{"id":75373,"date":"2019-09-11T12:40:28","date_gmt":"2019-09-11T10:40:28","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=75373"},"modified":"2019-09-13T07:46:15","modified_gmt":"2019-09-13T05:46:15","slug":"11-settembre-crisi-usa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/09\/11-settembre-crisi-usa\/","title":{"rendered":"11 settembre: crisi d&#8217;identit\u00e0 per la politica estera Usa"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019<strong>11 Settembre 2001<\/strong> \u00e8 ricordato &#8211; a ragione &#8211; come uno spartiacque nella storia delle relazioni internazionali e, nello specifico, come uno spartiacque nella storia pi\u00f9 recente della politica estera statunitense. Da quel giorno in poi, pi\u00f9 che al declino della potenza americana, si assistette al declino dell&#8217;unipolarismo americano, provocato dall&#8217;ascesa della Cina in Asia, dal consolidarsi del processo di integrazione degli Stati europei, da una progressiva diminuzione dell\u2019influenza statunitense in America Latina e, con l&#8217;affermarsi di Vladimir Putin, dalla ripresa della potenza russa.<\/p>\n<p><strong>La strada verso l\u201911 Settembre<br \/>\n<\/strong>Il 9\/11 fu il catalizzatore di una serie di eventi iniziati a partire dalla fine degli anni \u201870 del \u2018900, con l&#8217;invasione dell&#8217;<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/09\/afghanistan-pace-trump-talebani\/\"><strong>Afghanistan<\/strong><\/a> da parte dell&#8217;Urss. Conclusa la lotta contro l\u2019Urss usufruendo del supporto saudita, pakistano e statunitense e dopo aver studiato nella scuole coraniche pakistane, alcuni nativi afghani, i <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/03\/mosca-i-talebani-e-il-timore-dei-foreign-fighters\/\"><strong>talebani<\/strong><\/a>, cio\u00e8 gli studenti, imposero nel loro Paese un governo oscurantista, sfruttando le vulnerabilit\u00e0 di quel che rimaneva delle istituzioni statali.<\/p>\n<p>Noti per l\u2019applicazione rigorosa di alcune norme che, agli occhi occidentali (ma anche di molti musulmani), rappresentano la sintesi fondamentalista dei precetti pi\u00f9 retrogradi della tradizione islamica (nel caso afghano, mescolati a una serie di tradizioni locali arcaiche a carattere misoneista), i talebani riuscirono a estendere in molte aree del Paese la loro influenza. Qui trovarono rifugio anche i fondatori di<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/05\/al-qaida-dopo-bin-laden\/\"><strong> <em>al-Qaida<\/em><\/strong><\/a>.<\/p>\n<p>Fu grazie all&#8217;acquiescenza e alla protezione dei talebani che <em>al-Qaida <\/em>riusc\u00ec a consolidare la propria presenza in territorio afghano. Osama bin Laden, infatti, fu beneficiario diretto di una norma del pashtunwali, l\u2019antico codice sociale pashtun, gruppo etnico maggiormente rappresentativo dei talebani. Nello specifico, la norma denominata \u2018melmastia\u2019 \u2013 ospitalit\u00e0 &#8211; prevede, tra l\u2019altro, che un ospite non deve essere consegnato a un suo nemico. Il che spiegherebbe il rifiuto talebano di consegnare bin Laden agli Stati Uniti dopo l&#8217;11 Settembre.<\/p>\n<p><strong>Sottovalutazione di al-Qaida e impreparazione occidentale<\/strong><br \/>\nL\u201911 Settembre fu minuziosamente studiato, nelle grotte al confine tra l\u2019Afghanistan e il Pakistan, da chi beneficiava dei vantaggi della sottovalutazione da parte delle intelligence occidentali ed era pronto a capitalizzare sull&#8217;effetto sorpresa di un&#8217;azione resa possibile, di fatto, anche dall&#8217;impreparazione e dall&#8217;approssimazione con cui si guardava al fenomeno jihadista.<\/p>\n<p>Tramite l\u2019utilizzo consapevole dei media internazionali, <em>al-Qaida<\/em> cre\u00f2 le condizioni che le permisero di entrare nel circuito dell\u2019informazione planetaria. In questo modo, e per qualche tempo, la tesi di Samuel Huntington sullo \u201cscontro tra civilt\u00e0\u201d, che era l&#8217;obiettivo di <em>al-Qaida<\/em>, sembr\u00f2 acquisire tangibilit\u00e0.<\/p>\n<p>Non ci si rese conto che la tesi poggiava su basi fragili, in quanto generalizzava concetti che, nel mondo musulmano, sono di fatto condivisi da una minoranza di individui. Molte infatti furono le critiche fra gli islamisti, fra cui quella dell\u2019enigmatico <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Yusuf_al-Qaradawi\">Yusuf al-Qaradawi<\/a>, attivista politico della Fratellanza Musulmana e personaggio televisivo &#8211; conduttore del programma &#8216;La via e la vita&#8217; su Al-Jazeera -.<\/p>\n<p><strong>Il significato dell&#8217;11 Settembre per la politica estera americana<br \/>\n<\/strong>Dopo la fine della Guerra Fredda gli Stati Uniti si ritrovarono a essere l\u2019unica superpotenza globale. Ma l\u2019estenuante scontro politico durato decenni (e fatto di alti e bassi) con l\u2019Urss aveva contribuito a plasmare parte dell\u2019identit\u00e0 americana. In sostanza, la visione dicotomica del mondo durante la Guerra Fredda aveva offerto agli Stati Uniti le pi\u00f9 esemplari giustificazioni per impostare ideologicamente qualsiasi intervento o tentativo di estensione d&#8217;influenza nelle diverse aree del globo.<\/p>\n<p>Al venir meno di questi presupposti, la politica estera degli Stati Uniti visse una vera e propria crisi d\u2019identit\u00e0, specialmente in relazione al nuovo ruolo di Washington nel mondo e all\u2019utilizzo dell\u2019<em>hard power<\/em>. In proposito, emblematiche sono le dichiarazioni al Congresso fatte dal presidente George W. Bush pochi giorni dopo gli attentati: \u201c<em>Great harm has been done to us. We have suffered a great loss, and in our grief and anger, we have found our mission and our moment<\/em>\u201c.<\/p>\n<p>Bush esplicitava un sentimento largamente presente nei decisori politici americani: l&#8217;11 Settembre restituiva \u2018senso\u2019 alla politica estera americana, come se questa potesse esplicarsi necessariamente (ed esclusivamente) in contrapposizione a una figura antagonista. Decenni di cultura dello scontro, e di bipolarismo, avevano evidentemente infuso in una parte dell\u2019establishment statunitense questo modello cognitivo.<\/p>\n<p><strong>Dopo l\u2019Iraq e l\u2019Afghanistan<br \/>\n<\/strong>Si potrebbe quindi affermare che molti decisori politici americani non avessero gli strumenti culturali e conoscitivi per potere comprendere appieno la minaccia terroristica di matrice jihadista. Le azioni intraprese dagli Stati Uniti a seguito dell&#8217;11 Settembre sono esemplari a questo riguardo. Con l\u2019invasione dell\u2019Iraq, il risultato non valutato \u00e8 stato quello di spianare la strada verso il consolidamento della posizione iraniana a potenza regionale \u2013 per alcuni minacciosa -. In Afghanistan, lievi miglioramenti vengono ancora controbilanciati da una condizione securitaria, economica e dei diritti umani a dir poco negativa.<\/p>\n<p>Il recente fallito accordo con i talebani \u00e8 l\u2019ultima di una serie di incertezze nella strategia americana; e l&#8217;uscita di scena del consigliere per la Sicurezza nazionale di Donald <strong>Trump<\/strong>, John <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/09\/usa-bolton-politica-estera\/\"><strong>Bolton<\/strong><\/a>, \u00e8 emblematica delle ruggini presenti all&#8217;interno dell&#8217;Amministrazione statunitense.<\/p>\n<p>E&#8217; un indice delle difficolt\u00e0 che ancora sono alla base della strategia americana in Afghanistan e, pi\u00f9 in generale, in Medio Oriente. La guerra in Iraq (secondo Obama una \u201c<em>war of choice\u201d, <\/em>in contrapposizione con quella afghana, che defin\u00ec \u201c<em>war of necessity\u201d,<\/em> proprio per rimarcarne le differenti motivazioni) \u00e8 stata controproducente; la guerra in Afghanistan ha perso la sua ragione d\u2019essere da anni.<\/p>\n<p>Ma allora, perch\u00e9 continuare? In questa domanda sta probabilmente il dilemma di cosa debba essere, e in che cosa si sostanzi, la potenza americana oggi. Un quesito che negli Stati Uniti, dalla fine della Guerra Fredda a oggi, fa fatica a trovare una risposta univoca.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u201911 Settembre 2001 \u00e8 ricordato &#8211; a ragione &#8211; come uno spartiacque nella storia delle relazioni internazionali e, nello specifico, come uno spartiacque nella storia pi\u00f9 recente della politica estera statunitense. 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