{"id":76710,"date":"2019-12-03T11:52:41","date_gmt":"2019-12-03T10:52:41","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=76710"},"modified":"2019-12-06T08:07:37","modified_gmt":"2019-12-06T07:07:37","slug":"energia-la-sicurezza-energetica-dellitalia-passa-dallucraina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/12\/energia-la-sicurezza-energetica-dellitalia-passa-dallucraina\/","title":{"rendered":"Energia: la sicurezza energetica dell\u2019Italia passa dall\u2019Ucraina"},"content":{"rendered":"<p>Secondo Paese manifatturiero in Europa, l\u2019<strong>Italia<\/strong> e il suo sistema economico-industriale sono fortemente dipendenti dal <strong>gas naturale<\/strong> proveniente dall\u2019estero. Solo il 7% della domanda di gas italiana viene infatti soddisfatta grazie alla produzione nazionale &#8211; dato tra l\u2019altro in progressiva diminuzione -, mentre la quasi totalit\u00e0 della domanda viene coperta da approvvigionamenti da Paesi terzi, primo fra tutti la <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/02\/russia-arma-spuntata-gas\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Russia<\/strong><\/a>. Ma non \u00e8 tanto la massiccia e crescente dipendenza da Mosca a minacciare la <strong>sicurezza energetica<\/strong> italiana, quanto piuttosto il destino del <strong>transito di gas russo attraverso il territorio ucraino<\/strong> che &#8211; in assenza di un\u2019intesa tra Kiev e il Cremlino entro il 31 dicembre prossimo &#8211; rischia di essere sospeso con l\u2019inizio del nuovo anno.<\/p>\n<p><strong>Dipendenza strategica<\/strong><br \/>\nIl <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/10\/italia-russia-storia-gas\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">gas russo<\/a> rappresenta il 44% delle importazioni totali del nostro Paese, seguito da quello algerino (25%), quello del Mare del Nord (11%), quello libico (7%) e da crescenti volumi di gas naturale liquefatto (Lng) (13%) scaricato nei terminal di Caverzere, Livorno e Panigaglia. La dipendenza dell\u2019Italia dalla Russia non \u00e8 certamente una novit\u00e0 &#8211; le relazioni bilaterali nel settore del gas risalgono agli anni Sessanta, nel pieno della Guerra Fredda &#8211; ed \u00e8 controbilanciata dall\u2019importanza del nostro Paese come mercato di esportazione, secondo in Europa alle spalle della sola Germania.<\/p>\n<p>La vera vulnerabilit\u00e0 italiana \u00e8 rappresentata dal fatto che la totalit\u00e0 dei 30 miliardi di metri cubi (bcm) di gas importanti dalla Russia transitano per il territorio ucraino, attraverso la rete di trasporto gestita dall\u2019operatore nazionale Ukrtransgaz. Transito che nel 2006 e nel 2009 \u00e8 stato al centro delle dispute energetiche tra Mosca e Kiev, causando per alcuni giorni la sospensione delle forniture di gas russo in Europa, in pieno inverno e con la domanda europea nella fase di picco.<\/p>\n<p>Proprio per far fronte alle criticit\u00e0 del passaggio attraverso l\u2019Ucraina, la Russia ha elaborato una strategia di aggiramento del vicino orientale che si \u00e8 materializzata con la realizzazione del <strong>gasdotto Nord Stream<\/strong> (e della sua espansione con <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/04\/nord-stream-2-il-gasdotto-che-aggira-lucraina\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Nord Stream 2<\/strong><\/a>) e del <strong>TurkStream<\/strong>, e con la decisione di sospendere i flussi attraverso le condotte di Uktransgaz al momento della scadenza naturale del contratto di transito prevista per la fine del 2019.<\/p>\n<p><strong>Dialogo trilaterale<\/strong><br \/>\nSe implementata, la decisione di bloccare la rotta rappresenterebbe una gravissima minaccia alla sicurezza energetica italiana, oltre a quella degli altri Paesi dell\u2019Europa centro-orientale che sono riforniti attraverso il territorio ucraino. Al momento, infatti, <strong>il nostro Paese non ha a disposizione rotte alternative per approvvigionarsi dalla Russia<\/strong>, e anche la capacit\u00e0 di reperire ulteriori volumi di gas dagli altri fornitori non appare realistica. L\u2019unica speranza sarebbe quella di un inverno mite, che renderebbe sufficienti le riserve accumulate negli stoccaggi ucraini almeno fino a primavera, ma che di fatto procrastinerebbe soltanto di qualche mese lo scenario peggiore per il nostro Paese (e per altri Stati membri dell\u2019<strong>Unione europea<\/strong> come Repubblica Ceca, Slovacchia e Austria).<\/p>\n<p>Per questo motivo, la Commissione europea \u00e8 da mesi impegnata in un tavolo trilaterale con russi e ucraini per scongiurare lo scenario \u2018sospensione\u2019 e raggiungere una soluzione di compromesso che permetta alla Russia di esportare, all\u2019Ucraina di incamerare le ingenti tariffe di transito (3 miliardi di dollari annui) e soprattutto ai Paesi europei di approvvigionarsi in sicurezza, anche dopo il 31 dicembre.<\/p>\n<p>Al momento, nonostante gli sforzi negoziali di Bruxelles nel mantenere vivo e positivo il dialogo tra Mosca e Kiev, la situazione non sembra delle pi\u00f9 rosee. Il \u2018pacchetto\u2019 offerto dal Cremlino &#8211; che prevede l\u2019estensione annuale del contratto di transito al 2020, la ripresa della vendita diretta di gas russo a Kiev (che dal 2015 si rifornisce grazie a flussi di gas provenienti dalla Germania) a prezzi di favore e la rinuncia del pagamento della penalit\u00e0 da 6.5 miliardi dollari richiesta dall\u2019anti-trust ucraino &#8211; non piace del tutto all\u2019Ucraina, che vorrebbe allungare la durata dell\u2019accordo e non privarsi di entrate finanziari ingenti.<\/p>\n<p><strong>Italia alla finestra<\/strong><br \/>\nIn questa situazione, l\u2019Italia non pu\u00f2 che rimanere alla finestra, nella speranza che &#8211; qualsiasi siano le condizioni finali stabilite dall\u2019accordo &#8211; il negoziato non porti alla sospensione di flussi energetici vitali per il nostro Paese. Ma oltre che per le evidenti criticit\u00e0 nell\u2019immediato futuro, la questione ucraina rappresenta per l\u2019Italia anche un grattacapo nel medio-lungo periodo. Infatti, anche se dovesse essere scongiurato il blocco delle forniture nel 2020 grazie all\u2019estensione annuale dell\u2019accordo, la prospettiva che una volta realizzato Nord Stream 2 tutto (o quasi) il gas russo destinato all\u2019Europa occidentale transiti attraverso la Germania crea (o dovrebbe creare!) seri problemi al governo italiano e al comparto industriale nazionale. Uno scenario di questo tipo determinerebbe infatti un vantaggio competitivo per Berlino (e per il suo settore manifatturiero) sui costi dell\u2019energia nei confronti dell\u2019Italia, principale \u2018competitor\u2019 industriale dei tedeschi nel contesto europeo.<\/p>\n<p>Ma le possibilit\u00e0 per l\u2019Italia di scongiurare un esito simile sembrano diventare sempre pi\u00f9 flebili. Nord Stream 2 avanza ormai indisturbato, mentre l\u2019idea di coinvolgere una <strong>Turchia<\/strong> sempre pi\u00f9 distante dall\u2019Europa in una rotta meridionale incentrata su Turkstream appare a oggi meno percorribile che in passato. L\u2019opzione preferibile per il nostro Paese &#8211; e per la quale si era anche impegnata <strong>Snam<\/strong> attraverso un Memorandum con Uktransgaz e Naftogaz firmato nel 2017 &#8211; rimane pertanto il mantenimento in vita della rotta ucraina oltre il 2020, possibilmente gestita con un approccio pi\u00f9 trasparente e depoliticizzato rispetto al passato. A oggi questo esito appare poco probabile, ma sarebbe opportuno che l\u2019Italia, facendo anche leva sulle criticit\u00e0 nazionali in caso di sospensione del transito, faccia valere il suo peso strategico e commerciale nei confronti di Mosca.<\/p>\n<p><em>Questo articolo \u00e8 stato pubblicato nell\u2019ambito\u00a0dell\u2019Osservatorio IAI-ISPI sulla politica estera italiana, realizzato anche grazie al sostegno del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.\u00a0<\/em><em>Le opinioni espresse dall\u2019autore sono strettamente personali e non riflettono necessariamente quelle dello IAI o del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Secondo Paese manifatturiero in Europa, l\u2019Italia e il suo sistema economico-industriale sono fortemente dipendenti dal gas naturale proveniente dall\u2019estero. 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