{"id":75887,"date":"2019-10-16T14:35:21","date_gmt":"2019-10-16T12:35:21","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=75887"},"modified":"2019-10-17T08:41:20","modified_gmt":"2019-10-17T06:41:20","slug":"eurozona-vincoli-bilancio-flessibilita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/10\/eurozona-vincoli-bilancio-flessibilita\/","title":{"rendered":"Eurozona e vincoli di bilancio: quale flessibilit\u00e0?"},"content":{"rendered":"<p>Nel coordinamento della finanza pubblica dei Paesi Ue ci sono tre tipi di \u201cflessibilit\u00e0\u201d. Il primo \u00e8 quello <strong>tecnico e automatico<\/strong>, conseguente al fatto che <strong>i deficit vengono misurati tenendo conto della distanza fra il Pil di un Paese e la sua capacit\u00e0 produttiva<\/strong>, cio\u00e8 del grado di utilizzo delle risorse del Paese. Se il Paese produce meno di quanto potrebbe gli \u00e8 consentito un deficit maggiore, anche per non ostacolarne l\u2019effetto di stabilizzazione anticiclica automatica.<\/p>\n<p>Il problema di questo tipo di flessibilit\u00e0 \u00e8 che il calcolo del prodotto potenziale e quindi della sua distanza dal Pil effettivo \u00e8 statisticamente difficile e molto controverso. Non c\u2019\u00e8 nemmeno concordia fra i calcoli della Commissione e quelli dell\u2019Ocse. L\u2019Italia ha spesso protestato sostenendo che la sua capacit\u00e0 produttiva \u2013 e dunque il grado della sua sotto-utilizzazione \u2013 veniva sottovalutato. Comincia a prender corpo l\u2019idea di abbandonare questi calcoli per semplificare le regole comunitarie.<\/p>\n<p><strong>Regolamentata e implicita (alias &#8216;politica&#8217;)<\/strong><br \/>\nUna seconda categoria di flessibilit\u00e0 \u00e8 quella <a href=\"https:\/\/ec.europa.eu\/transparency\/regdoc\/rep\/1\/2015\/IT\/1-2015-12-IT-F1-1.PDF\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>regolamentata<\/strong><\/a> esplicitamente dalla Commissione che, dal 2015, ha formalizzato alcuni <strong>criteri per concedere maggiori deficit<\/strong> se questi servono a realizzare rilevanti riforme strutturali, speciali piani di investimento o ad affrontare emergenze come la crisi migratoria o disastri naturali. Fatto sta che negli anni passati l\u2019Italia \u00e8 stata fra i Paesi che hanno ottenuto su queste basi un maggior ammontare di flessibilit\u00e0, pi\u00f9 dell\u20191% del Pil. Anche questa regolamentazione della flessibilit\u00e0 \u00e8 in parte in discussione ed \u00e8 probabile che la nuova Commissione la modificher\u00e0.<\/p>\n<p>In terzo luogo si pu\u00f2 forse parlare di una flessibilit\u00e0 implicita che potremmo azzardarci a chiamare &#8216;<strong>politica&#8217;<\/strong>. Essa si applica in vari modi: nel come sono giudicate le stime e le previsioni dei bilanci nazionali sottoposti a Bruxelles; nell&#8217;accettazione da parte della Commissione di certe classificazioni contabili di entrate e spese che possono incidere diversamente sul grado di rispetto delle regole comunitarie; nel giudizio comunitario circa la credibilit\u00e0 degli impegni che il bilancio pluriennale di un Paese prende circa provvedimenti di entrata e spesa da legiferare negli anni a venire; nei tempi prescritti per gli eventuali aggiustamenti richiesti al Paese che rischia di violare le regole.<\/p>\n<p><strong>I riflessi dei rapporti Italia\/Ue<\/strong><br \/>\nQuesta inevitabile flessibilit\u00e0 &#8216;politica&#8217; risente ovviamente della <strong>qualit\u00e0 dei rapporti che un Paese ha con l\u2019Unione <\/strong>e, in particolare, con la Commissione. Per quanto riguarda <strong>l\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/09\/italia-ue-governo-piroetta-europei\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Italia<\/a> i rapporti sono chiaramente migliorati <\/strong>nel passaggio dallo scorso governo a quello attuale e nel contemporaneo subentro della nuova Commissione. La quale si \u00e8 gi\u00e0 pronunciata per una disciplina fiscale particolarmente attenta alla quantit\u00e0 e qualit\u00e0 della crescita e alla sua sostenibilit\u00e0. Il giudizio sui nostri bilanci potrebbe perci\u00f2 godere di una adeguata flessibilit\u00e0 politica.<\/p>\n<p>Ci sono per\u00f2 ragioni per dubitare che ci\u00f2 possa avvenire con facilit\u00e0. Innanzitutto il nostro atteggiamento nei confronti della disciplina fiscale europea non \u00e8 giudicato da molti dei Paesi membri adeguato all&#8217;<strong>eccezionale elevatezza del nostro debito pubblico<\/strong>, che anche l\u2019anno prossimo \u00e8 previsto crescere in rapporto al Pil. In secondo luogo, alcuni dei <strong>numeri previsti<\/strong> dal governo per il bilancio dell\u2019anno prossimo sono giudicati \u201c<strong>ambiziosi\u201d e \u201cdifficilmente conseguibili\u201d<\/strong> dal nostro stesso Ufficio parlamentare di bilancio, organo indipendente il cui parere \u00e8 di rilievo per la Commissione.\u00a0 Fra l\u2019altro, l\u2019entit\u00e0 del recupero dell\u2019evasione sul quale conta il governo sembra a molti non del tutto credibile. In terzo luogo, i <strong>provvedimenti e le stime appaiono, per il biennio 2021-2<\/strong>, rilevante per il giudizio della Commissione, ancor pi\u00f9 indecisi e imprecise.<\/p>\n<p><strong>La qualit\u00e0 delle proposte di bilancio<\/strong><br \/>\nMa l\u2019aspetto che pi\u00f9 conta \u00e8 che la flessibilit\u00e0 \u201cpolitica\u201d dovrebbe sempre pi\u00f9 premiare <strong>la qualit\u00e0 delle poste dei bilanci<\/strong> sottoposti a Bruxelles, anche a fronte di quantit\u00e0 di deficit e debito che rischiano di uscire dai parametri pi\u00f9 severi. Per \u201cqualit\u00e0\u201d si intende soprattutto <strong>l\u2019impatto potenziale di medio e lungo termine delle misure previste sulla crescita del Paese.<\/strong><\/p>\n<p>Su questo fronte non appaiono per ora decise discontinuit\u00e0 con i nostri passati bilanci. In particolare, gli impegni di <strong>investimento pubblico<\/strong> sono ancora sacrificati a provvedimenti di sussidio e trasferimento assistenziale, non si correggono i peggioramenti dei <strong>conti pensionistici<\/strong> registrati con le misure dello scorso governo, la misura degli <strong>incentivi per gli investimenti privati<\/strong> rimane pi\u00f9 contenuta di quanto sarebbe possibile con un diverso disegno del bilancio a parit\u00e0 di deficit.<\/p>\n<p>Anche sul fronte delle entrate, lo <strong>spostamento dalle imposte sul lavoro a quelle indirette<\/strong>, da anni consigliato per migliorare la competitivit\u00e0 delle imprese e le retribuzioni nette, \u00e8 stato sacrificato per bloccare del tutto gli aumenti dell\u2019Iva previsti dalle clausole di salvaguardia che si sono volute sterilizzare per l\u2019anno prossimo.<\/p>\n<p><strong>Bilanci nazionali e bilanci comunitari<\/strong><br \/>\nAll&#8217;Italia gioverebbe <strong>chiedere maggior flessibilit\u00e0 sui numeri presentando progetti di bilancio qualitativamente migliori<\/strong> e pi\u00f9 rispondenti alle <strong>raccomandazioni specifiche<\/strong> che la Commissione e il Consiglio ci rivolgono annualmente, raccomandazioni che insistono sempre molto pi\u00f9 sulla qualit\u00e0 delle misure da prendere e delle riforme da fare che sui decimali del deficit.\u00a0 E\u2019 probabile e augurabile che l\u2019attenzione alla qualit\u00e0 delle spese, delle entrate, della credibilit\u00e0 delle previsioni e degli impegni assunti con le leggi finanziarie, vada crescendo nel coordinamento dei bilanci pubblici europei.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 dovr\u00e0 essere tenuto presente da tutti i Paesi membri e potr\u00e0 costituire la base di una \u201cflessibilit\u00e0\u201d della finanza pubblica europea che sia davvero benefica per la crescita e non appaia come opportunismo e debolezza politica di Bruxelles. Essere rigidi con i provvedimenti sbagliati non ha senso: lo prova anche il caso tedesco dove il rigore del pareggio di bilancio dovr\u00e0 essere superato dai consistenti investimenti pubblici dei quali il Paese ha bisogno urgente.<\/p>\n<p>Va detto anche che il discorso sulla flessibilit\u00e0 dei bilanci nazionali risulter\u00e0 pi\u00f9 utile e interessante quando la volont\u00e0 politica dei Paesi dell\u2019Unione sar\u00e0 pronta ad acconsentire a <strong>progetti di bilancio comunitario di maggior spessore<\/strong>: allora l\u2019articolazione e l\u2019integrazione fra entrate e uscite nazionali e comunitarie potranno essere ottimizzate in modo da rispettare sia le specifiche necessit\u00e0 dei singoli Paesi che le politiche economiche decise dall&#8217;Ue nel suo insieme.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em>Questo articolo \u00e8 stato pubblicato nell&#8217;ambito dell\u2019Osservatorio IAI-ISPI sulla politica estera italiana, realizzato anche grazie al sostegno del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.\u00a0<\/em><em>Le opinioni espresse dall&#8217;autore\/autori sono strettamente personali e non riflettono necessariamente quelle dell&#8217;ISPI o del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel coordinamento della finanza pubblica dei Paesi Ue ci sono tre tipi di \u201cflessibilit\u00e0\u201d. Il primo \u00e8 quello tecnico e automatico, conseguente al fatto che i deficit vengono misurati tenendo conto della distanza fra il Pil di un Paese e la sua capacit\u00e0 produttiva, cio\u00e8 del grado di utilizzo delle risorse del Paese. Se il [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":75897,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[459,1486,96,432],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/75887"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=75887"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/75887\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":75943,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/75887\/revisions\/75943"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media\/75897"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=75887"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=75887"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=75887"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}