{"id":76407,"date":"2019-11-09T12:36:42","date_gmt":"2019-11-09T11:36:42","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=76407"},"modified":"2019-11-18T18:05:48","modified_gmt":"2019-11-18T17:05:48","slug":"macron-condizioni-leadership","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/11\/macron-condizioni-leadership\/","title":{"rendered":"Macron: l&#8217;intellettuale e il politico, le condizioni di una leadership"},"content":{"rendered":"<p class=\"p3\"><span class=\"s1\">L\u2019intervista del presidente francese Emmanuel <strong>Macron<\/strong> <a href=\"https:\/\/www.economist.com\/europe\/2019\/11\/07\/emmanuel-macron-warns-europe-nato-is-becoming-brain-dead\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">all\u2019Economist<\/a> ha qualcosa in comune con quella a suo tempo rilasciata dall&#8217;allora presidente statunitense Barack <strong>Obama<\/strong> a <a href=\"https:\/\/www.theatlantic.com\/magazine\/archive\/2016\/04\/the-obama-doctrine\/471525\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">The Atlantic<\/a>. Entrambi sono degli intellettuali prestati alla politica con un certo successo: caratteristica ormai rara, in un mondo di mastini abbaianti su twitter, di imbonitori e di schiavi dei sondaggi.<\/span><\/p>\n<p class=\"p3\"><span class=\"s1\"><strong>Ok l\u2019intellettuale<\/strong><br \/>\n<\/span><span class=\"s1\">Come e ancora meglio del celebre <a href=\"https:\/\/www.elysee.fr\/emmanuel-macron\/2017\/09\/26\/initiative-pour-l-europe-discours-d-emmanuel-macron-pour-une-europe-souveraine-unie-democratique\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">discorso della Sorbona<\/a>, l\u2019intervista \u00e8 un\u2019espressione articolata di un pensiero che riesce a tratti a analizzare bene la complessit\u00e0 dei problemi che l\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/speciali\/ue-nomi-agende-speciale\/\"><strong>Europa<\/strong><\/a> deve affrontare. Tutto si pu\u00f2 dire di Macron, tranne che esiti di fronte ai problemi reali. Tutti i punti che tocca, dalla crisi della <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/04\/nato-70-anni-successi-sfide\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Nato<\/strong><\/a> e dei nostri rapporti con gli Usa, a quelli con la Russia e la Cina, alla nostra impotenza nella crisi siriana, alla necessit\u00e0 di colmare il pericoloso gap tecnologico dell\u2019Europa sono questioni che gli europei non possono evitare di porsi. Ancora pi\u00f9 importante \u00e8 il vigoroso richiamo all\u2019affermazione di una \u201csovranit\u00e0 europea\u201d in un mondo pieno di nazionalismi vecchi e nuovi.<\/span><\/p>\n<p class=\"p6\"><span class=\"s1\">Ma l\u2019uomo non \u00e8 solo un intellettuale; \u00e8 il presidente della Francia. Constatando la paralisi che affligge la politica degli altri grandi Paesi dell\u2019Ue (Germania, Italia e Spagna), oltre all\u2019uscita della Gran Bretagna, rivendica in modo abbastanza esplicito per la Francia e dunque per se stesso la leadership del processo. A questo punto, per\u00f2, il giudizio sull\u2019intellettuale deve cedere il passo a quello sul politico.<\/span><\/p>\n<p class=\"p6\"><strong><span class=\"s1\">Ma il politico? Tre condizioni per una leadership di successo<br \/>\n<\/span><\/strong><span class=\"s1\">Nella situazione di transizione e di debolezza istituzionale in cui si trova l\u2019Ue, non c\u2019\u00e8 nulla di male, anzi \u00e8 necessario che uno o pi\u00f9 Paesi assumano una funzione di leadership. In fondo \u00e8 toccato spesso fin dall\u2019inizio alla coppia franco-tedesca e pi\u00f9 recentemente ad Angela <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/07\/ue-germania-vocazione-merkel\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Merkel<\/strong><\/a>. Nella situazione attuale, ogni iniziativa deve essere giudicata principalmente sulla sua idoneit\u00e0 a diminuire la diffidenza reciproca che avvelena da anni le relazioni fra i Paesi europei.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"p6\"><span class=\"s1\">Ci sono tre condizioni perch\u00e9 una leadership europea possa avere successo. La prima \u00e8 che il leader deve indicare una strategia, una direzione di marcia. Da questo punto di vista non si pu\u00f2 contestare a Macron una mancanza di chiarezza nella visione. Tuttavia non basta dire dove si vuole andare; bisogna aggiungere come e con chi.<\/span><\/p>\n<p class=\"p3\"><span class=\"s1\">La seconda condizione per una leadership efficace \u00e8 che deve essere inclusiva. Ci\u00f2 non vuol dire che deve a priori cercare l\u2019unanimit\u00e0 dei consensi; ci mancherebbe. Deve tuttavia essere capace di parlare anche il linguaggio dei propri interlocutori, almeno i pi\u00f9 importanti, e in un certo senso farsi carico della loro visione del mondo. Altrimenti la sfiducia non diminuisce. Non basta parlare con loro in continuazione &#8220;per convincerli\u201d perch\u00e9 questo non \u00e8 un esercizio pedagogico, ma di costruzione del consenso.<\/span><\/p>\n<p class=\"p3\"><span class=\"s1\">Gli interlocutori che Macron deve conquistare in priorit\u00e0 sono di due tipi. Prima di tutto c\u2019\u00e8 la vasta zona del Nord Europa, che non comprende solo la Germania ma include anche l\u2019Olanda e gli altri nordici. Sono Paesi coscienti della crisi della Nato, ma tradizionalmente atlantisti, e che sono anche istintivamente liberisti e per cui il rigore dei conti pubblici \u00e8 un valore importante. Essi hanno anche a torto o a ragione ereditato dai tempi del gollismo una profonda diffidenza verso la Francia, considerata a priori protezionista e anti-americana.<\/span><\/p>\n<p class=\"p3\"><span class=\"s1\">Ora il linguaggio utilizzato da Macron nell\u2019intervista sembra a volte inutilmente fatto apposta per confermare i pregiudizi; come per esempio quando in modo estemporaneo contesta il limite del 3% per il deficit di bilancio, l\u2019architrave del sistema di Maastricht e certamente non il problema prioritario in questo momento. Difetto di linguaggio che oscura, per esempio sulla Nato e gli Usa, un ragionamento invece complesso ed equilibrato; equilibrio che per\u00f2 scompare quando sembra suggerire un\u2019Europa equidistante fra Usa e Cina.<\/span><\/p>\n<p class=\"p3\"><span class=\"s1\">Malgrado dichiarazioni di rispetto, sembra che ci sia un\u2019incapacit\u00e0 profonda di capire l\u2019Europa del Nord, per esempio lamentando il loro ricorso a governi di coalizione. Macron dimentica cos\u00ec che proprio quelli sono i Paesi dove, malgrado evidenti difficolt\u00e0, la democrazia liberale \u00e8 pi\u00f9 solida e che sono almeno immuni da violenti cambiamenti del pendolo elettorale che \u00e8 invece il rischio negli Usa, in Gran Bretagna e anche in Francia.<\/span><\/p>\n<p class=\"p3\"><span class=\"s1\">Il secondo gruppo di Paesi sono quelli dell\u2019Est. Alcuni di essi, la Polonia e l\u2019Ungheria, stanno subendo una pericolosa involuzione illiberale. Altri nutrono un timore quasi ossessivo anche se non ingiustificato della Russia. Sono partner difficili, ma che abbiamo l\u2019obbligo di comprendere e stabilizzare: ne va della nostra sicurezza, in un arco che va dal Baltico all\u2019Adriatico, in cui hanno avuto origine due guerre mondiali. Annunciando generiche aperture alla Russia, non basta dire: parler\u00f2 ai polacchi e ai tedeschi. \u00c8 giusto lamentare il troppo facile abuso dell\u2019allargamento come strumento di politica estera, ma concludere frettolosamente che si possono stabilizzare i Balcani e contrastare la penetrazione russa e cinese con altri strumenti \u00e8 quanto meno superficiale. \u00c8 bene fare dell\u2019Africa una priorit\u00e0 e lamentare gli errori commessi in Libia. Ma come \u00e8 possibile farlo senza comprendere anche le priorit\u00e0 italiane?<\/span><\/p>\n<p class=\"p3\"><span class=\"s1\">La terza condizione della leadership \u00e8 che non deve essere percepita come principalmente diretta a soddisfare la propria opinione pubblica. Colpisce quindi l\u2019ultima parte dell\u2019intervista dove, dopo avere costruito ragionamenti rigorosamente &#8216;europei&#8217;, finisce per rivendicare \u201cun\u2019eccezione francese\u201d basata come sempre sul possesso dell\u2019arma nucleare, del seggio all\u2019Onu, sulla francofonia e sul ruolo internazionale del Paese. Sono accenti meno arroganti e presuntuosi, ma che ricordano in qualche modo la rivendicazione \u201cdell\u2019eccezione britannica\u201d.<\/span><\/p>\n<p class=\"p6\"><strong><span class=\"s1\">Salvare il soldato Macron?<br \/>\n<\/span><\/strong><span class=\"s1\">La conseguenza di tutto ci\u00f2 \u00e8 che, facendo il bilancio dopo il famoso discorso della Sorbona, Macron ha da offrire solo qualche inizio di accordo sulla difesa e un consenso di principio su un misero bilancio dell\u2019eurozona. La prima impressione dopo questa importante intervista \u00e8 purtroppo di isolamento, che \u00e8 il contrario della leadership; peggio, pu\u00f2 condurre a un aumento della diffidenza.<\/span><\/p>\n<p class=\"p6\"><span class=\"s1\">Non pu\u00f2 passare inosservato che la prima aspra critica sia venuta dalla normalmente prudentissima Angela Merkel, l\u2019alleato indispensabile. \u00c8 difficile dire se questo stato di cose sia dovuto a questioni caratteriali, a una comprensibile insofferenza per l\u2019immobilismo tedesco, o alla palese inadeguatezza di molti collaboratori. Eppure \u00e8 auspicabile e urgente che a ci\u00f2 si ponga rimedio. Con tutti i suoi difetti, Macron resta la migliore speranza per il proprio Paese e per l\u2019Europa. <span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 \u00a0<\/span><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019intervista del presidente francese Emmanuel Macron all\u2019Economist ha qualcosa in comune con quella a suo tempo rilasciata dall&#8217;allora presidente statunitense Barack Obama a The Atlantic. Entrambi sono degli intellettuali prestati alla politica con un certo successo: caratteristica ormai rara, in un mondo di mastini abbaianti su twitter, di imbonitori e di schiavi dei sondaggi. 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