{"id":7600,"date":"2008-03-10T00:00:00","date_gmt":"2008-03-09T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/cinque-anni-di-missioni-pesd-bilanci-e-prospettive\/"},"modified":"2017-11-03T15:40:55","modified_gmt":"2017-11-03T14:40:55","slug":"cinque-anni-di-missioni-pesd-bilanci-e-prospettive","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2008\/03\/cinque-anni-di-missioni-pesd-bilanci-e-prospettive\/","title":{"rendered":"Cinque anni di missioni Pesd: bilanci e prospettive"},"content":{"rendered":"<p>La missione di polizia e istituzione dello stato di diritto (Eulex) avviata il 16 febbraio 2008 dall\u2019Ue in Kosovo rappresenta la pi\u00f9 ampia missione civile finora condotta nell\u2019ambito della Politica europea di sicurezza e difesa (Pesd). Ancora una volta, l\u2019Ue dovr\u00e0 dimostrare unit\u00e0 d\u2019intenti e massima efficacia per assicurare stabilit\u00e0 e sicurezza nella tormentata regione balcanica . I Balcani, del resto, costituiscono da sempre l\u2019area privilegiata di intervento dell\u2019Ue, per evidenti ragioni di vicinanza geografica, di interesse strategico, di diffusa e costante instabilit\u00e0, e ancora oggi costituiscono il punto focale dell\u2019azione della Pesd. <\/p>\n<p>Molto \u00e8 cambiato, tuttavia, da quando la Pesd \u00e8 diventata ufficialmente operativa con il dispiegamento della missione Eupm in Bosnia-Erzegovina nel gennaio 2003. Da allora, ben 19 missioni Pesd \u2013 14 civili, 4 militari e un\u2019azione di supporto civile-militare \u2013 sono state dispiegate in Europa, Africa, Medio Oriente ed Asia. Oltre ad Eulex Kosovo, altre due nuove missioni sono state lanciate all\u2019inizio del 2008: una in Ciad e l\u2019altra in Guinea Bissau.<\/p>\n<p><b>Teatri d\u2019azione e nuovi compiti<\/b><br \/>Il dinamismo dell\u2019Ue in ambito Pesd va collegato a diversi fattori. Da un lato alle crescenti richieste di intervento provenienti dalla comunit\u00e0 internazionale e dagli attori coinvolti nelle crisi, conseguenza dell\u2019aumento della credibilit\u00e0 politica e dell\u2019imparzialit\u00e0 attribuite alle istituzioni europee. Dall\u2019altro all\u2019aumento delle risorse finanziarie e operative destinate dall\u2019Ue alla promozione della sicurezza e della stabilit\u00e0 al di fuori dei propri confini, nonch\u00e9 alla gamma di strumenti per la prevenzione e gestione dei conflitti di cui l\u2019Ue dispone e che le garantiscono un vantaggio comparato rispetto alle altre organizzazioni internazionali. Tale dinamismo non si \u00e8 arrestato nemmeno nel periodo di stallo seguito alla mancata ratifica del Trattato costituzionale europeo da parte di Francia e Olanda  nel 2005. <\/p>\n<p>Tra le principali direttrici di sviluppo delle operazioni condotte in ambito Pesd va innanzi tutto registrato un ampliamento del teatro d\u2019azione. Nell\u2019area dei Balcani, il mandato di Eupm in Bosnia-Erzegovina \u00e8 stato esteso a partire dal 2006 per comprendere anche la lotta al crimine organizzato e dal dicembre 2004 \u00e8 attiva Eufor Althea, una missione militare di stabilizzazione condotta dall\u2019Ue facendo ricorso alle capacit\u00e0 ed alle strutture di comando della Nato nell\u2019ambito degli accordi Berlin Plus. <\/p>\n<p>In Macedonia, dopo l\u2019operazione militare Concordia condotta nel 2003 e la missione civile di polizia Eupol Proxima conclusa nel 2005, \u00e8 stata dispiegata la nuova missione civile Eupat, destinata alla riforma del settore di polizia attraverso attivit\u00e0 di formazione e monitoraggio. <\/p>\n<p>Altre zone di intervento hanno assunto un\u2019importanza crescente, dal Medio Oriente (Eubam per il monitoraggio del valico di Rafah tra Egitto e Striscia di Gaza, Eupol Copps per la riforma della polizia palestinese, Eujust Lex per la riforma del settore della giustizia in Iraq) all\u2019Africa (in particolare in Congo e in Sudan\/Darfur) all\u2019Asia centrale (Eupol Afghanistan) e orientale (Amm Aceh). Questo ha contribuito a rafforzare l\u2019immagine dell\u2019Ue come attore di sicurezza globale, ma la mancanza di una chiara strategia d\u2019intervento e di priorit\u00e0 ben definite ha inciso negativamente sulla coerenza e l\u2019efficacia delle azioni condotte. <\/p>\n<p>Si \u00e8 ampliata anche la variet\u00e0 dei compiti assunti dall\u2019Ue, soprattutto in ambito civile: attualmente l\u2019Ue \u00e8 impegnata non soltanto nei settori originariamente identificati al Consiglio Europeo di Feira del 2000 (in particolare polizia e stato di diritto), ma anche nel controllo delle frontiere, nella lotta al crimine organizzato, nella riforma del settore della sicurezza, nei programmi di disarmo, smobilitazione e reintegrazione nella societ\u00e0 civile di ex combattenti. Restano dubbi sulla capacit\u00e0 dell\u2019Ue di condurre operazioni militari autonome e di entit\u00e0 numerica rilevante in situazioni di conflitto aperto: fino ad oggi, le operazioni militari condotte dall\u2019Ue hanno fatto ricorso alle capacit\u00e0 Nato (Eufor Althea) oppure si sono caratterizzate per dimensioni e compiti ristretti (Artemis).<\/p>\n<p><b>Missioni integrate<\/b><br \/>Un crescente coordinamento tra componenti e compiti di natura civile e militare si \u00e8 sviluppato a livello istituzionale, con la creazione della Cellula civile-militare per la pianificazione e conduzione di missioni integrate, e a livello operativo, come testimoniano la missione civile di smilitarizzazione in Aceh, condotta prevalentemente da personale militare, oppure le azioni di supporto civile-militare condotte in Sudan\/Darfur e Somalia. Nondimeno, la pianificazione integrata trova ancora ostacoli rilevanti, in parte collegati alla difficolt\u00e0 di ricondurre entrambe le componenti sotto un\u2019unica catena di comando per la gestione delle missioni, in parte a causa dei meccanismi di finanziamento previsti dall\u2019Ue. Tali meccanismi seguono infatti logiche differenti per le spese militari \u2013 che devono essere coperte dai singoli stati membri che partecipano con proprio personale \u2013 e per quelle civili \u2013 che invece rientrano nel bilancio comunitario Pesc insieme agli altri costi comuni delle missioni. <\/p>\n<p>Anche le attivit\u00e0 che tradizionalmente restavano divise tra primo pilastro \u2013 di competenza prevalente della Commissione europea \u2013 e secondo pilastro \u2013  riconducibili al Consiglio dell\u2019Ue e alle logiche intergovernative di negoziazione tra gli Stati membri \u2013 sono state caratterizzate da una parziale integrazione: personale della Commissione europea \u00e8 presente nella Cellula civile-militare, e un sempre pi\u00f9 frequente avvicendamento si sta realizzando sul terreno tra compiti affidati alle due istituzioni, come testimoniato dalla missione Eupat in Bosnia Erzegovina, designata esplicitamente per assicurare la transizione alla Commissione europea dei compiti precedentemente svolti in ambito Pesd. Eppure, il coordinamento interno incontra ostacoli significativi nei diversi metodi di lavoro del personale delle due istituzioni e ancora risente di un certo grado di competizione interistituzionale. <\/p>\n<p>A ci\u00f2 si aggiungono i considerevoli problemi di coordinamento esterno con gli altri attori internazionali, regionali e locali impegnati nelle stesse aree di crisi: caso emblematico \u00e8 quello dell\u2019Afghanistan, dove la mancanza di un quadro di coordinamento tra la missione Nato Isaf e quella eupol sta incidendo negativamente sulla visione strategica per la stabilizzazione del paese.<\/p>\n<p>Se si considerano gli sviluppi in ambito Pesd in termini di capacit\u00e0 operative, emerge un\u2019attenzione prevalente agli aspetti quantitativi \u2013 tesi ad assicurare un congruo numero di personale sul terreno \u2013 piuttosto che qualitativi. Attraverso gli obiettivi primari individuati nel corso degli anni (i due Headline Goals militari 2003 e 2010 e i due Headline Goals civili 2008 e 2010) si \u00e8 cercato di elaborare scenari di intervento possibili e di individuare le capacit\u00e0 necessarie per fronteggiarli. Tuttavia, ancora scarse risorse sono dedicate allo sviluppo in termini di interoperabilit\u00e0 \u2013 tra il personale dispiegato dai diversi Stati membri in coalizioni multilaterali \u2013 e sostenibilit\u00e0 \u2013 al di l\u00e0 della prima fase di intervento e fino alla normalizzazione della situazione sul terreno \u2013 delle forze Ue. <\/p>\n<p>Mancano anche gli strumenti adeguati per elaborare <i>exit strategy<\/i> convincenti ed assicurare un avvicendamento efficace tra interventi tesi al ristabilimento della sicurezza ed attivit\u00e0 di stabilizzazione e sviluppo di pi\u00f9 lungo periodo. Infine, forti carenze possono essere rilevate nei meccanismi di formazione del personale, che non garantiscono l\u2019omogeneizzazione degli standard di competenze e non assicurano la professionalizzazione del personale civile.<\/p>\n<p><b>Un 2008 decisivo<\/b><br \/>Il 2008 sar\u00e0 un anno decisivo per lo sviluppo della Pesd, foriero di innovazioni strategiche ed istituzionali significative, ma anche di sfide operative rilevanti. Con la ratifica del nuovo Trattato di Lisbona, un Alto Rappresentante dell&#8217;Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza comune riunir\u00e0 le attuali funzioni di alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune (Pesc) e quelle di vicepresidente della Commissione e sar\u00e0 assistito da un servizio europeo per l\u2019azione esterna (composto da funzionari del Consiglio, della Commissione e dei servizi diplomatici degli Stati membri). Inoltre, forme di cooperazione strutturata permanente sono previste per gli Stati membri che vogliano procedere pi\u00f9 intensamente nel settore della difesa e che dispongano delle necessarie capacit\u00e0. <\/p>\n<p>Nuove prospettive nel settore della sicurezza si aprono poi con la revisione della Strategia europea di sicurezza adottata nel dicembre 2003: il dibattito in corso punta a valutare l&#8217;attuazione della strategia e di proporre elementi per migliorarla ed eventualmente integrarla entro la fine dell\u2019anno in corso.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La missione di polizia e istituzione dello stato di diritto (Eulex) avviata il 16 febbraio 2008 dall\u2019Ue in Kosovo rappresenta la pi\u00f9 ampia missione civile finora condotta nell\u2019ambito della Politica europea di sicurezza e difesa (Pesd). 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