{"id":7580,"date":"2008-03-10T00:00:00","date_gmt":"2008-03-09T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/che-guerra-non-sia\/"},"modified":"2017-11-03T15:40:55","modified_gmt":"2017-11-03T14:40:55","slug":"che-guerra-non-sia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2008\/03\/che-guerra-non-sia\/","title":{"rendered":"Che guerra (non) sia"},"content":{"rendered":"<p>Nessuna nuova guerra su larga scala coinvolger\u00e0 a breve il Libano, anche se per le strade di Beirut e nei villaggi del sud del paese la parola \u201cguerra\u201d \u00e8 sulla bocca di tutti. Quando lo scorso 29 febbraio si \u00e8 diffusa la notizia dell\u2019imminente arrivo, al largo delle coste libanesi e siriane, dell\u2019incrociatore statunitense Uss-Cole, la paura di esser sull\u2019orlo di un nuovo conflitto si \u00e8 impossessata di gran parte dell\u2019opinione pubblica libanese. \u00c8 dall\u2019agosto 2006, dall\u2019interruzione delle ostilit\u00e0 dopo 34 giorni di conflitto tra Israele e il movimento sciita Hezbollah, che in Libano si parla infatti di una \u201cripresa della guerra\u201d.<\/p>\n<p><b>Allarmi e no<\/b><br \/>Gli scenari di guerra nelle ultime settimane sono tornati attuali, in particolare dopo la proclamazione di \u201cguerra aperta\u201d, rivolta a Israele lo scorso 14 febbraio dal leader di Hezbollah, sayyid Hasan Nasrallah, dopo l\u2019uccisione, due giorni prima a Damasco in un attentato attribuito ai servizi israeliani, di Imad Mughniye, capo militare del Partito di Dio. L\u2019allerta militare israeliana che ne \u00e8 seguita e l\u2019annuncio, mai confermato, da parte di due giornali di Beirut vicini a Hezbollah (al-Akhbar e as-Safir) della \u201cmobilitazione di 50.000 combattenti\u201d del Partito di Dio \u201cpronti a resistere contro una nuova aggressione israeliana\u201d, hanno contribuito a tenere alto l\u2019allarme \u201cguerra\u201d. I vertici della forza Onu schierata nel sud del Libano (Unifil) sono stati invece gli unici a gettare acqua sul fuoco, dichiarando pi\u00f9 volte che non vi sono per ora ragioni di pensare ad un inasprimento della tensione lungo la Linea Blu di demarcazione tra Libano e Israele. <\/p>\n<p>Altri segnali preoccupanti sono per\u00f2 giunti da Beirut: alla fine di febbraio e in meno di una settimana, prima il Kuwait poi l\u2019Arabia Saudita hanno sconsigliato ai loro cittadini di recarsi in Libano e hanno invitato quelli gi\u00e0 presenti a lasciare il Paese. Due settimane prima, il governo del Qatar aveva ritirato i suoi caschi blu dell\u2019Unifil (l\u2019unico contingente arabo della forza Onu) ufficialmente \u201cper conclusione del mandato\u201d; ma alcuni osservatori libanesi non hanno escluso che la decisione di Doha sia stata presa per timore di attentati terroristici (il Qatar ospita la pi\u00f9 importante base militare americana del Golfo e intrattiene rapporti politico-economici con Israele) o di un\u2019imminente escalation nel sud del Paese. E a guardare la cronologia degli episodi di violenza verificatisi dalla fine di gennaio e per quasi tutto il mese di febbraio a Beirut e in altre zone del Libano, non si pu\u00f2 dare troppo torto alle preoccupate cancellerie del Golfo.<\/p>\n<p><b>Venti di guerra\u2026<\/b><br \/>Il Paese \u00e8 spaccato in due tra maggioranza parlamentare (sostenuta da Usa, Ue e paesi arabi del Golfo) e opposizione guidata da Hezbollah (appoggiato da Iran e Siria), e continua a esser paralizzato dall\u2019interminabile crisi politico-istituzionale: da cinque mesi il Parlamento non \u00e8 in grado di eleggere il presidente della Repubblica. In questo contesto, l\u2019incidente pi\u00f9 drammatico \u00e8 avvenuto il 27 gennaio, nella periferia sud della capitale, dove durante una manifestazione antigovernativa sette seguaci sciiti dell\u2019opposizione sono rimasti uccisi da colpi di arma da fuoco sparati dall\u2019esercito e da \u201cignoti\u201d (secondo i primi risultati dell\u2019inchiesta diffusi i primi di febbraio).<\/p>\n<p>Da allora, quasi ogni giorno si sono registrati altri episodi minori di violenza nella capitale, al nord e nella valle orientale della Beqaa, coinvolgendo non solo seguaci dei due schieramenti, ma anche gli stessi soldati dell\u2019esercito, istituzione fino ad oggi considerata imparziale e il cui comandante in capo, il generale maronita Michel Suleiman, \u00e8 ancora indicato come il \u201ccandidato di consenso\u201d di maggioranza e opposizione per occupare il seggio presidenziale, vacante dal 24 novembre scorso.<\/p>\n<p>La guerra aperta &#8211; che sia \u201ccivile\u201d oppure tra Israele e Hezbollah, o addirittura una sovrapposizione di entrambe &#8211; sembrerebbe in questo quadro l\u2019esito pi\u00f9 naturale per un Libano da troppo tempo sottoposto a pressioni esterne e tensioni intestine.<\/p>\n<p><b>\u2026a bassa intensit\u00e0<\/b><br \/>Perch\u00e9 la guerra \u201ca bassa intensit\u00e0\u201d in corso in Libano si trasformi in un conflitto su pi\u00f9 larga scala (non esclusivamente territoriale), si devono per\u00f2 verificare alcune condizioni sul terreno e sul piano politico-diplomatico che per, il momento, non sussistono. I due principali attori coinvolti non sono ancora pronti per il \u201csecondo round\u201d: a dispetto delle parole infuocate di Hezbollah e dei proclami bellicosi israeliani, i due rivali hanno da poco finito di leccarsi le ferite e stanno lavorando sodo per non ripetere gli errori del passato e per ottenere migliori risultati in vista del prossimo scontro. Questo, secondo esperti militari interrogati a Beirut, non potr\u00e0 avvenire prima dei prossimi due anni. Israele sta esaminando tutti gli scenari ed \u00e8 ben cosciente che, se vuole annientare la capacit\u00e0 di Hezbollah di lanciare razzi sulla Galilea, deve invadere massicciamente con truppe di terra (si parla di circa 40.000 uomini) il sud del Libano e parte della Beqaa in un\u2019operazione che non sar\u00e0 un blitz. <\/p>\n<p>Il Partito di Dio sta rinforzando dal canto suo le posizioni nelle retrovie, a nord del fiume Litani (che segna il confine settentrionale dell\u2019area di responsabilit\u00e0 dell\u2019Unifil), e sta ricostruendo, sottoforma di edifici civili, le sue postazioni militari e di lancio a ridosso della Linea Blu. Al di l\u00e0 della retorica del \u201cfronte interno\u201d del movimento sciita, a Beirut sono trapelate notizie di molte famiglie libanesi, sciite, ma anche sunnite e cristiane residenti lungo il confine, che avrebbero iniziato a vendere le loro terre al Partito di Dio e che starebbero cercando di emigrare all\u2019estero o di trasferirsi altrove, in regioni del Paese che si spera non verranno spazzate via dal \u201csecondo round\u201d. <\/p>\n<p>I vertici dell\u2019Unifil, anche quando vengono interpellati in via confidenziale, smentiscono che nei prossimi mesi i loro uomini possano trovarsi nel mezzo di un nuovo conflitto. E anche se cos\u00ec fosse, fonti ben informate assicurano che sono gi\u00e0 pronti sia i piani d\u2019evacuazione via mare, sia gli ordini di rinchiudersi nei propri compound in attesa che passi la tempesta.<\/p>\n<p>Sul piano politico-diplomatico regionale inoltre, una serie di constatazioni rendono improbabile un imminente \u201csecondo round\u201d. Sullo sfondo delle elezioni presidenziali statunitensi, l\u2019amministrazione Usa uscente non sembra desiderosa di appoggiare una nuova guerra israeliana in Libano dagli esiti e dai tempi incerti. Il conflitto potrebbe inoltre coinvolgere questa volta anche gli altri attori regionali: oltre l\u2019Iran anche la Siria (che tradizionalmente fa di tutto per evitare il confronto diretto con Israele), ma anche l\u2019Arabia Saudita, l\u2019Egitto e la Giordania, alleati degli Stati Uniti e che avrebbero solo da perdere da uno scontro su larga scala, soprattutto in termini di stabilit\u00e0 interna. <\/p>\n<p>In Libano la stabilit\u00e0 interna \u00e8 invece da tempo compromessa e c\u2019\u00e8 chi intravede nell\u2019imminente formazione ufficiale del tribunale internazionale per l\u2019omicidio dell\u2019ex premier libanese Rafiq Hariri, un ulteriore elemento di tensione. La Siria \u00e8 da tre anni indicata da pi\u00f9 parti come responsabile dell\u2019attentato del 14 febbraio 2005, e gli Stati Uniti e la Francia da allora tentano di evitare che Damasco possa tornare a imporre la sua politica nel Paese dei Cedri. Ma l\u2019attuale \u201cguerra a bassa intensit\u00e0\u201d potrebbe non trasformarsi in guerra aperta, almeno fino all\u2019elezioni legislative libanesi previste per la met\u00e0 del 2009, perch\u00e9 nessuno degli attori pi\u00f9 direttamente coinvolti (Siria e Israele in primis) preferisce il caos totale all\u2019attuale caos limitato.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nessuna nuova guerra su larga scala coinvolger\u00e0 a breve il Libano, anche se per le strade di Beirut e nei villaggi del sud del paese la parola \u201cguerra\u201d \u00e8 sulla bocca di tutti. 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