\"p3\"><span class=\"s2\">Come sottolineato fin dal 2013 dai <a href=\"https:\/\/www.oecd.org\/tax\/beps-reports.htm\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><span class=\"s3\">report BEPS (<i>base erosion and profit shifting<\/i>) dell\u2019Ocse<\/span><\/a> il metodo pi\u00f9 diffuso ai fini dell\u2019elusione fiscale \u00e8 la cosiddetta pratica del <i>transfer pricing<\/i>. Le imprese di uno stesso gruppo multinazionale scambiano beni e servizi intermedi (operazioni intra-gruppo) applicando prezzi superiori al costo di mercato e riducendo cos\u00ec la base imponibile in un Paese a favore di un altro.<\/span><\/p>\n<p class=\"p3\"><span class=\"s2\">Le autorit\u00e0 nazionali ed internazionali si adoperano contro queste pratiche cercando di stimare il costo \u2018normale\u2019 di un\u2019operazione di trasferimento, ossia il valore monetario che lo scambio avrebbe avuto sul libero mercato, e intervengono ove non vi sia una corrispondenza.<\/span><\/p>\n<p class=\"p3\"><span class=\"s2\">Nel caso del settore digitale, questo tipo di intervento pu\u00f2 risultare di difficile applicazione a causa di due elementi. Da un lato, il modello di business dei giganti del web prevede di monetizzare i dati prodotti dagli utenti nell\u2019utilizzo di un certo servizio (ad esempio un social media) fornendo servizi aggiuntivi agli utenti stessi o alle imprese (ad esempio la pubblicit\u00e0 personalizzata). Il problema \u00e8 che la produzione online di dati da parte degli utenti e la somministrazione di altrettanti servizi, prodotti in uno Stato e tassati in un altro, non rientra tra i criteri di produzione di valore individuati dal criterio della \u201cstabile organizzazione\u201d.<\/span><\/p>\n<p class=\"p3\"><span class=\"s2\">Dall\u2019altro lato, l\u2019economia digitale, come tutta l\u2019economia in generale e in modo esponenzialmente maggiore, si basa in larga misura su asset non tangibili, come tecnologie, software e algoritmi. Essendo immateriali, questi sono sia facilmente trasferibili geograficamente che difficilmente stimabili in termini di contributo al profitto finale. Ancora una volta, i criteri tradizionali e le relative misure correttive risultano difficilmente applicabili.<\/span><\/p>\n<p class=\"p3\"><span class=\"s2\">Appare quindi evidente come le norme fiscali fatichino a tenere il passo dell\u2019innovazione, col risultato che diversi studi indicano una tassazione effettiva media inferiore per il settore digitale rispetto a quello tradizionale, andando a ledere il principio dell\u2019equa concorrenza tra imprese e del concorso al contributo alla cosa pubblica. <\/span><\/p>\n<p class=\"p3\"><span class=\"s2\">Bisogna tuttavia sottolineare che, come spiegato ancora una volta dall\u2019Ocse per conto del G20, l\u2019economia digitale viene adottata da tutte le imprese e diventa sempre pi\u00f9 l\u2019economia in s\u00e9 pi\u00f9 che essere limitata a un singolo settore o ad un gruppo di imprese. L\u2019obbiettivo di lungo periodo dovrebbe perci\u00f2 essere quello di riconciliare le norme fiscali generali con le tecnologie digitali, cos\u00ec da includere le seconde nelle prime. <\/span><\/p>\n<p class=\"p3\"><span class=\"s2\"><b>Difficolt\u00e0 negoziali Ue<br \/>\n<\/b><\/span><span class=\"s2\">A livello europeo, Margrethe Vestager, commissaria europea per la Concorrenza dal 2014, ha condotto una lotta decisa contro il trattamento fiscale preferenziale che alcuni Paesi accordano alle multinazionali. L\u2019azione della Vestager \u00e8 stata diretta in modo particolare contro giganti del web come Apple, Google e Android, multati rispettivamente per 13, 2.8 e 4.3 miliardi di euro, e i Paesi che li ospitavano.<\/span><\/p>\n<p class=\"p3\"><span class=\"s2\">Questi casi hanno attirato l\u2019attenzione dell\u2019opinione pubblica, spingendo nel <a href=\"https:\/\/ec.europa.eu\/taxation_customs\/business\/company-tax\/fair-taxation-digital-economy_en\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><span class=\"s3\">marzo 2018 la Commissione europea<\/span><\/a> a proporre un\u2019azione di lungo periodo per la riforma della tassazione e una soluzione di medio periodo con una <i>web tax<\/i> del 3% sulle imprese con fatturato superiore ai 750 milioni di euro annui a livello globale e oltre i 50 milioni di euro a livello Ue.<\/span><\/p>\n<p class=\"p3\"><span class=\"s2\">Il presidente francese Macron si \u00e8 fatto promotore politico della proposta in sede di Consiglio europeo ma, nonostante la Francia abbia trovato il convinto sostengo di alcuni Paesi, tra cui Italia e Spagna, l\u2019opposizione resta molto forte per due ordini di motivi. <\/span><\/p>\n<p class=\"p3\"><span class=\"s2\">Da un lato, Paesi come Irlanda, Lussemburgo e Olanda, temono di perdere parte del vantaggio competitivo, dovuto in buona parte alla tassazione molto vantaggiosa, che spinge le grandi aziende tech a stabilire la propria sede fiscale nel loro territorio. Dall\u2019altro, Paesi a forte tasso d\u2019innovazione, come Germania e Paesi scandinavi, hanno il timore di scoraggiare gli investimenti digitali e la competitivit\u00e0 dei loro settori di punta. <\/span><\/p>\n<p class=\"p3\"><span class=\"s2\">Si \u00e8 quindi optato per lavorare a una soluzione a livello multilaterale, dando la precedenza al all\u2019Ocse e al G20. Temendo che questo avrebbe di fatto cancellato il tema dall\u2019agenda politica dei prossimi anni, diversi Paesi \u2013 come Regno Unito e Spagna &#8211; hanno cercato di sviluppare e adottare delle soluzioni nazionali temporanee che rimangono per\u00f2 difficilmente efficaci per via del mercato unico europeo e dell\u2019alta mobilit\u00e0 internazionale del capitale<\/span><\/p>\n<p class=\"p3\"><span class=\"s2\">Anche l\u2019Italia si era adoperata per lanciare una <i>web tax<\/i> introducendola sia nella manovra del 2017 sia con la prima legge di bilancio del governo Conte nello scorso dicembre. Ma, ad oggi, non \u00e8 ancora stato approvato il decreto attuativo che la renderebbe attiva. <\/span><\/p>\n<p class=\"p3\"><span class=\"s2\">In questo quadro, un\u2019iniziativa comune di Usa e Francia in sede Ocse potrebbe risultare decisiva per avviare la modernizzazione delle regole fiscali internazionali. Trattandosi per\u00f2 di una questione molto complessa, essendoci grandi interessi pubblici e privati in campo, e vista l\u2019imprevedibilit\u00e0 cui Trump ha abituato la comunit\u00e0 internazionale, continua a esserci il timore che un accordo internazionale sar\u00e0 di difficilissima attuazione anche nel medio-lungo periodo. <\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Uno dei temi del G7 di Biarritz (24\/26 agosto) che si prospettavano pi\u00f9 caldi era lo scontro tra Usa e Francia sull\u2019introduzione di una digital tax in Francia. 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