{"id":76357,"date":"2019-11-08T11:52:32","date_gmt":"2019-11-08T10:52:32","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=76357"},"modified":"2019-11-08T14:02:56","modified_gmt":"2019-11-08T13:02:56","slug":"libano-proteste-hezbollah-ingerenze","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/11\/libano-proteste-hezbollah-ingerenze\/","title":{"rendered":"Libano: proteste, Hezbollah\u00a0e i rischi di ingerenze esterne\u00a0"},"content":{"rendered":"<p>Dopo pi\u00f9 di una settimana dalle dimissioni del primo ministro del <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/10\/libano-protesta-giovani-sfidano-governo\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Libano<\/strong><\/a> Saad <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Sa%CA%BFd_%E1%B8%A4ar%C4%ABr%C4%AB\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>al-Hariri<\/strong><\/a> e nonostante il susseguirsi di discorsi e prese di posizione da parte dei principali attori politici libanesi, il Paese dei Cedri resta bloccato in un pericoloso immobilismo politico. Le recenti dichiarazioni del presidente Michael <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Michel_Aoun\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Aoun<\/strong><\/a> e del segretario generale di <strong>Hezbollah<\/strong>, Hassan Nasrallah, pi\u00f9 che sciogliere la matassa libanese, pongono ulteriori incognite sul futuro di un Paese alla ricerca di nuove prospettive di partecipazione e cittadinanza dopo decenni di malgoverno, corruzione e cleptocrazia.<\/p>\n<p>Celebrate come la prima importante vittoria della piazza, le dimissioni di Hariri, non hanno provocato lo &#8216;shock&#8217;\u00a0<a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=bJ8hOEj9goo\">che lui stesso aveva auspicato<\/a>. Il leader del Future Movement, in realt\u00e0, non ha mai abbandonato la scena politica libanese e su richiesta del presidente Aoun ricopre adesso il ruolo di primo ministro <em>ad interim<\/em>.<\/p>\n<p><strong>Le rivendicazioni dei manifestanti<br \/>\n<\/strong>I manifestanti, che inizialmente avevano riempito le piazze per <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/10\/libano-joker-bella-ciao-volti-cori\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>protestare<\/strong><\/a> contro nuove imposte regressive decise dall&#8217;esecutivo, hanno espresso a chiare lettere le proprie rivendicazioni. Prima tra tutte le dimissioni del governo in carica e con esso di tutti gli esponenti della classe politica libanese, personaggi che da decenni risiedono nei palazzi del potere, spartendosi favori e clientelismi per consolidare il proprio consenso nelle rispettive comunit\u00e0 confessionali che compongono il tessuto sociale libanese.<\/p>\n<p>\u201cKillon ya\u02bfni killon\u201d, \u201ctutti significa tutti\u201d: questo il coro che continua a rimbombare, a distanza di pi\u00f9 di 20 giorni di protesta, per le strade libanesi, anche dopo la notizia delle dimissioni del primo ministro e la promessa di un nuovo governo tecnico non settario fatta dal presidente Aoun nel suo ultimo discorso. La piazza libanese vuole la caduta del regime e non si accontenta di vuote dichiarazioni di intenti, continuando a fare pressione in primis su Aoun, perch\u00e9 la sua timida apertura verso le rivendicazioni dei manifestanti prenda quantomeno la forma di una data per l\u2019inizio delle consultazioni.<\/p>\n<p>La sfida pi\u00f9 difficile inizia adesso. Mentre c\u2019era consenso pressoch\u00e9 unanime tra i protestanti in merito alla necessit\u00e0 di fare cadere il governo come primo passo per il superamento del sistema politico confessionale, arrivati a questo punto non \u00e8 chiaro il da farsi. Se infatti \u00e8 vero che c\u2019\u00e8 una volont\u00e0 comune per la formazione di un governo tecnico, \u00e8 pur vero, che le forme che il nuovo esecutivo potrebbe assumere sono molteplici.<\/p>\n<p>La presenza di figure tecniche, da sola, non assicurerebbe infatti l\u2019estinzione delle dinamiche settarie dei partiti confessionali, perch\u00e9 \u00e8 ben possibile che dietro un esperto al ministero dell\u2019Economia si nasconda in realt\u00e0 una <em>longa manus<\/em> nota. Vi sono poi le speculazioni in merito a chi avr\u00e0 l\u2019incarico di formare il governo e si paventa l\u2019ipotesi che spetter\u00e0 di nuovo ad Hariri. Le preoccupazioni della piazza in merito a un agonizzante prolungamento dello stallo politico si fanno quindi pi\u00f9 che comprensibili, soprattutto alla luce del continuo peggioramento dell\u2019economia libanese e dei 252 giorni che ci sono voluti per formare l\u2019ultimo esecutivo dopo le elezioni del <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/05\/libano-voto-hariri-hezbollah\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">maggio 2018<\/a>.<\/p>\n<p><strong>Hezbollah al bivio<br \/>\n<\/strong>Hezbollah si trova ora in una posizione scomoda. Tutti i riflettori sono puntati sul partito sciita, vero perno delle decisioni politiche in Libano. \u00c8 arrivato il momento di stabilire se prendere le parti della piazza, recuperando la sbiadita immagine di attore anti-establishment vicino alle istanze del popolo libanese e cercando nel frattempo di trarre un vantaggio politico dalle manifestazioni, oppure portare avanti la linea pi\u00f9 cauta assunta e ribadita a pi\u00f9 riprese dall&#8217;inizio delle rimostranze.<\/p>\n<p>Parlando per la prima volta davanti a una bandiera che non \u00e8 quella del suo partito, ma quella nazionale libanese, Nasrallah ha messo in guardia la societ\u00e0 civile in protesta rispetto al &#8216;caos&#8217; cui andrebbe incontro il Libano qualora si creasse un vuoto governativo. Agitando lo spauracchio della guerra civile del \u201975, da un lato Hezbollah cerca di salvare il salvabile, visto il netto consolidamento del proprio potere politico, economico e militare dal 2006 a oggi, ma dall&#8217;altro cerca di non alimentare le opposizioni popolari, cosciente della forza imponente di una piazza che non vuole ridimensionarsi e dei rischi a cui andrebbe in contro il partito qualora uscisse allo scoperto come principale sostenitore dello status quo.<\/p>\n<p>Mentre la classe politica rimane paralizzata nella prudenza di Hezbollah e nelle promesse di un governo tecnico di cui ancora non si sa nulla, la protesta non si ferma.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;evoluzione della protesta e l&#8217;autodeterminazione politica<br \/>\n<\/strong>Dopo che gli ultimi attacchi ai manifestanti da parte di gruppi vicini ad Amal e Hezbollah e le partecipate contro-proteste pro-Aoun del 3 novembre avevano fatto temere una deriva settaria, i manifestanti hanno pacificamente ribadito le loro rivendicazioni. Con la recente riapertura di banche e scuole e la sospensione dei blocchi stradali che avevano paralizzato il Libano nelle scorse settimane, il Paese \u00e8 gradualmente tornato alla normalit\u00e0.<\/p>\n<p>Ad oggi la <a href=\"https:\/\/www.aljazeera.com\/news\/2019\/11\/lebanon-protesters-seek-shut-state-institutions-191106071921890.html\">nuova strategia<\/a> della piazza \u00e8 quella di mettere pressione sui punti nevralgici del sistema politico con sit-in fuori ministeri e altre istituzioni legate all&#8217;apparto statale, a cui hanno preso parte anche studenti delle superiori che hanno preferito scendere in piazza piuttosto che stare dietro i banchi di scuola.<\/p>\n<p>In un Paese in cui le grandi decisioni politiche sono state troppo spesso prese a Riad, Tel Aviv, Teheran e Damasco anzich\u00e9 a Beirut, la vera sfida del movimento di protesta libanese \u00e8 quella di riappropriarsi del diritto di <strong>autodeterminazione politica<\/strong>. E se \u00e8 lecita la scelta fatta all&#8217;inizio delle manifestazioni di rifiutare ogni bandiera politica per rivendicare l\u2019indipendenza delle piazze, appare in questo momento necessario organizzarsi politicamente per tradurre in un risultato concreto i successi conseguiti in strada.<\/p>\n<p>Senza una leadership e senza un programma politico condiviso sar\u00e0 difficile sfuggire a strumentalizzazioni e narrative cospirative che rischiano di diventare, come \u00e8 gi\u00e0 \u00e8 accaduto nel passato libanese, pi\u00f9 che semplici teorie del complotto. Sono infatti le ingerenze esterne, sia regionali che internazionali, che ora rischiano di complicare ulteriormente lo scenario libanese. Tali ingerenze, calpestando le rivendicazioni indipendenti della piazza, finirebbero per riaccendere le micce settarie che per decenni hanno permesso alle \u00e9lite confessionali di spartirsi la torta libanese, indebolendo le istituzioni statali e rendendo il Libano facile terreno di scontro tra le principali potenze esterne, ancora oggi in competizione per definire i futuri assetti geopolitici e di governance nel Medio Oriente allargato.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dopo pi\u00f9 di una settimana dalle dimissioni del primo ministro del Libano Saad al-Hariri e nonostante il susseguirsi di discorsi e prese di posizione da parte dei principali attori politici libanesi, il Paese dei Cedri resta bloccato in un pericoloso immobilismo politico. 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