{"id":76109,"date":"2019-10-23T05:16:55","date_gmt":"2019-10-23T03:16:55","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=76109"},"modified":"2019-10-28T20:19:49","modified_gmt":"2019-10-28T19:19:49","slug":"libano-joker-bella-ciao-volti-cori","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/10\/libano-joker-bella-ciao-volti-cori\/","title":{"rendered":"Libano: da Joker a Bella Ciao, volti e cori della piazza"},"content":{"rendered":"<p>A nove anni di distanza dalla Rivoluzione dei Gelsomini che vide protagonista il popolo tunisino contro la corruzione del governo di Ben Ali, le nuove generazioni libanesi diventano protagoniste indiscusse di una protesta storica che, partendo dall\u2019esasperazione sociale, potrebbe segnare uno spartiacque nella storia del Paese dei cedri.<\/p>\n<p>Reduce da una settimana di violenti incendi che hanno causato al Paese danni inestimabili dal punto di vista economico e ambientale, il <strong>Libano<\/strong> torna a essere in questi giorni al centro della cronaca in Medio Oriente. A partire dalla sera del 17 ottobre, infatti, migliaia di giovani libanesi di differente credo religioso ed estrazione sociale, si sono riversati nelle piazze di <strong>Beirut<\/strong> e delle altre citt\u00e0 per manifestare uniti contro la classe dirigente del Paese. Bersaglio principale dei manifestanti \u00e8 l\u2019\u00e9lite politico-istituzionale del Paese.<\/p>\n<p>Ad accendere la collera \u00e8 stata la tassa su WhatsApp, per un totale di 6 dollari (5,38 euro) al mese, nonostante lo Stato tragga gi\u00e0 ingenti profitti dalle tariffe telefoniche nazionali. Questa ennesima imposta, insieme agli aumenti sui carburanti, il pane e il tabacco, ha contribuito ad alimentare a dismisura il carovita della gi\u00e0 vacillante economia libanese, peraltro pesantemente danneggiata dai numerosi incendi scoppiati nel corso della scorsa settimana. Secondo una stima ufficiale della Banca mondiale, pi\u00f9 di un quarto della popolazione del Paese vivrebbe sotto la soglia di povert\u00e0 mentre la classe politica libanese, quasi del tutto immobile dall\u2019epoca della guerra civile terminata nel 1990, detiene\u00a0un quarto della ricchezza del Paese. Il premier e leader del movimento sunnita Tayyar Al-Mustaqba (Movimento il Futuro) Sa\u2019ad al-Hariri, nell\u2019occhio del ciclone, \u00e8 il principale oggetto di accusa di corruzione e clientelismo da parte dei giovani manifestanti.<\/p>\n<p><strong>Cronache dalla piazza<\/strong><br \/>\nL\u2019epicentro della manifestazione \u00e8 il centro di Beirut, pi\u00f9 precisamente fra le piazze dei Martiri e di Riad el-Solh, vicine alla sede del governo e del Parlamento libanese.<\/p>\n<p>La mattina del 18 ottobre, all\u2019indomani della prima giornata di manifestazioni, l\u2019atmosfera a Beirut \u00e8 ben lontana da quella decantata nei testi di Fairouz. Nuvole di fumo denso, causate dai numerosi pneumatici bruciati dai manifestanti, oscurano il cielo della capitale del Paese dei cedri. Due operai siriani hanno perso la vita a causa di uno dei tanti incendi dolosi appiccati dai manifestanti e, secondo l\u2019Agenzia Nazionale di Informazione, il numero di feriti sarebbe di circa sessanta persone. Nelle piazze, migliaia di giovani, di differente credo religioso e ceto sociale, hanno animato le arterie principali della capitale libanese sventolando con orgoglio la bandiera col cedro e alternando le note dell\u2019inno nazionale a quelle di \u201cBella ciao\u201d e di &#8220;Baby Shark&#8221;.<\/p>\n<p>La risposta dei militari \u00e8 stata pronta e decisa, a partire da venerd\u00ec 18. Le vie d\u2019accesso al palazzo del Parlamento, bloccate dai manifestanti, sono state sbloccate con l\u2019utilizzo di gas lacrimogeni. A ci\u00f2 vanno aggiunti i circa 70 arresti di manifestanti &#8211; accusati di sabotaggio, incendio doloso e atti di sciacallaggio- da parte delle forze di polizia. Tuttavia, come reso noto da un comunicato dell\u2019Agenzia nazionale d\u2019informazione, a partire dal pomeriggio di sabato 19, tutti i prigionieri sarebbero stati prontamente rimessi in libert\u00e0. Attraverso un comunicato ufficiale, lo stesso giorno, i vertici dell\u2019esercito libanese si sono rivolti ai dimostranti nelle piazze invitandoli a manifestare in maniera pacifica e non violenta.<\/p>\n<p>A otto giorni dall\u2019inizio delle proteste, la partecipazione alle manifestazioni \u00e8 in continua crescita e la contestazione sta avendo un tale peso da poter essere paragonata alle primavere arabe che, a partire dal 2011, avevano infiammato numerose piazze in Medio oriente e in Nordafrica. Per la seconda volta dal 2005, la comunit\u00e0 cristiana si ritrova a fiancheggiare quella musulmana (sia questa di credo sciita o sunnita) e quella drusa con l\u2019unico obiettivo di rinnovare una classe dirigente che \u00e8 rimasta essenzialmente immobile dagli anni Novanta.<\/p>\n<p>Le proteste che, come gi\u00e0 detto, hanno inizialmente raggiunto il loro culmine nella capitale, cominciano da qualche giorno a diffondersi anche nelle altre grandi citt\u00e0 del Paese, in particolare a Tripoli, nel nord del Libano, e nei due grossi centri di Nabatieh e Tiro, nel sud.<\/p>\n<p><strong>Il dietrofront del governo e le reazioni della classe politica<\/strong><br \/>\nA seguito dell\u2019inatteso successo alle proteste, la maggioranza di governo ha dichiarato che la tassa su WhatsApp, causa scatenante dei disordini, sarebbe stata ritirata. Il premier Sa\u2019ad Hariri, particolarmente contestato dai manifestanti scesi in piazza, ha tuttavia escluso la possibilit\u00e0 di sue dimissioni garantendo, al contempo, di voler venire incontro alle richieste dei manifestanti attraverso una serie di riforme da implementare nel 2020, anno in cui \u201ci libanesi non pagheranno alcuna imposta supplementare\u201d. Altri punti del programma sarebbero un consistente aumento delle tasse per le banche e il taglio degli stipendi della classe politica libanese.<\/p>\n<p>Tali misure, tuttavia, non hanno sortito l\u2019effetto sperato. Il disperato dietrofront di Hariri non ha fatto altro che infiammare ulteriormente l\u2019animo delle migliaia di giovani manifestanti. Slogan rivoluzionari continuano a reclamare la caduta del governo di Beirut e cominciano a palesarsi nuove istanze, sino a qualche tempo fa impensabili per il contesto libanese, come la pretesa di uno Stato non-settario che mette in discussione l\u2019intero sistema politico confessionale.<\/p>\n<p>Varie le reazioni degli altri attori politici libanesi: il partito cristiano-maronita al-Quww\u0101t al-Lubn\u0101niyya (Forze Libanesi) di <strong>Samir Geagea<\/strong>, ha annunciato, nel terzo giorno di manifestazioni nel Paese, di lasciare la maggioranza di governo. <strong>Hassan Nassrallah<\/strong>, il capo del movimento sciita <strong>Hezbollah<\/strong> ha per il momento dichiarato di essere contrario all\u2019eventuale caduta dell\u2019esecutivo, attirandosi \u2013 fatto senza precedenti &#8211;\u00a0 numerosi malcontenti da parte della stessa comunit\u00e0 sciita.<br \/>\nLa situazione non \u00e8 stata ignorata da parte dei numerosi libanesi della diaspora. A farsi sentire, infatti, sono stati anche i cittadini del Paese dei cedri residenti nelle varie citt\u00e0 dell\u2019Europa e del mondo. Importanti manifestazioni in sostegno ai manifestanti di Beirut hanno avuto luogo anche a Parigi, Washington e Milano.<\/p>\n<figure id=\"attachment_76112\" aria-describedby=\"caption-attachment-76112\" style=\"width: 289px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-76112 size-medium\" src=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/jokerlibano-289x300.png\" alt=\"\" width=\"289\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/jokerlibano-289x300.png 289w, https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/jokerlibano-125x130.png 125w, https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/jokerlibano.png 306w\" sizes=\"(max-width: 289px) 100vw, 289px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-76112\" class=\"wp-caption-text\">Uno dei disegni di Nouri Flayhan<\/figcaption><\/figure>\n<p><strong>La maschera di Joker e i disegni di Nouri Flayhan<\/strong><br \/>\nA partire da luned\u00ec, la manifestazione ha cominciato a prendere una propria fisionomia caratterizzata da simboli e linguaggi che contraddistingueranno d\u2019ora in avanti le dimostrazioni. Il nuovo volto della protesta, infatti, sembra essere quello del <em>Joker<\/em> interpretato da Joaquin Phoenix e attualmente nelle sale cinematografiche dopo la vittoria del Leone d\u2019Oro al Festival di Venezia. La sua caratteristica maschera \u00e8 comparsa sul volto di migliaia giovani manifestanti libanesi.<\/p>\n<p>Non a caso, i colori della maschera ben si prestano alla protesta in atto: rosso, bianco e verde, con un cedro all\u2019altezza degli occhi permettono a molti manifestanti di nascondersi dietro un travestimento che riprende i colori della bandiera nazionale, analogamente a quanto era successo in Tunisia durante le proteste del 2011 con la maschera di Guy Fawkes, il membro pi\u00f9 noto della congiura della polveri che tent\u00f2 di far esplodere la Camera dei Lord nel 1605, resa immortale da \u201cV per Vendetta\u201d<\/p>\n<p>La disegnatrice libanese Nouri Flayhan, designer della casa di moda Gucci, ha dato il suo contributo alla protesta postando, sulla sua pagina Instagram, tre disegni che, nel giro di poco tempo, hanno spopolato in rete e sono diventati un vero e proprio simbolo della manifestazione antigovernativa libanese.<\/p>\n<p>Foto di copertina \u00a9 Marwan Naamani\/DPA via ZUMA Press<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A nove anni di distanza dalla Rivoluzione dei Gelsomini che vide protagonista il popolo tunisino contro la corruzione del governo di Ben Ali, le nuove generazioni libanesi diventano protagoniste indiscusse di una protesta storica che, partendo dall\u2019esasperazione sociale, potrebbe segnare uno spartiacque nella storia del Paese dei cedri. 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