{"id":76048,"date":"2019-10-28T23:03:45","date_gmt":"2019-10-28T22:03:45","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=76048"},"modified":"2019-10-29T23:42:05","modified_gmt":"2019-10-29T22:42:05","slug":"siria-turchia-curdi-foreign-fighters","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/10\/siria-turchia-curdi-foreign-fighters\/","title":{"rendered":"Siria\/Turchia: i curdi e il pericolo latente dei foreign fighters"},"content":{"rendered":"<p>Oltre sette anni fa, Jordi Tejel, acuto storico e attento osservatore delle realt\u00e0 curde, pubblicava un articolo dal titolo emblematico: \u201cSyria\u2019s Kurds: troubled past, uncertain future\u201d. Volgendo lo sguardo alla realt\u00e0 di oggi, le premesse cristallizzate da quella asserzione non sembrano essere mutate grandemente. Una realt\u00e0 paradossale quella attuale, dal momento che, a seguito della Prima Guerra Mondiale, <strong>curdi<\/strong> e turchi si unirono per difendere e difendersi dal pericolo cristiano, con l\u2019intenzione ultima di creare &#8211; come promesso da Mustafa\u00a0<strong><a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Mustafa_Kemal_Atat%C3%BCrk\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Kemal<\/a><\/strong>\u00a0&#8211; uno Stato musulmano dei turchi e dei curdi. L\u2019attuale concentrazione curda nel sud della <strong>Turchia<\/strong> \u00e8 stata favorita dal genocidio pluridecennale perpetrato dall&#8217;allora Impero ottomano il quale, epurando la regione dalla presenza cristiana, ha permesso a molti curdi di stanziarsi sui territori delle comunit\u00e0 eradicate.<\/p>\n<p><strong>I recenti sviluppi<br \/>\n<\/strong>Per ci\u00f2 che concerne gli ultimi sviluppi, a oggi risulta difficile prevedere l&#8217;evoluzione degli eventi nei prossimi mesi. La situazione infatti risulta ancora in fase di assestamento, nonostante ora sembri pi\u00f9 stabile.<\/p>\n<p>Il recente accordo tra <strong>Russia<\/strong> e Turchia, oltre a riaffermare il ruolo decisivo che Mosca ha assunto nella regione,\u00a0 eviter\u00e0, nei limiti del possibile, ulteriori scontri sanguinosi tramite una &#8220;zona cuscinetto&#8221; di 30 km tra il confine turco e quello siriano, nonch\u00e9 pattuglie congiunte russo-turche di controllo del rispetto del cessate il fuoco per i primi 10 km di quest\u2019area.<\/p>\n<p><strong>Problematiche vecchie e nuove<br \/>\n<\/strong>In maniera pi\u00f9 ampia, la recente invasione turca della <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/10\/siria-turchia-usa-trump-curdi\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Siria<\/strong><\/a> spinge nuovamente a interrogarsi sulle problematiche storiche della questione curda &#8211; ma sarebbe meglio dire questioni curde &#8211; e, pi\u00f9 in generale, delle questioni mediorientali. Inoltre, essa solleva anche problematiche pi\u00f9 imminenti, come le migliaia di <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/03\/isis-califfato-foreign-fighters\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong><em>foreign fighters<\/em><\/strong><\/a> di differenti nazionalit\u00e0, anche europee, rinchiusi nelle carceri del proto-stato costruito dai curdi.<\/p>\n<p>Sul primo punto, occorre evidenziare che, quantomeno sino ad oggi, e diversamente dalla battaglia per l\u2019autodeterminazione di altri popoli &#8211; come quello palestinese o saharawi-, la controversia curda non \u00e8 mai riuscita a ottenere piena dignit\u00e0 di questione internazionale.<\/p>\n<p>Infine, l\u2019invasione turca del territorio siriano riporta in auge il tema del significato dei confini e del rispetto delle prerogative della sovranit\u00e0 statuale in una regione in cui, come dimostra il conflitto siriano &#8211; o quelli\u00a0<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/10\/yemen-huthi-riad-teheran\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">yemenita<\/a>\u00a0e libico, oltre che le vicissitudini libanesi, egiziane o irachene -, il concetto, tipicamente europeo, di non-interferenza negli affari interni di altri Stati si stempera in maniera a dir poco effimera.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 per una serie di ragioni, tra cui il fatto che le molteplici relazioni tra i diversi aggregati umani dell\u2019area non siano mediate esclusivamente degli organi statuali e dalla loro politica di potenza, ma contemplino rapporti che esulano da questi ultimi. Sussistono, infatti, legami collettivi di vario genere: di clan, tribali (da intendere non nella loro accezione anacronistica, bens\u00ec <a href=\"https:\/\/blogs.lse.ac.uk\/mec\/2018\/07\/11\/tribe-and-state-in-the-middle-east\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>identitaria<\/strong><\/a>), religiosi o familiari, soggiacenti (o sovrastanti?) le relazioni propriamente statuali, i cui confini, quelli osservabili dalla cartina geografica, ne danno solo una parziale e approssimativa sintesi.<\/p>\n<p><strong>Il rischio dei\u00a0<em>foreign fighters<\/em> nelle carceri<br \/>\n<\/strong>Uno dei pochi politici ad aver intuito con largo anticipo l\u2019attuale andamento delle circostanze \u00e8 il ministro della Giustizia belga Koen Geens.\u00a0Mesi fa, infatti, preconizz\u00f2 un possibile attacco turco ai curdi, qualora il supporto americano fosse venuto meno, mettendo in evidenza, inoltre, le debolezze insite nelle precarie condizioni del sedicente Stato del <strong>Rojava<\/strong>. Affermando che ci\u00f2 avrebbe comportato un rischio per l\u2019area, e anche per l\u2019<strong>Europa<\/strong>, si era poi spinto pi\u00f9 in l\u00e0, caldeggiando un approccio europeo alla questione e optando per una formula assiomatica dalla quale cominciare a risolvere la problematica: \u201c<em>Control is better than total freedom<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Il Pyd, il Partito dell\u2019unione democratica curdo, costola del Pkk e il cui braccio armato Ypg \u00e8 stato impegnato nei combattimenti contro <strong>Daesh<\/strong>, alias <strong>Isis<\/strong>, il sedicente Stato islamico, ha spesso parlato della necessit\u00e0 di costituire un tribunale internazionale per i combattenti non arabi, iracheni o siriani. Quantitativamente, gli ex combattenti di Daesh nelle prigioni &#8211; un eufemismo, dato che alcune sarebbero edifici di fortuna &#8211; delle Forze democratiche siriane si aggirerebbero attorno ai diecimila individui. Tra questi, circa mille sarebbero europei.<\/p>\n<p>Alcune ricerche, condotte in loco dall&#8217;International center for the study of violent extremism (Icsve), hanno evidenziato come la maggior parte di questi siano in realt\u00e0 totalmente disillusi dall&#8217;esperienza con Daesh, esausti dalle battaglie e dalla prigione, e pronti a tornare dalle loro famiglie dopo aver atteso giusta sentenza. Questi studi, che hanno coperto solo una minima parte della popolazione carceraria, racchiudono una verit\u00e0 necessariamente parziale.<\/p>\n<p>\u00c8 difficile in questo momento prevedere come evolver\u00e0 la situazione. Al momento, la minaccia di evasioni di massa da parte dei\u00a0<em>foreign fighters<\/em>\u00a0detenuti sembrerebbe essere parzialmente rientrata, in seguito alla recente visita del vicepresidente americano <strong>Mike Pence<\/strong> in Turchia e alla decisione di decretare un cessate il fuoco di cinque giorni, successivamente prolungato, tra le forze turche e curde, nonch\u00e9 grazie al ritiro dei curdi verso sud per una fascia di 30 km di lunghezza per 480 km di larghezza.<\/p>\n<p><strong>Non solo il pericolo carceri<br \/>\n<\/strong>Potenziali percorsi di <strong>radicalizzazione<\/strong> tuttavia potrebbero consolidarsi non solo nelle carceri controllate dai curdi, le quali, seppur in maniera rudimentale e non omogenea, stanno con coraggio tentando di implementare programmi di reintegrazione degli ex combattenti di Daesh, senza puntare su un approccio punitivo, ma inclusivo.<\/p>\n<p>Lontano dalla cronaca quotidiana, questo problema, infatti, \u00e8 particolarmente sentito, sebbene con diversa gradualit\u00e0, nei vari campi profughi presenti nel nord della Siria, quali quelli di Ein Issa, Mahmudli, Abu Khashab, Areesheh e al-Hol. In quest\u2019ultimo, ad esempio, sono ospitate oltre settantamila persone &#8211; nuclei affiliati a Daesh, alla cui testa si trovano spesso donne -, e nel corso dei recenti mesi, si \u00e8 assistito alla riproduzione di un succedaneo delle attivit\u00e0 di Hisba, cos\u00ec come svolte dai Muhtasib. Si tratta di attivit\u00e0 di controllo, nei vari ambiti della vita quotidiana, del pedissequo rispetto della legge islamica. Questi nuclei all&#8217;interno dei campi, pertanto, rappresenterebbero, bench\u00e9 in maniera dissimulata, un potenziale problema per la sicurezza dell\u2019area.<\/p>\n<p><strong>Il machiavellismo curdo<br \/>\n<\/strong>Le opere di Murray Bookchin, filosofo anarchico e pioniere di un feroce anti-capitalismo ecologico e libertario, oltre che sensibile alle tematiche dell\u2019emancipazione femminile e del decentramento della governance, ispirano da tempo le azioni del Pkk e del Partito dell\u2019unione democratica curdo. \u00c8 evidente che il supporto statunitense &#8211; spesso decisivo &#8211; di cui i curdi siriani hanno beneficiato nella battaglia contro Daesh abbia costretto i leader dello Pyd\/Ypg a un esercizio di realismo non indifferente.<\/p>\n<p>Allo stesso modo, l\u2019<a href=\"https:\/\/foreignpolicy.com\/2019\/10\/13\/kurds-assad-syria-russia-putin-turkey-genocide\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>intesa<\/strong><\/a> che ora sembrerebbe profilarsi tra il vituperato regime di Bashar al-<strong>Assad<\/strong> e i curdi &#8211; un\u2019intesa vecchia di decenni e ribadita di recente dal capo delle Forze democratiche siriane, il curdo Mazloum Abdi &#8211; dovrebbe spingere alcuni osservatori a considerare finalmente la battaglia curda in maniera meno ideologizzata e mitizzata.<\/p>\n<p>Questo non significa non riconoscere l\u2019avanguardia della filosofia politico-sociale professata dai curdi siriani, quasi un unicum in Medio Oriente, o non riconoscere il sacrifico di un popolo che, assieme a quello della minoranza yazida e cristiano-siriana, ha combattuto strenuamente contro un nemico aberrante. Al contrario, significa ricondurre la realt\u00e0 dei fatti al proprio posto e semmai discutere di quanto la coerenza verso i propri ideali possa far s\u00ec che il fine possa, o debba, giustificare sempre, o solo talvolta, i mezzi utilizzati.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Oltre sette anni fa, Jordi Tejel, acuto storico e attento osservatore delle realt\u00e0 curde, pubblicava un articolo dal titolo emblematico: \u201cSyria\u2019s Kurds: troubled past, uncertain future\u201d. Volgendo lo sguardo alla realt\u00e0 di oggi, le premesse cristallizzate da quella asserzione non sembrano essere mutate grandemente. 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