{"id":75967,"date":"2019-10-17T06:34:07","date_gmt":"2019-10-17T04:34:07","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=75967"},"modified":"2019-10-20T15:10:59","modified_gmt":"2019-10-20T13:10:59","slug":"ecuador-paquetazo-sconfitto-piazza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/10\/ecuador-paquetazo-sconfitto-piazza\/","title":{"rendered":"Ecuador: il paquetazo della discordia sconfitto dalla piazza"},"content":{"rendered":"<p>Il recente annuncio del presidente <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/12\/ecuador-metamorfosi-regione-volto\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Len\u00edn Moreno<\/strong><\/a> riguardo <strong>un piano di riforma economica improntata all\u2019austerit\u00e0<\/strong> ha avuto come conseguenza <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/10\/ecuador-volto-guerriglia-urbana-quito-reportage\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">dure proteste<\/a> che hanno interessato le maggiori citt\u00e0 dell\u2019<strong>Ecuador<\/strong>. I manifestanti, dopo almeno dieci giorni di scontri con le forze dell\u2019ordine e capeggiati dai leader indigeni, sono infine riusciti ad ottenere un negoziato con il governo, che ha ceduto e si \u00e8 trovato obbligato a sostituire il decreto di riforma.<\/p>\n<p>Il piano di riforme strutturali annunciate da Moreno il 2 ottobre ha generato violente manifestazioni su tutto il territorio nazionale. Il <strong><em>paquetazo<\/em><\/strong> \u2013 come \u00e8 stato ribattezzato dai manifestanti \u2013 si compone di una serie di misure economiche volute dal Fondo monetario internazionale (Fmi) in cambio di un credito di 4,2 miliardi e prevede, tra le altre cose, la soppressione del <strong>sussidio statale sui combustibili<\/strong>. Si tratta di un sussidio in vigore dagli anni Settanta che aveva tradizionalmente permesso di mantenere i prezzi del carburante relativamente bassi. La sua abolizione, che aveva creato frustrazione inizialmente solo intorno agli interessi dei lavoratori dei trasporti (camionisti, tassisti e autisti di autobus e trattori), ha infine generato un malcontento generale diffuso tra l\u2019intera popolazione.<\/p>\n<p><strong>Un asse dagli autotrasportatori agli indigeni<\/strong><br \/>\nIl 3 ottobre, la Fenacotip (Federazione nazionale delle cooperative del trasporto pubblico) ha avviato uno sciopero nazionale e varie azioni di protesta che, sostenute da organizzazioni civiche e studentesche, dai movimenti sociali e dai gruppi che rappresentano la popolazione indigena, sono presto sfociate in violenti scontri nella capitale <strong>Quito<\/strong> e a Guayaquil, centro economico dell\u2019Ecuador. A seguito degli scontri, Moreno ha dichiarato lo stato di emergenza nazionale per una durata di 60 giorni, poi ridotti a 30 tramite convalida della Corte costituzionale.<\/p>\n<p>Le proteste, che hanno preso di mira i palazzi di governo e che hanno visto come risposta una durissima repressione delle forze dell\u2019ordine ecuadoriane, hanno provocato centinaia di arresti e di feriti. Ad oggi sette persone risultano morte durante gli scontri; secondo i manifestanti sarebbero almeno dieci.<\/p>\n<p>A seguito dell\u2019annuncio di numerose sigle sindacali, delle realt\u00e0 dell\u2019associazionismo militante, dei collettivi studenteschi e dei gruppi indigeni di uno sciopero generale per il 9 ottobre, la sede governativa \u00e8 stata preventivamente spostata da Quito a Guayaquil. Dello stesso giorno \u00e8 l\u2019annuncio, da parte del ministero dell\u2019Energia, della sospensione delle operazioni in tre giacimenti petroliferi nel nordest del Paese, i cui campi sono stati occupati da gruppi di attivisti provocando una perdita di almeno dieci milioni di dollari.<\/p>\n<p>L\u20198 ottobre un gruppo di manifestanti \u00e8 riuscito a divellere le barriere protettive e ad accedere all\u2019interno del palazzo dell\u2019Assemblea Nazionale a Quito, poco dopo sgomberato dalla polizia. Per tutta risposta, Moreno ha dichiarato un coprifuoco nelle aree che circondano gli edifici governativi ed altri siti sensibili, compresi aeroporti e raffinerie, in vigore tra le 20:00 e le 05:00.<\/p>\n<p>Alle proteste iniziali, portate avanti dai soli autotrasportatori, si sono presto aggiunte le rivendicazioni delle fasce sociali pi\u00f9 svantaggiate della popolazione, delle associazioni studentesche e soprattutto della comunit\u00e0 indigena, il che ha posto Moreno in una situazione piuttosto scomoda. I \u00a0gruppi indigeni \u2013 in particolare la Conaie, l\u2019influente confederazione delle comunit\u00e0 indigene ecuadoriane \u2013 furono i principali responsabili delle dimissioni dei presidenti Jamil Mahuad nel 2000 e di Lucio Gutierrez nel 2005.<\/p>\n<p><strong>Moreno manda il soffitta il socialismo del XXI secolo<\/strong><br \/>\nMoreno, in netto calo di consensi, si \u00e8 imposto di misura nel voto presidenziale del 2017 tra le file del partito di governo <em>Alianza Pa\u00eds<\/em>. Una volta in carica, si \u00e8 progressivamente allontanato dalle politiche portate avanti dal suo precedessore Rafel Correa, di cui \u00e8 stato vice dal 2013 al 2017 e dal quale fu sponsorizzato come continuatore della <em>Revoluci\u00f3n Ciudadana<\/em>, progetto politico per un \u201csocialismo del XXI secolo\u201d. Lungi dal salvaguardare l\u2019alleanza bolivariana e dal proseguire politiche che puntavano su massicci investimenti nel settore pubblico, Moreno ha tuttavia rotto con <strong>Venezuela<\/strong> e <strong>Bolivia<\/strong>, rimosso dagli incarichi la maggioranza dei <em>correistas<\/em> e nominato l\u2019affarista Richard Mart\u00ednez come ministro dell\u2019Economia. Segnalando cos\u00ec l\u2019intenzione di ridisegnare le politiche macroeconomiche del suo predecessore e perseguendo la stessa tramite misure tese alla considerevole limitazione della spesa pubblica.<\/p>\n<p>I manifestanti, dopo pi\u00f9 di dieci giorni di scontri con le forze dell\u2019ordine nei territori di tutto il Paese e capeggiati dai leader indigeni, sono riusciti ad ottenere un negoziato con il governo, che ha ceduto e si \u00e8 trovato obbligato a sostituire il decreto di riforma. Con l\u2019intermediazione di Chiesa e Onu, il tavolo di dialogo tra governo e movimenti ha sancito l\u2019immediato ritiro del piano di riforme economiche e la creazione di una nuova commissione mista che avr\u00e0 il compito di redigere un nuovo decreto attuativo che tenga in conto le rivendicazioni dei manifestanti.<\/p>\n<p><strong>Quito in un\u2019America Latina che cambia volto<\/strong><br \/>\nFondamentale \u00e8 inserire le proteste in Ecuador nel quadro politico regionale. Area dagli equilibri politici in assestamento, l\u2019<strong>America Latina <\/strong>ha recentemente assistito a una netta virata a destra aggravata con l\u2019elezione di Mauricio Macri in <strong>Argentina<\/strong> (in difficolt\u00e0 in vista dell\u2019appuntamento con le urne il prossimo 27 ottobre) e quella di Jair Bolsonaro in <strong>Brasile<\/strong>. La significativa vittoria di Andr\u00e9s Manuel L\u00f3pez Obrador in <strong>Messico<\/strong> dell\u2019anno scorso e la netta affermazione del kirchnerismo alle primarie presidenziali argentine di questo agosto \u2013 tradizionale anticamera del voto vero e proprio \u2013 hanno tuttavia dato una nuova spinta propulsiva al progressismo latino-americano, che anche in Ecuador dimostra un deciso rifiuto del ritorno alle ricette del Fondo monetario internazionale.<\/p>\n<p>Le elezioni di Argentina, <strong>Uruguay<\/strong> e Bolivia di questo mese saranno decisive in tal senso e potrebbero segnare l\u2019inizio di una nuova <em>marea rosa<\/em> nel subcontinente.<\/p>\n<p><em>Foto di copertina \u00a9 Juan Diego Montenegro\/DPA via ZUMA Press<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il recente annuncio del presidente Len\u00edn Moreno riguardo un piano di riforma economica improntata all\u2019austerit\u00e0 ha avuto come conseguenza dure proteste che hanno interessato le maggiori citt\u00e0 dell\u2019Ecuador. 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