{"id":75472,"date":"2019-09-19T07:29:19","date_gmt":"2019-09-19T05:29:19","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=75472"},"modified":"2019-10-07T12:40:37","modified_gmt":"2019-10-07T10:40:37","slug":"conte-difesa-missioni-internazionali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/09\/conte-difesa-missioni-internazionali\/","title":{"rendered":"Conte bis: difesa, le missioni internazionali che servono"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: right;\"><em>Questo \u00e8 il primo di una serie di due articoli scritti da<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/autori\/alessandro-marrone\/\"> Alessandro Marrone<\/a> per evidenziare aspetti essenziali della politica di difesa italiana, sui fronti delle missioni internazionali e dell&#8217;impatto industriale, nel momento in cui il Governo Conte bis inizia ad operare.<\/em><\/p>\n<p>Il Ministero della <b>Difesa<\/b>\u00a0ha pi\u00f9 importanza di quanto appaia sui media, a patto che il titolare ne sappia sfruttare il potenziale. In questa chiave si pu\u00f2 fare molto in ambito transatlantico, nel quadro europeo e nell&#8217;arco di crisi che dal <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/10\/sahel-francia-passato-futuro\/\"><strong>Sahel<\/strong><\/a> all&#8217;<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/09\/afghanistan-pace-trump-talebani\/\"><strong>Afghanistan<\/strong><\/a> ha un impatto diretto o indiretto sulla sicurezza e gli interessi nazionali.<\/p>\n<p><strong>Stabilizzazione e partenariati dall\u2019Africa al Medio Oriente &#8230;<br \/>\n<\/strong>Il punto di partenza \u00e8 che le forze armate non dovrebbero intervenire in <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/speciali\/governo-conte-ue-politica-estera\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Italia<\/strong> <\/a>per attivit\u00e0 di sicurezza interna o protezione civile se non nei casi di <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/11\/sicurezza-difesa-forze-armate\/\">emergenza previsti dalla normativa vigente<\/a>. Sgombrato il campo da visioni distorte dello strumento militare, due sono gli aspetti chiave della politica di difesa: quello <strong>operativo<\/strong> e quello della <strong>politica industriale<\/strong>.<\/p>\n<p>Sul fronte operativo, da decenni l\u2019impegno nelle missioni internazionali persegue da un lato interessi nazionali direttamente collegati al teatro di intervento, quali la <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/04\/missioni-sicurezza-italia\/\">stabilizzazione di regioni importanti<\/a> per l\u2019Italia, dal Kosovo alla Libia. In quest\u2019ultima la presenza militare a Misurata e Tripoli va meglio inserita in una strategia complessiva per la riconciliazione nazionale, che andr\u00e0 sostenuta nel lungo periodo anche dalla presenza attiva delle forze armate italiane, ad esempio con compiti di formazione dei partner e delle istituzioni locali.<\/p>\n<p>Sempre nel Mediterraneo, <em>mutatis mutandis<\/em>, <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2007\/12\/lunifil-ii-in-libano-un-bilancio-della-presenza-italiana\/\">la missione UNIFIL II<\/a> per mantenere la tregua tra Hezbollah e Israele ha rappresentato un\u2019ancora di stabilit\u00e0 e sicurezza negli otto anni di guerra regionale combattuta nella confinante Siria, contribuendo ad evitare la destabilizzazione del Libano (e a ruota della Giordania) con conseguenti effetti negativi ad esempio in termini di profughi verso l\u2019Europa. La guida italiana della missione per molti anni ha riscosso apprezzamenti sia nella regione sia tra gli alleati europei che in ambito Onu. Ora \u00e8 il momento di assicurare una maggiore presenza politica dell\u2019Italia, di concerto con altri Paesi europei gi\u00e0 attivi in loco come la Francia, per far s\u00ec che la presenza militare nel Levante sia parte di una strategia pi\u00f9 ampia di stabilit\u00e0 regionale.<\/p>\n<p><strong>&#8230; e ai Balcani, dove la stabilit\u00e0 \u00e8 un risultato conseguito<\/strong><br \/>\nStabilit\u00e0 regionale gi\u00e0 ampiamente raggiunta nella ex Jugoslavia, dove il contingente in Kosovo e il comando italiano della forza Nato sono pi\u00f9 che altro una polizza di assicurazione contro un\u2019eventuale ripresa delle tensioni. Ma, come per ogni polizza, \u00e8 il caso di pagarne il costo, se in gioco vi sono la stabilit\u00e0 di una regione cos\u00ec prossima all&#8217;Italia e l\u2019influenza italiana nei Balcani occidentali. Senza contare che il contingente contribuisce attivamente alla formazione della componente militare delle istituzioni kosovare, mettendole quindi in grado nel medio-lungo periodo di rendersi autonome e integrarsi in un quadro <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/07\/ue-balcani-occidentali-allargamento\/\"><strong>Ue e Nato<\/strong><\/a>.<\/p>\n<p>Proprio le attivit\u00e0 di <em>Defence and Security Capacity Building<\/em> nelle missioni internazionali, e pi\u00f9 in generale nel quadro di partenariati bilaterali o multilaterali, sono un tratto distintivo della presenza in Africa e Medio oriente, dalla Tunisia al Niger alla Giordania. Queste attivit\u00e0 vanno dunque valorizzate in chiave di stabilit\u00e0 regionale, di contrasto al terrorismo e\/o al traffico di esseri umani e, in generale, di protezione e promozione degli interessi nazionali.<\/p>\n<p>Al tempo stesso occorre mantenere nelle forze armate la capacit\u00e0 e la prontezza operativa necessaria per escalation delle crisi, sempre possibili in regioni instabili e affette dalla competizione \u2013 se non dai conflitti \u2013 tra le potenze regionali. Ad esempio, non \u00e8 escludibile a priori il bisogno di mantenere la libert\u00e0 di navigazione ed evitare deflagrazioni pericolose negli <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/09\/attacco-iran-sfida-trump\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Stretti di Hormuz<\/a> tramite una missione navale internazionale, vista la tensione tra Iran da un lato e Stati Uniti e Arabia Saudita dall\u2019altro.<\/p>\n<p><strong>L\u2019investimento nella Nato e i rapporti con la Russia<br \/>\n<\/strong>La partecipazione a missioni internazionali che siano operazioni di stabilizzazione, mantenimento della pace o deterrenza tutela pi\u00f9 o meno direttamente gli interessi nazionali. A livello multilaterale, inoltre, rafforza sia le organizzazioni internazionali dalle quali dipendono buona parte della sicurezza e stabilit\u00e0 dell\u2019Europa &#8211; dalla <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/04\/nato-70-anni-successi-sfide\/\">Nato<\/a> all\u2019Ue &#8211; sia la posizione italiana al loro interno.<\/p>\n<p>Mantenere un adeguato livello di impegno nella forza di deterrenza alleata nell&#8217;Est Europa, in particolare in Lettonia dove opera il contingente italiano, \u00e8 importante sia per prevenire un\u2019escalation da parte russa, sia per contribuire a negoziare una soluzione diplomatica con Mosca da una posizione occidentale non di debolezza. Tale impegno inoltre fornisce forza e credibilit\u00e0 alla voce italiana quando si tratta di definire la posizione dell\u2019Alleanza nei confronti del Cremlino, e in generale sui dossier nell&#8217;agenda transatlantica. In questo come in altri casi, la politica di difesa \u00e8 strettamente legata alla politica estera, e anche alla politica commerciale visto il ruolo delle sanzioni economiche nell&#8217;approccio occidentale alla Russia.<\/p>\n<p>Sempre nel quadro Nato, in <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/09\/afghanistan-pace-trump-talebani\/\">Afghanistan<\/a> le sorti della missione <em>Resolute Support<\/em> dipendono dalle trattative di pace tra gli attori locali e tra questi e gli Stati Uniti. Qualunque ne sia l\u2019esito, \u00e8 importante per l\u2019Italia essere presente nel processo decisionale Nato per non vanificare il lavoro di stabilizzazione svolto finora, e poi attenersi alle decisioni collegiali sull&#8217;entit\u00e0 e <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/01\/afghanistan-ritiro-italiano-sbagliando\/\">tempistica della missione<\/a>. E\u2019 qui in gioco la credibilit\u00e0 del Paese sulla partecipazione alle missioni e attivit\u00e0 Nato: estemporanee fughe in avanti su ipotesi di ritiro creano un <em>malus<\/em> duro a sparire per la <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/06\/difesa-priorita-italia-nato\/\">posizione italiana anche su altri dossier<\/a>.<\/p>\n<p>Infine, non bisogna guardare solo alle missioni internazionali in corso ma anche alle possibilit\u00e0 future. La Francia ha lanciato la European intervention initiative (Ei2) in vista di future necessit\u00e0 di impiego europee in teatri dove Stati Uniti e Nato non intervengano. L\u2019Italia per molte buone ragioni \u00e8 stata finora scettica sull&#8217;iniziativa, lanciata da Parigi senza collegamenti con la <a href=\"https:\/\/eeas.europa.eu\/headquarters\/headquarters-homepage\/35780\/cooperazione-strutturata-permanente-pesco_it\">Cooperazione strutturata permanente (Pesco)<\/a>\u00a0e la difesa europea, e non si \u00e8 fatta coinvolgere. Ma visto che ormai quel gruppo si \u00e8 messo in moto e vi partecipano tutti i grandi Paesi dell\u2019Europa occidentale, meglio farne parte per influenzarlo dall&#8217;interno che starne fuori e subirne l\u2019azione. L\u2019adesione di Roma all&#8217;iniziativa, anche visto l\u2019interesse francese ad estenderla ad un partner militarmente capace come l\u2019Italia, potrebbe quindi essere giocata come una carta di un <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/08\/mediterraneo-taylor-sicurezza-libia\/\">negoziato pi\u00f9 ampio con Parigi<\/a>.<\/p>\n<p><strong>Niente nozze coi fichi secchi<br \/>\n<\/strong>In generale, le missioni internazionali non vanno considerate come un\u2019ordinaria amministrazione che va avanti per inerzia. Sono piuttosto un pilastro della <strong>politica di difesa<\/strong> in ambito bilaterale e multilaterale, un moltiplicatore di influenza regionale e un supporto alla politica estera a 360 gradi rispetto a partner e avversari. In quanto tali, andrebbero trattate in modo strategico anche dai vertici politici.<\/p>\n<p>Come le nozze non si fanno con i fichi secchi, cos\u00ec un pilastro del genere non si tiene in piedi solo con i fondi del decreto missioni approvato dal Parlamento, volti a coprire i costi operativi del dispiegamento in teatro. A monte, servono investimenti costanti e adeguati nello strumento militare e in particolare nelle capacit\u00e0 operative, sia nell&#8217;addestramento del personale, che nella manutenzione e ammodernamento degli equipaggiamenti per non ritrovarsi un parco macchine inutilizzabile.<\/p>\n<p>Con la legge di stabilit\u00e0 alle porte e il Documento programmatico pluriennale della difesa gi\u00e0 <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/07\/italia-spese-difesa-specchi\/\">approvato dal precedente ministro<\/a>, nei prossimi mesi si possono realisticamente realizzare gi\u00e0 due punti importanti. Da una parte un leggero aumento del bilancio per soddisfare le necessit\u00e0 impellenti e dare il segnale che non si sono dimenticati gli impegni internazionali sul <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/02\/difesa-spesa-italiana-fuoco\/\">2% del PIL destinato alla difesa<\/a>\u00a0e dall&#8217;altra un fattibile spostamento di risorse dagli stipendi del personale a favore appunto di operativit\u00e0, addestramento, e investimenti.<\/p>\n<p>Nel complesso, insomma, la base di partenza per sostenere una politica di difesa che, in particolare sul lato operativo, sfrutti il potenziale politico del Ministero per l\u2019azione del governo italiano. <em>(1 &#8211; segue)<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Questo \u00e8 il primo di una serie di due articoli scritti da Alessandro Marrone per evidenziare aspetti essenziali della politica di difesa italiana, sui fronti delle missioni internazionali e dell&#8217;impatto industriale, nel momento in cui il Governo Conte bis inizia ad operare. 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