{"id":75905,"date":"2019-10-16T14:34:13","date_gmt":"2019-10-16T12:34:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=75905"},"modified":"2019-10-17T08:41:52","modified_gmt":"2019-10-17T06:41:52","slug":"ue-gb-brexit-accordo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/10\/ue-gb-brexit-accordo\/","title":{"rendered":"Ue\/Gb: accordo sulla Brexit, se non ora quando?"},"content":{"rendered":"<p>A due settimane dalla data prevista per la <strong>Brexit<\/strong>, il futuro del <strong>Regno Unito<\/strong> \u00e8 ancora appeso a un filo lungo 500 chilometri: \u00e8 infatti il confine che corre tra <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/10\/brexit-piano-bojo\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Repubblica d\u2019Irlanda e Irlanda del Nord<\/strong><\/a> il nodo su cui ormai da tempo si sono incartate le negoziazioni tra Bruxelles e Londra. Il passaggio da Theresa May a <strong>Boris Johnson<\/strong> alla guida del governo britannico ha reso la questione ancora pi\u00f9 spinosa, data l\u2019ostinata intenzione del nuovo inquilino di Downing Street di uscire dall\u2019Ue entro fine ottobre, costi quel che costi.<\/p>\n<p><strong>Uscire dall&#8217;Ue costi quel che costi<\/strong><br \/>\nUna affermazione da prendere alla lettera visto che <a href=\"https:\/\/ukandeu.ac.uk\/johnsons-brexit-leaves-uk-economy-worse-off-than-mays\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">si stima<\/a> che il <em>no-deal <\/em>Brexit potrebbe costare alla Gran Bretagna fino al <strong>9% del Pil pro capite<\/strong> entro 10 anni. Ma un\u2019affermazione da intendere anche in senso pi\u00f9 ampio, visto che arriva a coinvolgere il funzionamento stesso delle istituzioni britanniche. Se ne \u00e8 avuto un assaggio con il tentativo di &#8216;<strong>sospensione&#8217; del Parlamento britannico<\/strong>, un atto di totale spavalderia sfociato in un conflitto istituzionale che ha coinvolto persino la regina ed \u00e8 stato risolto solo dalla Corte suprema, che ha accertato l\u2019evidente: le motivazioni del governo per sospendere i lavori di Westminster nascondevano la volont\u00e0 del premier di impedire al Parlamento di intralciare <strong>i suoi piani su Brexit<\/strong>.<\/p>\n<p>Il braccio di ferro non ha giovato a Johnson, costretto a incassare dal Parlamento appena riaperto una legge che <strong>vieta l\u2019uscita dall\u2019Ue senza un accordo<\/strong> e che impone, se l\u2019accordo non si trovasse, di chiedere un\u2019altra proroga a Bruxelles. Non riuscendogli nemmeno di ottenere elezioni anticipate \u2013 sarebbe stata necessaria una maggioranza qualificata, mentre Johnson ha nel frattempo perso anche quella semplice \u2013 negli ultimi giorni la spavalderia del primo ministro sembra aver ceduto il passo a un atteggiamento <strong>pi\u00f9 aperto al dialogo<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Ipotesi d&#8217;intesa oltre la May<\/strong><br \/>\nLa necessit\u00e0 di uscire dall&#8217;impasse entro fine ottobre ha spinto quindi Johnson a cercare un <strong>accordo con Bruxelles<\/strong>, anche se diverso da quello gi\u00e0 concluso da May. Una prima proposta presentata la scorsa settimana \u00e8 stata ritenuta irricevibile da Bruxelles e Dublino perch\u00e9 avrebbe implicato \u2013 nonostante le promesse di Johnson su <strong>presunte nuove tecnologie<\/strong> che avrebbero ridotto al minimo la necessit\u00e0 di controlli fisici \u2013 una barriera in prossimit\u00e0 del confine tra Irlanda del Nord e Repubblica d\u2019Irlanda: un punto contrario agli <strong>accordi del Venerd\u00ec Santo<\/strong>.<\/p>\n<p>Londra ha quindi proposto una seconda opzione, recuperando un\u2019idea del governo May (nonostante vari conservatori l\u2019avessero a suo tempo definita \u201cdemenziale\u201d): <strong>la <\/strong><strong><em>customs partnership<\/em><\/strong>, secondo cui l\u2019Irlanda del Nord resterebbe nello spazio doganale britannico, ma raccoglierebbe i dazi secondo le regole europee. In sostanza, ai beni in ingresso nella regione verrebbe applicato il dazio europeo, ma qualora la Gran Bretagna avesse previsto un dazio pi\u00f9 basso per quel bene l\u2019importatore potrebbe richiedere alle autorit\u00e0 britanniche la restituzione della differenza.<\/p>\n<p>Anche questo arzigogolato meccanismo, tuttavia, prevedrebbe un confine fisico per funzionare: nello specifico <strong>controlli doganali nel Mare d\u2019Irlanda<\/strong>. Si tratta in pratica di una dogana tra Belfast e il resto della Gran Bretagna. Una opzione che lascia scontenti gli unionisti nordirlandesi e che non a caso Theresa May aveva escluso perch\u00e9 la fiducia al suo governo dipendeva proprio dagli unionisti. Avendo in ogni caso perso la propria maggioranza, Johnson si concede invece una <strong><em>customs partnership<\/em> limitata all&#8217;Irlanda del Nord<\/strong>. Pure questa ipotesi, comunque, rimane al momento troppo vaga per Bruxelles, che ha avviato nei giorni scorsi round intensivi di trattative con Londra per definirne i molteplici e complicatissimi dettagli. \u201cDettagli\u201d che, in realt\u00e0, non lo sono affatto e che possono ancora far saltare l\u2019accordo a un passo dalla data fatidica del 31 ottobre.<\/p>\n<p><strong>Possibili scenari<br \/>\nQuali sono allora i possibili scenari?<\/strong> Per provare a capirlo bisogna tenere sul tavolo i tanti \u201cse\u201d a cui l\u2019interminabile saga di Brexit ci ha ormai abituati. Se Regno Unito e Unione europea non trovassero un accordo, Johnson sarebbe obbligato dal proprio parlamento a chiedere un\u2019ulteriore proroga. Ma il primo ministro ha pi\u00f9 volte affermato che per lui il termine di <strong>fine ottobre \u00e8 perentorio<\/strong>. Se si rifiutasse di chiedere la proroga, aprirebbe per\u00f2 un contenzioso senza precedenti tra governo e parlamento, che potrebbe portare <strong>Johnson alle dimissioni<\/strong>. Un nuovo governo entrerebbe in carica a quel punto probabilmente solo per chiedere a Bruxelles una proroga per poi dirigersi verso elezioni anticipate. Un\u2019opzione che sembra non spaventare Johnson che potrebbe fare una campagna elettorale tutta incentrata sull&#8217;uscita dall&#8217;Ue, arrivando forse a sostenere espressamente un\u2019uscita senza accordo. <strong>\u201cIrrigidire\u201d la retorica su Brexit <\/strong>permetterebbe ai conservatori di catturare voti dall&#8217;elettorato del Brexit Party di Nigel Farage, ma rischierebbe d\u2019altra parte di alienargli molti conservatori moderati (in primis l\u2019ex candidato alla segreteria dei <em>Tories<\/em>, Jeremy Hunt).<\/p>\n<p>Se invece Gran Bretagna e Ue trovassero un accordo, possibilmente annunciato gi\u00e0 durante il <strong>Consiglio europeo del 17-18 ottobre<\/strong>, bisognerebbe comunque aspettare l\u2019imprevedibile responso di Westminster. In caso contrario, con la quarta bocciatura da parte dei parlamentari inglesi di una proposta di accordo, ci si troverebbe nuovamente a dover chiedere una proroga. Non \u00e8 peraltro scontato che i 27 leader dei Paesi dell\u2019Ue (votando, significativamente, all&#8217;unanimit\u00e0) vogliano concedere altro tempo a Londra per un negoziato dall&#8217;esito sempre pi\u00f9 incerto. A pi\u00f9 di tre anni dal referendum, la possibilit\u00e0 di arrivare a una <strong>Brexit senza accordo tra due settimane<\/strong> \u00e8 dunque una opzione concreta: se ci\u00f2 avvenisse, sarebbe un incredibile spreco di risorse e di tempo per tutti. Un vero fallimento.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em>Questo articolo \u00e8 stato pubblicato nell&#8217;ambito dell\u2019Osservatorio IAI-ISPI sulla politica estera italiana, realizzato anche grazie al sostegno del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.\u00a0<\/em><em>Le opinioni espresse dall&#8217;autore\/autori sono strettamente personali e non riflettono necessariamente quelle dell&#8217;ISPI o del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A due settimane dalla data prevista per la Brexit, il futuro del Regno Unito \u00e8 ancora appeso a un filo lungo 500 chilometri: \u00e8 infatti il confine che corre tra Repubblica d\u2019Irlanda e Irlanda del Nord il nodo su cui ormai da tempo si sono incartate le negoziazioni tra Bruxelles e Londra. 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