{"id":76481,"date":"2019-11-21T11:31:35","date_gmt":"2019-11-21T10:31:35","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=76481"},"modified":"2019-11-28T20:22:36","modified_gmt":"2019-11-28T19:22:36","slug":"germania-dieci-punti-kohl","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/11\/germania-dieci-punti-kohl\/","title":{"rendered":"Germania: i dieci punti di Kohl e l&#8217;accelerazione della storia"},"content":{"rendered":"<p>La rapida <strong><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/11\/muro-berlino-paesi-est\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">riunificazione<\/a> della Germania<\/strong>, nelle rievocazioni della caduta del <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/11\/muro-berlino-caduta-politico-non-fisico\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Muro<\/strong><\/a>, \u00e8 stata spesso presentata come un fatto scontato sin da quel 9 novembre 1989 (non \u00e8 falso, ma \u00e8 una semplificazione) o addirittura una prospettiva ineluttabile sin dal lancio della Perestrojka (il che \u00e8 pi\u00f9 che discutibile). In tal modo si minimizza il ruolo propulsivo, anzi dirompente, svolto nel 1989\/&#8217;90 da due personalit\u00e0, il <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/06\/morte-kohl-cancelliere-della-mia-infanzia\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">cancelliere tedesco<\/a> Helmut <strong>Kohl<\/strong> e il presidente statunitense George <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/12\/usa-morte-bush-guerra-golfo\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Bush<\/strong><\/a> senior, come pure il vivace dibattito che si scaten\u00f2 fra i principali leaders europei e in seno al mondo politico di Bonn.<\/p>\n<p>Ancora nella primavera del 1988 i principali consiglieri di Kohl, fra cui Wolfgang <strong>Schaeuble <\/strong>&#8211;\u00a0oggi presidente del Bundestag -, gli avevano suggerito di togliere la parola &#8216;riunificazione&#8217; dal programma del partito Cdu: rinunciare alla rivendicazione, comunque irrealistica, dell&#8217;unificazione territoriale consentiva di incoraggiare la Repubblica democratica tedesca (Ddr) ad adottare una linea riformista secondo il modello polacco. Lo stesso cancelliere, in occasione di una visita a Mosca nell&#8217;ottobre 1988, evoc\u00f2 la riunificazione come un traguardo a lunghissimo termine: indicarne i tempi \u00e8 roba da fantascienza.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;occasione di Bush<br \/>\n<\/strong>Chi per primo aveva deciso di cogliere al balzo, per dare uno scossone all&#8217;impero sovietico, la palla del nuovo corso annunciato da Mikhail <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/07\/guerra-fredda-gorbaciov-fine\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Gorbaci\u00f2v<\/strong><\/a> alle Nazioni Unite alla fine del 1988 \u00e8 il presidente Bush. Nel febbraio 1989 aveva specificato che il suo motto &#8216;<em>Europe whole and free<\/em>&#8216; significava libere elezioni e libert\u00e0 di movimento per i popoli dell&#8217;Europa orientale compresi i tedeschi dell&#8217;Est; ma era consapevole che occorreva evitare passi falsi suscettibili di destabilizzare quei governi e provocare reazioni violente di Mosca.<\/p>\n<p>E non aveva parlato di riunificazione. Ne parl\u00f2 nei mesi successivi con i suoi collaboratori, vincendo le titubanze del Dipartimento di Stato e del suo consigliere Brent <strong>Scowcroft<\/strong>, il quale proponeva il pi\u00f9 blando termine di &#8216;riconciliazione&#8217;. In maggio, a Magonza, auspic\u00f2 l&#8217;eliminazione della cortina di ferro, \u201ca cominciare da Berlino\u201d.\u00a0 Nel 1987 Ronald <strong>Reagan<\/strong>, con il suo stile pi\u00f9 rude, aveva esclamato: \u201cSignor Gorbaci\u00f2v, butti gi\u00f9 quel muro!\u201d.<\/p>\n<p><strong>Lungimiranza di Kohl e timori di Gorbaci\u00f2v<br \/>\n<\/strong>Nei giorni che seguirono l&#8217;apertura dei varchi fra le due Berlino furono in pochi a pronosticare che la Ddr avesse i giorni contati. Helmut Kohl fu subito consapevole dell&#8217;occasione storica che inaspettatamente gli si offriva, potendo far leva sulle critiche condizioni economiche e finanziarie in cui si dibatteva la Ddr (e anche l&#8217;Urss), ma per il momento si guard\u00f2 bene dal parlare di riunificazione come di un programma concreto; il 16 novembre accenn\u00f2 a questa pi\u00f9 ambiziosa finalit\u00e0, ma usando un termine meno dirompente: autodeterminazione. Tre giorni dopo in una manifestazione a Lipsia risuon\u00f2 lo slogan &#8216;siamo un (unico) popolo&#8217;.<\/p>\n<p>Gorbaci\u00f2v e Egon <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Egon_Krenz\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Krenz<\/strong><\/a>, il nuovo leader tedesco-orientale, vedevano chiaramente il pericolo che Bonn approfittasse di quella loro debolezza e si raccomandavano a tutti gli interlocutori occidentali perch\u00e9 si evitassero iniziative destabilizzatrici. Inizialmente Kohl assicur\u00f2 che non aveva alcuna intenzione di destabilizzare la Ddr (una specie di &#8216;Mikhail, stai sereno&#8217;).<\/p>\n<p>Il presidente sovietico chiese anche la convocazione di un vertice quadripartito, ma senza successo. Se un anno prima aveva definito la divisione della Germania una decisione irreversibile della storia, ora ammetteva la possibilit\u00e0 di una riunificazione attraverso un ordinato processo di avvicinamento fra i due Stati e di<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/11\/muro-berlino-luci-ombre-europa\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong> integrazione<\/strong> <\/a>fra l&#8217;Europa orientale e quella occidentale, che sarebbe durata vari decenni. Ma a medio termine, al centro della &#8216;casa comune europea&#8217; dovevano coesistere, cooperando strettamente, due Stati tedeschi con valori comuni e sistemi socio-politici diversi; e ciascuno nella propria alleanza militare.<\/p>\n<p><strong>Malcontento di Andreotti, Thatcher e Mitterrand<br \/>\n<\/strong>Analoga era la visione dei socialisti tedeschi, solidali con i riformatori dell&#8217;Est e preoccupati per la tenuta di Gorbaci\u00f2v. La stessa preoccupazione nutrivano i governi francese e britannico, nonch\u00e9 il nostro presidente del consiglio Giulio <a href=\"https:\/\/www.nytimes.com\/1984\/09\/23\/weekinreview\/for-both-east-and-west-two-germanys-is-better.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Andreotti<\/strong><\/a>; inoltre, temevano che una Germania ingrandita e liberata dall&#8217;ipoteca della divisione potesse modificare gli equilibri europei, ritrovare ambizioni egemoniche ed eventualmente scivolare verso il neutralismo. Washington condivideva solo l&#8217;ultima di queste preoccupazioni: incoraggiava Kohl a procedere senza esitazioni, ma senza fare concessioni circa l&#8217;appartenenza alla Nato.<\/p>\n<p><strong>Londra<\/strong> e <strong>Parigi<\/strong> si appellavano ai loro diritti su &#8216;Berlino e la Germania nel suo insieme&#8217; in base agli accordi quadripartiti, che risalivano al 1945 ma erano stati ribaditi nel 1971. Margaret <strong>Thatcher<\/strong> raccomandava a Bush di fare il possibile per frenare Kohl e aiutare Gorbaciov a mantenere saldo il <strong>Patto di Varsavia<\/strong>.\u00a0 <a href=\"https:\/\/europa.eu\/european-union\/sites\/europaeu\/files\/kohl_mitterrand_it.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Mitterrand<\/strong><\/a>, ancora in maggio, aveva detto a Bush che se Bonn si fosse lanciata nell&#8217;avventura della riunificazione si rischiava una guerra; ora si mostrava un po&#8217; meno allarmista e puntava sul rafforzamento dell&#8217;integrazione europea come contrappeso.<\/p>\n<p><strong>Il Piano dei dieci punti<br \/>\n<\/strong>Alla fine di novembre questi temi formarono oggetto, a Berlino, di uno scambio di idee fra esperti e capi degli uffici di<em> policy planning<\/em> dei Ministeri degli Esteri di alcuni Paesi occidentali. Per due giorni avevamo esaminato le possibili modalit\u00e0 di avvicinamento fra i due Stati tedeschi e gli eventuali condizionamenti esterni. Il terzo e ultimo giorno, era il 28 novembre, tutto apparve superato dalla notizia del programma in <strong>dieci punti<\/strong> che Kohl stava annunciando al Bundestag. Tutti furono presi alla sprovvista, anche i diplomatici tedeschi e, pare, lo stesso ministro Hans-Dietrich<strong> Genscher<\/strong>.<\/p>\n<p>I dieci punti indicavano con precisione il percorso che in effetti sarebbe poi stato seguito, senza lasciar presagire la sua rapidit\u00e0. I primi cinque concernevano direttamente i rapporti inter-tedeschi e la democratizzazione della Ddr; e il quinto si spingeva a prevedere \u201cstrutture confederative, in vista di una successiva federazione\u201d . Gli altri cinque riguardavano la necessaria cornice costituita dai rapporti Est-Ovest (<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/02\/disarmo-inf-usa-russia\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">accordi di disarmo<\/a>, Csce ecc.) e culminavano in un \u201cnuovo ordine di pace che permetter\u00e0 l&#8217;unificazione statale della Germania\u201d.<\/p>\n<p>Cadeva dunque un tab\u00f9 (federazione, unificazione) e senza menzionare i diritti delle quattro potenze. Fu \u2013 oggi sembrer\u00e0 strano &#8211; uno <em>choc<\/em>; eppure anche il decimo punto restava ben al di sotto di quella che sarebbe stata la realt\u00e0 dieci mesi dopo: presupposto dell&#8217;unificazione doveva essere il nuovo ordine europeo imperniato su \u201cstrutture di sicurezza trans-nazionali\u201d, cio\u00e8 il mitico sistema di sicurezza collettiva destinato a soppiantare la Nato e il Patto di Varsavia. E quindi si poteva pensare a tempi lunghi.<\/p>\n<p>In quei giorni Kohl\u00a0 prospettava un processo della durata di 5-10 anni (un lasso troppo breve, protestava Mitterrand). Ma a questo punto aveva gi\u00e0 deciso di travolgere il prudente riformismo del nuovo premier della Ddr, Hans <strong>Modrow<\/strong>, e anche la &#8216;terza via&#8217; degli ex-dissidenti riuniti nella &#8216;Tavola Rotonda&#8217;, e puntare invece su una vittoria elettorale della Cdu orientale, grazie a generosi incentivi economici. Era il brusco abbandono del metodo della\u00a0<em><a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Ostpolitik\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Ostpolitik<\/a> &#8211; &#8216;Wandel durch Annaeherung<\/em><em>&#8216;<\/em>, trasformazione attraverso l&#8217;avvicinamento \u2013\u00a0 ideato negli anni sessanta da Egon <strong>Bahr<\/strong>, adottato da Willy <strong>Brandt<\/strong>\u00a0 e fatto proprio da tutto l&#8217;Occidente nei negoziati culminati nel <a href=\"https:\/\/www.osce.org\/it\/mc\/39504?download=true\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">vertice<\/a> di Helsinki nel 1975.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La rapida riunificazione della Germania, nelle rievocazioni della caduta del Muro, \u00e8 stata spesso presentata come un fatto scontato sin da quel 9 novembre 1989 (non \u00e8 falso, ma \u00e8 una semplificazione) o addirittura una prospettiva ineluttabile sin dal lancio della Perestrojka (il che \u00e8 pi\u00f9 che discutibile). 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