{"id":76354,"date":"2019-11-18T12:08:07","date_gmt":"2019-11-18T11:08:07","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=76354"},"modified":"2019-11-18T12:08:07","modified_gmt":"2019-11-18T11:08:07","slug":"yemen-tragedia-umanitaria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/11\/yemen-tragedia-umanitaria\/","title":{"rendered":"Yemen: tragedia umanitaria, si muore di fame, anche se il cibo c\u2019\u00e8"},"content":{"rendered":"<p>In <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/11\/yemen-accordo-riad-abu-dhabi\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Yemen<\/strong><\/a>, dopo cinque anni di conflitto feroce, il bilancio delle vittime \u00e8 devastante. Su 30 milioni di persone, 24 milioni hanno bisogno di assistenza umanitaria, 20 soffrono di insicurezza alimentare e almeno 10 sono a un passo dalla carestia. I morti, invece, <a href=\"https:\/\/www.middleeasteye.net\/news\/yemen-death-toll-surpass-230000-end-2019-un-report\">sono circa 230mila:<\/a>\u00a0102mila persone sono morte combattendo, le altre per malattie e fame.<\/p>\n<p><strong>Le responsabilit\u00e0 di un disastro<\/strong><br \/>\nChi sono i responsabili di questo disastro? Da una parte c\u2019\u00e8 la coalizione militare a guida saudita, i cui bombardamenti hanno fatto migliaia di vittime (<a href=\"https:\/\/www.ohchr.org\/EN\/NewsEvents\/Pages\/DisplayNews.aspx?NewsID=23479&amp;LangID=E\">lo dice questo report delle Nazioni Unite<\/a>), demolendo infrastrutture e contribuendo allo sfacelo generale dell\u2019economia. Oltre alle bombe, i sauditi hanno inflitto ai territori controllati dagli <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/segnalazioni\/huthi-guerra-yemen-ardemagni\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Huthi<\/strong><\/a>, i ribelli sciiti, <a href=\"https:\/\/www.nytimes.com\/interactive\/2018\/10\/26\/world\/middleeast\/saudi-arabia-war-yemen.html\">una serie di brutali misure punitive<\/a> tra cui restrizioni alle importazioni, blocchi selettivi ai rifornimenti e la confisca degli stipendi di circa un milione di dipendenti pubblici. Risultato: milioni di persone sono diventante ancora pi\u00f9 povere.<\/p>\n<p>Anche gli <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/segnalazioni\/huthi-guerra-yemen-ardemagni\/\">Huthi per\u00f2 hanno la loro abbondante parte di colpe<\/a>. Sono accusati di bombardare i civili, torturare i detenuti, reclutare bambini-soldato e bloccare l&#8217;accesso alle agenzie umanitarie. Insomma, cinque anni di conflitto feroce non sono serviti a stroncare la loro insurrezione nel nord dello Yemen: non solo non sono stati sconfitti, ma anzi sembrano essersi rafforzati. Tanto che lo scorso mese hanno rivendicato <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/10\/yemen-huthi-riad-teheran\/\">attacchi missilistici<\/a>\u00a0sferrati nel cuore dell\u2019Arabia Saudita contro alcune piattaforme di lavorazione del petrolio.<\/p>\n<p><strong>La pi\u00f9 grave tragedia umanitaria in atto sulla Terra<\/strong><br \/>\nSe la leadership politica degli Huthi resiste e addirittura si consolida, il resto degli abitanti fa i conti invece con la pi\u00f9 grave tragedia umanitaria in corso sulla Terra. In un Paese dove oramai il lavoro delle agenzie umanitarie \u00e8 decisivo per contenere i danni della guerra, il World food programme (Wfp) assiste 12 milioni e 400mila persone, di cui il 70% abita nel nord nelle zone controllate dai ribelli sciiti, il resto nel sud. Ricevono aiuti due milioni di bambini, di cui 360mila hanno bisogno di soccorsi immediati perch\u00e9 sono gravemente malnutriti. Senza assistenza, moriranno.<\/p>\n<p>Se per\u00f2 portare gli aiuti in tempo diventa letteralmente una questione di vita o di morte, quest\u2019estate il Wfp ha bloccato i suoi interventi a Sana, la capitale, dove vive pi\u00f9 di un milione di persone: le sue attivit\u00e0 di distribuzione umanitaria venivano pesantemente compromesse dal continuo ostruzionismo degli Huthi.<\/p>\n<p><strong>Le difficolt\u00e0 delle agenzie di soccorso internazionali<\/strong><br \/>\n\u201cInizialmente abbiamo avuto complicazioni anche nei territori controllati dal governo yemenita, ma le abbiamo risolte. Mentre negli ultimi 12\/18 mesi abbiamo avuto problemi con gli Huthi. Le difficolt\u00e0 sono diventate sempre pi\u00f9 gravi, e siamo arrivati a un punto in cui ci siamo accorti che il nostro lavoro veniva sistematicamente ostacolato e cos\u00ec abbiamo dovuto prendere una decisione drastica, senza precedenti: interrompere gli aiuti\u201d, ha raccontato Rehan Asad, Chief of Staff del Wfp, tra i relatori a un convegno sullo Yemen organizzato a Roma a fine ottobre.<\/p>\n<p>Le cose poi sono migliorate e l\u2019agenzia dell\u2019Onu \u00e8 tornata a lavorare. Questo mese, per\u00f2, sembra ci siano stati ancora episodi di sottrazione e blocco del cibo. \u201cFermano il passaggio degli aiuti e li rivendono al mercato nero. Lo fanno per finanziare l\u2019esercito e lo sforzo bellico e anche per arricchirsi personalmente\u201d,\u00a0mi spiega\u00a0Abdullah<strong> al Rabeeah<\/strong>, capo del King Salman Relief Centre, l\u2019agenzia di cooperazione allo sviluppo del governo saudita, anche lui presente al convegno. Nonostante sia parte del conflitto, l\u2019Arabia Saudita afferma di continuare a contribuire allo sforzo umanitario in sostegno dello Yemen.\u00a0Il King Salman Relief Centre, sostiene il suo direttore, ha avviato nel Paese 371 progetti, con attenzione particolare a donne e bambini, per una spesa complessiva finora di circa 2,3 miliardi di dollari.<\/p>\n<p><strong>Il nodo di Hodeida<\/strong><br \/>\nPer facilitare i rifornimenti umanitari i sauditi hanno messo a disposizione il loro porto di Jazan, al confine con lo Yemen. &#8220;Oggi \u00e8 questo &#8211; e non <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/08\/yemen-hodeida-equilibri-golfo\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Hodeida<\/a> &#8211; il miglior punto di entrata degli aiuti per le zone controllate dagli Huthi.\u00a0Oltre al porto, abbiamo aperto anche le vie terrestri cos\u00ec che le agenzie umanitarie possano fare il loro lavoro\u201d, continua il direttore del King Salman Relief. \u201cAltrimenti c\u2019\u00e8 Hodeida, ma l\u00ec ci sono ritardi nelle operazioni di carico e scarico, oltre a gravi manipolazioni\u201d.<\/p>\n<p>Proprio per aggirare l\u2019ostacolo di Hodeida, dove i soccorsi finivano per essere trafugati dagli Huthi, il governo riconosciuto dello Yemen ha proposto di decentralizzare gli aiuti. \u201cCi si \u00e8 resi conto che le zone maggiormente colpite dalla carestia erano proprio quelle attorno ad Hodeida. Questo anche a causa delle ruberie e dell\u2019ostruzionismo degli Huthi\u201d, mi racconta Abdulraqeb Saif Fateh Al-Dubai, il ministro dell\u2019amministrazione locale del governo yemenita e capo del National Relief Committee.<\/p>\n<p>\u201cPer tre anni l\u2019Onu, aggiunge Fateh Al-Dubai, ha seguito una strategia di centralizzazione dei soccorsi. Gli aiuti passavano quasi tutti attraverso il porto di Hodeida. Ma poi li abbiamo convinti a cambiare meccanismo\u201d. Adesso, funziona cos\u00ec, prosegue il ministro: \u201cAbbiamo cinque centri di distribuzione sparsi per il Paese, ognuno dei quali copre quattro province. Ce n\u2019\u00e8 uno a Sana, la capitale, e altri due sulla costa meridionale, ad Aden e Al Mukalla. Il quarto \u00e8 a Hodeida e l\u2019ultimo a Marib. Tramite questi cinque centri riusciamo a servire meglio il territorio\u201d.<\/p>\n<p><strong>Il cibo c&#8217;\u00e8, mancano i soldi per comprarlo<\/strong><br \/>\nLa crisi umanitaria resta comunque gravissima. Chi conosce bene lo Yemen riferisce che la fame in larga parte non \u00e8 provocata dall&#8217;assenza di cibo, <a href=\"https:\/\/www.theguardian.com\/global-development\/2018\/oct\/16\/enormity-yemen-famine-initially-underestimated\">quanto dalla devastante crisi economica, che si traduce in altissima disoccupazione e inflazione<\/a>. \u201cS\u00ec, \u00e8 vero, a volte il cibo c\u2019\u00e8, ma le persone non hanno soldi per comprarlo. L\u2019Arabia Saudita in questo cerca di rimediare: dall\u2019inizio del conflitto ha indirizzato verso lo Yemen 16 miliardi di dollari in aiuti diretti alla popolazione e finanziamenti a sostegno dell\u2019economia, con forti iniezioni di liquidit\u00e0 (tre miliardi di dollari) a favore della banca centrale yemenita\u201d, continua il direttore del King Salman Relief Center.<\/p>\n<p>\u201cInsieme al Wfp facciamo anche molti progetti per l\u2019agricoltura, la pesca e la produzione di miele, ha continuato il direttore. L\u2019obiettivo \u00e8 creare posti di lavoro. Abbiamo finanziato l\u2019Unicef perch\u00e9 avviasse un programma di incentivi per gli insegnanti delle scuole. Poi c\u2019\u00e8 un altro progetto col Wfp, di cui dobbiamo discutere a breve, e riguarda un piano per distribuire soldi alle famiglie da spendere in cibo e altre cose\u201d. \u00c8 chiaro per\u00f2 che si tratta di misure di contenimento. Finch\u00e9 c\u2019\u00e8 la guerra, la vita in Yemen continua a essere durissima e la crisi umanitaria a persistere.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In Yemen, dopo cinque anni di conflitto feroce, il bilancio delle vittime \u00e8 devastante. Su 30 milioni di persone, 24 milioni hanno bisogno di assistenza umanitaria, 20 soffrono di insicurezza alimentare e almeno 10 sono a un passo dalla carestia. 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