{"id":75255,"date":"2019-09-05T22:45:21","date_gmt":"2019-09-05T20:45:21","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=75255"},"modified":"2019-09-05T22:48:58","modified_gmt":"2019-09-05T20:48:58","slug":"vaticano-papa-francesco-africa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/09\/vaticano-papa-francesco-africa\/","title":{"rendered":"Vaticano: papa Francesco ritrova la sua Africa"},"content":{"rendered":"<p>Nella vastit\u00e0 territoriale di un impero, la differenza tra politica interna e politica estera \u00e8 sfumata. Ancor di pi\u00f9 lo \u00e8 in un impero tanto particolare quanto quello della <strong>Santa Sede<\/strong>, dove alla dimensione terrena si associa, in posizione sovraordinata, quella spirituale. In quest\u2019ottica occorre leggere \u2013 come in un combinato disposto \u2013 il viaggio in <strong><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/11\/africa-mugabe-padre-patria\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Africa australe<\/a><\/strong> di <strong>papa Francesco<\/strong> &#8211; che, partito il 4 settembre, visiter\u00e0 in ordine <strong>Mozambico<\/strong>, <strong>Madagascar<\/strong> e <strong>Mauritius<\/strong> &#8211; e l\u2019annuncio di qualche giorno fa su un nuovo <strong>concistoro<\/strong> \u2013 il sesto di Bergoglio \u2013 che porter\u00e0 alla nomina di tredici cardinali, dieci dei quali elettori a pieno titolo per il prossimo conclave.<\/p>\n<p><strong>La geopolitica dello spirito soffia sul prossimo concistoro<\/strong><br \/>\nNel suo viaggio, Francesco porter\u00e0 avanti la sua <strong><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/01\/vaticano-manifesto-geopolitica-spirito\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">agenda internazionale<\/a><\/strong>. La <strong>\u201cChiesa in uscita\u201d<\/strong> che guarda alle periferie del mondo far\u00e0 tappa nella ex colonia portoghese del Mozambico, dove i cattolici sono poco pi\u00f9 di 7 milioni, e nelle due isole di Madagascar e Mauritius, che insieme ne contano altrettanti. Numeri di per s\u00e9 non imperiali, ma che fanno riflettere se osservati in prospettiva: nell\u2019Africa subsahariana, dal 1900 al 2011, il numero dei cristiani \u00e8 aumentato di circa settanta volte, passando da 7 a 470 milioni di credenti. Insieme all\u2019<strong><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/09\/vaticano-cina-accordo\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Asia<\/a><\/strong>, dove la diplomazia pontificia e l\u2019attivit\u00e0 pastorale si sono mosse con grande decisione, l\u2019Africa nera rappresenta, potenzialmente, uno dei bacini pi\u00f9 fertili. Del resto, entro il 2050, il continente raddoppier\u00e0 la propria popolazione, arrivando sino a due miliardi e mezzo di individui.<\/p>\n<p>Anche per questo, considerare le nomine dei nuovi cardinali elettori come questione a parte sarebbe un errore sostanziale. Nel concistoro del prossimo 5 ottobre si assister\u00e0, infatti, ad un\u2019altra, significativa infornata di porporati provenienti \u201cdalla fine del mondo\u201d, come disse di s\u00e9 lo stesso Bergoglio. Da Cuba, dall\u2019Indonesia, dal Guatemala e dal Congo: le origini di alcuni dei futuri cardinali confermano il <em>trend<\/em> dei concistori di papa Francesco, funzionali al processo di riforma del conclave portato avanti dal pontefice argentino. Obiettivo \u00e8 quello, finalmente, di far oltrepassare alla Chiesa cattolica il <em>limes<\/em> romano che, spesso, l\u2019ha limitata nella sua missione universale, riducendola a mera appendice del sistema occidentale. Destino al quale papa Francesco non vuole assolutamente piegarsi.<\/p>\n<p><strong>La potenza simbolica del Mozambico<\/strong><br \/>\nBergoglio torna in Africa sulle orme di papa Giovanni Paolo II. Fu Karol Wojtyla, infatti, l\u2019ultimo papa che visit\u00f2 Mozambico, Madagascar e Mauritius, a cavallo tra il 1988 e il 1989. Un\u2019altra epoca, soprattutto per il primo, in quegli anni ancora attanagliato dalla guerra civile cominciata subito dopo il raggiungimento dell\u2019indipendenza dal Portogallo nel 1975. Per oltre quindici anni, il <em>Frente de Liberta\u00e7ao de Mo\u00e7ambique<\/em> (Frelimo) di ispirazione socialista e la <em>Resist\u00eancia Nacional Mo\u00e7ambicana<\/em> (Renamo), nata come coalizione anticomunista sostenuta dai Paesi segregazionisti (Sudafrica e Rhodesia del Sud), hanno combattuto per il predominio. A porre fine al conflitto furono gli Accordi di pace di Roma, siglati nel 1992 dalle due forze mozambicane dopo oltre due anni di mediazione, condotta prevalentemente dall\u2019ex sottosegretario agli Esteri italiano, Mario Raffaelli, e dalla <strong>Comunit\u00e0 di Sant\u2019Egidio<\/strong>, rappresentata da Andrea Riccardi e dall\u2019attuale arcivescovo di Bologna, <strong>Matteo Zuppi<\/strong>. Che, guarda caso, sar\u00e0 uno dei dieci cardinali elettori che si insedieranno ad ottobre.<\/p>\n<p>Oggi, in Mozambico, Francesco trova una democrazia ancora fragile ed immatura. Alle soglie delle <strong>elezioni presidenziali<\/strong> che si terranno il mese prossimo, le ostilit\u00e0 tra Frelimo e Renamo \u2013 per la verit\u00e0 gi\u00e0 riaffiorate in modo sparso dal 2012 \u2013 sono riprese, seppur a bassa intensit\u00e0. Per questo, il messaggio di Bergoglio \u00e8 quello di pace e riconciliazione: visto che la diplomazia vaticana, in Mozambico, gode di ampio favore, il pontefice spera di riaffermare i principi che ormai quasi trent\u2019anni fa posero fine alla guerra civile. Ma non solo: anche la difesa dell\u2019<strong>ambiente<\/strong>, tanto in Mozambico \u2013 colpito a maggio da un terribile ciclone \u2013 quanto in Madagascar, sar\u00e0 al centro dei discorsi che Francesco pronuncer\u00e0 durante il suo viaggio.<\/p>\n<p><strong>Una Chiesa universale e rappresentativa<\/strong><br \/>\nCome detto, la particolare attenzione del pontefice verso il sud del mondo \u2013 di cui Mozambico, Madagascar e Mauritius fanno parte a pieno titolo \u2013 non si esaurisce nella sola politica estera vaticana. Se si considera la famosa <em>Brandt Line<\/em>, la linea che divide in due il mondo sulla base del Pil <em>pro capite<\/em> teorizzata negli anni Settanta dal cancelliere tedesco Willy Brandt, sui settanta cardinali elettori creati da Bergoglio, pi\u00f9 di met\u00e0 (38) provengono dal sud globale.<\/p>\n<p>Il progetto di politica domestica di Francesco \u00e8 chiaro: la riforma del conclave con l\u2019inserimento di porporati che siano rappresentativi delle comunit\u00e0 cattoliche sparse per il mondo. Comprese quelle pi\u00f9 piccole, come quella malgascia, che pu\u00f2 contare sulla presenza di <strong>D\u00e9sir\u00e9 Tsarahazana<\/strong>, arcivescovo di Toamasina e presidente della Comunit\u00e0 episcopale del Madagascar. Anche lui sar\u00e0 tra i porporati che voteranno per il prossimo pontefice.<\/p>\n<p>Non solo, quindi, creare i collegamenti tra Roma e le periferie geografiche dell\u2019impero, ma anche e soprattutto includere queste ultime nel circuito decisionale. Liberandolo cos\u00ec dall\u2019asfittico romanocentrismo, che rischia di indurre il resto del mondo a considerare l\u2019azione internazionale della Santa Sede come <em>longa manus<\/em> occidentale. Esser rinchiusi nel recinto euroatlantico, per la Santa Sede, significherebbe del resto perdere la propria irrinunciabile vocazione imperiale.<\/p>\n<p><em>Foto di copertina\u00a0\u00a9 Gioia Forster\/DPA via ZUMA Press<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nella vastit\u00e0 territoriale di un impero, la differenza tra politica interna e politica estera \u00e8 sfumata. Ancor di pi\u00f9 lo \u00e8 in un impero tanto particolare quanto quello della Santa Sede, dove alla dimensione terrena si associa, in posizione sovraordinata, quella spirituale. 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