{"id":76031,"date":"2019-10-22T10:34:20","date_gmt":"2019-10-22T08:34:20","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=76031"},"modified":"2019-10-25T06:10:18","modified_gmt":"2019-10-25T04:10:18","slug":"svizzera-onda-verde-ferma-avanzata-populista","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/10\/svizzera-onda-verde-ferma-avanzata-populista\/","title":{"rendered":"Svizzera: l\u2019onda verde ferma l\u2019avanzata populista"},"content":{"rendered":"<p>Stabilit\u00e0 e sviluppo, un Pil pro capite pi\u00f9 che doppio rispetto a quello italiano, finanze pubbliche solide e una costante, marcata crescita che contribuisce a tenere il tasso di disoccupazione ben al di sotto della media europea. Anche in un contesto di rallentamento dell\u2019economia globale e di arretramento di quella del Vecchio continente, i fondamentali della Confederazione elvetica sono talmente rassicuranti da richiamare raramente l\u2019attenzione degli osservatori internazionali per quella che viene talvolta definita \u201cla democrazia pi\u00f9 noiosa del mondo\u201d.<\/p>\n<p>A mobilitare la cittadinanza sono state recentemente le manifestazioni per il <strong>clima<\/strong>, particolarmente seguite in <strong>Svizzera<\/strong>, e lo sciopero nazionale delle donne che il 19 giugno ha fatto scendere in piazza mezzo milione di persone su una popolazione complessiva di 8,5. La partecipazione elettorale alle <strong>elezioni federali<\/strong>, invece, non supera mai il 50% e all\u2019appuntamento di <strong>domenica 20 ottobre<\/strong> per il rinnovo del Consiglio nazionale e della prima parte del Consiglio degli Stati, si \u00e8 fermata addirittura al 45,1%, con una sensibile inflessione del 3% rispetto alla tornata precedente.<\/p>\n<p>Ciononostante, molti commentatori elvetici vedono nel responso delle urne un risultato storico, a partire dalla significativa crescita del numero di donne elette (+20 deputate) che rappresentano ora il 42% del Consiglio nazionale, mentre i giovani sotto i 40 anni superano di poco il 20%.<\/p>\n<p><strong>Trionfo ecologista, stop della destra<\/strong><br \/>\nLa Svizzera conta da pi\u00f9 di un decennio non uno, ma ben <strong>due partiti ecologisti<\/strong>: uno marcatamente di sinistra e l\u2019altro d\u2019ispirazione liberale. Raddoppiando quasi il numero dei consensi, i primi hanno raggiunto il 13,2% guadagnando 17 seggi dei 200 della Camera bassa. I <strong>Verdi<\/strong> hanno superato cos\u00ec i democristiani, che hanno perso 2 seggi, sfiorando il risultato del Partito liberale-radicale e avvicinandosi a quello del Partito socialista (entrambi in calo di 4 eletti ciascuno). A questo trionfo si aggiunge poi il raddoppio dei <strong>Verdi Liberali<\/strong> che con il 7,8% si sono imposti come nuova formazione centrista risolutamente ecologista ed europeista. La democrazia svizzera conferma cos\u00ec il trend europeo registrato alle elezioni del Parlamento europeo, almeno a nord delle Alpi, con una decisa affermazione dei temi ecologisti e dei partiti che fanno della sostenibilit\u00e0 un valore prioritario da difendere per il futuro del pianeta.<\/p>\n<p>Ironia della sorte, l\u2019altro punto che accomuna i risultati delle recenti elezioni europee con quelle federali elvetiche \u00e8 il risultato tutto sommato deludente per la destra nazional-conservatrice. In Svizzera \u00e8 rappresentata dall\u2019Udc che, pur confermandosi ampiamente come primo partito con il 25% dei consensi, perde ben 12 seggi parlamentari. L\u2019ossessione anti-Unione europea e anti-immigranti, accompagnata da una nuova retorica anti-Greta Thunberg, non \u00e8 bastata a mobilitare l&#8217;elettorato. Fra i complici del declino, un ruolo va riconosciuto anche a <em><a href=\"https:\/\/www.theguardian.com\/world\/2019\/apr\/07\/we-had-to-fight-operation-libero-the-swiss-youth-group-taking-on-populism\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Operation Libero<\/a>,<\/em> movimento della societ\u00e0 civile nato cinque anni fa che, che dopo aver contribuito al\u00a0 fallimento di diversi referendum popolari promossi dalla destra nativista, ha risvegliato anche in questa campagna per le elezioni politiche un chiaro rifiuto alla messa in discussione dello stato di diritto e degli impegni internazionali della Svizzera.<\/p>\n<p><strong>La formula magica alla prova del nuovo Parlamento<\/strong><br \/>\nCi\u00f2 che dopo le elezioni pu\u00f2 invece essere messo in discussione, per la seconda volta in sessant\u2019anni, \u00e8 la cosiddetta \u201cformula magica\u201d (<em>Zauberformel<\/em>) che definisce l\u2019equilibrio della rappresentanza partitica nell\u2019esecutivo elvetico (esempio pi\u00f9 unico che raro di <strong>forma di governo direttoriale<\/strong>). Il sistema di ripartizione dei sette membri del Consiglio federale segue dal 1959 lo schema 2:2:2:1. A determinare il primo terremoto fu proprio l\u2019ascesa dei populisti nel 2003, che rivendicarono e ottennero un secondo seggio a scapito dei democristiani, ai quali ne \u00e8 stato destinato da allora soltanto uno. Ora potrebbe essere il momento di una seconda revisione, con i Verdi che potrebbero chiedere una rappresentanza nel governo, aprendo cos\u00ec una grande incognita sulla tenuta della formula stessa: magica fintanto che le elezioni del Consiglio nazionale determinavano una maggioranza chiara e netta, con tre partiti abbastanza forti e una forza minore capaci di rappresentare complessivamente circa l&#8217;80% dell\u2019elettorato; molto meno efficace guardando la composizione del nuovo emiciclo che, dietro a un partito saldamente in testa, presenta almeno quattro forze politiche non troppo distanti l\u2019una dall\u2019altra.<\/p>\n<p>I numeri parlano chiaro. Un governo che non includesse i Verdi rappresenterebbe ora meno del 70% degli elettori elvetici. \u00c8 quanto basta, in quella che\u00a0<a href=\"https:\/\/www.eiu.com\/topic\/democracy-index\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>The Economist Democracy Index<\/em><\/a>\u00a0qualifica come una delle venti \u201cdemocrazie piene\u201d del mondo, per aprire un dibattito serio sull\u2019opportunit\u00e0 di rivedere la formula. Si attende di capire, tuttavia, con quale veemenza lo reclameranno i diretti interessati.<\/p>\n<p>Al momento sembrano timidi, vuoi per mancanza di candidati giudicati sufficientemente autorevoli per un ingresso al Consiglio federale, vuoi per timore di scombussolare il delicato equilibrio politico di cui sono stati parte fino ad ora. Vi \u00e8 in questo processo qualcosa di estremamente significativo per il futuro di tutta l\u2019area ecologista europea, i cui risultati positivi nelle urne comportano la responsabilit\u00e0 di maturare rapidamente le proprie ambizioni per non limitarsi pi\u00f9 a dare battaglia sui valori, ma diventare forza con capacit\u00e0 di sintesi e di governo. La mobilitazione dei cittadini, e soprattutto delle cittadine, per delle problematiche di lungo termine come il clima o le pari opportunit\u00e0 non significa infatti che la Svizzera non abbia problemi concreti da risolvere a breve scadenza: una riforma necessaria del sistema previdenziale e soprattutto le relazioni con l&#8217;Unione europea, due temi che i partiti hanno voluto dimenticare durante la campagna.<\/p>\n<figure id=\"attachment_76033\" aria-describedby=\"caption-attachment-76033\" style=\"width: 300px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-76033\" src=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/euswiss-300x199.jpeg\" alt=\"svizzera - ue\" width=\"300\" height=\"199\" srcset=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/euswiss-300x199.jpeg 300w, https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/euswiss-768x510.jpeg 768w, https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/euswiss-1024x680.jpeg 1024w, https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/euswiss-125x83.jpeg 125w, https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/euswiss.jpeg 1920w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-76033\" class=\"wp-caption-text\">\u00a9 Patrick Pleul\/DPA via ZUMA Press<\/figcaption><\/figure>\n<p><strong>Berna-Bruxelles: cos\u00ec lontane, cos\u00ec vicine<\/strong><br \/>\nUna volta che saranno conclusi i ballottaggi per la Camera Alta e che il Parlamento avr\u00e0 eletto il nuovo governo federale per i prossimi quattro anni, la Svizzera dovr\u00e0 finalmente prendere una decisione riguardo la sua politica europea. Dopo lunghi e intensi negoziati, Bruxelles e le capitali europee attendono ormai da mesi una parola definitiva da parte elvetica sull\u2019<strong>accordo istituzionale<\/strong>. Gi\u00e0 questa estate non sono mancati alcuni segnali di impazienza, a partire dal disconoscimento da parte Ue dell\u2019equivalenza della Borsa svizzera. Tuttavia, appare probabile che l\u2019insediamento del nuovo esecutivo rappresenti un termine davvero non pi\u00f9 rinviabile per capire se la Svizzera \u00e8 in grado di fare sintesi, anche tra le parti sociali e i Cantoni, sull\u2019accordo che dovr\u00e0 regolare l\u2019<strong>accesso reciproco al mercato unico<\/strong>.<\/p>\n<p>Si tratta di una decisione esistenziale per la Svizzera, se \u00e8 vero che il mercato unico vale per ogni cittadino elvetico un aumento di 2.900 euro del proprio reddito. A indicarlo sono le\u00a0<a href=\"https:\/\/www.bertelsmann-stiftung.de\/de\/themen\/aktuelle-meldungen\/2019\/mai\/eu-binnenmarkt-erhoeht-pro-kopf-einkommen-der-deutschen-um-1000-euro-jaehrlich\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">stime di uno studio della Fondazione Bertelsmann<\/a>\u00a0che nella Svizzera individua addirittura il Paese che approfitta maggiormente del mercato dell\u2019Unione. Il che pu\u00f2 apparire paradossale, se si considera che la Confederazione non \u00e8 uno Stato membro Ue. Ma \u00e8 invece del tutto logico, se si osserva che il principale risultato dello studio dimostra che sono le regioni pi\u00f9 vicine al centro dell\u2019Europa a trarre maggiori benefici rispetto a quelle periferiche (i vantaggi per il reddito degli italiani si attesterebbe intorno ai 763 euro pro capite).<\/p>\n<p>La discussione pubblica riguardo l&#8217;accordo istituzionale sar\u00e0 tuttavia particolarmente difficile. La destra nazionalista \u00e8 pronta a scendere in campo per difendere il suo referendum sull&#8217;<strong>abolizione della libera circolazione delle persone<\/strong>, su cui il popolo svizzero voter\u00e0 verosimilmente a maggio. Un &#8220;s\u00ec&#8221; avrebbe come conseguenza di annullare tutti gli accordi economici fra le due parti: in altri termini, <strong>una Brexit alla svizzera<\/strong>. \u00c8 uno scenario improbabile e avversato da quasi tutte le forze politiche, ma che non si pu\u00f2 escludere completamente.<\/p>\n<p>L\u2019arretramento alle elezioni di domenica delle forze pi\u00f9 ostili all\u2019accordo, quali i populisti e in una certa misura anche dell&#8217;ala sindacale dei socialisti, \u00e8 un segnale circa la consapevolezza della societ\u00e0 svizzera della necessit\u00e0 di continuare a svilupparsi come una societ\u00e0 aperta e saldamente connessa all\u2019Unione europea per affrontare le sfide comuni. Allo stato, sarebbe per\u00f2 riduttivo considerare che il rinforzo delle componenti progressiste in Parlamento comporti automaticamente un\u2019accelerazione nell&#8217;introduzione di certe politiche europee controverse, contro le quali si \u00e8 schierata anche parte della sinistra ecologista, in particolare in ambito energetico e agricolo. Ecco che dal formidabile laboratorio politico svizzero si attende una nuova prova di s\u00e9.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Stabilit\u00e0 e sviluppo, un Pil pro capite pi\u00f9 che doppio rispetto a quello italiano, finanze pubbliche solide e una costante, marcata crescita che contribuisce a tenere il tasso di disoccupazione ben al di sotto della media europea. 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