{"id":76363,"date":"2019-11-08T12:08:49","date_gmt":"2019-11-08T11:08:49","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=76363"},"modified":"2019-11-12T15:46:08","modified_gmt":"2019-11-12T14:46:08","slug":"muro-berlino-luci-ombre-europa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/11\/muro-berlino-luci-ombre-europa\/","title":{"rendered":"Muro di Berlino: luci e ombre, l&#8217;Europa \u00e8 ancora incompiuta"},"content":{"rendered":"<p class=\"Corpo\">La caduta del <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/11\/muro-berlino-caduta-politico-non-fisico\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Muro di Berlino<\/strong><\/a>, il 9 novembre del 1989, ha segnato la fine della <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/07\/guerra-fredda-gorbaciov-fine\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Guerra Fredda<\/strong><\/a> e della divisione in due dell\u2019Europa, decisa dalle potenze vincitrici della Seconda Guerra Mondiale. Tra le sue conseguenze pi\u00f9 immediate, ci fu il crollo dello stato comunista tedesco-orientale e la riunificazione della <strong>Germania<\/strong> all&#8217;interno della Repubblica federale tedesca: meno di 11 mesi dopo, il 3 ottobre 1990.<\/p>\n<p class=\"Corpo\">Si tratt\u00f2 di un processo inevitabile e inarrestabile, che tuttavia poneva il problema della rinascita della Germania come maggiore potenza europea occidentale, sia in termini economici che di popolazione: una prospettiva che modificava gli equilibri tra i Paesi membri dell\u2019<strong>Unione europea<\/strong>. Era anche chiaro, a quel punto, che il rapido disfacimento dell\u2019impero comunista e della stessa Unione sovietica avrebbe obbligato l\u2019Europa occidentale ad allargarsi verso Est, includendo le nuove democrazie ex-comuniste, e che ci\u00f2 avrebbe richiesto un&#8217;attenta strategia per gestire al meglio i rapporti con la nuova <strong>Russia<\/strong>.<\/p>\n<p class=\"Corpo\">Questo doppio appuntamento con la storia era chiaro a molti, ma non era di facile soluzione. Non si pu\u00f2 dire che le scelte fatte sino a oggi siano state del tutto soddisfacenti.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;evoluzione della costruzione politica europea<br \/>\n<\/strong>Alcuni leader politici, come ad esempio Fran\u00e7ois <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Fran%C3%A7ois_Mitterrand\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Mitterrand<\/strong><\/a> e Giulio <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Giulio_Andreotti\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Andreotti<\/strong><\/a>, furono particolarmente espliciti nel sottolineare la necessit\u00e0 che la nuova Germania riunificata venisse pi\u00f9 strettamente integrata all&#8217;interno dell\u2019Europa, secondo un modello quanto meno confederale, che potesse gestire questa fase storica cos\u00ec delicata evitando il ritorno degli antichi nazionalismi. Da qui nacquero una serie di progetti politici e istituzionali, che per\u00f2 non hanno ancora raggiunto il loro compimento.<\/p>\n<p class=\"Corpo\">Il Consiglio europeo di <strong>Maastricht<\/strong>, nel dicembre 1991, lanci\u00f2 la politica monetaria europea che, nel 2002, port\u00f2 all&#8217;introduzione dell\u2019euro come nuova moneta unica. Questo fu in pratica il prezzo politico chiesto alla Germania, in cambio dell\u2019appoggio concesso dagli altri Stati europei al processo di riunificazione e alla successiva politica di allargamento verso Est. Tuttavia alla unificazione monetaria non segu\u00ec un&#8217;equivalente unificazione delle politiche economiche e fiscali, mantenendo in vita una difficile e pericolosa tensione all&#8217;interno della stessa area monetaria tra Paesi &#8216;forti&#8217; e Paesi &#8216;deboli&#8217;.<\/p>\n<p class=\"Corpo\">Ugualmente incompleto fu il tentativo di rafforzare le istituzioni comunitarie (il cosiddetto approfondimento). Nel 2001, il Consiglio europeo di <strong>Laeken<\/strong> convoc\u00f2 una convenzione europea con il compito di elaborare un progetto di Costituzione che poi sfoci\u00f2 in una conferenza intergovernativa conclusasi con l&#8217;approvazione di un trattato costituzionale.<\/p>\n<p class=\"Corpo\">Ma il processo di ratifica degli Stati membri si scontr\u00f2 con due sconfitte referendarie, in Francia e in Olanda, che obbligarono l\u2019Unione a seguire la strada pi\u00f9 tradizionale di un nuovo Trattato intergovernativo di modifica dei Trattati europei esistenti. Esso fu approvato a <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/07\/il-trattato-di-lisbona-e-la-nuova-diplomazia-europea\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Lisbona<\/strong><\/a>, nel 2007.<\/p>\n<p class=\"Corpo\">Tuttavia, bench\u00e9 il nuovo Trattato riprendesse la quasi totalit\u00e0 delle misure previste da quello costituzionale, mancava la sostanza principale ed essenziale: era un nuovo trattato intergovernativo e non l\u2019atto fondante di una nuova costituzione europea destinata a superare gli Stati nazionali, i quali restano cos\u00ec al centro di tutti i processi decisionali, con tutte le loro differenze e diffidenze.<\/p>\n<p class=\"Corpo\">La <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/10\/brexit-piano-bojo\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Brexit<\/strong><\/a>, le continue sospensioni della libera circolazione delle persone, il forte ritorno del nazionalismo, sono almeno in parte figli di questo fallimento.<\/p>\n<p><strong>I difficili rapporti con la Russia<br \/>\n<\/strong>Non molto migliore \u00e8 la storia dei <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/11\/russia-occidente-stereotipi-dialogare\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>rapporti<\/strong> <\/a>con la Russia. Il rapido allargamento della <strong>Nato<\/strong> ai Paesi europei dell\u2019ex Patto di Varsavia e alle tre Repubbliche baltiche &#8211; che facevano parte della vecchia Unione sovietica -, seguito dall&#8217;ingresso di molti di questi Paesi nell\u2019Ue, era di fatto inevitabile, ma non venne accompagnato da analoghe aperture nei confronti della Russia, salvo la costituzione di un Consiglio Nato-Russia che per\u00f2 non ha mai svolto un ruolo significativo: le politiche occidentali non vennero mai seriamente concordate con Mosca.<\/p>\n<p class=\"Corpo\">Di pi\u00f9, le ripetute crisi e guerre seguite alla dissoluzione della <strong>Jugoslavia<\/strong> portarono ad una contrapposizione tra Occidente e Russia: l\u2019<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Accordo_di_Dayton\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">accordo di Dayton<\/a>, del 1995, sul nuovo assetto istituzionale della Bosnia-Erzegovina, non vide la partecipazione della Russia. La successiva guerra del Kosovo, tra il 1996 e il 1998, port\u00f2 la Nato ad intervenire militarmente, e massicciamente, contro la Serbia, malgrado il dissenso russo che venne solo parzialmente sanato a guerra finita, con un accordo in seno al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.<\/p>\n<p class=\"Corpo\">In questa situazione, non \u00e8 quindi sorprendente la progressiva chiusura nazionalista russa e in particolare la violenta reazione militare di Mosca nei confronti della <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/07\/georgia-strategia-partenariato-orientale\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Georgia<\/strong><\/a> e dell\u2019<strong><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/05\/ucraina-presidenza-zelensky-russia\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Ucraina<\/a>,\u00a0<\/strong>che ufficialmente aspirano all&#8217;ingresso nella Nato e nell\u2019Ue. Queste azioni militari hanno portato alla occupazione dell\u2019Ossezia meridionale e dell\u2019Abkazia, a danno della Georgia, e all&#8217;annessione alla Russia della <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/01\/mari-crimea-ucraina-vs-russia\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Crimea<\/strong><\/a>, nonch\u00e9 all&#8217;appoggio ai separatisti filo-russi, a danno dell\u2019Ucraina. Tutte mosse inaccettabili dal punto di vista del diritto internazionale, ma viste da Mosca come una necessaria reazione difensiva rispetto all&#8217;invadenza occidentale in un\u2019area di vitale interesse strategico per la Russia.<\/p>\n<p class=\"Corpo\">In conclusione per\u00f2 sarebbe sbagliato pensare che la caduta del Muro di Berlino, e tutto ci\u00f2 che ne \u00e8 conseguito, sia stata un fatto negativo. Al contrario, abbiamo visto la fine di un\u2019assurda spaccatura in due dell\u2019Europa e l\u2019affermarsi della democrazia al posto di durissimi regimi dittatoriali, tenuti in vita dai carri armati sovietici. Oggi il quadro della sicurezza europea \u00e8 certamente complesso e delicato, ma \u00e8 ben lungi dalla drammaticit\u00e0 e pericolosit\u00e0 degli anni della Guerra Fredda. La riunificazione tedesca \u00e8 avvenuta pacificamente e nelle forme e nei modi della democrazia. Forse per la prima volta nella storia un grande impero si \u00e8 dissolto senza necessit\u00e0 di una guerra aperta.<\/p>\n<p class=\"Corpo\">La nuova Europa e il nuovo rapporto con la Russia lasciano molto a desiderare e presentano molti pericoli, che sarebbe sciocco sottovalutare. Ma esiste la possibilit\u00e0 di fare meglio. Il futuro \u00e8 ancora da scrivere.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La caduta del Muro di Berlino, il 9 novembre del 1989, ha segnato la fine della Guerra Fredda e della divisione in due dell\u2019Europa, decisa dalle potenze vincitrici della Seconda Guerra Mondiale. 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