{"id":76310,"date":"2019-11-05T23:16:10","date_gmt":"2019-11-05T22:16:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=76310"},"modified":"2019-11-11T22:42:30","modified_gmt":"2019-11-11T21:42:30","slug":"ue-commissione-progetto-europeo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/11\/ue-commissione-progetto-europeo\/","title":{"rendered":"Ue: Commissione cercasi, le difficolt\u00e0 del progetto europeo"},"content":{"rendered":"<p>E\u2019 difficile ricordare tempi cos\u00ec deprimenti e complicati, sul piano politico-istituzionale europeo, all&#8217;avvio di una nuova legislatura. A esserne colpita \u00e8 innanzitutto la <strong>Commissione<\/strong>\u00a0europea che ha dovuto, per la prima volta nella storia dell\u2019Unione, rinviare di almeno un mese il proprio insediamento. La causa, come \u00e8 noto, \u00e8 la <strong><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/10\/ue-commissione-nomine-garanzie\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">bocciatura<\/a><\/strong> da primato, da parte del Parlamento europeo, di ben tre candidati commissari e la reticenza dei governi, che li avevano indicati, fra cui quello francese, ad accettare il diktat di Strasburgo proponendo rapidamente altri nominativi. Non \u00e8 davvero questo un buon inizio per Ursula von der <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/09\/ue-sfida-von-der-leyen\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Leyen<\/strong><\/a>, che \u00e8 costretta a rinviare i progetti che aveva a cuore, con il rischio di perdere parte dello slancio iniziale, appena eletta presidente.<\/p>\n<p><strong>La scarsa legittimazione parlamentare<br \/>\n<\/strong>In attesa che il nuovo governo di centro-destra romeno fornisca il suo nuovo nominativo, aggiungendosi alle seconde scelte gi\u00e0 annunciate da <strong>Ungheria<\/strong> (<a href=\"https:\/\/www.reuters.com\/article\/eu-jobs-hungary\/hungary-to-propose-diplomat-oliver-varhelyi-as-new-commissioner-eu-official-idUSB5N23D01M\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Oliver Varhelyi<\/a>) e <strong>Francia<\/strong> (<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/10\/francia-thierry-breton-commissario-posta-in-gioco\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Thierry Breton<\/a>), si cominciano a valutare le difficolt\u00e0 che il dialogo fra le istituzioni incontrer\u00e0 nei prossimi mesi ed anni. Tutto ha naturalmente inizio con le elezioni del Parlamento europeo. I quasi-festeggiamenti di scampato pericolo per non avere assistito, come s&#8217;era temuto, a un\u2019affermazione maggioritaria delle forze nazionaliste sono durati ben poco.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 l\u2019elezione della von der Leyen con una risicatissima <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/07\/ue-uvdl-investitura\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">maggioranza<\/a> (solo nove voti) ha fatto scattare un primo campanello d\u2019allarme sulla tenuta dei partiti pro-europeisti, usciti fortemente ridimensionati dall&#8217;ultima <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/05\/elezioni-europee-equilibri-sovranisti\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">tornata elettorale<\/a>. La controprova si \u00e8 avuta qualche settimana dopo nel corso di un voto parlamentare sulla risoluzione in favore dell\u2019apertura dei porti alle navi delle Ong, respinta anche se con un margine ristretto di soli due voti. Ci\u00f2 significa che i sentimenti nazionalisti non sono confinati nell&#8217;arco dei movimenti dichiaratamente tali, ma che su alcune questioni, come l\u2019immigrazione, il fronte pro-europeo \u00e8 facilmente penetrabile. Al contrario, i <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/09\/italia-ue-governo-piroetta-europei\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>sovranisti<\/strong><\/a>, anche se divisi fra di loro, riescono a trovare una forte coesione allorch\u00e9 si affrontano battaglie anti-europee.<\/p>\n<p><strong>Il conflitto tra Parlamento e Consiglio sui candidati<br \/>\n<\/strong>A complicare ulteriormente il quadro politico futuro \u00e8 lo scontro aperto fra il Parlamento e il Consiglio. Il rifiuto appena ricordato dei tre candidati di Francia, Ungheria e Romania ne \u00e8 il primissimo segnale. La ragione, oltre che per le questioni specifiche relative ai tre casi in questione, \u00e8 da ritrovare nella quasi unanime decisione dei governi dell\u2019Unione di non utilizzare la procedura dei cosiddetti &#8216;<strong><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/07\/ue-nomine-empire\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">spitzenkandidaten<\/a><\/strong>&#8216; che avrebbe dovuto, come nel caso precedente di Jean-Claude Junker, &#8216;obbligare&#8217; il Consiglio europeo ad accettare il capolista del partito pi\u00f9 votato dagli elettori (<a href=\"https:\/\/www.europarl.europa.eu\/meps\/it\/28229\/MANFRED_WEBER\/home\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Manfred Weber<\/a> del Ppe).<\/p>\n<p>Fra i contrari a questa procedura, in prima linea \u00e8 apparso il presidente francese Emmanuel Macron. Facile quindi sospettare che nella bocciatura del suo primo candidato, Sylvie Goulard, abbia pesato anche lo &#8216;sfregio&#8217; patito dal Parlamento. Teoria magari un po&#8217; estrema, anche perch\u00e9 Manfred Weber era poco apprezzato dalle stesse forze dell\u2019attuale maggioranza parlamentare (Ppe, S&amp;D, Renew Europe).<\/p>\n<p>Tuttavia questo inizio di <strong>braccio di ferro<\/strong> fra Parlamento e Consiglio non \u00e8 una buona notizia, anche perch\u00e9 esso sar\u00e0 difficilmente sostenibile in futuro, proprio alla luce della frammentazione partitica uscita dalle recenti elezioni e della conseguente difficolt\u00e0 di mettere assieme solide maggioranze. Si aggiunga poi la minore legittimazione politica della stessa Commissione, che ha visto il nome della propria presidente uscire dal cilindro di un accordo imposto dall&#8217;alto, con &#8216;un\u2019operazione di palazzo&#8217; come si direbbe dalle nostre parti, dettata ancora una volta dalla coppia franco-tedesca.<\/p>\n<p><strong>Le difficolt\u00e0 di un&#8217;Unione frammentata<br \/>\n<\/strong>Il dialogo inter-istituzionale si profila quindi come particolarmente complesso, certamente pi\u00f9 difficile di quanto non sia stato negli anni passati. Malgrado gli avvisi di interdizione sulle nomine lanciati dal Parlamento, appare infatti abbastanza evidente da queste prime mosse che l\u2019agenda politica verr\u00e0 essenzialmente dettata dal Consiglio europeo.<\/p>\n<p>Una Commissione indebolita politicamente e un Parlamento meno coeso avranno vita molto difficile nel costruire un fronte unito e propositivo verso i capi di Stato e di governo. Sembra davvero che le tendenze verso un\u2019Unione sempre pi\u00f9 intergovernativa non siano destinate a modificarsi nella prossima legislatura. I primi segnali in questa direzione si avranno a breve con la grande battaglia sul futuro <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/07\/ue-quale-futuro-bilancio\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>bilancio comunitario<\/strong><\/a>.<\/p>\n<p>Il fatto che la precedente Commissione Junker non abbia avuto la forza di chiudere un accordo prima dell\u2019insediamento della nuova lascia una patata bollente nelle mani della von der Leyen. Su questo tema specifico assisteremo infatti al solito balletto delle contrapposizioni fra i governi dell\u2019Ue, largamente basate sulle singole analisi dei costi e benefici nazionali, a scapito di una visione d\u2019assieme.<\/p>\n<p>Il rischio, quindi, \u00e8 che la nuova Commissione si trovi schiacciata fin dall&#8217;inizio dalla volont\u00e0 del Consiglio, dovendo confrontarsi con un bilancio largamente intergovernativo dove lo spazio per le sue dichiarate ambizioni di politiche comuni finisca per essere ridotto ai minimi termini. Ma un\u2019Unione sempre meno &#8216;comune&#8217; e sempre pi\u00f9 <strong>intergovernativa<\/strong> non potr\u00e0 avere un grande futuro. Sarebbe quindi pi\u00f9 che mai necessario un forte contrappeso da parte di una Commissione autorevole, sostenuta con decisione dal Parlamento: ma questo \u00e8 uno scenario che, alla luce dei primissimi passi della nuova Commissione, \u00e8 davvero difficile intravvedere.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>E\u2019 difficile ricordare tempi cos\u00ec deprimenti e complicati, sul piano politico-istituzionale europeo, all&#8217;avvio di una nuova legislatura. A esserne colpita \u00e8 innanzitutto la Commissione\u00a0europea che ha dovuto, per la prima volta nella storia dell\u2019Unione, rinviare di almeno un mese il proprio insediamento. 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