{"id":75302,"date":"2019-09-09T18:42:28","date_gmt":"2019-09-09T16:42:28","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=75302"},"modified":"2019-09-12T13:04:43","modified_gmt":"2019-09-12T11:04:43","slug":"russia-ucraina-mar-nero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/09\/russia-ucraina-mar-nero\/","title":{"rendered":"Russia-Ucraina: Mar Nero, prove di forza e di negoziato"},"content":{"rendered":"<p>Il 7 settembre i 24 marinai ucraini catturati nel corso di un incidente nel <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/09\/russia-blinda-mari-azov-caspio\/\"><strong>mare di Azov<\/strong> <\/a>nel novembre del 2018 sono stati liberati in uno scambio di prigionieri tra Kiev e\u00a0 Mosca. Questo accordo, impensabile sotto il predecessore del presidente ucraino Volodymyr\u00a0<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/04\/ucraina-zelensky-presidente-tv\/\">Zelensky<\/a>, \u00e8 stato accolto come il segnale di avvio di pi\u00f9 ampi negoziati. Nel prossimo futuro, la situazione nel <strong>Mar Nero<\/strong> resta legata a doppio filo all&#8217;andamento delle relazioni tra <strong>Russia<\/strong> e <strong>Ucraina<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;incidente del novembre 2018 e i successivi sviluppi<\/strong><br \/>\nLo scorso novembre due motovedette e un rimorchiatore ucraino venivano speronati e abbordati dalle forze russe nei pressi dello <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/11\/russia-ucraina-azov-ue\/\"><strong>stretto di Kerch<\/strong><\/a>: i 24 marinai ucraini venivano catturati in quell&#8217;occasione. L\u2019incidente aveva acceso i riflettori sulla silenziosa occupazione russa del Mare di Azov, il cui unico accesso \u00e8 lo stretto di Kerch e che si estende tra la <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/01\/mari-crimea-ucraina-vs-russia\/\"><strong>Crimea<\/strong><\/a>, annessa da Mosca, e i territori occupati dai separatisti nel <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Guerra_del_Donbass\"><strong>Donbass<\/strong><\/a>.<\/p>\n<p>Una lenta occupazione suggellata dal completamento del lungo ponte che, collegando la Crimea alla Russia, riduce l\u2019accesso al mare di Azov a poche decine di metri: una strettoia artificiale sufficiente a fare passare le navi dirette ai porti russi della zona, ma troppo angusta per i vascelli pi\u00f9 grandi che servivano i porti ucraini, pi\u00f9 profondi. Inoltre, una strettoia saldamente controllata da Mosca: una situazione che Kiev aveva deciso di contrastare inviando le proprie navi nella zona.<\/p>\n<p>Circondate dalle unit\u00e0 russe, le navi ucraine avevano trovato l\u2019accesso al ponte sbarrato da una petroliera, la Neyma. \u00c8 quest\u2019ultimo vascello che \u00e8 stato a sua volta sequestrato il 24 luglio nei pressi del porto ucraino di Izmail, nella regione di Odessa, dove era stato condotto per una normale missione commerciale. I marinai russi sono stati rilasciati.<\/p>\n<p><strong>Avanzata russa e contro-mosse Nato<\/strong><br \/>\nSe l\u2019incidente di novembre aveva attirato l\u2019attenzione sull\u2019avanzata russa nel mare di Azov, il recente sequestro della Neyma \u00e8 invece avvenuto in un\u2019area nella quale \u00e8 la <strong>Nato<\/strong> a stare incrementando la propria presenza. Nella stessa regione di Odessa infatti, cento chilometri a nord-est della penisola crimeana, gli Stati Uniti stanno finanziando il rafforzamento di alcune infrastrutture navali, allo scopo di fornire supporto logistico alle navi dell\u2019Alleanza atlantica nell\u2019area. Dall\u2019annessione della Crimea in poi, la presenza Nato nel Mar Nero occidentale si \u00e8 fatta pi\u00f9 frequente e massiccia. Quest\u2019anno l\u2019esercitazione navale pi\u00f9 vasta, intitolata Sea Breeze, ha coinvolto pi\u00f9 di duemila militari e 27 vascelli provenienti da 12 Paesi Nato.<\/p>\n<p>Bench\u00e9 in crescita, le operazioni dell\u2019Alleanza Atlantica sono per\u00f2 condizionate dalla Convenzione di Montreaux del 1936, che limita sia la durata della permanenza nel Mar Nero delle navi di Paesi non rivieraschi,che il tonnellaggio complessivo, che non pu\u00f2 eccedere le 30.000 tonnellate. Questo per esempio significa che le portaerei americane ne sono escluse. Inoltre, i tre Paesi Nato della regione (Turchia, Bulgaria e Romania) hanno mostrato approcci relativamente diversi e un grado di determinazione diverso nei confronti della Russia, cos\u00ec che l\u2019impegno dell\u2019Alleanza risulta meno avanzato rispetto all&#8217;area del Baltico.<\/p>\n<p><strong>La crescente militarizzazione russa della regione e i costi ucraini<\/strong><br \/>\nLa Russia d\u2019altro canto resta la potenza preminente nel Mar Nero, una posizione che ha riguadagnato con l\u2019annessione della Crimea e i massicci investimenti militari che ne sono seguiti. Oggi la penisola ospita consistenti capacit\u00e0 radar, aeree e antiaeree, che in caso di conflitto permetterebbero all&#8217;esercito di Mosca di istituire una anti-access\/area-denial zone (A2\/Ad) a coprire quasi l\u2019intero Mar Nero. La penisola \u00e8 difesa da robusti contingenti di truppe di terra, che fonti ucraine stimano a circa 32.000 effettivi. Qui ha la sua base la flotta del Mar Nero, passata in pochi anni dall&#8217;essere una forza stazionaria in lotta contro la propria obsolescenza a venire indicata come la flotta russa \u201cdi maggior successo dal punto di vista operativo e tattico\u201d. Forti investimenti, nuove unit\u00e0 ed una base sicura hanno infatti permesso alla flotta del Mar Nero di tornare a costituire la rampa di lancio per le operazioni nel Mediterraneo, come l\u2019intervento russo nel conflitto siriano, fino a pochi anni fa ritenuto infattibile, ha dimostrato.<\/p>\n<p>La crescente militarizzazione della regione ha imposto a Kiev dei costi economici e politici, oltre che militari. Il controllo russo della Crimea e dello stretto di Kerch non solo ha precluso l\u2019accesso delle navi pi\u00f9 grandi ai porti dell\u2019Est Ucraina, ma permette anche alle forze russe di operare controlli e perquisizioni delle navi in transito, ritardando e infliggendo costi al commercio nell\u2019area. Bench\u00e9 indebolita dalla guerra, l\u2019industria ucraina \u00e8 tuttora concentrata nell\u2019Est del Paese, e settori chiave dell\u2019export si erano finora serviti dei porti del Mare di Azov, meglio collegati a questa parte del Paese rispetto al porto alternativo di Odessa. Fonti ucraine stimano le perdite dirette e indirette in circa 60 milioni di dollari annui, in aggiunta ai 190 milioni di dollari persi nei due mesi in cui la parte finale del ponte di Kerch veniva assemblata, bloccando il transito commerciale.<\/p>\n<p>Il controllo dello stretto di Kerch permette alla Russia di applicare delle sanzioni implicite sul commercio ucraino: uno strumento di pressione che si aggiunge alle sanzioni gi\u00e0 approvate, fino a quelle sui prodotti del petrolio entrate in vigore nel giugno 2019. Unite alle aperture sul prezzo del gas e alla concessione di passaporti russi ai residenti nel Donbass, queste misure fanno parte del margine negoziale con cui Mosca si sta presentando al tavolo dei negoziati sui nuovi contratti per il transito e la fornitura di gas naturale e a quello circa il conflitto nel Donbass.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 7 settembre i 24 marinai ucraini catturati nel corso di un incidente nel mare di Azov nel novembre del 2018 sono stati liberati in uno scambio di prigionieri tra Kiev e\u00a0 Mosca. Questo accordo, impensabile sotto il predecessore del presidente ucraino Volodymyr\u00a0Zelensky, \u00e8 stato accolto come il segnale di avvio di pi\u00f9 ampi negoziati. 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