{"id":76181,"date":"2019-10-30T17:08:12","date_gmt":"2019-10-30T16:08:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=76181"},"modified":"2019-11-04T07:41:37","modified_gmt":"2019-11-04T06:41:37","slug":"al-baghdadi-turchia-oriente-occidente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/10\/al-baghdadi-turchia-oriente-occidente\/","title":{"rendered":"Al-Baghdadi: Turchia si muove tra Oriente e Occidente"},"content":{"rendered":"<p>Non sappiamo se la nuova <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/07\/ue-nomine-europa-piu-forte-nel-mondo\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Commissione europea<\/strong><\/a>, e in particolare il successore di Federica Mogherini nella conduzione della politica estera dell\u2019Unione, si cimenter\u00e0 o meno nel recupero di una interlocuzione con la <strong>Turchia<\/strong>, magari solo ripristinando un dialogo assieme a russi e americani per la sistemazione degli assetti siriani. Lo auspichiamo. Ma quello che sappiamo \u00e8 che, nel frattempo, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan sta compiendo una serie di passi che si scostano dall&#8217;Europa &#8211; in tempi non lontani principale direttrice della proiezione esterna turca &#8211; e volgono ad Oriente, poggiando sul passato ottomano e sulle numerose comunit\u00e0 turcofone nel tragitto verso <strong>Russia<\/strong> e <strong>Cina<\/strong>.<\/p>\n<p>Non si tratta solo del gasdotto Turkish Stream, che attraverso il Mar Nero collega la Turchia con il bacino russo degli idrocarburi, dell\u2019acquisto di <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/04\/turchia-russia-nato-missili\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">missili S-400<\/a> di fabbricazione russa, paradossalmente concepiti in funzione anti-Nato, della centrale nucleare di Akkuyu, finanziata e allestita dal colosso russo Rosatom, o ancora delle rivendicazioni di risorse energetiche al largo di <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/10\/italia-eni-turco-cipriota\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Cipro<\/strong><\/a>, in nome di una sovranit\u00e0 sulle acque prospicienti Cipro Nord che nessuno le riconosce. Si tratta anche dell\u2019avvicinamento a Russia e <strong>Iran<\/strong> nell&#8217;ambito della triade di Astana per la <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/10\/turchia-siria-crisi-interessi\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Siria<\/strong><\/a>, nonch\u00e9 della trappola di Idlib dove Erdogan si \u00e8 avventurato, appoggiando ribelli infiltrati dagli jihadisti di Tahrir al Sham, e infine della zona-cuscinetto rivendicata per allontanare dal confine i curdi del <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/10\/siria-turchia-usa-trump-curdi\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Rojava<\/strong><\/a> e ricollocarvi i 3,6 milioni di rifugiati arabi rivelatisi costosi e socialmente ingombranti, gestita (per ora) con la Russia ai sensi degli <a href=\"https:\/\/www.ilsole24ore.com\/art\/siria-accordo-russia-turchia-nuova-tregua-150-ore-evacuazione-curdi-ACMBIwt\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">accordi di Sochi<\/a> del 22 ottobre.<\/p>\n<p>Si tratta di una politica \u2018multivettoriale\u2019 che non rinnega l\u2019Alleanza atlantica n\u00e9 l\u2019Unione europea, ma al contempo guarda a Est dove Ankara, oltre a riscontrare vistose assonanze sul piano della conduzione della politica interna, punta ad aprirsi opportunit\u00e0 economiche, commerciali, finanziarie e non ultimo di sicurezza. Ankara \u00e8 alla prese da un lato con la sua sete di energia e dall&#8217;altro con i suoi problemi interni ed esterni di sicurezza. Russia, Iran, Repubbliche centro-asiatiche e Cina possono soccorrerla.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;avvicinamento alla Cina<br \/>\n<\/strong>Erdogan non nasconde, ma anzi dichiara fin dal 2017 l\u2019aspirazione ad entrare a pieno titolo, a partire dal partenariato di dialogo concluso nel 2013, nella <a href=\"http:\/\/eng.sectsco.org\/about_sco\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Shanghai Cooperation Organisation<\/a> a guida cinese-russa, comprendente Kazakistan, Tagikistan, Kirghizistan, Uzbekistan e di recente ampliatasi a India e Pakistan (2017), con l\u2019Iran come osservatore. E ritiene, a giudicare dall&#8217;intervento al vertice di Islamabad nel marzo 2017, che l\u2019Organizzazione per la Cooperazione economica, cui aderiscono Iran, Pakistan, Azerbaigian e le cinque Repubbliche centro-asiatiche, debba ormai &#8216;badare a se stessa&#8217; sia sul piano economico, commerciale e delle connessioni infrastrutturali, che su quello della\u00a0 gestione dei focolai di crisi in area.<\/p>\n<p>Quanto alla Cina, Erdogan sta lavorando per una \u2018partnership strategica\u2019 nel contesto della <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Nuova_via_della_seta\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Nuova Via della Seta<\/a>, a partire da investimenti nel settore infrastrutture, trasporti, porti, tecnologia delle telecomunicazioni e non ultimo nucleare-civile. La Cina \u00e8 diventata il secondo partner commerciale dopo la Germania e gli investimenti cinesi concernono oltre 850 aziende in Turchia.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;allontanamento dall&#8217;Unione europea<br \/>\n<\/strong>Questi sviluppi sono andati di pari passo con il progressivo deterioramento dei rapporti con l&#8217;Ue, che \u00a0da anni registrano uno stallo nei negoziati di adesione nonch\u00e9 ripetute critiche del Parlamento europeo per la &#8220;profonda erosione dello stato di diritto&#8221; e per i comportamenti turchi, tra cui\u00a0 le repressioni conseguenti alla <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Fethullah_G%C3%BClen\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">vicenda Gulen<\/a> nel 2017 e da ultimo l\u2019offensiva nel Rojava siriano.<strong> \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>Con qualche ritardo, l\u2019Occidente sta correndo ai ripari. La Turchia \u00e8 pur sempre un alleato Nato, pur sempre un ineludibile presidio negli stretti del Bosforo e dei Dardanelli, via obbligatoria di transito per Mosca se vuole raggiungere le basi militari nel Mediterraneo assicuratele da Bashar Al-<strong>Assad<\/strong>; e infine pur sempre un imprescindibile fattore da considerare negli assetti del Medio Oriente, nonch\u00e9 nella stabilizzazione di Libia e dintorni.<\/p>\n<p><strong>Il rapporto con Washington<br \/>\n<\/strong>La Turchia di Erdogan ne \u00e8 ben consapevole da tempo, anche prima di essere diventata contenitore di migranti per conto dell\u2019Unione europea nel marzo 2016. La collaborazione con Ankara \u00e8 preziosa per Europa e <strong>Stati Uniti<\/strong>. Cos\u00ec si spiega, dopo anni di frizioni, la \u2018luce verde\u2019 di <strong>Trump<\/strong> all&#8217;offensiva turca nel Rojava e la tenue reazione europea che ne \u00e8 seguita. Vi \u00e8 anzi da chiedersi se la decisione del 6 ottobre di optare per la Turchia assecondandone l\u2019offensiva contro i curdi &#8211; preceduta peraltro da un\u2019intesa bilaterale in agosto &#8211; non abbia a che fare anche con la necessit\u00e0 di \u2018neutralizzare\u2019 il potenziale della Turchia nella prospettiva della partita prioritaria sul versante del contenimento dell\u2019Iran e della libera navigazione degli Stretti di <strong><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/09\/usa-medio-oriente-non-desiderare-guerre-altri\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Hormuz<\/a><\/strong> e Bab El Mandeb.<\/p>\n<p>Una opzione, quella di Washington, che Ankara ha da ultimo corrisposto collaborando per l\u2019eliminazione di <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/10\/al-baghdadi-simbolo-isis\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Al-Baghdadi<\/strong><\/a> a Idlib, area infiltrata dai jihadisti di Tahir Al Sham, che era gi\u00e0 stata oggetto di un accordo di cessate-il-fuoco e sgombero con Mosca, rimasto non a caso disatteso. Trump ha ringraziato. Mevlut\u00a0<a href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Mevl%C3%BCt_%C3%87avu%C5%9Fo%C4%9Flu\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Cavusoglu<\/strong><\/a> ne ha rivendicato il merito (peraltro, per stessa ammissione americana, condiviso con i curdi), con auspici per il futuro. Nel frattempo, Mosca e Assad si sono posizionati ai confini.<\/p>\n<p>Si tratta ora di vedere se, tra mille oscillazioni, Washington manterr\u00e0 in Siria una presenza militare, magari sotto forma di contrasto alle sacche di terrorismo residuale o di \u00a0protezione dei (modesti) giacimenti di Qamshili e Der-er-Zoor, o se lascer\u00e0 interamente alla Russia l\u2019onere di gestire la Turchia. Impresa non facile, perch\u00e9 le intese di Sochi prevedono, con il ritiro dei combattenti curdi, un pattugliamento congiunto entro la Siria (per\u00a0 soli 10 km), ma non una presenza permanente di forze turche. L\u2019idea \u00e8 garantire la protezione dei confini e cio\u00e8 la Turchia dai curdi e i curdi dalla Turchia. A questo serviva, a prescindere dalle intenzioni, la presenza militare Usa a Manbjii.<\/p>\n<p>Idealmente, sarebbe ipotizzabile un contingente di Caschi blu, promosso da una risoluzione del Consiglio di Sicurezza e partecipato dalla stessa Turchia, in qualit\u00e0 di forza di interposizione con poteri di \u2018enforcement\u2019, ai sensi del <a href=\"https:\/\/www.un.org\/en\/sections\/un-charter\/chapter-vii\/index.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">capitolo VII<\/a> della Carta Onu. Quale complemento al Comitato costituzionale finalmente deciso a New York a margine dell\u2019Assemblea generale delle Nazioni Unite in settembre, in seno al quale si dovrebbero negoziare gli equilibri interni ed esterni della nuova Siria. Se finora questa formula non \u00e8 emersa, significa che la vicenda siriana, e pi\u00f9 in generale mediorientale, \u00e8 tutt&#8217;altro che conclusa. E che la Turchia continuer\u00e0 a ricercare garanzie mediante il gioco delle due carte, Oriente e Occidente, porgendosi al migliore offerente.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non sappiamo se la nuova Commissione europea, e in particolare il successore di Federica Mogherini nella conduzione della politica estera dell\u2019Unione, si cimenter\u00e0 o meno nel recupero di una interlocuzione con la Turchia, magari solo ripristinando un dialogo assieme a russi e americani per la sistemazione degli assetti siriani. Lo auspichiamo. 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