{"id":76379,"date":"2019-11-08T11:06:38","date_gmt":"2019-11-08T10:06:38","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=76379"},"modified":"2019-11-12T15:48:25","modified_gmt":"2019-11-12T14:48:25","slug":"muro-di-berlino-eurocomunismo-e-dottrina-sonnenfeldt-un-ricordo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/11\/muro-di-berlino-eurocomunismo-e-dottrina-sonnenfeldt-un-ricordo\/","title":{"rendered":"Muro di Berlino: Eurocomunismo e dottrina Sonnenfeldt, un ricordo"},"content":{"rendered":"<p>I miei primi incontri con <strong>Helmut Sonnenfeldt<\/strong> ebbero a che fare con l\u2019<strong>Eurocomunismo<\/strong> e non furono facili. Come \u00e8 noto, l\u2019Eurocomunismo sorse nei primi Anni Settanta nei partiti comunisti dell\u2019Europa occidentale come reazione alla sanguinosa repressione della <strong>Primavera di Praga<\/strong>, compiuta dai carri armati sovietici nel 1968 (reazione che era mancata, invece, 12 anni prima, a seguito dell\u2019analoga repressione in Ungheria) e persegu\u00ec una <strong>maggiore autonomia politica dall\u2019influenza da Mosca<\/strong>. In pi\u00f9 vi era l\u2019esigenza di riconciliare l\u2019ideologia marxista con societ\u00e0 che ormai avevano acquisito una ricchezza invidiabile in sistemi liberali, verificata nelle molteplici \u2013 e a volte riuscite \u2013 esperienze di governo locale.<\/p>\n<p>Tutto ci\u00f2 fu vero in particolare per il pi\u00f9 grande di questi partiti, quello italiano, guidato da <strong>Enrico Berlinguer<\/strong>. Il <strong>Pci<\/strong> era stato a lungo la principale forza di opposizione, mentre la <strong>Democrazia cristiana<\/strong> condivideva il potere di governo con un gruppo di partiti laici minori, inclusi i socialisti, che avevano rotto la loro precedente alleanza con i comunisti. La prospettiva di un\u2019intesa tra le due forze tradizionalmente contrastanti del cattolicesimo e del comunismo, che apriva a quest\u2019ultimo la possibilit\u00e0 di entrare nella maggioranza, prese il nome di <strong>\u201ccompromesso storico\u201d<\/strong>.<\/p>\n<figure id=\"attachment_76395\" aria-describedby=\"caption-attachment-76395\" style=\"width: 300px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-76395\" src=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/moroberlinguer-300x183.jpeg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"183\" srcset=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/moroberlinguer-300x183.jpeg 300w, https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/moroberlinguer-768x469.jpeg 768w, https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/moroberlinguer-125x76.jpeg 125w, https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/moroberlinguer.jpeg 950w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-76395\" class=\"wp-caption-text\"><strong>Enrico Berlinguer con Aldo Moro<\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p>Personalmente, non ero un sostenitore di tale prospettiva, perch\u00e9 ritenevo che essa potesse irrigidire la democrazia italiana in uno stato privo di alternative politiche. Allo stesso tempo, per\u00f2, seguivo con interesse il dibattito interno al Pci riguardo alla possibilit\u00e0 di prendere come modello l\u2019evoluzione della socialdemocrazia tedesca, dopo il suo congresso riformista del 1959 a <strong>Bad Godesberg<\/strong>. Peraltro l\u2019ostilit\u00e0 del Cremlino nei confronti di Berlinguer, incluso un sospetto tentativo di assassinarlo, era di per s\u00e9 significativa. Di conseguenza, fui favorevole ad incoraggiare le visite dei membri e intellettuali comunisti, che fossero aperti al cambiamento nei Paesi occidentali, Stati Uniti inclusi.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;<em>affaire\u00a0<\/em>Segre e l&#8217;inflessibile politica dei visti<\/strong><br \/>\nAll\u2019inizio del 1975, il <em><strong>Council on Foreign Relations<\/strong><\/em> (CFR) e l\u2019<strong>Istituto Affari Internazionali<\/strong> (IAI), di cui ero all&#8217;epoca direttore, si accordarono per tenere una conferenza congiunta a New York, prima della fine dell\u2019anno, con partecipanti provenienti da Italia e Stati Uniti e rappresentativi delle rispettive realt\u00e0 politiche, economiche e culturali. Entrambe le parti giudicarono opportuno includere un parlamentare comunista nella delegazione italiana e al <em>Council<\/em> erano ottimisti sul fatto che un visto d\u2019ingresso potesse essere rilasciato in via eccezionale.<\/p>\n<p>Nella tarda primavera partecipai ad una conferenza sullo stato dell\u2019Alleanza atlantica a Ditchley Park, nel Regno Unito. La lista dei partecipanti includeva Helmut Sonnenfeldt, allora consigliere del Segretario di Stato americano, Henry Kissinger; un giovane <strong>Joseph Nye<\/strong>; un meno giovane Paul Nitze; il professor <strong>Ralf Dahrendorf<\/strong>; Etienne Davignon dalla Commissione europea; il fondatore dell<em>\u2019International Institute for Strategic Studies<\/em> (IISS), Alastair Buchan; lo storico <strong>Michael Howard<\/strong>; e vari altri. Uno dei temi che vennero discussi fu il cambiamento politico nel sud Europa, anche in relazione alle elezioni regionali e locali italiane che si sarebbero tenute di l\u00ec a una settimana. \u00a0Fu in quell\u2019occasione che conobbi Sonnenfeldt, per gli amici Hal.<\/p>\n<p>A luglio un commento apparso sul <em>New York Times<\/em>, in cui Zygmunt Nagorski del CFR consigliava agli Stati Uniti \u201cuna politica positiva nei confronti dei \u2018rossi\u2019 italiani\u201d fu ampiamente citato dalla stampa italiana, senza distinguere, come al solito, le notizie dalle opinioni. Dal rumore che ne segu\u00ec emerse l\u2019imminente evento IAI-CFR a New York e la possibile partecipazione ad esso del parlamentare Sergio Segre, capo delle relazioni internazionali del Pci. Tuttavia divenne anche chiaro che gli organizzatori americani non potevano assicurargli l\u2019esenzione dall\u2019esclusione del visto per entrare negli Stati Uniti riservata ai visitatori comunisti.<\/p>\n<p>Durante l\u2019estate, quindi, scrissi a Hal per richiamare le nostre conversazioni a Ditchley e per commentare brevemente le recenti elezioni italiane, nelle quali il Pci era arrivato a due punti percentuali dalla Dc. Alla luce di un tale stato di cose e del rinvigorirsi del dibattito sull\u2019Eurocomunismo in Italia, suggerii che potesse valere la pena considerare un <strong>mutamento nella politica di visti del governo statunitense<\/strong>, magari iniziando con la nostra conferenza, della quale il mio interlocutore era ormai ben al corrente.<\/p>\n<p>La risposta fu cortese ma inflessibile. Disse che anche altre universit\u00e0 americane avevano provato ad ottenere simili eccezioni, nei mesi passati, ma alla fine non era stata fatta alcuna domanda e dubitava che i nuovi avvenimenti avrebbero fatto cambiare linea al Dipartimento di Stato. L\u2019assunto, a Washington, era che una qualsiasi apertura ai comunisti europei, seppure limitata agli scambi accademici, si sarebbe potuta leggere come un lasciapassare alla loro partecipazione a coalizioni di governo. Al che contribuiva la posizione rigida dell\u2019ambasciatore americano in Italia, John Volpe.<\/p>\n<p>In conclusione, non fu fatta alcuna domanda al consolato di Roma per il visto del partecipante in questione e la conferenza venne posticipata a data da stabilirsi.<\/p>\n<p><strong>Che ruolo internazionale per il Pci (e il contributo dello IAI)<\/strong><br \/>\nUna volta divenuti di dominio pubblico questi passaggi sotto l\u2019etichetta \u201cl\u2019<em>affaire<\/em> Segre\u201d, \u00a0Hal mi invit\u00f2 ad andare a trovarlo durante il mio successivo viaggio a Washington. E cos\u00ec feci, per avere con lui una conversazione di quelle che i diplomatici chiamano \u201cfranche\u201d. Contribu\u00ec all\u2019atmosfera, in un certo qual modo, il fatto che, per pura coincidenza, proprio in quegli stessi giorni, avesse luogo l\u00ec una visita del capo del partito neo-fascista italiano, compreso un incontro di basso livello al Dipartimento di Stato. La cosa naturalmente non pass\u00f2 inosservata in Italia.<\/p>\n<p>Nell\u2019anno seguente ricordo almeno un\u2019occasione nella quale mi ritrovai con Sonnenfeldt: un seminario sull\u2019<em>Arms control<\/em> ad Aspen, in Colorado. Due temi dominarono le conversazioni: il difficile stato dei negoziati del SALT II, naturalmente, ma anche le future elezioni negli Stati Uniti. Che furono vinte dai democratici. L\u2019Amministrazione Carter eredit\u00f2 la questione dell\u2019Eurocomunismo e del ruolo che il Pci avrebbe potuto giocare sulla scena politica italiana. Ma niente di nuovo accadde per oltre un anno, eccezion fatta per una serie di incontri confidenziali tra il nuovo ambasciatore Richard Gardner e il leader emergente dell\u2019ala riformista del Pci, Giorgio Napolitano, che fui lieto di ospitare.<\/p>\n<p>Nel frattempo, lo IAI si fece promotore in Italia di una serie di dibattiti riguardo la situazione internazionale, con la partecipazione di leader politici. L\u2019intento era di agevolare un nuovo sviluppo nel Parlamento italiano, che si verific\u00f2 a met\u00e0 del 1977: l\u2019approvazione di una risoluzione che riaffermava le linee guida della nostra politica estera, in particolare gli impegni nell\u2019integrazione europea e nell\u2019Alleanza atlantica, con la <strong>quasi unanimit\u00e0 dei voti, inclusi quelli del Pci<\/strong>.<\/p>\n<figure id=\"attachment_76392\" aria-describedby=\"caption-attachment-76392\" style=\"width: 300px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-76392\" src=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/hkhs-300x210.jpeg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"210\" srcset=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/hkhs-300x210.jpeg 300w, https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/hkhs-125x88.jpeg 125w, https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/hkhs.jpeg 615w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-76392\" class=\"wp-caption-text\"><strong>Henry Kissinger con il ministro degli Esteri sovietico Andrej Gromyko. Alle loro spalle, Helmut Sonnenfeldt.<\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p>Pi\u00f9 o meno nello stesso periodo, i coniugi Sonnenfeldt vennero a Roma e trascorremmo una piacevole serata assieme, in segno della perdurante amicizia, nonostante le passate divergenze. Circa un anno pi\u00f9 tardi, aprile 1978, quell\u2019architetto della politica estera Usa, divenuto (con riluttanza?) accademico, fu ospite dello IAI, anche se in un contesto diverso: un incontro della <em>European Study Commission <\/em>(ESC), l\u2019iniziativa promossa dall\u2019IISS per coltivare gli scambi Oriente-Occidente a livello di <em>think-tank<\/em>. Oltre a lui, molti altri erano presenti, compreso Sergio Segre.<\/p>\n<p>(L\u2019incontro, sia detto per inciso, si svolse nell\u2019<strong>atmosfera drammatica della prigionia di Aldo Moro<\/strong>, rapito dalla Brigate Rosse, con gli italiani profondamente divisi sull\u2019ipotesi di trattare con i terroristi. Fu proprio la convergenza dei segretari della Dc, Begnigno Zaccagnini, e del Pci, Enrico Berlinguer, insieme al repubblicano Ugo La Malfa, ad impedire un negoziato che avrebbe creato, a mio avviso, un grave precedente, rischioso per il futuro delle istituzioni democratiche italiane.)<\/p>\n<p><strong>Il giudizio sulle prospettive future dell&#8217;Unione sovietica<\/strong><br \/>\nSuccessivamente Hal svilupp\u00f2 il suo intervento alla riunione della ESC in uno dei quaderni <em>Adelphi<\/em>, scritto con William Hyland. Ne cito un passaggio: \u201cPer quanto ci riguarda, non crediamo la leadership sovietica trabocchi di ottimismo in merito alla prospettiva futura dell\u2019Urss, in relazione a Stati Uniti, Occidente in generale, Cina e altri. [&#8230;]. I suoi progetti economici, e non solo, richiederanno sforzi e sacrifici per gli anni a venire\u201d.<\/p>\n<p>Gli anni a venire diranno qualcosa sui sacrifici per la popolazione russa e sul pessimismo tra i leader a Mosca. Nel corso di essi Sonnenfeldt venne pi\u00f9 di una volta allo IAI, mentre l\u2019Unione sovietica perveniva a un collasso, la cui profondit\u00e0 and\u00f2 ben oltre ogni previsione. Vista ex-post <strong>la fine della Guerra fredda<\/strong> \u00e8 stata l\u2019evento pi\u00f9 drammatico di quella frazione di storia in cui ci siamo trovati a vivere (con la sola eccezione della fine della \u201cguerra calda\u201d, quando il giovane Hal si era appena trasferito in America e l\u2019ancor pi\u00f9 giovane io ero testimone della Liberazione di Torino).<\/p>\n<p>Negli anni seguenti potemmo ancora beneficiare della competenza di Sonnenfeldt anche nelle riunioni del <strong>Consiglio per le relazioni tra Italia e Stati Uniti<\/strong>, discutendo del nuovo ordine europeo, che avrebbe dovuto trasformare l\u2019<strong>inaspettata fine della divisione geopolitica fra i due blocch<\/strong>i in una \u201csorta di unit\u00e0\u201d, per dirla con le parole di Churchill. A quel tempo gli Stati Uniti erano favorevoli ad una tale trasformazione.<\/p>\n<p>Per chiudere ancora sull\u2019Eurocomunismo: il Pci cess\u00f2 di esistere un paio di anni dopo la caduta del Muro di Berlino e prese il nome di Partito democratico di sinistra. E nel 2006, <strong>Giorgio Napolitano<\/strong> divenne presidente della Repubblica, carica che mantenne per quasi un decennio, esercitando un\u2019influenza stabilizzante sulla scena politica italiana, in particolare sulla continuit\u00e0 nella politica estera.<\/p>\n<p><em>Questo articolo \u00e8 tratto da un capitolo del libro collettaneo appena pubblicato dalla Brookings Institution di Washington per ricordare Helmut Sonnenfeldt, che fu Consigliere del Dipartimento di Stato, molto vicino a Henry Kissinger allora Segretario, e in seguito studioso della Johns Hopkins University nonch\u00e9 esperto della Brookings stessa. L\u2019originale in inglese \u00e8 reperibile come <a href=\"https:\/\/www.iai.it\/it\/pubblicazioni\/memoriam-helmut-hal-sonnenfeldt-euro-communism-and-compromesso-storico\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">IAI Commentary<\/a>.\u00a0\u00a0<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I miei primi incontri con Helmut Sonnenfeldt ebbero a che fare con l\u2019Eurocomunismo e non furono facili. 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