{"id":7630,"date":"2008-03-12T00:00:00","date_gmt":"2008-03-11T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/mccain-meno-debole-di-quel-che-sembra\/"},"modified":"2017-11-03T15:40:55","modified_gmt":"2017-11-03T14:40:55","slug":"mccain-meno-debole-di-quel-che-sembra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2008\/03\/mccain-meno-debole-di-quel-che-sembra\/","title":{"rendered":"McCain: meno debole di quel che sembra"},"content":{"rendered":"<p>Le primarie americane sono alle battute conclusive e gli occhi sono tutti puntati sulla sfida interna al Partito Democratico. Data come ormai prossima alla resa, Hillary Clinton ha infatti riaperto i giochi riportando importanti vittorie nel Texas e nello \u201c<i>swing state<\/i>\u201d dell&#8217;Ohio (nel primo si discute ora del risultato finale), anche se Barack Obama l\u2019ha poi ripagata con il Wyoming e con il Mississippi. Rapiti da questa competizione adrenalinica che continuer\u00e0 verosimilmente fino alla convenzione nazionale di Denver dell\u2019agosto prossimo, i commentatori di tutto il mondo dibattono affannosamente su chi, tra il brillante, ma meno scafato Obama e l\u2019esperta, ma non sempre amata Clinton, sarebbe il miglior presidente per lasciarsi alle spalle l\u2019era Bush. Ma se alla fine vincesse il repubblicano John McCain? E se cos\u00ec poi fosse, andrebbe letto in questo un rifiuto del cambiamento?<\/p>\n<p> <b>Situazione incerta\t<\/b><br \/>L\u2019affermazione di McCain pare non essere del tutto un\u2019ipotesi astratta. Secondo un recente sondaggio <a href= \"http:\/\/www.latimes.com\/news\/politics\/la-na-poll27feb27,0,5452138.story\" target= \"blank\"><b><u> Los Angeles Times-Bloomberg<\/u><\/b><\/a> <\/i>, il senatore dell\u2019Arizona sarebbe infatti in grado di battere Hillary Clinton con uno schiacciante 46 a 40 ed Obama con un pi\u00f9 modesto, ma decisivo 44 a 42.  Non sar\u00e0 certo un sondaggio, <a href= \" http:\/\/www.surveyusa.com\/index.php\/2008\/03\/06\/electoral-math-as-of-030608-clinton-276-mccain-262\/\" target= \"blank\"><b><u> peraltro contraddetto da altri <\/u><\/b><\/a>, a decidere la contesa, ma questi dati invitano per lo meno ad esaminare con maggior prudenza le dinamiche politiche ed elettorali recenti, e a indagare meglio le caratteristiche della candidatura McCain.<\/p>\n<p>Lo schiacciamento mediatico sulle candidature democratiche, oltre che dal fatto che i Repubblicani hanno gi\u00e0 individuato il loro candidato, dipende da un\u2019attesa diffusa per un cambio politico alla presidenza. La spiegazione \u00e8 abbastanza ovvia e ha a che fare, sostanzialmente, con il fallimento dell\u2019amministrazione Bush. I Democratici dovrebbero essere i beneficiari naturali della crisi del Bushismo, aggravata di recente, oltre che dagli insuccessi della politica estera, dai preoccupanti dati sull\u2019economia americana e cos\u00ec, a dire il vero, sono largamente percepiti. Il modo in cui i candidati democratici si sono presentati e confrontati finora, tuttavia, rischia di non sfruttare appieno quello che pare essere un chiaro vantaggio di partenza.<\/p>\n<p>Un partito che si appresta a raccogliere il consenso degli scontenti e degli indecisi in nome della competenza e della novit\u00e0 politica si trova pericolosamente avvitato in una spirale di conflittualit\u00e0 interna che potrebbe ridurne la credibilit\u00e0. Paradossalmente, infatti, i due candidati si imputano di rappresentare rispettivamente l\u2019uno, la vecchia politica, l\u2019altro, un cambiamento \u201csolo a parole\u201d e non sostenuto da un\u2019adeguata competenza, e l\u2019ipotesi ventilata di un \u201c<i>dream ticket<\/i>\u201d congiunto \u00e8 stata per ora rifiutata da Obama. <\/p>\n<p>Quanto poi alla capacit\u00e0 di allargare il bacino elettorale verso gli elettori meno schierati, oltre all\u2019handicap di un partito che si presenta diviso, potrebbero giocare negativamente fattori pi\u00f9 specifici. Si \u00e8 gi\u00e0 evidenziato che Obama ha una buona presa sull\u2019elettorato \u201cindipendente\u201d. Il suo slogan di grande effetto che \u201cnon esistono stati blu e rossi, ma solo gli Stati Uniti d\u2019America\u201d \u00e8 la testimonianza di una campagna che tende la mano all\u2019elettorato non Democratico. Ci\u00f2 nonostante, un programma molto attento ai temi sociali e ai bisogni degli strati pi\u00f9 deboli e delle minoranze rischia di restituire ad Obama l\u2019immagine di un leader collocato nell\u2019area pi\u00f9 radicale dello schieramento <i>liberal<\/i>. Dall\u2019altro lato, la ex first lady, per quanto si sforzi di evocare gli anni felici dell\u2019era Clinton, viene per lo pi\u00f9 associata all\u2019aspro scontro ideologico di un\u2019epoca che si vorrebbe lasciare alle spalle e risulta a tutt\u2019oggi una delle personalit\u00e0 pi\u00f9 \u201cpolarizzanti\u201d, oltre che meno nuove, sulla scena politica americana.<\/p>\n<p><b>I limiti di McCain<\/b><br \/>Ed \u00e8 qui che entra in campo McCain. Il senatore ha sicuramente dei limiti specifici, oltre ad essere un esponente di spicco del partito del presidente che peraltro lo ha indicato di recente come suo degno successore. Tra questi, l\u2019et\u00e0 avanzata che tende a penalizzarlo in una campagna giocata sull\u2019immagine oltre che sul contenuto del cambiamento, una non sufficientemente comprovata competenza in materia economica proprio ora che la recessione incombe, nonch\u00e9 una scarsa presa sui settori pi\u00f9 conservatori del suo stesso partito, come dimostrato dalla buona prestazione nelle primarie del tradizionalista Mike Huckabee.<\/p>\n<p>Tuttavia, di fronte alle divisioni dei democratici, l\u2019appeal del terzo incomodo non \u00e8 affatto da trascurarsi. McCain ha saputo infatti in questi anni accattivarsi le simpatie di molti indipendenti nonch\u00e9 guadagnarsi il rispetto anche di settori dell\u2019elettorato <i>liberal<\/i>. Le campagne contro la corruzione e la lobby del tabacco, e i numerosi provvedimenti votati assieme al partito avverso, come il <a href= \" http:\/\/democrats.senate.gov\/pbr\/summary.html\" target= \"blank\"><b><u> Patient\u2019s Bill of Rights<\/u><\/b><\/a> cosponsorizzato con John Edwards e Ted Kennedy e inviso all\u2019industria ospedaliera e farmaceutica \u2013  hanno nutrito l\u2019immagine di un leader se non indipendente, comunque non schiacciato sulle posizioni dell\u2019Amministrazione.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda la politica estera, nonostante la fama di \u201cfalco\u201d, McCain ha mantenuto un corso equilibrato e soprattutto indipendente, forte in ogni caso della sua competenza che non ha nulla da invidiare alla Clinton n\u00e9 tanto meno a Obama. Il senatore si \u00e8 opposto, ad esempio, al ricorso alla tortura, sfidando su questo tema l\u2019amministrazione Bush e ottenendo consensi trasversali. Quanto alla spinosa questione irachena, McCain ha appoggiato l\u2019intervento nel nome dell\u2019interesse nazionale e non ha fatto abiura come la Clinton, guadagnandosi anzi il rispetto dell\u2019opinione pubblica per aver difeso questa scelta anche nei momenti pi\u00f9 cupi. In un clima di sfiducia generalizzata, McCain fu tra coloro che sostenne la strategia di Petraeus che pare aver aperto ora qualche prospettiva di uscita positiva dall\u2019impasse irachena. <\/p>\n<p>A ben guardare, \u00e8 difficile per un elettore americano non vedere in McCain una proposta politica comunque diversa da quella di Bush, per cui con una sua elezione gli elettori esprimerebbero un\u2019istanza di cambiamento, pur votando per i Repubblicani. Per quanto ora il presidente sia pronto a fare campagna per lui, McCain \u00e8 stato in realt\u00e0 l\u2019\u201canti-Bush\u201d fin dal 2000, cio\u00e8 quando i due si scontrarono violentemente durante le primarie Repubblicane. Da allora, molte cose li hanno divisi come i tagli fiscali di Bush del 2001 o l\u2019approccio alle questioni ambientali.<\/p>\n<p>La presenza tra i suoi consiglieri di politica estera di realisti quali Henry Kissinger e Brent Scowcroft lo distanziano dall\u2019estremismo ideologico dei neoconservatori a cui alcuni detrattori l\u2019hanno associato, un orientamento, questo, confermato dai suoi frequenti richiami al presidente progressista di inizio Novecento Theodore Roosevelt, preso a modello di una politica estera fondata sull\u2019interesse nazionale, anzich\u00e9 trasformata in una crociata del bene contro il male. Per quanto riguarda il tema delle alleanze, McCain \u00e8 stato tra quanti ha sottolineato l\u2019importanza di un rilancio del multilateralismo per riconferire autorit\u00e0 politica e morale alla politica estera degli Stati Uniti. Il senatore ha anche proposto la creazione di istituzioni nuove, come una \u201c<a href= \" http:\/\/www.johnmccain.com\/informing\/news\/Speeches\/43e821a2-ad70-495a-83b2-098638e67aeb.htm\" target= \"blank\"><b><u> Lega delle Democrazie<\/u><\/b><\/a>\u201d aperta a quei soggetti emergenti, tra cui l\u2019India, che avrebbero interesse ad ancorare l\u2019evoluzione del sistema internazionale ai principi liberali dell\u2019Occidente.<\/p>\n<p>Insomma, l\u2019America tutta, e non solo quella <i>liberal<\/i> attende un nuovo Presidente. Il Partito Democratico potrebbe soddisfare questa attesa se fosse capace di creare consenso non solo attorno al fallimento di Bush, ma sulla base di una piattaforma credibile e di una leadership forte. Ma per ora il partito si mostra diviso e il candidato che pi\u00f9 ha investito sul bisogno di novit\u00e0 viene attaccato duramente dalla sua concorrente per la sua inesperienza e irresponsabilit\u00e0, mentre lui stesso scaglia il vento del cambiamento contro l\u2019establishment del suo partito. Questo invita a non sottovalutare la proposta repubblicana che pare meno debole di quanto sembrerebbe. Soprattutto se i Democratici continuassero a squalificarsi a vicenda fino a tutta l\u2019estate, la candidatura McCain, per quanto non priva di handicap, potrebbe attrarre quote insperate di elettorato. Gli elettori deciderebbero cos\u00ec di premiare il rigore e l\u2019indipendenza di un leader che ha saputo conquistarsi il rispetto anche di parte dell\u2019America non Repubblicana, e che per i suoi orientamenti politici marcherebbe una discontinuit\u00e0 con l\u2019era Bush, anche se meno radicale di quella promessa dai Democratici.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le primarie americane sono alle battute conclusive e gli occhi sono tutti puntati sulla sfida interna al Partito Democratico. 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