{"id":76634,"date":"2019-11-24T07:43:07","date_gmt":"2019-11-24T06:43:07","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=76634"},"modified":"2019-11-28T22:24:29","modified_gmt":"2019-11-28T21:24:29","slug":"bosnia-erzegovina-le-incompiute-24-anni-dopo-dayton","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/11\/bosnia-erzegovina-le-incompiute-24-anni-dopo-dayton\/","title":{"rendered":"Bosnia-Erzegovina: le incompiute 24 anni dopo Dayton"},"content":{"rendered":"<p>Il 19 novembre scorso, la presidenza tripartita della <strong>Bosnia-Erzegovina<\/strong>, <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/10\/bosnia-voto-instabilita\/\">dopo quasi tredici mesi di stallo<\/a>, ha finalmente trovato un accordo per la nomina del nuovo primo ministro. Il 58enne <strong>Zoran Tegeltija<\/strong>, ex ministro delle Finanze della <strong>Republika Srpska<\/strong> (Rs) ed esponente del partito del presidente Milorad Dodik, dovr\u00e0 adottare un difficile programma di riforme che ha come obiettivo primario quello di affrontare la causa stessa del <strong>blocco istituzionale <\/strong>durato pi\u00f9 di un anno e l\u2019accordo con la <strong>Nato<\/strong> per avviare i negoziati per il futuro accesso del Paese balcanico nell\u2019Alleanza atlantica. Nonostante la presunta approvazione del documento da parte della delegazione Nato in Bosnia-Erzegovina, i leader della Rs continuano ad opporsi a qualsiasi ipotesi di accordo, ricordando che la Republika Srpska (l\u2019entit\u00e0 bosniaca a maggioranza serba) non ha intenzione di intraprendere il percorso di integrazione nell\u2019Alleanza.<\/p>\n<p>Tali avvenimenti fanno presagire che l\u2019affannoso processo di adesione della Bosnia-Erzegovina alla Nato, cos\u00ec come quello all\u2019<strong>Unione europea<\/strong>, continuer\u00e0 ad essere caratterizzato dal continuo impantanarsi della situazione politica interna.<\/p>\n<p><strong>Con la memoria agli accordi di pace<\/strong><br \/>\nLe cause principali vanno ricercate nella stessa Costituzione bosniaca e quindi negli <strong>accordi di Dayton<\/strong> del 1\u00b0 novembre 1995, quando il presidente serbo Slobodan Milo\u0161evi\u0107, quello bosniaco Alija Izetbegovi\u0107 e quello croato Franjo Tu\u0111man si incontrarono<strong>,<\/strong> sotto l\u2019auspicio degli <strong>Stati Uniti<\/strong>, nella base militare di Dayton in Ohio per porre fine ad uno dei peggiori massacri avvenuti sul suolo europeo dopo la Seconda guerra mondiale.<\/p>\n<p>Le basi dell\u2019incontro furono subito chiarite quando l\u2019allora segretario di Stato statunitense Warren Christopher fiss\u00f2 i quattro punti fondamentali dei futuri accordi di pace: 1) riconoscimento della Repubblica bosniaca come Stato sovrano, articolato in due entit\u00e0 (serba e bosniaco-croata); 2) elaborazione di uno statuto speciale per Sarajevo, capitale comune; 3) difesa dei diritti dell\u2019uomo; 4) processo per coloro che negli ultimi tre anni si erano macchiati di crimini di guerra.<\/p>\n<p>Le trattative si protrassero sino al 21 novembre successivo, quando l\u2019accordo fu approvato. \u00a0Il primo documento, oltre a definire gli impegni che le parti erano tenute ad assumere per la cessazione del conflitto e a specificare i principi che avevano portato alla stesura completa dell\u2019accordo, poneva due fondamentali ed innovativi principi, tra cui l\u2019obbligo di cooperazione per le inchieste e i processi sui crimini di guerra e il riconoscimento reciproco con l&#8217;allora Repubblica federale jugoslava (in seguito Serbia). Nonostante essi manifestino un\u2019evoluzione fondamentale nelle relazioni tra i due Stati, tuttavia tali enunciati restavano al livello di mera dichiarazione.<\/p>\n<p>Secondo punto fondamentale dell\u2019accordo fu la linea di demarcazione tra le due entit\u00e0 (<em>Inter-Entity Boundary Line <\/em>&#8211; IEBL). Essendo il frutto di difficili negoziati tra Republika e Federazione, i negoziatori di Dayton definirono la IEBL come semplice delimitazione amministrativa per evitare qualsiasi rivendicazione nazionalista.<\/p>\n<p>La parte pi\u00f9 delicata probabilmente riguardava l\u2019assetto istituzionale. \u00c8 bene ricordare che gli accordi di Dayton rappresentano un unicum, giacch\u00e9 i principi della Costituzione sono stabiliti da negoziatori esterni. In questo senso, quindi, il quarto allegato evidenzia l\u2019erosione della supremazia del principio di sovranit\u00e0 nazionale: la Costituzione, predisposta da esperti di diversa nazionalit\u00e0 non pu\u00f2 dirsi espressione della volont\u00e0 del popolo bosniaco. Essa disegna uno Stato unitario, con frontiere internazionali riconosciute e istituzioni centrali, ma composto di due entit\u00e0, e tre comunit\u00e0 costituenti, dotate di ampi poteri amministrativi e politici.<\/p>\n<p><strong>La specificit\u00e0 del caso bosniaco<\/strong><br \/>\nIl problema principale, che negli anni a venire metter\u00e0 a dura prova la stabilit\u00e0 delle istituzioni bosniache, \u00e8 rappresentato dalla <strong>ripartizione dei poteri<\/strong> tra le istituzioni comuni e quelle dei due soggetti autonomi. Il decentramento \u00e8 estremamente elevato, essendo affidata alle entit\u00e0 una forte autonomia in ambiti delicatissimi quali la difesa e le forze di polizia e, ancora, nell\u2019intessere relazioni speciali con gli Stati vicini. Malgrado la loro natura non-statuale, in entrambe le entit\u00e0 sono state create strutture istituzionali che assomigliano a vere strutture statali (la presidenza, il governo, organi legislativi e giurisdizionali).<\/p>\n<p>Le competenze delle istituzioni centrali si limitano conseguentemente alla politica estera (ma non ai rapporti con gli Stati confinanti), al commercio estero, alla politica doganale, alla politica monetaria, alla gestione dei movimenti di popolazione e alla regolamentazione delle comunicazioni e dei trasporti. Tutte le altre funzioni e competenze sono soggette a negoziati fra le due entit\u00e0, le quali sono perfino responsabili del bilancio delle istituzioni statali (la Rs nella misura di un terzo, la FBiH nella misura di due terzi), determinando cos\u00ec la totale dipendenza politica ed economica del governo centrale.<\/p>\n<p>Tale impianto, che sancisce il legame tra territorio e comunit\u00e0 etnica, finisce con il creare un sistema politico, istituzionale ed elettorale fondato su logiche etno-territoriali. Il principio \u00e8 reso ancora pi\u00f9 penetrante per la previsione di una presidenza tricefala, composta da un bosniaco e un croato, ognuno direttamente eletto dalla Federazione, e un serbo direttamente eletto dal territorio della Republika Srpska. La sovranit\u00e0 cessa di appartenere all\u2019individuo per trovare il suo punto di riferimento nell\u2019appartenenza ad un gruppo o ad un territorio.<\/p>\n<p>Un cenno merita infine la Corte Costituzionale, alla quale \u00e8 demandato non solo il rispetto della Costituzione ma anche di risolvere \u201cqualsiasi disputa che sorge a causa di questa Costituzione tra le entit\u00e0 o tra la Bosnia e l\u2019Erzegovina, o anche tra le istituzioni della Bosnia-Erzegovina\u201d. La Corte, organo di chiusura del sistema, \u00e8 composta da nove giudici: sei bosniaci, di cui due nominati dal Parlamento della Rs e quattro dalla FBiH, e tre giudici internazionali. Ad affiancarla, fu istituita la figura dell\u2019Alto Rappresentante della comunit\u00e0, al quale furono affidati compiti di monitoraggio, coordinamento, interpretazione definitiva e promozione attiva dell\u2019accordo di pace nel suo complesso.<\/p>\n<p>La guerra terminava cos\u00ec fra dubbi e incertezze. Gli accordi di Dayton avevano messo la parola fine ad un conflitto che sembrava dovesse durare in eterno, ma lasciavano dietro di loro una lunga scia di malumori. Inoltre, marcarono il completo fallimento dell\u2019Europa nella gestione della crisi, reso evidente dal ruolo al quale furono relegati gli attori dell\u2019Unione europea nei colloqui di pace da parte degli Stati Uniti, forti di numerosi successi diplomatici.<\/p>\n<p><strong>Uno sguardo al futuro<\/strong><br \/>\nDall\u2019accordo di pace, la Bosnia-Erzegovina ha geneticamente ereditato un <strong>federalismo \u2018etnico\u2019<\/strong> orientato pi\u00f9 a garantire l\u2019autonomia delle unit\u00e0 costitutive che l\u2019integrazione o l\u2019efficienza dello Stato federale. Ci\u00f2 pone tuttora la Bosnia-Erzegovina in una situazione di stallo continuo, sia per quanto riguarda la politica interna che per quella estera, sottoposta quest\u2019ultima alle costanti pressioni esterne anche di paesi come Russia e Cina.<\/p>\n<p>L\u2019immobilismo pone Sarajevo in una situazione d\u2019incapacit\u00e0 politica che non permette di creare politiche strutturali di lungo periodo che possano garantire la crescita, n\u00e9 rispettare i cosiddetti criteri di Copenaghen per l\u2019adesione all\u2019Unione europea. Il processo d\u2019integrazione europeo \u00e8 reso ancor pi\u00f9 difficile, oggi, dal recente rifiuto del Consiglio europeo, su traino della Francia, di avviare i negoziati per l\u2019adesione con <strong>Macedonia del Nord<\/strong> e <strong>Albania<\/strong> e dal successivo annuncio di voler r<strong>iformare il sistema d\u2019integrazione europeo<\/strong> con regole pi\u00f9 stringenti (<em>seven steps<\/em>) da parte del presidente Emmanuel Macron.<\/p>\n<p><em>Foto di copertina \u00a9 Nedim Grabovica\/Xinhua via ZUMA Wire<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 19 novembre scorso, la presidenza tripartita della Bosnia-Erzegovina, dopo quasi tredici mesi di stallo, ha finalmente trovato un accordo per la nomina del nuovo primo ministro. 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