{"id":76274,"date":"2019-11-04T11:36:54","date_gmt":"2019-11-04T10:36:54","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=76274"},"modified":"2019-11-08T11:54:24","modified_gmt":"2019-11-08T10:54:24","slug":"difesa-donne-numeri-volti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/11\/difesa-donne-numeri-volti\/","title":{"rendered":"Difesa: donne nelle Forze Armate italiane, numeri e volti"},"content":{"rendered":"<p>Le <strong>militari italiane<\/strong> che hanno partecipato e partecipano a missioni all&#8217;estero sono molte e hanno nomi e volti. Sono <strong>donne<\/strong> coraggiose, determinate e pronte al sacrificio e che ricoprono ruoli da protagoniste in diverse <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/08\/missioni-estero-criteri-razionalizzarle\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>missioni<\/strong><\/a>: Afghanistan, Balcani, Iraq e Libano. Come il caporale dell&#8217;esercito Cristina Buonacucina, ferita nel maggio 2010 a Herat, in Afghanistan, in un attentato. O il maggiore Paola Treglia che annovera la partecipazione in missioni in Afghanistan, in Bosnia con ruolo di comandante di plotone e in Libano come comandante di compagnia. E ancora il capitano Anna Polico, che ha comandato un plotone di 26 uomini in Iraq. Oppure l\u2019esperienza di Carla Angelucci, capitano dell\u2019aeronautica e\u00a0 istruttrice di volo, che addestra a pilotare elicotteri. Poi Alessandra Melchiorre, tenente di vascello ed anti-sommergibilista esperta. Non soltanto psicologhe e membri del personale medico, ma anche combattenti: queste e molte altre le funzioni rivestite dalle donne italiane nei teatri di conflitto.<\/p>\n<p><strong>La svolta legislativa italiana nel quadro Onu e Nato<br \/>\n<\/strong>Anche nell&#8217;ambito militare di appannaggio storicamente maschile, le pari opportunit\u00e0 di genere si affermano con forza, pur non senza ostacoli e difficolt\u00e0. Dalla crocerossina della Grande Guerra alla donna soldato in prima linea dei giorni nostri, la strada percorsa \u00e8 molta.<\/p>\n<p>L\u2019apertura del dibattito in Italia risale al 1963, quando si inizi\u00f2 a discutere dell\u2019entrata in servizio delle donne nelle forze armate, in risposta a una crescente domanda da parte della societ\u00e0 civile che riconosceva in capo ad esse qualit\u00e0 peculiari utili nei conflitti e nelle missioni internazionali. Dopo un iter legislativo lungo e travagliato, il personale femminile ha avuto l\u2019accesso alla <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/04\/donne-forze-armate-testimonianza\/\">carriera militare soltanto dal 2000<\/a>, con il D.Lgs. n.24 che discende dalla legge n.380 del 20 ottobre 1999.<\/p>\n<p>Nonostante sia stata l\u2019ultima fra i Paesi <strong>Nato<\/strong>, l\u2019<strong>Italia<\/strong> ha visto accogliere con entusiasmo questa novit\u00e0; tant\u2019\u00e8 che nel primo anno di apertura, in tutte le forze armate, pi\u00f9 della met\u00e0 delle domande per accedere ai concorsi provenivano proprio da donne, segno della volont\u00e0 di queste ultime di compartecipare attivamente alla difesa del Paese. Un mutamento radicale sviluppatosi parallelamente al passaggio dall&#8217;esercito di leva a quello professionale: nel complesso, una sorta di rivoluzione per la difesa nazionale.<\/p>\n<p>Sempre nel 2000, sul piano internazionale, viene adottata all&#8217;unanimit\u00e0 dal Consiglio di Sicurezza dell\u2019Onu la Risoluzione 1325 su &#8216;Donne, Pace e Sicurezza&#8217;. Le priorit\u00e0 individuate sono chiare: riconoscimento dell\u2019esperienza delle donne nella prevenzione e risoluzione dei conflitti, aumento della loro partecipazione nel peace-enforcing, adozione di una prospettiva di genere e formazione del personale in merito ai diritti delle donne. Il personale femminile \u00e8 visto come una risorsa fondamentale della nuova guerra non convenzionale, soprattutto nell&#8217;approccio con le popolazioni locali e nei compiti di mediazione.<\/p>\n<p>Lo stesso anno, si assiste inoltre alla pubblicazione del &#8216;Women in the Nato Armed Forces&#8217; che costituisce un altro utile termine di riferimento, questa volta nell&#8217;ambito nell\u2019Alleanza atlantica. Ancora oggi \u00e8 presente\u00a0 il Committee on Gender Perspectives che opera per integrare una prospettiva gender in tutti gli aspetti delle operazioni Nato. L\u2019Ims Office of the Gender Advisor, invece, fornisce informazioni e linee d\u2019azione direttamente al Direttore Generale dello Staff Militare Internazionale e provvede all\u2019attuazione nei Paesi membri della Risoluzione Onu 1325.<\/p>\n<p><strong>Vent\u2019anni dopo, la situazione oggi in Italia<\/strong><br \/>\nIn occasione del ventesimo anniversario dall&#8217;emanazione della legge n.380, \u00a0\u00e8 interessante riflettere su dove si sia arrivati. Sul piano nazionale \u00e8 l\u2019esercito la forza armata a registrare la pi\u00f9 alta percentuale di personale femminile, superando il 6,5%. Certamente un dato ancora da migliorare, ma le statistiche sono in continuo aumento: sempre pi\u00f9 donne intraprendono la carriera militare, a partire dalle scuole militari aperte al personale femminile dal 2009. Un cambiamento di rotta dove la parit\u00e0 fra i sessi non pare pi\u00f9 essere un lontano sogno da raggiungere, ma un obiettivo in divenire.<\/p>\n<p>Nonostante il ritardo nell&#8217;apertura alle donne rispetto agli altri Paesi europei, \u00e8 importante notare come in Italia questa integrazione sia avvenuta fin da subito in modo completo, anche per gli impieghi a diretto contatto con il nemico. Gli avanzamenti e lo stato giuridico sono disciplinati dalle medesime disposizioni vigenti per il personale maschile (con alcune ovvie eccezioni legate alla maternit\u00e0) e non sono pregiudicati alle donne ruoli di combattimento, rendendo le possibilit\u00e0 di impiego e di remunerazione paritetiche. In altri Paesi con una storia pi\u00f9 antica di donne in uniforme, l\u2019integrazione \u00e8 stata pi\u00f9 graduale. La Germania, ad esempio, ha aperto soltanto nel 2001 la possibilit\u00e0 di reclutamento per ruoli operativi, mentre in Gran Bretagna solo dal 2018 le donne possono fare parte dei corpi speciali.<\/p>\n<p><strong>Uguali no, ma eguali certamente<br \/>\n<\/strong>A livello nazionale si \u00e8 molto dibattuto in merito alle posizioni di comando ancora per la maggior parte occupate da personale maschile. Da un lato, il tempo trascorso dall&#8217;apertura dei concorsi \u00e8 relativamente poco per una carriera che impiega decenni per arrivare a posizioni apicali, e quindi non ha ancora giocoforza permesso alle donne di raggiungere certi gradi. Si stima che solo fra tre o quattro anni si potranno avere le prime donne a ricoprire il ruolo di colonnello e nel 2028 il grado di generale. Dall&#8217;altro lato, vi \u00e8 anche da considerare l\u2019eredit\u00e0 di resistenze ataviche che vedono ancora il mestiere di soldato come prettamente maschile. Obiezioni sulla presenza femminile in prima linea ve ne sono state molte, ma la volont\u00e0 politica e dei vertici militari pare andare in una direzione opposta, verso forze miste con integrazione di competenze e lavoro di squadra al fine di garantire un risultato efficace.<\/p>\n<p>La completa integrazione non \u00e8 ancora un obiettivo raggiunto: basti guardare ai dati che vedono le donne in netta minoranza rispetto alla stragrande maggioranza di uomini in servizio. In questo contesto un\u2019azione costante di monitoraggio, cos\u00ec come auspicata nel <a href=\"https:\/\/performance.gov.it\/performance\/piani-performance\/documento\/1172\">Piano Performance 2019-2021<\/a>, con una relazione annuale sull&#8217;integrazione femminile e la valorizzazione del ruolo del Comitato Unico di Garanzia, sono essenziali per analizzare i progressi fatti e le criticit\u00e0 ancora presenti. In questo come in altri ambiti delle forze armate, adeguati strumenti culturali e politici, unitamente a una maggiore consapevolezza, sono la base per attuare al meglio le misure a disposizione, e per idearne e testarne di nuove al passo con una realt\u00e0 che cambia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le militari italiane che hanno partecipato e partecipano a missioni all&#8217;estero sono molte e hanno nomi e volti. Sono donne coraggiose, determinate e pronte al sacrificio e che ricoprono ruoli da protagoniste in diverse missioni: Afghanistan, Balcani, Iraq e Libano. 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