{"id":7610,"date":"2008-03-10T00:00:00","date_gmt":"2008-03-09T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/il-dopo-musharraf-si-presenta-pieno-di-problemi\/"},"modified":"2017-11-03T15:40:56","modified_gmt":"2017-11-03T14:40:56","slug":"il-dopo-musharraf-si-presenta-pieno-di-problemi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2008\/03\/il-dopo-musharraf-si-presenta-pieno-di-problemi\/","title":{"rendered":"Il dopo-Musharraf si presenta pieno di problemi"},"content":{"rendered":"<p>Alle elezioni per il rinnovo del Parlamento e delle Assemblee provinciali che si sono tenute in Pakistan il 18 febbraio \u00e8 emerso vincitore il Partito popolare pachistano (Ppp), che \u00e8 guidato da Asif Ali Zardari, il vedovo di Benazir Bhutto. Secondo dati non ancora definitivi, il Ppp, che alle elezioni del 2002 aveva ottenuto il 25,8% dei voti (81 seggi), in queste elezioni avrebbe ottenuto il 32,7%, a cui corrispondono 87 seggi. A fare un vero e proprio balzo in avanti \u00e8 stata la Pakistan Muslim League-N, dove N sta per Nawaz Sharif, il suo leader tornato dall\u2019esilio lo scorso autunno; se nel 2002 la Pml-N aveva ottenuto il 9,4% dei voti (19 seggi), in queste elezioni ha ottenuto il 20,6 % (67 seggi). <\/p>\n<p>Sebbene l\u2019esito del voto sia stato interpretato dai mass media come un voto di sfiducia verso Pervez Musharraf, la Pml-Q, che sostiene il presidente, ha visto s\u00ec diminuire i suoi consensi &#8211; ora controller\u00e0 solo 42 seggi su 272, mentre nella scorsa legislatura ne controllava 126 -, ma in termini di percentuali nazionali ha visto un calo limitato dei consensi (dal 25,7 al 24,0%) e ha dimostrato di essere l\u2019unico partito, insieme al Ppp, in grado di ottenere consensi in tutte le province del paese. Naturalmente, \u00e8 possibile che brogli e irregolarit\u00e0 che si sono registrati in varie localit\u00e0 spieghino la \u201ctenuta\u201d del partito, anche se il voto e lo spoglio delle schede sono stati considerati dagli osservatori esterni, con poche eccezioni, liberi e trasparenti.<\/p>\n<p><b>Partiti religiosi in calo<\/b><br \/>Una cosa \u00e8 certa: l\u2019avanzata del Ppp e della Pml-N \u00e8 avvenuta in larga misura a scapito dei partiti religiosi, che hanno visto diminuire il consenso popolare nelle stesse aree in cui hanno governato in questi anni, la Nwfp e il Belucistan, le due province al confine con l\u2019Afghanistan. Se nel 2002 i partiti religiosi, riuniti nella <i>Muttahida Majlis-e Amal <\/i>(Mma), avevano ottenuto l\u201911,10% dei voti (63 seggi), in queste elezioni il <i>Jamiat-e Ulama\u2013e Islam <\/i>(Jui), uno dei partiti pi\u00f9 influenti nella coalizione, ha ottenuto l\u20191,3% del voto, a cui corrispondono solo 6 seggi nell\u2019assemblea nazionale. Nelle aree di confine la popolazione ha votato per partiti laici con rivendicazioni di natura etnica, come l\u2019Anp (<i>Awami National Party<\/i>) e il <i>Balochistan National Party<\/i>, e per partiti con una piattaforma incentrata sullo sviluppo socio-economico, come il Ppp. <\/p>\n<p>Tra i motivi che hanno determinato il crollo dei partiti religiosi vi \u00e8 la decisione di altri partiti della coalizione di boicottare il voto, ma anche l\u2019incapacit\u00e0 dell\u2019Mma di risolvere i problemi socio-economici della popolazione e la maggiore libert\u00e0 di espressione che ha accompagnato queste elezioni rispetto a quelle del 2002, libert\u00e0 di cui si sono avvantaggiati i partiti laici.<\/p>\n<p><b>Una nuova coalizione governativa<\/b><br \/>A febbraio Zardari e Sharif hanno annunciato di volere formare un governo di coalizione, senza per\u00f2 rendere noto un programma comune che travalichi le differenze esistenti tra i due partiti: il programma del Ppp, incentrato sullo sviluppo socio-economico, attira i consensi della popolazione rurale, mentre la Pml-N attrae il voto conservatore del ceto medio, fautore dell\u2019ammodernamento sul piano economico, ma contrario a ogni mutamento sul piano dei rapporti sociali. Su alcune questioni cruciali, che dovranno essere decise nei prossimi mesi, i due leader hanno posizioni molto diverse: sebbene entrambi, ad esempio, abbiano dichiarato di volere assicurare l\u2019indipendenza del potere giudiziario, Zardari appare poco propenso a reintegrare i giudici sospesi lo scorso novembre. <\/p>\n<p>I trascorsi giudiziari del vedovo della Bhutto (\u00e8 stato condannato in patria ed \u00e8 indagato all\u2019estero per corruzione e frode) potrebbero spiegare la sua ambiguit\u00e0. Non bisogna illudersi, peraltro, sulle buone intenzioni di Sharif: garantire l\u2019indipendenza della magistratura potrebbe voler dire cercare di assicurarsi la sua fedelt\u00e0. Questo per lo meno \u00e8 quello che \u00e8 successo negli anni \u201990, quando sia la Bhutto sia Sharif hanno cercato di nominare ai vertici della magistratura giudici a loro vicini e in questo modo scongiurare sentenze di corruzione e frode a loro carico. <\/p>\n<p>Un\u2019altra questione fondamentale \u00e8 il destino politico di Musharraf, rieletto lo scorso ottobre alla presidenza. Ppp e Pml-N, alleandosi con partiti minori come l\u2019Anp, potrebbero controllare in Parlamento i due terzi necessari per mettere sotto accusa Musharraf, o riuscire, con la collaborazione della magistratura, ad abrogare la norma che permette al presidente di destituire il premier. Si riuscirebbe cos\u00ec a spezzare quel disequilibrio istituzionale che ha a lungo permesso all\u2019esercito di controllare il Governo. <\/p>\n<p>Ma anche su questa questione i due leader non hanno una posizione comune: Sharif non \u00e8 disponibile ad alcun compromesso con l\u2019odiato presidente, che l\u2018aveva deposto con un colpo di Stato nel 1999, mentre Zardari sembra meno propenso allo scontro frontale. Non \u00e8 detto in realt\u00e0 che l\u2019estromissione di Musharraf porterebbe a uno scontro frontale: Ashraf Kayani, il capo di stato maggiore dell\u2019esercito, ha segnalato la volont\u00e0 delle forze armate di ritirarsi dalla scena politica, consapevole che l\u2019alleato statunitense favorisce un\u2019apertura democratica nel paese. Il che non vuol dire che le forze armate e i servizi segreti non cercheranno di continuare a controllare, come hanno fatto negli ultimi due decenni, la politica estera verso l\u2019India, l\u2019Afghanistan e il nucleare, limitando il pi\u00f9 possibile le interferenze del nuovo Governo in questi due settori.<\/p>\n<p><b>La guerra al terrorismo<\/b><br \/>Sia Zardari sia Sharif dichiarano di volere reprimere le frange violente dell\u2019islamismo, che si sono andate riorganizzando e rafforzando negli scorsi anni sui due lati del confine afgano. Il nuovo Governo tuttavia dovr\u00e0 affrontare lo stesso dilemma che Musharraf si \u00e8 trovato ad affrontare negli scorsi anni: da una parte vi \u00e8 la necessit\u00e0 di produrre risultati tangibili per l\u2019alleato Usa, dall\u2019altro occorre evitare di contribuire alla radicalizzazione della militanza islamista e di alienarsi la popolazione pashtun, innescando una frammentazione su base etnica che si estenderebbe al Belucistan, in cui si sono riaccese da alcuni anni le proteste anti-governative. Un\u2019eventualit\u00e0 che il Pakistan, che nel 1971 ha perso la sua ala orientale, diventata indipendente con il nome di Bangladesh, non pu\u00f2 permettersi. \u00c8 quindi improbabile che il nuovo Governo scelga lo scontro frontale con gli islamisti e tantomeno che accetti una presenza militare statunitense nell\u2019area, come richiesto da alcuni ambienti neo-cons. <\/p>\n<p>Ma a monte vi \u00e8 un altro interrogativo: i due leader vorranno rinunciare a una strategia politica che per decenni si \u00e8 servita, sotto governi civili e militari, della carta estremista per perseguire obiettivi di politica interna ed estera? A questo proposito vanno ricordate le connessioni di Sharif con gruppi islamisti e con la casa reale saudita, che dagli anni \u201880 ha finanziato l\u2019islamismo locale. Su questo punto anche il Ppp non ha un passato di cui vantarsi: \u00e8 stata la Bhutto all\u2019inizio del suo secondo mandato, nel 1993-94, a pianificare l\u2019ascesa dei talibani utilizzando le scuole coraniche situate in prossimit\u00e0 del confine afgano. <\/p>\n<p>Vi \u00e8, infine, l\u2019incognita Anp: diversi esponenti della Casa Bianca sembrano ritenere che l\u2019esito deludente dei partiti religiosi alle elezioni faciliter\u00e0 la guerra al terrorismo. Ma l\u2019Anp, \u00e8 il caso di ricordarlo, ha un programma incentrato sulla lotta all\u2019imperialismo statunitense, seppure da una prospettiva laica, di sinistra, e non religiosa. In questi anni i vertici del partito si sono sempre opposti alle operazioni militari nelle aree pashtun e alla presenza Usa in territorio afgano. Difficile quindi immaginare che il prossimo governo provinciale nella Nwfp, che sar\u00e0 dominato dall\u2019Anp, sia disposto a facilitare eventuali operazioni militari nell\u2019area. <\/p>\n<p>In conclusione, \u00e8 evidente che il ritorno a un Governo civile non comporter\u00e0 necessariamente una svolta nella guerra al terrorismo che da anni si combatte sui due lati della Durand Line. Una svolta sar\u00e0 possibile solo se il nuovo Governo, libero da interferenze da parte delle forze armate, decider\u00e0 di ripudiare la religione come strumento politico, affidandosi alla soluzione per vie diplomatiche dei contenziosi regionali e correggendo il disequilibrio istituzionale tra gruppi etnici, che alimenta le spinte secessioniste.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Alle elezioni per il rinnovo del Parlamento e delle Assemblee provinciali che si sono tenute in Pakistan il 18 febbraio \u00e8 emerso vincitore il Partito popolare pachistano (Ppp), che \u00e8 guidato da Asif Ali Zardari, il vedovo di Benazir Bhutto. 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