{"id":75928,"date":"2019-10-16T14:30:49","date_gmt":"2019-10-16T12:30:49","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=75928"},"modified":"2019-10-18T22:57:58","modified_gmt":"2019-10-18T20:57:58","slug":"governo-giallo-rosso-battesimo-fuoco-europeo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/10\/governo-giallo-rosso-battesimo-fuoco-europeo\/","title":{"rendered":"Governo giallo-rosso: il battesimo del fuoco europeo"},"content":{"rendered":"<p>Gli ultimi mesi sono stati determinanti e per molti aspetti sorprendenti per la <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/09\/italia-ue-governo-test\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">posizione dell\u2019<strong>Italia<\/strong> a Bruxelles<\/a>. L\u2019onda lunga della crisi di governo agostana ha determinato uno stravolgimento della configurazione della squadra italiana nelle nuove istituzioni. Dopo l\u2019elezione di <strong>David Sassoli<\/strong> alla presidenza del Parlamento europeo (Pe) \u2013 avvenuta prima della crisi ma comunque in controtendenza con l\u2019orientamento del governo giallo-verde \u2013\u00a0 sono arrivate l\u2019elezione di<strong> Irene Tinagli<\/strong> alla presidenza della commissione parlamentare per le questioni economiche e monetarie (in sostituzione di <strong>Roberto Gualtieri<\/strong>, nominato ministro dell\u2019Economia) e l\u2019attribuzione a <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/09\/italia-ue-frattini-gentiloni\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Paolo Gentiloni<\/strong><\/a> di un portafoglio di peso \u2013 quello per gli Affari economici \u2013 all\u2019interno della <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/speciali\/ue-nomi-agende-speciale\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">nuova Commissione presieduta da <strong>Ursula von der Leyen<\/strong><\/a>.<\/p>\n<p>La nomina di Gentiloni \u00e8 stata confermata in un\u2019audizione senza sbavature davanti alla commissione per le questioni economiche e monetarie del Pe lo scorso 3 ottobre. Insomma, conclusa la fase di ricerca di nuove alleanze, scontri e pugni sul tavolo che aveva caratterizzato il rapporto tra il governo Conte I e le istituzioni di Bruxelles, l\u2019Italia ha inaugurato una nuova stagione caratterizzata dal ritorno alle vecchie alleanze, di dialogo e di ricerca del compromesso, premiata da una presenza di peso nella nuova leadership europea.<\/p>\n<p>Tuttavia, il clima a Bruxelles in queste settimane non \u00e8 stato certo di festa. Proprio quando il difficile negoziato per le nuove cariche europee sembrava essersi concluso e ci si avviava \u2013 seppur con qualche critica sulle scelte di von der Leyen sui portafogli dei nuovi commissari, soprattutto quelli dei vice-presidenti \u2013 ad avviare la nuova stagione politica europea, il Pe ha impresso una brusca frenata a tutto il processo. Prima \u00e8 arrivato lo stop, in parte annunciato, alle candidature dei commissari rumena e ungherese, poi la ben pi\u00f9 eclatante bocciatura della candidata francese <strong>Sylvie Goulard<\/strong>, destinata a gestire il mega-portafoglio Mercato interno, Industria, Difesa, Spazio e Digitale, lo scorso 10 ottobre. Una presa di posizione netta, seppur non senza fondamento, da parte del Pe, che ora rischia di rimettere in discussione tutti i delicati equilibri politici raggiunti.<\/p>\n<p><strong>Agenda controversa per il Vertice, fra commissari mancanti e Brexit<\/strong><br \/>\n\u00c8 in questo scenario che si \u00e8 aperta a Bruxelles una settimana decisiva, che si concluder\u00e0 con il <strong>Consiglio europeo del 17-18 ottobre<\/strong>. Sar\u00e0 l\u2019ultimo Vertice del presidente Donald Tusk e l\u2019idea originaria era quella di non mettere sul piatto temi troppo controversi. In questo spirito, l\u2019agenda del Consiglio prevedeva che la presidente eletta della Commissione europea fosse invitata a presentare il suo piano strategico quinquennale, a rimarcare il legame politico tra le due istituzioni. Ma sembra che von der Leyen dovr\u00e0 fare un passo indietro e spiegare come intende uscire dell\u2019impasse istituzionale in vista dell\u2019insediamento, che potrebbe slittare al 1\u00b0 dicembre prossimo. Se l\u2019<strong>Ungheria<\/strong> ha gi\u00e0 indicato come suo nuovo candidato il rappresentante permanente presso l\u2019Ue Oliver Varhelyi, non ci sono ancora notizie sulla nuova nomina da parte della <strong>Francia<\/strong> e la crisi politica in <strong>Romania<\/strong> mette a rischio la designazione di un nuovo commissario in tempi brevi. Il Consiglio europeo dovrebbe inoltre adottare una decisione relativa alla nomina di <strong>Christine Lagarde<\/strong> a presidente della <strong>Banca centrale europea<\/strong>.<\/p>\n<p>Oltre agli stravolgimenti nelle nuove cariche europee, la burocrazia bruxellese dovr\u00e0 adeguarsi e affrontare alcuni dei dossier pi\u00f9 caldi per la definizione del suo futuro prossimo. A cominciare dalla <strong>Brexit<\/strong>. Il Consiglio europeo si riunir\u00e0 nel formato Ue-27 per discutere dello stato di avanzamento dei negoziati con il <strong>Regno Unito<\/strong>. Questa \u00e8 davvero l\u2019ultima chance di concludere un accordo entro la scadenza del 31 ottobre. Nell\u2019ultima settimana ha preso piede l\u2019ipotesi di una soluzione che prevedrebbe una sorta di <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/10\/brexit-piano-bojo\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">partenariato doganale tra l\u2019Irlanda del Nord e l\u2019Ue<\/a>, al fine di superare il <em>backstop<\/em> irlandese, basato su una proposta risalente al febbraio del 2018. Ma il sostegno della Camera dei Comuni, e in particolare quello \u2013 necessario \u2013 del Partito unionista democratico nordirlandese (Dup), \u00e8 tutt\u2019altro che scontato.<\/p>\n<p>Inoltre, il fronte del <em>Remain<\/em> \u00e8 ancora sul piede di guerra e si attende una seduta infuocata a Westminster sabato 19 ottobre, dopo il Consiglio europeo, e una grande manifestazione a favore di un secondo referendum. L\u2019Italia \u00e8 sempre stata tra i Paesi pi\u00f9 aperti a soluzioni di compromesso nel tentativo di scongiurare una <em>no-deal<\/em> Brexit. Roma dunque non si opporrebbe a un\u2018estensione dei negoziati a fine gennaio 2020, a patto che le linee rosse individuate dall\u2019inizio, a partire da quelle in materia di diritti dei cittadini e protezione delle indicazioni geografiche, non vengano rimesse in discussione. L\u2019Italia aderisce anche al principio di solidariet\u00e0 verso l\u2019Irlanda, ma mantiene alcune cautele sul fondo di compensazione a favore dei Paesi pi\u00f9 colpiti dalla Brexit, che dovrebbe essere finanziato attraverso il fondo dedicato alle catastrofi naturali.<\/p>\n<p><strong>Turchia, bilancio pluriannuale e clima<\/strong><br \/>\nI leader europei affronteranno poi il tema <strong>Turchia<\/strong>, inizialmente calendarizzato per discutere la questione migratoria e il caso delle <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/02\/cipro-ambizioni-marittime-levante\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>trivellazioni a largo di Cipro<\/strong><\/a>, e ora completamente monopolizzato dalla discussione sull\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/10\/siria-turchia-usa-trump-curdi\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>intervento militare unilaterale turco nel nord della Siria<\/strong><\/a>. La reazione dell&#8217;Ue finora \u00e8 stata timida. Gli europei hanno trovato l\u2019unanimit\u00e0 sulla condanna formale dell\u2019azione militare turca al Consiglio Affari esteri del 14 ottobre e valuteranno l\u2019imposizione di sanzioni. Nel frattempo, alcuni Stati membri, inclusa l\u2019Italia, hanno deciso di imporre l\u2019embargo immediato sulla fornitura di armi alla Turchia.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 poi il tema del <strong>bilancio pluriennale 2021-2027<\/strong> dell\u2019Unione, che sar\u00e0 discusso sulla base del documento della Presidenza finlandese. Ci si aspetta conclusioni di tipo procedurale in vista del Consiglio europeo di dicembre, dove probabilmente non si raggiunger\u00e0 l\u2019accordo, per il quale si punta all\u2019orizzonte di marzo 2020, sotto presidenza croata. Sul tappeto restano questioni fondamentali come il tema della condizionalit\u00e0, il bilanciamento delle priorit\u00e0 politiche vecchie e nuove e l\u2019ammontare totale del bilancio Ue. L\u2019Italia sostiene l\u2019introduzione di elementi di condizionalit\u00e0 \u2013 anche se quella legata al rispetto dello stato di diritto potrebbe rivelarsi scivolosa perch\u00e9 basata sugli indici di corruzione. Roma sostiene anche la destinazione di risorse a nuove priorit\u00e0 politiche come migrazione e sicurezza delle frontiere, a patto che non incida troppo su fondi di coesione e agricoltura. Il governo appoggia infine una dimensione del bilancio (rispetto al reddito nazionale lordo) in linea con l\u2019obiettivo della Commissione dell\u20191,13%. Resta poi il tema delle <strong>risorse proprie<\/strong>, rispetto al quale l\u2019Italia appoggerebbe l\u2019introduzione di un prelievo sull\u2019IVA, se unito ad altre misure.<\/p>\n<p>Sul clima non sono previsti colpi di scena. Non si parler\u00e0 di <em>Just Transition Fund<\/em> e di nuovi impegni europei, ma ci si limiter\u00e0 a discutere degli aspetti internazionali dei cambiamenti climatici, in seguito al vertice Onu sull&#8217;azione per il clima e in vista della conferenza sul clima in programma a Santiago del Cile a dicembre. Il governo italiano intanto ha inaugurato il <em>Green New Deal<\/em> con il via libera del Consiglio dei ministri al <strong>decreto legge clima<\/strong>, anche se le misure pi\u00f9 incisive e sensibili, cio\u00e8 i tagli ai sussidi dannosi per l&#8217;ambiente, sono state rinviate alla legge di bilancio.<\/p>\n<p><strong>Il nodo allargamento ai Balcani<\/strong><br \/>\nInfine, il Vertice dovr\u00e0 valutare la spinosa questione dell\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/10\/balcani-occidentali-russia-cina-ue\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>apertura dei negoziati per l\u2019adesione a Macedonia del Nord e Albania<\/strong><\/a>, gi\u00e0 rimandata dapprima al giugno 2018 e poi al giugno scorso. Nelle ultime settimane, c\u2019era stata una mobilitazione significativa delle principali cariche dell\u2019Unione a favore dell\u2019apertura raccomandata dalla Commissione europea sulla base dei progressi compiuti dai due Paesi, segnata dalla visita di Tusk a Tirana e a Skopje e da una dichiarazione congiunta di Tusk, Juncker, von der Leyen e Sassoli. Ma al Consiglio Affari generali del 15 ottobre la Francia ha bloccato la decisione pretendendo prima una riforma del processo di allargamento, nonostante la posizione di Germania e Italia, cos\u00ec come quella della maggioranza dei Paesi membri, sia favorevole a un passo avanti verso entrambi i candidati.<\/p>\n<p>I capi di Stato e di governo si preparano dunque a un vertice dall\u2019agenda fitta e impegnativa, tra dossier preparatori (bilancio pluriennale e clima), dossier pi\u00f9 volte rinviati (apertura dei negoziati a Macedonia del Nord e Albania) e dossier non rinviabili (prossimo ciclo istituzionale, Turchia e Brexit). Soprattutto su questi ultimi si giocher\u00e0 la credibilit\u00e0 della nuova Unione che ci traghetter\u00e0 verso il 2024. Per il governo giallo-rosso, si tratta senz\u2019altro di un battesimo del fuoco.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em>Le opinioni espresse dall\u2019autore sono strettamente personali e non riflettono necessariamente quelle dello IAI, che non prende posizioni istituzionali, o del Ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale.<\/em><\/p>\n<p><em>Foto di copertina \u00a9 Riccardo Pareggiani\/Xinhua via ZUMA Wire<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gli ultimi mesi sono stati determinanti e per molti aspetti sorprendenti per la posizione dell\u2019Italia a Bruxelles. L\u2019onda lunga della crisi di governo agostana ha determinato uno stravolgimento della configurazione della squadra italiana nelle nuove istituzioni. 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