{"id":7640,"date":"2008-03-13T00:00:00","date_gmt":"2008-03-12T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/il-costo-della-presenza-internazionale-dellitalia\/"},"modified":"2017-11-03T15:40:55","modified_gmt":"2017-11-03T14:40:55","slug":"il-costo-della-presenza-internazionale-dellitalia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2008\/03\/il-costo-della-presenza-internazionale-dellitalia\/","title":{"rendered":"Il costo della presenza internazionale dell\u2019Italia"},"content":{"rendered":"<p>Come previsto, il Parlamento ha approvato definitivamente la conversione in Legge del Decreto che garantisce la copertura finanziaria della partecipazione italiana alle missioni internazionali di stabilizzazione all\u2019estero. A differenza delle volte precedenti, il voto \u00e8 passato sotto relativo silenzio, dal momento che la sopravvivenza del Governo non dipendeva pi\u00f9 dalla coesione della maggioranza ormai implosa, e questo ha pertanto ridotto ogni elemento di pathos.<\/p>\n<p>La sinistra pacifista ad ogni costo, libera dai vincoli di coalizione, non ha dovuto votare a favore di un provvedimento sostanzialmente non condiviso per ragioni ideologiche, mentre diversi esponenti di centro-destra che erano pronti ad affossare il provvedimento pur di giungere alle dimissioni del Governo Prodi, hanno potuto associarsi serenamente. Ma resta l\u2019esigenza di una classe politica che sia in grado di assumersi responsabilit\u00e0 internazionali di lungo periodo, secondo una logica che privilegi continuit\u00e0, credibilit\u00e0 e bene comune del Paese. \u00c8 auspicabile che responsabilit\u00e0 dirette di governo non ricadano nelle mani di politici pronti a mettere in secondo piano la politica estera e di difesa italiana per ottenere un ritorno immediato in termini di politica interna (in un\u2019intervista del 9 gennaio persino l\u2019ex ministro della difesa Antonio Martino prefigurava un voto negativo sulle missioni al solo scopo di far cadere il governo Prodi).<\/p>\n<p><b>L\u2019analisi del provvedimento<\/b><br \/>Il saldo complessivo del fondo per le missioni per l\u2019anno 2008 \u00e8 di 1.020 milioni di Euro, di cui circa 850 dedicati agli interventi delle Forze Armate, 30 alle forze di Polizia e alla Guardia di Finanza, e i rimanenti 130 milioni per la diplomazia, la cooperazione e le azioni di stabilizzazione civili e di cooperazione civile-militare d\u2019urgenza (ulteriori 10 milioni). La Legge richiede per essere letta uno sforzo di riclassificazione, dal quale emergono diversi elementi interessanti relativi all\u2019effettivo impiego delle Forze Armate e di Polizia (<a href= \"http:\/\/www.iai.it\/pdf\/Economia_difesa\/Tabelle-grafici-IT-2008.pdf\" target= \"blank\"><b><u>Economia e industria della difesa: tabelle e grafici<\/u><\/b><\/a>). <\/p>\n<p>In termini geografici, la missione in Afghanistan (quella della Nato, Isaf e quella dell\u2019Ue, Eupol) assorbe 341 milioni di euro, segue l\u2019impegno in Libano (Unifil II, Euromarfor, assistenza alle Forze Armate libanesi) con 301 milioni, ed infine i Balcani, con sei voci di spesa per un totale di 191 milioni. A queste macro-aree d\u2019intervento ormai \u201ctradizionale\u201d si affiancano i pur minori, ma politicamente significativi ed in ascesa impegni in Africa, con quattro missioni per un totale di 16 milioni, e in Medio Oriente (Iraq, Libia, Israele e Palestina) per un totale di 17 milioni.<\/p>\n<p>Come si pu\u00f2 notare, si tratta di una dispersione notevole in una molteplicit\u00e0 di teatri, legata all\u2019esigenza di \u201cfare la nostra parte\u201d in numerose missioni internazionali di diversa natura. Si va infatti da missioni di carattere prevalentemente civile o di supporto di polizia, ad operazioni in teatri difficili e ad intensit\u00e0 medio-alta, con conseguenti profili di rischio differenziati. In generale, prevale un carattere \u201cmisto\u201d ed integrato dell\u2019operato nazionale ed internazionale, comprendente sia forze militari che di polizia che di amministrazione civile ed aiuto allo sviluppo, oramai sempre pi\u00f9 necessario.<\/p>\n<p>La copertura giuridica ed istituzionale delle missioni \u00e8 anch\u2019essa variegata, e richiama a diverso titolo decisioni comuni a livello dell\u2019Unione Europea, Nato e Nazioni Unite. Dei circa 850 milioni disponibili per la Difesa, si stima che il 70% (600 milioni) finiscano in spese per le indennit\u00e0 di missione del personale, mentre il restante coprano almeno in parte le spese vive delle operazioni.<\/p>\n<p>Al di l\u00e0 degli elementi di fondo del provvedimento, vale la pena di notare come rispetto al Decreto presentato dal Governo siano stati introdotti anche due interessanti emendamenti: il primo configura un supporto \u201cad personam\u201d, mentre il secondo interviene \u201cad societatem\u201d. Al capoverso 6 del secondo articolo si autorizza la spesa di 275.710 euro (ne erano previsti originariamente 103.500) per un solo \u201cfunzionario diplomatico con l\u2019incarico di assistere la presenza italiana in Kurdistan\u201d, incarico che pu\u00f2 suscitare non poche perplessit\u00e0. Al comma 6-ter dell\u2019articolo 1 invece \u201csi provvede all\u2019organizzazione in Afghanistan o in un Paese limitrofo, di una conferenza di pace regionale della societ\u00e0 civile, in collaborazione con la rete di organizzazioni non governative <Afgana>.\u201d Ci\u00f2 significa che parte della somma prevista per la cooperazione finir\u00e0 a un raggruppamento di associazioni dall\u2019orientamento marcatamente pacifista per un\u2019iniziativa che rischia di rivelarsi tanto ambiziosa quanto inutile.<\/p>\n<p><b>Considerazioni<\/b><br \/>Il primo aspetto riguarda la sostanziale scarsa leggibilit\u00e0 del provvedimento, in cui i fondi sono suddivisi in una quarantina di capitoli di spesa suddivisi per ente e area, anzich\u00e9 per missione. Ci\u00f2 permette anche l\u2019introduzione di provvedimenti impropri come indicato sopra, e non favorisce una reale comprensione dell\u2019effettivo costo dell\u2019intervento. Inoltre, il fondo missioni \u00e8 destinato a coprire alcuni costi vivi delle operazioni, ma non indica certamente quale sia l\u2019effettivo impegno complessivo, in quanto omette di specificare una serie di costi assai importanti e significativi, quali la maggior usura dei mezzi impiegati e le lavorazioni in economia od effettuate grazie ai fondi ordinari del Ministero della Difesa. Per di pi\u00f9, i fondi previsti per la cooperazione non sono certo l\u2019effettivo valore di riferimento per stimare l\u2019impegno non militare dell\u2019Italia nelle operazioni, in quanto tali fondi sono previsti in altri dicasteri o tramite la nostra partecipazione alle iniziative delle principali Organizzazioni Internazionali, quali la Banca Mondiale.<\/p>\n<p>L\u2019impegno dell\u2019Italia nelle missioni internazionali di stabilizzazione \u00e8 un elemento essenziale ed in continua crescita della politica estera del paese e meriterebbe un\u2019attenzione e una dotazione economica maggiore, poich\u00e9 da essa dipende sempre pi\u00f9 lo \u201cstanding\u201d internazionale italiano, la sicurezza dei cittadini e la possibilit\u00e0 dello sviluppo economico e sociale globale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Come previsto, il Parlamento ha approvato definitivamente la conversione in Legge del Decreto che garantisce la copertura finanziaria della partecipazione italiana alle missioni internazionali di stabilizzazione all\u2019estero. 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