{"id":7550,"date":"2008-03-06T00:00:00","date_gmt":"2008-03-05T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/unanima-divisa-in-due\/"},"modified":"2017-11-03T15:40:56","modified_gmt":"2017-11-03T14:40:56","slug":"unanima-divisa-in-due","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2008\/03\/unanima-divisa-in-due\/","title":{"rendered":"Un\u2019anima divisa in due"},"content":{"rendered":"<p>\u201cSe l\u2019Ucraina ricadesse nell\u2019orbita russa, cambierebbe la geopolitica e il contesto della sicurezza dell\u2019intera Europa\u201d. Cos\u00ec scriveva il generale Carlo Jean la scorsa estate, alla vigilia delle elezioni politiche anticipate ucraine, per spiegare l\u2019importanza del \u201cgrande gioco\u201d in scena a Kiev. Le tensioni dei mesi successivi sembrano confermare in pieno quest&#8217;analisi.<\/p>\n<p><b>I tre passi di Yulia<\/b><br \/>L\u2019esito della consultazione segnava a sorpresa il ritorno al potere della coalizione arancione, relegando all\u2019opposizione il cartello filo-russo. Dopo una travagliata gestazione, a met\u00e0 dicembre si insediava il nuovo governo, guidato da Yulia Tymoshenko, che fissava tre priorit\u00e0 strategiche di politica estera: il completamento del processo di adesione al Wto, i negoziati con l\u2019Unione europea sulla creazione di una zona di libero scambio e l&#8217;adesione alla Nato. L\u2019ultimo dei tre punti \u00e8 politicamente il pi\u00f9 impegnativo e controverso, ma vediamo come procedono i tre <i>dossier<\/i>.<\/p>\n<p>Un accordo sulle esportazioni con l\u2019Ue, raggiunto in gennaio dal commissario al Commercio, Peter Mandelson, e dal vice premier, Hryhory Nemyrya, ha spianato la strada all\u2019adesione al Wto, formalizzata dall\u2019Assemblea generale del 5 febbraio e firmata dal presidente Viktor Yushchenko. Per l\u2019entrata in vigore occorre per\u00f2 la ratifica del Parlamento, la Rada, dove la maggioranza pu\u00f2 contare su un sostegno risicato (228 voti su 450). <\/p>\n<p>Proprio l\u2019accelerazione imposta dal governo nell\u2019avvicinamento alla Nato ha provocato una durissima reazione dell\u2019opposizione, che ha bloccato i lavori parlamentari. Se protratto, tale blocco potrebbe indurre il capo dello Stato a sciogliere l\u2019Assemblea e convocare nuove elezioni anticipate. Tuttavia, nei giorni scorsi, l\u2019ex premier Viktor Yanukovich, leader del Partito delle Regioni e capo dell\u2019opposizione, ha affermato che la Rada \u201cratificher\u00e0 il Trattato di adesione al Wto\u201d. Yanukovich ha per\u00f2 aggiunto che si attende dal governo \u201cuna serie di misure per proteggere i produttori nazionali in vari settori dell\u2019economia\u201d. Entrare nel Wto dar\u00e0 comunque una carta in pi\u00f9 all\u2019Ucraina nei rapporti con la Russia che, per entrare a sua volta nell\u2019organizzazione &#8211; dove si decide all\u2019unanimit\u00e0 -, dovr\u00e0 ottenere anche il consenso di Kiev. Tymoshenko ha per\u00f2 garantito che l\u2019Ucraina non cercher\u00e0 di rallentare l\u2019adesione della Russia al Wto.<\/p>\n<p>Anche nei rapporti con Bruxelles ci sono stati importanti sviluppi. Lo scorso 18 febbraio, durante una visita a Kiev del commissario Mandelson, venivano avviati i colloqui per la creazione di una zona di libero scambio con l&#8217;Ue. \u201cCerchiamo un accordo che sia globale, ambizioso e profondo. Ci\u00f2 aiuter\u00e0 l\u2019Ucraina ad essere pi\u00f9 attraente per gli investimenti e migliorare le opportunit\u00e0 per le esportazioni\u201d, ha detto Mandelson, spiegando per\u00f2 che il processo sar\u00e0 lungo e difficile. <\/p>\n<p>Va ricordato che oggi l\u2019Ue \u00e8 il principale partner commerciale dell\u2019Ucraina, seguito dalla Russia. Gli scambi tra Kiev e l\u2019Ue hanno raggiunto i 26 miliardi di euro nel 2006. Il presidente Yushchenko ha auspicato che una bozza di intesa possa essere raggiunta in occasione del prossimo vertice Ue-Ucraina, in programma a settembre. Un eventuale accordo porterebbe alla riduzione dei costi delle importazioni Ue per i consumatori ucraini e offrirebbe a Kiev un migliore accesso al mercato comunitario. Yushchenko ha chiarito che l\u2019Ucraina vorrebbe lo status di membro associato, aggiungendo che \u201csar\u00e0 pi\u00f9 difficile trovare un\u2019intesa sugli aspetti politici rispetto a quelli economici\u201d.<\/p>\n<p><b>La questione Nato<\/b><br \/>Ma la questione pi\u00f9 rilevante per la collocazione geopolitica del paese \u00e8 quella dell&#8217;adesione alla Nato. \u00c8 indiscutibile l\u2019accelerazione impressa dal nuovo Governo. A met\u00e0 gennaio veniva resa nota una lettera congiunta di Yushchenko, Tymoshenko e dal presidente della Rada, Arseny Yatsenyuk al segretario generale dell\u2019Alleanza atlantica, Jaap de Hoop Scheffer. Nella missiva si dichiarava che l\u2019Ucraina \u00e8 pronta per il Membership Action Plan (Map), il programma avanzato di cooperazione con la Nato che precede l&#8217;eventuale adesione, e si chiedeva ufficialmente che al prossimo vertice dell&#8217;alleanza, convocato a Bucarest per il 2-4 aprile, si estendesse il Map anche all&#8217;Ucraina. Nel testo si sosteneva inoltre che il paese si vede come parte dello spazio di sicurezza euro-atlantico e si confermava l\u2019impegno a partecipare alle operazioni di peacekeeping guidate dall\u2019Alleanza atlantica e a quelle contro il terrorismo. <\/p>\n<p>I tre leader ucraini sottolineavano quindi i progressi raggiunti nel \u201cNato-Ukraine Intensified Dialogue\u201d, l&#8217;attuale programma di cooperazione con la Nato, e garantivano l\u2019ampliamento e l\u2019approfondimento delle riforme nei settori della sicurezza e della difesa. Infine, il Governo si impegnava a sensibilizzare l\u2019opinione pubblica sul tema, con una campagna di informazione anche in vista di un referendum popolare. Due sono stati sin qui gli ampliamenti dell\u2019Alleanza verso l\u2019Europa centro-orientale: il primo nel marzo 1999 con Polonia, Repubblica ceca e Ungheria e il secondo nel marzo 2004 con Romania, Bulgaria, Slovacchia, Slovenia, Lituania, Lettonia ed Estonia. Il prossimo vertice potrebbe ufficializzare l\u2019invito ad aderire a Croazia, Albania e Macedonia, mentre in fila per il Map non c\u2019\u00e8 solo l\u2019Ucraina, ma anche un\u2019altra Repubblica ex sovietica, la Georgia. Lo scorso 5 gennaio nello Stato caucasico, oltre alle elezioni presidenziali, si \u00e8 svolto un referendum consultivo sull\u2019adesione alla Nato, dove la maggioranza a favore \u00e8 stata schiacciante. <\/p>\n<p>\tKiev sottolinea che in passato ha dato il suo contributo alla forza guidata dalla Nato in Bosnia-Erzegovina (Ifor) e continua ad avere circa 200 uomini in Kosovo (Kfor), inseriti in un battaglione misto polacco-ucraino. L\u2019Ucraina ha inoltre garantito il transito aereo alle forze a guida Nato schierate in Afghanistan dove ha fornito personale medico a sostegno di un Provincial Reconstruction Team (Prt) a comando lituano. Sempre nel 2007, nell&#8217;ambito dell\u2019operazione antiterrorismo Nato nel Mediterraneo Active Endeavour, l\u2019Ucraina ha inviato prima la fregata <i>Ternopil <\/i>e quindi la corvetta <i>Lutsk<\/i>, mentre per quest\u2019anno \u00e8 previsto l\u2019invio di una seconda fregata, la <i>Hetman Saghaydchy<\/i>.<\/p>\n<p>In cerca di consensi alla domanda di adesione alla Nato, Tymoshenko si \u00e8 recata a fine gennaio a Bruxelles, nella sede dell\u2019Alleanza, mentre Yushchenko \u00e8 stato ricevuto all\u2019Eliseo da Sarkozy poche settimane dopo. Uscendo dall\u2019incontro con il leader francese, Yushchenko ha detto di aver trovato nella Francia \u201cpiena comprensione\u201d sulla richiesta di Kiev di essere ammessa al Map. \u201cIl nostro obiettivo \u2013  ha detto il Pressidente ucraino \u2013 \u00e8 portare avanti attive consultazioni con i nostri amici europei in modo tale da ottenere segnali positivi al prossimo summit dell\u2019Alleanza\u201d.<\/p>\n<p>Grandi sostenitori della candidatura ucraina sono, tra gli europei, i polacchi e i baltici, con numerose dichiarazioni, ribadite anche di recente. Politicamente pi\u00f9 pesante una risoluzione approvata dal Senato degli Usa lo scorso 15 febbraio, in cui si chiede alla Nato di avviare il cammino che porti all\u2019adesione di Ucraina e Georgia all\u2019Alleanza e di dare un chiaro segnale in questo senso al prossimo vertice di Bucarest.<\/p>\n<p><b>Il veto dello zar <\/b><br \/>La risposta di Mosca a quest\u2019accelerazione \u00e8 stata prevedibilmente durissima. Proprio dopo un incontro con Yushchenko dedicato all\u2019infinita crisi del gas (un\u2019arma usata con sapienza politica), Putin ha minacciato di puntare i missili sull\u2019Ucraina in caso di ingresso di Kiev nella Nato. L\u2019indomani, il segretario di Stato americano, Condoleezza Rice, definiva la posizione di Putin inaccettabile, ma il leader russo ripeteva l\u2019attacco pochi giorni dopo, in occasione della conferenza stampa annuale al Cremlino. Qui era il portavoce Nato a rispondere, affermando che solo l\u2019Alleanza pu\u00f2 decidere su eventuali nuove adesioni e non altri. <\/p>\n<p>Va ricordato che nel 1997 Mosca ha ottenuto dall\u2019Ucraina un accordo di 20 anni che consente alla flotta russa del Mar Nero di rimanere in Crimea, dopo la dissoluzione dell\u2019Urss, con un \u201caffitto\u201d pari a 93 milioni di dollari l\u2019anno. Mosca teme che l\u2019intesa non venga rinnovata. Senza questa presenza, la Russia perderebbe la proiezione nel Mediterraneo, tanto da obbligarla, secondo alcuni analisti, a rafforzare i legami con la Siria. Mosca teme inoltre che la scelta occidentale di Kiev possa pregiudicare anche la stretta integrazione che continua a esistere tra gli apparati militari industriali russi e ucraini. <\/p>\n<p>Il Cremlino pu\u00f2 contare sulla forte componente interna ucraina che non vuole guardare a Ovest. Se le regioni occidentali dell\u2019Ucraina sostengono pienamente il corso del Presidente, la parte orientale del paese vi si oppone con forza. Questo \u00e8 il prodotto di una storia complessa, che ha visto per secoli le due aree del paese appartenere a sfere di influenza diverse, per lingua, cultura, religione e tradizioni. Mentre a Washington volge al termine l\u2019era Bush e al Cremlino si apre quella che appare come un\u2019inedita Reggenza, l\u2019Ucraina \u00e8 davanti a un bivio cruciale. L\u2019Europa pu\u00f2 permettersi di guardare distratta alle vicende di un suo vicino strategicamente cos\u00ec importante?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cSe l\u2019Ucraina ricadesse nell\u2019orbita russa, cambierebbe la geopolitica e il contesto della sicurezza dell\u2019intera Europa\u201d. Cos\u00ec scriveva il generale Carlo Jean la scorsa estate, alla vigilia delle elezioni politiche anticipate ucraine, per spiegare l\u2019importanza del \u201cgrande gioco\u201d in scena a Kiev. Le tensioni dei mesi successivi sembrano confermare in pieno quest&#8217;analisi. 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