{"id":76104,"date":"2019-10-25T07:39:47","date_gmt":"2019-10-25T05:39:47","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=76104"},"modified":"2019-10-29T11:53:10","modified_gmt":"2019-10-29T10:53:10","slug":"libano-protesta-giovani-sfidano-governo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/10\/libano-protesta-giovani-sfidano-governo\/","title":{"rendered":"Libano: la protesta dei giovani che sfidano il governo"},"content":{"rendered":"<p>Dopo gli estesi incendi della scorsa settimana, stavolta ad infiammare il <strong>Libano<\/strong> sono le <strong>proteste<\/strong> contro le misure di<strong> austerit\u00e0<\/strong> e la <strong>corruzione<\/strong> che da una settimana divampano in tutto il <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/08\/libano-indie-rock-identita\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Paese<\/a>. L\u2019assenza delle tradizionali <strong>connotazioni settarie<\/strong> che hanno caratterizzato tutte le manifestazioni precedenti \u00e8 un aspetto da non sottovalutare.<\/p>\n<p>In una situazione economica disastrosa, con il <a href=\"https:\/\/tradingeconomics.com\/lebanon\/government-debt-to-gdp\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">debito pubblico<\/a> pari al 150% del Prodotto interno lordo (il terzo pi\u00f9 alto al mondo), una crescita stagnante e la disoccupazione al 25% con picchi del 37% per quella giovanile, la proposta del governo di introdurre una <strong>nuova tassa sulle chiamate WhatsApp<\/strong> e un impopolare <strong>aumento dell\u2019Iva<\/strong> dall\u201911 al 15% entro il 2022 ha fatto esplodere la piazza libanese.<\/p>\n<p><strong>Carovita, immobilismo politico e disagio sociale<\/strong><br \/>\nSubito dopo l\u2019annuncio delle nuove imposte, un centinaio di manifestanti \u00e8 sceso per le strade del centro di Beirut a protestare. La <em>WhatsApp Tax<\/em>, che avrebbe fatto tirare un sospiro di sollievo pari ad appena 250 milioni di dollari alle scarne casse pubbliche libanesi, avrebbe significato una spesa annua di circa 72 dollari per milioni di utenti. Si tratta di cittadini comuni che rifuggono nelle chiamate VoIP a fronte di tariffe telefoniche tra le pi\u00f9 alte al mondo, stabilite dalle <a href=\"https:\/\/advox.globalvoices.org\/2017\/01\/11\/citizens-boycott-lebanons-mobile-phone-operators-alfa-and-touch\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">due compagnie statali<\/a> che si dividono l\u2019intero mercato libanese in un <strong>duopolio<\/strong> che determina unilateralmente il prezzo dei servizi telefonici.<\/p>\n<p>Ma ovviamente non si tratta solo di questo. Le ultime vicende altro non sono che la punta dell\u2019iceberg di un sistema economico profondamente diseguale e sclerotizzato in cui gli interessi economici e politici si confondono in un ambiguo immobilismo. A mancare \u00e8 proprio la volont\u00e0 politica di implementare le riforme strutturali che scardinerebbero tale sistema. Sono anni che vengono infatti implementate solo misure isolate per aggiustare temporaneamente i conti pubblici, ma che non riescono, da sole, ad assicurare l\u2019accesso agli 11 miliardi di dollari messi a disposizione dai <em>donors<\/em> internazionali alla conferenza internazionale per lo sviluppo e le riforme del Libano (Cedre) dell\u2019aprile 2018.<\/p>\n<p>La sperequazione sociale in Libano raggiunge livelli altissimi, tant\u2019\u00e8 che un quarto della ricchezza totale prodotta nella terra dei cedri \u00e8 nelle mani dell\u20191% della popolazione, mentre il 50% dei libanesi \u00e8 costretto a vivere potendo contare solo sul 10% del reddito nazionale. E se a ci\u00f2 si aggiunge la patologica carenza di servizi e beni pubblici (anche quelli pi\u00f9 essenziali come l\u2019erogazione di acqua ed elettricit\u00e0), nonch\u00e9 la svalutazione della lira libanese, il quadro delle ragioni strutturali delle proteste \u00e8 sicuramente pi\u00f9 chiaro.<\/p>\n<p><strong>In piazza contro il governo<\/strong><br \/>\nLa rabbia del popolo libanese \u00e8 arrivata ad un punto di non ritorno ed \u00e8 letteralmente esplosa. Dopo un incidente con la guardia del corpo del ministro dell&#8217; istruzione Akram Chehayeb che ha iniziato a sparare in aria, in decine di migliaia si sono riversati\u00a0 <a href=\"https:\/\/lebanonprotests.xyz\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">non soltanto nelle strade della capitale<\/a>, ma da nord a sud, passando per la valle della Beqaa\u02bf, per manifestare contro tutta la classe politica, responsabile del disastroso status quo e chiedendo le dimissioni del governo.<\/p>\n<p>La risposta del primo ministro, <strong>Sa<\/strong><strong>\u02bf<\/strong><strong>ad <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/05\/libano-voto-hariri-hezbollah\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">al-Hariri<\/a><\/strong>, \u00e8 arrivata qualche giorno dopo l\u2019inizio delle proteste e, ben lontana dalle rivendicazioni politiche dei manifestanti, si \u00e8 limitata all\u2019approvazione di un <strong>pacchetto di riforme economiche<\/strong> che dovrebbero fruttare 3.4 miliardi di dollari. &#8220;Troppo poco, troppo tardi&#8221;: tra le misure c&#8217;\u00e8\u00a0il dimezzamento dei salari di ministri, parlamentari in carica e non, nonch\u00e9 ex-presidenti, il blocco di nuove imposte nel 2020, lotta alla corruzione mediante un comitato ad hoc ancora da definire e misure volte a migliorare il sistema elettrico e delle telecomunicazioni. L\u2019obiettivo \u00e8 quello di ridurre il disavanzo pubblico dal 7,59% del 2019 allo 0,63% del Pil per il prossimo anno.<\/p>\n<p>Al di l\u00e0 dell&#8217;eventuale successo delle riforme proposte, il problema principale resta, ed \u00e8 squisitamente politico. Immaginare una soluzione economica a un problema che affonda le sue radici nel profondo di un <strong>sistema politico confessionale<\/strong> basato su divisioni settarie che stanno ormai troppo strette alla societ\u00e0 libanese \u00e8 alquanto difficile. Infatti, il pacchetto di riforme assomiglia pi\u00f9 che altro a un tentativo disperato di <em>regime survival<\/em> con cui le \u00e9lite al governo cercano altre strade per rimpiazzare il sostegno settario da parte delle loro comunit\u00e0 di appartenenza, venuto meno con le recenti proteste popolari.<\/p>\n<p>\u00c8 questa una delle differenze sostanziali con le precedenti proteste di massa, nonch\u00e9 l\u2019aspetto che pi\u00f9 fa sperare in un cambiamento. Nella <em>intifada al-istiqlal<\/em> successiva all\u2019assassinio di Hariri padre nel 2005, cos\u00ec come nella protesta popolare contro il <em>waste mis-managemnt<\/em> esplosa nell\u2019agosto 2015, la societ\u00e0 civile era scesa in piazza divisa, senza riuscire a fare fronte comune. A quel tempo era impensabile per uno sciita criticare apertamente personalit\u00e0 come Hassan Nasrallah e Nabih Berri, rispettivamente leader dei due maggiori partiti sciiti libanesi Hezbollah e Amal, o pi\u00f9 in generale puntare il dito contro il presidente Michel Aoun o il primo ministro Sa<strong>\u02bf<\/strong>ad al-Hariri.<\/p>\n<p><strong>Mettere in discussione il sistema politico confessionale<\/strong><br \/>\nTuttavia, nonostante siano palesi gli obiettivi delle proteste, scanditi a chiare lettere nei <strong>cori che ricordano le rivoluzioni arabe del 2011<\/strong>, meno chiara \u00e8 la strada da intraprendere per il raggiungimento degli stessi. Si fa appello a un governo tecnico non confessionale che adotti le riforme economiche necessarie per poi andare in tempi brevi alle elezioni, ma \u00e8 difficile immaginare come questo possa portare al cambiamento politico voluto se non si mette in discussione l\u2019intero sistema politico confessionale deciso a Taef trent\u2019anni fa dopo la guerra civile, e<a href=\"https:\/\/www.lstatic.org\/PDF\/demographenglish.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"> con l\u2019ultimo\u00a0 censimento<\/a> ufficiale che risale al lontano 1932.<\/p>\n<p>Di fronte a una totale sfiducia nei confronti di un sistema politico ritenuto incapace di implementare le riforme promesse da anni, a dover essere rinegoziato \u00e8 il contratto sociale nel suo complesso. Quest\u2019ultimo \u00e8 imploso sotto il peso delle contraddizioni e l\u2019insostenibilit\u00e0 di un sistema che non riesce pi\u00f9 a <em>dividere et imperare<\/em> intessendo legami clientelistici, procedendo con meccanismi redistribuitivi che fanno leva sulla frammentazione del tessuto sociale abilmente prodotta e riprodotta dall\u2019alto. Questo sta emergendo con forza non soltanto in Libano, e i recenti eventi in Algeria e Sudan sono un chiaro esempio di come le pressanti sfide socioeconomiche, lungi dall\u2019essere questioni meramente tecniche, hanno una forte connotazione politica con cui prima o poi occorrer\u00e0 fare i conti.<\/p>\n<p><em>Foto di copertina \u00a9 Marwan Naamani\/DPA via ZUMA Press<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dopo gli estesi incendi della scorsa settimana, stavolta ad infiammare il Libano sono le proteste contro le misure di austerit\u00e0 e la corruzione che da una settimana divampano in tutto il Paese. 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