{"id":76025,"date":"2019-10-21T23:43:53","date_gmt":"2019-10-21T21:43:53","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=76025"},"modified":"2019-10-23T11:08:15","modified_gmt":"2019-10-23T09:08:15","slug":"spagna-catalogna-sentenza-societa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/10\/spagna-catalogna-sentenza-societa\/","title":{"rendered":"Spagna: Catalogna, una sentenza che scuote la societ\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>La <strong>sentenza<\/strong> del processo alla leadership indipendentista, resa nota luned\u00ec 14 ottobre, che condanna per sedizione i nove imputati e imputate, gi\u00e0 in regime di carcerazione preventiva da molti mesi, a pene comprese tra i 9 e i 13 anni di prigione, ha aperto un ciclo di proteste in <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/10\/catalogna-diritto-internazionale\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Catalogna<\/strong><\/a> destinato a durare nel tempo. Il Tribunal Supremo ha escluso il reato di ribellione, considerando che non si fosse la violenza necessaria, per dimensione e intensit\u00e0, a sovvertire l\u2019ordine costituzionale. La severit\u00e0, per\u00f2, delle pene comminate a rappresentanti delle istituzioni e dell\u2019associazionismo, per avere celebrato il referendum sull\u2019indipendenza del 1 ottobre 2017, e l\u2019individuazione del reato di sedizione hanno mobilitato non solo l\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/04\/spagna-catalogna-bosch-dialogo\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>indipendentismo<\/strong><\/a> ma una parte pi\u00f9 ampia della societ\u00e0 catalana. Preoccupata che un reato contro l\u2019ordine pubblico, com\u2019\u00e8 quello di sedizione, che il Codice Penale identifica nella \u201csollevazione pubblica e tumultuaria\u201d, possa d\u2019ora innanzi mettere in questione per tutti l\u2019esercizio dei dirittti fondamentali di espressione, di protesta e di manifestazione.<\/p>\n<p><strong>Mobilitazione permanente<\/strong><br \/>\nDa una settimana, dunque, la mobilitazione contro la sentenza \u00e8 permanente in Catalogna, rispondendo agli appelli dell\u2019indipendentismo pi\u00f9 tradizionale \u2013 Assemblea Nacional Catalana e \u00d2mnium Cultural \u2013, di quello pi\u00f9 recente come i Comit\u00e8s de Defensa de la Rep\u00fablica, dei sindacati, degli studenti, dell\u2019associazionismo democratico, delle istituzioni catalane. E di piattaforme di cittadini nate per l\u2019occasione e cresciute sui social, come <a href=\"https:\/\/tsunamidemocratic.github.io\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>Tsunami Democr\u00e0tic<\/em><\/a>, anonima nei suoi organizzatori e senza portavoce, seguita ormai da 300.000 utenti su Telegram e contro cui l\u2019Audiencia Nacional ha aperto indagini per terrorismo.<\/p>\n<p>Nei giorni scorsi questa piattaforma ha proposto con successo mobilitazioni, come quella dell\u2019occupazione temporanea dell\u2019aeroporto di Barcellona, che s\u2019inquadrano nella pratica di azioni dirette nonviolente e che sono state paragonate all&#8217;iniziativa &#8216;liquida&#8217; del movimento di Hong Kong. Pratiche difficili da contenere per rapidit\u00e0 e sorpresa, tanto che il ministro dell&#8217;Interno spagnolo Fernando Grande-Marlaska ha assicurato che i servizi segreti riusciranno a venirne a capo, individuando \u201cchi ci sta dietro\u201d.<\/p>\n<p><strong>La comparsa della violenza<\/strong><br \/>\nMa quello che ha pi\u00f9 occupato l\u2019attenzione dei media nazionali e internazionali, ultimamente, \u00e8 stata l\u2019improvvisa comparsa della violenza. Che spunta sempre in tutti i Paesi quando si danno grandi movimenti di massa e che non rappresenta una novit\u00e0 nella storia recente di Barcellona, basti pensare agli anni della crisi tra il 2011 e il 2012. Ma che stupisce, se collegata in qualche modo al movimento indipendentista, che ha mostrato sempre negli anni, e continua a farlo in questi giorni, un\u2019attitudine pacifica e nonviolenta. E se si manifesta con l\u2019intensit\u00e0 e la continuit\u00e0 viste negli incidenti notturni della scorsa settimana, a Barcellona e nelle altre citt\u00e0 catalane.<\/p>\n<p>Il bilancio \u00e8 di quasi 600 feriti, di cui due molto gravi, un agente della Polic\u00eda Nacional e una minorenne; quattro con lesioni al globo oculare, uno al testicolo. E il fermo di 200 manifestanti, di cui 100 a disposizione del giudice e 28, incensurati, in prigione senza cauzione per disordini pubblici. Incidenti che hanno visto un intervento delle forze dell\u2019ordine spesso sproporzionato, con l\u2019uso di pallottole di gomma, proibite in Catalogna, lacrimogeni e cariche violente sui manifestanti.<\/p>\n<p>E, dall\u2019altra parte, l\u2019azione vandalica di 1000, 2000 giovani, successiva agli appuntamenti di massa, dando fuoco ai cassonetti, alzando barricate col mobilio dell\u2019arredo urbano, divellendo marciapiedi per ricavarne oggetti da tirare alla polizia. Un gruppo di giovani eterogeneo, tutti locali, sicuramente con alcuni infiltrati e con frange dell\u2019estremismo anti-sistema gi\u00e0 note. Per la gran parte, per\u00f2, fatto da ragazzi senza prospettiva personale n\u00e9 politica, magari senza lavoro, magari figli del referendum dell\u20191 ottobre che non credono pi\u00f9 nella via pacifica, ragioni in cui si mischiano condizioni sociali, frustrazione e mancanza di rappresentanza politica. E\u2019 come se la sentenza avesse stappato tutto il malessere sociale e politico. Anche per questo la protesta si va estendendo ad altre citt\u00e0 della Spagna. E perci\u00f2 il problema non si risolve trattandolo come una questione di ordine pubblico.<\/p>\n<p><strong>La necessit\u00e0 di uno scatto della politica<\/strong><br \/>\nCi vorrebbe uno scatto della politica, che in questo momento non sembra alle viste, n\u00e9 in Catalogna n\u00e9 in Spagna. Complice anche la celebrazione di nuove elezioni il prossimo 10 novembre, che sposta a destra tutto il quadro politico, con il Pp e Ciudadanos a chiedere un nuovo commissariamento delle istituzioni catalane e i socialisti tesi a evitare una foto congiunta tra Generalitat e governo spagnolo.<\/p>\n<p>La sentenza \u2013 che i socialisti considerano giusta e proporzionata \u2013 allontana il dialogo comunque e sar\u00e0 difficile riprenderlo con i leader indipendentisti in carcere. I sondaggi per il momento non sembrano premiare la scelta di Pedro S\u00e1nchez di un ritorno alle urne; anzi, la crescita del Pp che si prevede rischia di rappresentare un viatico per un rilancio del bipartitismo.<\/p>\n<p>La politica catalana, dal canto suo, mostra una divisione all&#8217;interno dell\u2019indipendentismo sulle strategie da seguire, dopo la sentenza, oltre alla richiesta della libert\u00e0 per i leader in carcere, sempre pi\u00f9 patente e che potrebbe portare a un anticipo di elezioni in Catalogna. Il conflitto catalano, con la soluzione che si \u00e8 cercato di dargli attraverso i tribunali, ha aperto una crisi verticale nello Stato spagnolo tra le pi\u00f9 gravi negli ultimi decenni. Con esiti, ad oggi, imprevedibili.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La sentenza del processo alla leadership indipendentista, resa nota luned\u00ec 14 ottobre, che condanna per sedizione i nove imputati e imputate, gi\u00e0 in regime di carcerazione preventiva da molti mesi, a pene comprese tra i 9 e i 13 anni di prigione, ha aperto un ciclo di proteste in Catalogna destinato a durare nel tempo. 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