{"id":75898,"date":"2019-10-16T14:36:56","date_gmt":"2019-10-16T12:36:56","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=75898"},"modified":"2019-10-18T00:05:52","modified_gmt":"2019-10-17T22:05:52","slug":"disordine-ue-attore-spettatore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/10\/disordine-ue-attore-spettatore\/","title":{"rendered":"Nel disordine internazionale, l\u2019Ue attore o spettatore"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019ordine globale \u00e8 in evoluzione, sottoposto a tensioni fortissime. In un frangente cos\u00ec fluido e pericoloso, ci si interroga su quale ruolo possa avere <strong>l\u2019Unione europea: attore strategico o gigante economico senza ambizioni<\/strong> di peso politico e di sicurezza? Malgrado sia un falso dilemma poich\u00e9 tutela degli interessi economici e influenza politica sono funzionali l\u2019una all&#8217;altra, l\u2019interrogativo \u00e8 comprensibile.<\/p>\n<p>L\u2019Unione fatica a <strong>definire una sua identit\u00e0<\/strong> collettiva, esita ad indicare con nettezza le sue <strong>scelte di campo nel mondo<\/strong> e la condivisione dei suoi valori fondanti si \u00e8 appannata. I suoi membri, privi della guida unificante che gli americani esercitano, almeno sino a Donald Trump, in ambito Nato, non partecipano della stessa cultura strategica. Storia e collocazioni geografiche portano <strong>a divergenti valutazioni della minaccia<\/strong>. Se l\u2019Italia guarda al Mediterraneo e al Nord Africa, Polonia e Baltici temono la Russia.<\/p>\n<p>Con l\u2019eccezione di Regno Unito (ormai in uscita dall&#8217;Unione) e Francia, gli europei sono riluttanti a destinare <strong><a href=\"https:\/\/www.sipri.org\/databases\/milex\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">risorse<\/a> adeguate agli apparati militari<\/strong>, corroborante di qualsivoglia ambizione a contare, cos\u00ec come hanno diverse sensibilit\u00e0 sull&#8217;impiego della forza. Prevale la netta <strong>preferenza per il <em>soft power<\/em><\/strong>, spesso sfruttato al di sotto del suo potenziale. Da qui, la realistica messa in guardia che all&#8217;Unione europea non resterebbe che <strong>rinunciare ad essere un attore<\/strong> dinamico e trasformatore sulla scena internazionale, limitandosi a fare da spettatrice non allineata.<\/p>\n<p><strong>Ambizioni di protagonismo e volont\u00e0 politica<\/strong><br \/>\nEppure, anzitutto gli interessi dei Paesi membri, come la storia, il patrimonio civile, culturale e morale, il peso economico e tecnologico, <strong>vorrebbero che l\u2019Ue divenisse protagonista<\/strong> nella gestione delle principali crisi e del processo attraverso cui si modella l\u2019ordine mondiale. \u00c8 un obiettivo possibile solo se <strong>vi saranno la volont\u00e0 politica collettiva e leader <\/strong>capaci di plasmare una visione strategica comune tra i partner, superando le inevitabili diverse sensibilit\u00e0 in nome dei vantaggi dell\u2019operare insieme.<\/p>\n<p>A tal fine aiuter\u00e0 la chiara riaffermazione che la collocazione dell\u2019Ue \u00e8 saldamente nella <strong>comunit\u00e0 occidentale<\/strong> e che la sua politica estera e di sicurezza, pur in autonomia, \u00e8 coerente con gli indirizzi in <strong>ambito atlantico<\/strong>. Non potrebbe essere diversamente. La quasi totalit\u00e0 dei paesi <strong>Ue fa anche parte della <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/06\/difesa-priorita-italia-nato\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Nato<\/a><\/strong> e per molti di essi la dimensione di politica estera e di sicurezza europea \u00e8 complementare a quella atlantica. Esperienza insegna che l\u2019aggancio atlantico agevola anche l\u2019avvicinamento delle concezioni strategiche tra gli europei.<\/p>\n<p><strong>La crisi profonda della comunit\u00e0 euro-atlantica<\/strong><br \/>\nLa <strong>comunit\u00e0 euro-atlantica \u00e8 in crisi profonda<\/strong> a causa degli atteggiamenti e della disattenzione della Presidenza Trump. Gli europei, per quanto sta a loro, debbono fare di tutto per <strong>salvaguardare questo legame<\/strong> o quantomeno contenere i danni, in attesa di tempi migliori. Piaccia o meno, gli europei hanno sempre sofferto delle tensioni con gli Usa, e di fronte ad esse spesso accentuano le loro divisioni.<\/p>\n<p>Occorre corrispondere in concreto alla aspettativa americana, da Trump agitata in maniera inusitatamente aggressiva, di una pi\u00f9 equa <strong>distribuzione degli oneri per la sicurezza comune<\/strong>, nella Nato e non solo. Passi avanti in questa direzione attenueranno un serio irritante\u00a0dissenso con Washington e creeranno condizioni perch\u00e9 contemporaneamente il profilo autonomo europeo nel mondo si rafforzi.<\/p>\n<p><strong>Italia sia parte attiva ed ascoltata<\/strong><br \/>\nMalgrado le esortazioni della cancelliera tedesca Angela Merkel, l\u2019Ue\u00a0<strong>non acquisir\u00e0 in tempi oggi calcolabili l\u2019autonomia strategica<\/strong>. Ma anche al di sotto di questo ambizioso traguardo, lo sforzo politico richiesto ai leader europei \u00e8 enorme. Occorre che essi si dispongano a <strong>rinunciare al primato nazionale della politica estera<\/strong> e di sicurezza, per costruire un amalgama condiviso in cui tutti si riconoscano, consci che nessuno dei Paesi membri, da solo, avrebbe modo di incidere. Solo l\u2019Unione pu\u00f2 essere partecipe autorevole della <strong>configurazione dei futuri equilibri globali<\/strong>, moltiplicando l\u2019influenza dei suoi singoli membri e rafforzandone la tutela degli interessi.<\/p>\n<p>Non vi \u00e8 bisogno di sottolineare quanto sia <strong>cruciale che l\u2019Italia sia parte attiva<\/strong> <strong>e ascoltata<\/strong> in questo processo. \u00c8 fondamentale che non solo il Governo, ma la politica tutta e l\u2019opinione pubblica prendano coscienza del <strong>momento storico che stiamo vivendo<\/strong>, destinato a plasmare gli equilibri, i modi di funzionare ed i valori del mondo prossimo venturo. Se rimanessimo fuori da questo dibattito, per insufficienza culturale o nella illusione di poter far da soli, <strong>il danno sarebbe gravissimo e di lunga durata<\/strong>. Con l\u2019Unione debole, prevarrebbero il peso e la visibilit\u00e0 dei partner pi\u00f9 forti, e l\u2019Italia non \u00e8 tra questi.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em>Questo articolo \u00e8 stato pubblicato nell&#8217;ambito\u00a0dell\u2019Osservatorio IAI-ISPI sulla politica estera italiana, realizzato anche grazie al sostegno del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.\u00a0<\/em><em>Le opinioni espresse dall&#8217;autore\/autori sono strettamente personali e non riflettono necessariamente quelle dell&#8217;ISPI o del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019ordine globale \u00e8 in evoluzione, sottoposto a tensioni fortissime. 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