{"id":75704,"date":"2019-10-08T07:56:41","date_gmt":"2019-10-08T05:56:41","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=75704"},"modified":"2019-10-08T10:18:24","modified_gmt":"2019-10-08T08:18:24","slug":"russia-bratstvo-disfatta-afghana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/10\/russia-bratstvo-disfatta-afghana\/","title":{"rendered":"Russia: Bratstvo, memoria della disfatta afghana ai tempi di Putin"},"content":{"rendered":"<p><em>Bratstvo<\/em> di Pavel Lugin \u00e8 l\u2019ultimo di una lunga serie di film che il cinema russo dedica alla storia recente del Paese. Se il kolossal <em>Stalingrad<\/em> (2014) celebrava la prima, decisiva, vittoria sovietica della Seconda Guerra Mondiale, <em>Bratstvo <\/em>riporta invece lo spettatore alle ben meno gloriose atmosfere dell\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/10\/afghanistan-presidenziali-sfida-talebani\/\"><strong>Afghanistan<\/strong><\/a> degli Anni Ottanta. Uno scenario completamente diverso da quello della guerra contro i nazisti: in questo caso le forze di invasione indossano l\u2019uniforme dell\u2019Armata rossa e la resistenza dei <em>muj<\/em><em>\u0101hid\u012bn,<\/em>\u00a0combattivi bench\u00e9 male armati, suscita ammirazione internazionale e spinge, a partire dalla met\u00e0 del decennio, Stati Uniti e Arabia Saudita a massicci stanziamenti in denaro e armi per aiutarli a sconfiggere i russi.<\/p>\n<p>Rispetto ad\u00a0<em>Apocalypse Now<\/em> e <em>Platoon,\u00a0<\/em>il verde rigoglioso della giungla vietnamita cede il passo al terreno afgano, brullo e arido, mentre a <em>The End<\/em> ed a <em>Run trough the jungle <\/em>si sostituisce <em>Everything is going according to plan<\/em> di Igor Letov, canzone critica verso la <em>perestrojka<\/em> e sottofondo che accompagna in\u00a0<em>Bratstvo<\/em> lo sgretolarsi delle certezze sul campo di battaglia e nella vita quotidiana dei cittadini dell\u2019Urss.<\/p>\n<p><strong>&#8216;Afgantsy&#8217;, Putin e le loro reazioni<br \/>\n<\/strong>Pavel Lugin dichiara di essersi affidato alla consulenza di Nikolai Kovalyov, ex direttore dell&#8217;Fsb (1996-1998) e generale d\u2019Armata, nonch\u00e9 alla sua esperienza di soldato al fronte, sulla quale in fondo si basa la pellicola. Figura importante Kovalyov, soprattutto fra gli &#8216;<a href=\"https:\/\/www.politico.eu\/article\/return-of-afgantsy-veterans-afghanistan-ukraine-russia-war\/\"><strong>afgantsy&#8217;<\/strong><\/a>, come in <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/02\/afghanistan-russia-ricostruzione\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Russia<\/strong><\/a> chiamano i veterani del conflitto. Nel 1999, in occasione dei dieci anni dal ritiro, l\u2019agenzia Reuters gli chiede un parere sul legame fra criminalit\u00e0 e veterani; e lui, pronto, risponde: \u201c<em>C\u2019\u00e8 una diffusa convinzione che tutti i veterani dell\u2019Afghanistan siano gangsters. Ma le nostre stime mostrano che solo l\u20191% di loro \u00e8 coinvolto in attivit\u00e0 illecite, molto meno dunque che in altri gruppi sociali<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>I profondi cambiamenti che interessarono la Russia dopo il 1991 portano gli &#8216;afgantsy\u201d a sentirsi isolati in un paese a met\u00e0 fra la mancanza di risorse e l\u2019inizio di una nuova era, segnata dal libero mercato. Inoltre, le sconfitte in Cecenia e la perdita di prestigio internazionale di Mosca, nonch\u00e9 la diffusa crisi economica hanno ripercussioni pesanti sui reduci, che non trovano lavoro, sono ghettizzati, in quanto simboli della sconfitta, e costretti a sopravvivere con magri guadagni.\u00a0 Sempre\u00a0Kovalyov, infatti, sottolinea: \u201cC<em>onsiderato il mio stato di ufficiale, ricevo una pensione di 40 dollari<\/em>\u201d, lasciando intendere che un soldato semplice, allora, ne ricevesse molti meno.<\/p>\n<p>Con l\u2019era di <strong>Putin<\/strong> e delle sue politiche di &#8216;ricostruzione&#8217; della Russia in ambito economico, politico ed internazionale, gli &#8216;afgantsy&#8217; trovano nuova linfa ed un posto decisamente pi\u00f9 decoroso nella societ\u00e0. Le associazioni hanno maggiore peso sulla scena nazionale, potendo contare anche su ex combattenti entrati nella Duma e in altri importanti organi statali. Fra loro Igor Morozov, deputato e segretario del Consiglio federale per la Scienza e la Cultura e a capo del gruppo &#8216;afgantsy&#8217; &#8216;Battle Brotherood&#8217;, al quale il film di Lugin non \u00e8 piaciuto perch\u00e9 \u201c<em>incapace di ricostruire l\u2019atmosfera intorno ai combattimenti sostenuti in Afghanistan<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>A maggio\u00a0<em>The Moscow Times<\/em> (quotidiano in lingua inglese vicino alle posizioni del Cremlino) descriveva\u00a0<em>Bratstvo<\/em> come realistico, ricordando anche che l\u2019autore \u00e8 parte dell\u2019establishment russo: \u201c<em>Lugin \u00e8 uno dei pi\u00f9 blasonati registi russi, direttore fra gli altri di &#8216;Taxi Blues&#8217; vincitore a Cannes nel 1990 (\u2026) Ha anche fatto parte del gruppo di artisti che firm\u00f2 la lettera in sostegno di Putin nel 2014 dopo l\u2019annessione russa della <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/09\/russia-ucraina-mar-nero\/\">Crimea<\/a><\/em>\u201d. Malgrado\u00a0<em>Bratstvo\u00a0<\/em>abbia sollevato qualche malumore, specie perch\u00e9 programmato il 9 maggio, giorno della Vittoria nella Grande Guerra Patriottica, come i russin chiamano la Seconda Guerra Mondiale, la pellicola \u00e8 finita in sala e su YouTube, dove \u00e8 disponibile in lingua originale insieme ad altri prodotti <em>made in Russia<\/em>.<\/p>\n<p><em>Bratstvo <\/em>\u00e8 un\u00a0tassello in pi\u00f9 di un gi\u00e0 consistente filone cinematografico sul tema, ben rappresentato da pellicole quali <em>La 9\u00b0 Compagnia <\/em>e <em>Cargo 200,<\/em> e che ora trova nuova linfa con un film di un regista vicino al Cremlino ma che, assicura lui, ha prodotto un\u2019opera \u201c<em>che \u00e8 contro la guerra<\/em>\u201d.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;Afghanistan nella politica estera russa<br \/>\n<\/strong>Se l&#8217;Afghanistan sovietico \u00e8 un ricordo (fresco) con il quale si continuano a fare i conti dal punto di vista sociale, culturale e storico, sul piano della diplomazia e della sicurezza internazionale l\u2019attenzione verso il Paese centro-asiatico non \u00e8 mai venuta meno. Trattandosi di una nazione instabile lungo i confini delle repubbliche <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/05\/asia-centrale-linfinita-guerra-fredda-dei-russi\/\">uzbeka e tagika<\/a>, gi\u00e0 dal 1991, poco prima della sua dissoluzione, l\u2019Urss schiera la 201\u00b0 Divisione fucilieri che, secondo gli accordi siglati nel 2012 a Dushanbe fra il Cremlino e il governo tagiko, rester\u00e0 attiva fino al 2042.<\/p>\n<p>E\u2019 dall&#8217;Afghanistan d&#8217;altronde che arriva l\u2019eroina che invade Europa e Russia, un flagello per i soldati russi in servizio fino al 1989, il 20% dei quali \u00e8 tornato dal fronte tossicodipendente. A queste misure vanno aggiunti i tentativi di aiuti e di sostegno in chiave anti-talebana avanzati dapprima all&#8217;Alleanza del Nord nel 2001, poi al governo di Kabul nel 2005 e proseguiti con incontri diplomatici e vendita di armi leggere (2016), poich\u00e9 parte dell\u2019armamento locale \u00e8 ancora fatto di armi sovietiche.<\/p>\n<p>Anche i contatti con i taliban e gli investimenti per la <strong>ricostruzione<\/strong> sono un segno dell\u2019attenzione che Mosca nutre per l\u2019Afghanistan, pur consapevole che la presenza <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/01\/la-nato-nellafghanistan-che-verra\/\">Nato<\/a>, dal 2015 con la Missione Resolute Support, e la memoria della guerra degli afgani siano ostacoli importanti. In tal senso \u00e8 perci\u00f2 pi\u00f9 probabile che, come gi\u00e0 accade in Africa e in Medio Oriente, sia l\u2019apparato industriale russo a muoversi, tentando di modernizzare il Paese con infrastrutture e collegamenti.<\/p>\n<p>La storia ha insegnato che l\u2019Afghanistan ha bisogno di molto tempo per potere cambiare e che ogni tentativo di trasformazione svolto in tempi troppo brevi pu\u00f2 provocare malcontento e divisioni, oltre che portare a nuove crisi. Al momento l\u2019ultimo atto, pubblico, della Federazione Russa nei confronti dell&#8217;Afghanistan \u00e8 stata l\u2019inaugurazione del nuovo Centro di Cultura a Kabul, che ha sede nello stesso edificio costruito negli Anni Ottanta. Un modo, forse, per rivisitare il proprio passato. Tuttavia i segni del conflitto, e in particolare le milioni di bombe e di mine impiegate dai sovietici, sono un\u2019eredita troppo drammatica, che difficilmente potr\u00e0 essere barattata con un centro culturale, una stretta di mano e qualche investimento\u2026<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Bratstvo di Pavel Lugin \u00e8 l\u2019ultimo di una lunga serie di film che il cinema russo dedica alla storia recente del Paese. Se il kolossal Stalingrad (2014) celebrava la prima, decisiva, vittoria sovietica della Seconda Guerra Mondiale, Bratstvo riporta invece lo spettatore alle ben meno gloriose atmosfere dell\u2019Afghanistan degli Anni Ottanta. Uno scenario completamente diverso [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":75719,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[68,1870,108],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/75704"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=75704"}],"version-history":[{"count":7,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/75704\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":75728,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/75704\/revisions\/75728"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media\/75719"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=75704"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=75704"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=75704"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}