{"id":75628,"date":"2019-10-01T11:18:09","date_gmt":"2019-10-01T09:18:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=75628"},"modified":"2019-10-03T23:56:28","modified_gmt":"2019-10-03T21:56:28","slug":"afghanistan-presidenziali-sfida-talebani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/10\/afghanistan-presidenziali-sfida-talebani\/","title":{"rendered":"Afghanistan: presidenziali, sfida talebani e bassa affluenza"},"content":{"rendered":"<p>Il 28 settembre gli afghani sono stati chiamati ad eleggere il nuovo presidente della Repubblica islamica dell\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/09\/afghanistan-pace-trump-talebani\/\"><strong>Afghanistan<\/strong><\/a>. Molto bassa l\u2019affluenza \u2013 meno di due milioni sugli oltre nove milioni e mezzo di cittadini iscritti nelle liste elettorali \u2013, numerosi gli afghani cui \u00e8 stato negato il diritto al voto a causa di errori di trascrizione o malfunzionamento dei sistemi di riconoscimento biometrico forniti dagli Stati Uniti. Molte le denunce di brogli e irregolarit\u00e0. Un voto, quello del 28 settembre, che non \u00e8 stato rappresentativo dell\u2019Afghanistan, bens\u00ec delle sole aree urbane, cio\u00e8 quelle in cui i talebani non hanno potuto imporre la chiusura dei seggi elettorali, come invece sono riusciti a fare in quelle rurali e periferiche.<\/p>\n<p><strong>I travagliati percorsi elettorali afghani<\/strong><br \/>\nIl 19 ottobre sono attesi i primi risultati non definitivi, il 7 novembre quelli ufficiali. Almeno queste sono le intenzioni. Ma \u00e8 sufficiente guardare alla precedente esperienza elettorale, quella del 2014, per considerare probabili tempi molto pi\u00f9 dilatati: allora occorsero sei mesi per giungere a un accordo tra i due principali candidati.<\/p>\n<p>Quello del 28 settembre \u00e8 stato un appuntamento, oltretutto, posticipato due volte rispetto alla data prevista del mese di aprile. Nulla di nuovo sul fronte afghano, considerando che quasi nessun appuntamento elettorale degli ultimi 14 anni ha rispettato la data prevista, dalla prima elezione che port\u00f2 Hamid<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Hamid_Karzai\"><strong> Karzai<\/strong><\/a> a ricoprire il ruolo di presidente eletto.<\/p>\n<p>Ma le elezioni presidenziali del 2019 si inseriscono all&#8217;interno di un quadro politico incerto e sempre pi\u00f9 insicuro a causa di una guerra quarantennale di cui l\u2019ultima parte in atto da 18 anni: da una parte, il sempre pi\u00f9 debole governo afghano al cui fianco ci sono gli Stati Uniti e la Nato; dall\u2019altra parte, i gruppi insurrezionali, tra cui quello maggioritario dei talebani e quello potenzialmente pi\u00f9 pericoloso dello <em>Stato islamico Khorasan<\/em> \u2013 <em>franchise<\/em> afghano del gruppo terroristico che si \u00e8 imposto a partire dal 2014 in Iraq e Siria.<\/p>\n<p><strong>I due principali candidati alla presidenza: Ghani e Abdullah<br \/>\n<\/strong>Il presidente uscente, Ashraf<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/03\/afghanistan-onu-morti-civili\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong> Ghani<\/strong><\/a>, \u00e8 dato per favorito. Il suo principale avversario, e attualmente primo ministro esecutivo, Abdullah<strong> Abdullah<\/strong> lo segue, ma con poche <em>chance<\/em> di vincere. Comunque vada, il risultato elettorale potrebbe consegnare al Paese una guida che consenta di uscire dall\u2019<em>empasse<\/em> politico causato dall\u2019accordo post elettorale del 2014 in cui i due antagonisti, Ghani e Abdullah, rifiutando di riconoscere l\u2019altro in caso di vittoria, accettarono di condividere il potere. Una soluzione che, se nel breve periodo scongiur\u00f2 l\u2019ipotesi di una ancora pi\u00f9 pericolosa fase di guerra civile, consegn\u00f2 di fatto il Paese all\u2019ingovernabilit\u00e0 cronica a causa di una diarchia basata sulla competizione permanente.<\/p>\n<p>Oggi, dopo cinque anni, la situazione \u00e8 sensibilmente peggiorata. Le competizioni tra i gruppi di potere si sono trasformate in conflittualit\u00e0 aperte e manifeste. A ci\u00f2 si uniscono i fisiologici problemi organizzativi di una macchina elettorale che fatica a dimostrarsi efficace, confermando le vulnerabilit\u00e0 gi\u00e0 emerse in occasione dei precedenti appuntamenti.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 prima del voto s&#8217;\u00e8 registrata una significativa riduzione del numero di elettori chiamati ad esprimere la loro preferenza \u2013 a causa delle ampie aree di territorio cadute sotto il controllo talebano che hanno ridotto i seggi elettorali aperti al 31 per cento del totale \u2013 e c&#8217;\u00e8 stato un aumento degli attacchi violenti dei talebani contro i seggi elettorali e le forze di polizia ed esercito: solo il giorno delle elezioni ne sono stati registrati circa 400, fortunatamente con un limitato numero di morti e feriti. Anche i candidati hanno denunciano brogli e forzature: lo stesso Abdullah, prima della giornata elettorale, ha accusato il presidente Ghani di avere fatto chiudere \u201cper sicurezza\u201d i seggi nelle aree favorevoli alla coalizione che lo sostiene.<\/p>\n<p>In tale quadro, le forze di sicurezza afghane, nonostante l\u2019immane sforzo da parte degli Stati Uniti e dell\u2019Alleanza Atlantica, non hanno capacit\u00e0 operativa funzionale a contenere gli insorti, sono afflitte da perdite sul campo e diserzioni e per un terzo sono giovani reclute che non hanno completato il ciclo addestrativo di base. Il rischio non \u00e8 quello di un collasso delle forze di sicurezza nazionali, bens\u00ec di un loroo progressivo deterioramento e di una frammentazione su base etnica e geografica.<\/p>\n<p><strong>La questione aperta: il negoziato con i talebani<br \/>\n<\/strong>Media e analisti hanno parlato di \u201cdialogo di pace\u201d con i talebani. In realt\u00e0 non \u00e8 in corso e non lo \u00e8 mai stato alcun dialogo di pace. Al contrario \u00e8 attivo un processo negoziale tra gli Stati Uniti, intenzionati a disimpegnarsi dalla guerra pi\u00f9 lunga mai combattuta da Washington e dalla Nato, e il principale tra i gruppi insurrezionali in Afghanistan: i talebani. Dialogo dal quale \u00e8 stato escluso il governo afghano.<\/p>\n<p>Ma tali negoziati non sono iniziati con il presidente Donald Trump, bens\u00ec risalgono all\u2019ormai lontano 2007, quando i primi emissari del governo afghano, allora guidato da Hamid Karzai, decisero di sedersi al tavolo con i seguaci del mullah Mohammad\u00a0<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Mohammed_Omar\"><b>\u00a0Omar<\/b><\/a>, l\u2019allora capo talebano (poi deceduto nel 2013), per trovare una soluzione a una guerra che si stava palesando come \u201cimpossibile da vincere\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019ultima fase negoziale, quella che gli analisti stanno osservando oggi focalizzando l\u2019attenzione sugli incontri di Doha in Qatar iniziati nel 2012, si \u00e8 aperta nel 2018, con un\u2019accelerazione imposta dall\u2019Amministrazione Usa a partire da gennaio di quest\u2019anno.<\/p>\n<p>Gli Usa si sono mostrati oggi molto pi\u00f9 propensi a maggiori concessioni che in passato e, in linea con le precedenti amministrazioni (da George W. Bush a Barack Obama), in stretta aderenza alle scadenze elettorali statunitensi: una dinamica comune che ha avuto effetti deleteri in termini di gestione della \u201clunga guerra\u201d e definizione delle strategie per portarla a termine. Tuttavia, gli Stati Uniti non sono oggi disposti ad accettare un totale disimpegno militare. In questo ultimo <em>round<\/em> negoziale si \u00e8 assistito ad un primo passo avanti per arrivare a un cessate il fuoco: nodo del contendere \u00e8 stata la scelta di una data per il disimpegno Usa, che i talebani volevano fissare entro l\u2019anno mentre gli Stati Uniti entro 18 mesi.<\/p>\n<p>Ma l\u20198 settembre, il presidente Trump (via Twitter) ha chiuso le porte \u2013 bench\u00e9 solamente in apparenza \u2013 ai talebani, annunciando lo stop dei negoziati in corso che si sarebbero dovuti concludere a Camp David, nel Maryland, alla presenza dei delegati talebani e del presidente Ghani (ma in due eventi separati).<\/p>\n<p><strong>Che cosa c&#8217;\u00e8 dietro lo stop di Trump<\/strong><br \/>\nFormalmente la scusa della messa in <em>stand by<\/em> dei negoziati \u00e8 stata la rivendicazione talebana di un\u2019azione terroristica che ha portato alla morte di un soldato statunitense a Kabul. Ma \u00e8 evidente che c\u2019\u00e8 molto di pi\u00f9: Trump, deciso a portare a casa un risultato a fini elettorali (anche negli Usa le presidenziali incombono), potrebbe essere stato convinto a desistere dall&#8217;iniziativa per ragioni di opportunit\u00e0.<\/p>\n<p><em>In primis<\/em> deve aver pesato la posizione di svantaggio con cui gli Stati Uniti parevano voler accettare le richieste dei talebani \u2013 che ben hanno compreso la fretta di Trump nel disimpegnarsi dal pantano afghano -. In secondo luogo, \u00e8 evidente che con l\u2019uccisione del soldato statunitense rivendicata dai talebani sarebbe stato difficile giustificare all&#8217;opinione pubblica l\u2019ospitalit\u00e0 riservata ai talebani negli Usa, soprattutto se si considera che tutto sarebbe avvenuto a tre giorni dall\u201911 Settembre.<\/p>\n<p>Dunque, Trump ha imposto una pausa al processo negoziale, ma \u00e8 evidente che si tratta di una mossa strategica, uno <em>stop and go<\/em> per aumentare la pressione sugli interlocutori. L\u2019effetto di questa scelta? Lo si legge nei numeri: i talebani hanno aumentato la pressione sul governo di Kabul con attacchi suicidi &#8216;spettacolari&#8217; nelle principali aree urbane, attacchi diretti contro i seggi elettorali e le istituzioni, in particolare esercito e polizia. Talebani che, alzando il tono sul piano mediatico e della propaganda, hanno accusato Stati Uniti e governo afghano di non volere la pace e definito le elezioni presidenziali come una sfida. Una sfida che i talebani hanno confermato di voler affrontare con rinnovata energia e volont\u00e0 distruttiva.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 28 settembre gli afghani sono stati chiamati ad eleggere il nuovo presidente della Repubblica islamica dell\u2019Afghanistan. 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