{"id":76740,"date":"2019-12-04T07:17:54","date_gmt":"2019-12-04T06:17:54","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=76740"},"modified":"2019-12-05T01:01:07","modified_gmt":"2019-12-05T00:01:07","slug":"terrorismo-jihadista-sconfiggerlo-possibile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/12\/terrorismo-jihadista-sconfiggerlo-possibile\/","title":{"rendered":"Terrorismo jihadista: ancora attivo, ma sconfiggerlo \u00e8 possibile"},"content":{"rendered":"<p>Il 29 novembre c&#8217;\u00e8 stato l\u2019ennesimo attentato terroristico di matrice jihadista sul suolo europeo. Usman <strong>Khan<\/strong>, 28 anni,\u00a0\u00a0cittadino britannico, gi\u00e0 condannato per terrorismo e sottoposto a misure restrittive, \u00e8 arrivato a Londra grazie a un permesso premio concessogli dalle autorit\u00e0 per assistere a una conferenza sulla de-radicalizzazione. Poco dopo ha colpito, armato di coltello, nel cuore della capitale britannica, sul London Bridge: prima di essere ucciso dagli agenti di polizia intervenuti sul posto, Khan \u00e8 riuscito ad ammazzare due persone ed a ferirne altre tre.<\/p>\n<p>L\u2019attacco ha confermato che la minaccia del terrorismo jihadista \u00e8 ancora attuale e imprevedibile, come poi ribadito dagli episodi di <a href=\"https:\/\/www.ilmessaggero.it\/mondo\/l_aja_attentato_passanti_accoltellati_cosa_e_successo_olanda_oggi-4894968.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">L\u2019Aia<\/a> e Parigi. Pertanto, i Paesi europei dovrebbero mantenere alta la concentrazione, dotandosi di strumenti appropriati per prevenire la causa che innesca questo terrorismo: la radicalizzazione.<\/p>\n<p><strong>Lo Stato islamico non \u00e8 morto \u2026<br \/>\n<\/strong>Sebbene la <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/07\/iraq-sconfitto-lisis-rischi-restano\/\">sconfitta territoriale del sedicente Stato islamico (Isis)<\/a> in <strong>Siria<\/strong> e <strong>Iraq<\/strong> da parte della coalizione internazionale a guida statunitense con il supporto delle milizie curde e la <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/10\/al-baghdadi-simbolo-isis\/\">successiva uccisione di Abu Bakr al-Baghdadi<\/a> potessero fare pensare di avere drasticamente ridotto la minaccia terroristica, la realt\u00e0 dei fatti non corrisponde a quanto ipotizzato.<\/p>\n<p>La perdita del controllo territoriale non ha portato alla morte dell&#8217;Isis, ma a una sua riorganizzazione e allo spostamento in altri teatri come il <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/01\/sahel-niger-mali-guerra-santa\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Sahel<\/strong><\/a> e l\u2019<strong>Asia centrale<\/strong>. Inoltre, i nuovi capi dell&#8217;Isis hanno fatto sapere all&#8217;Europa che la morte dell\u2019autoproclamato califfo non li ha spezzati, ma rinvigoriti. In un messaggio lanciato la settimana scorsa, essi hanno sottolineato come ormai siano \u201calle porte dell\u2019Europa\u201d e che il prossimo sar\u00e0 un \u201cNatale di vendetta\u201d.<\/p>\n<p>Piuttosto che lasciare presagire un attacco organizzato e spettacolare come furono quelli di <a href=\"https:\/\/www.repubblica.it\/esteri\/2015\/11\/20\/news\/parigi_13_11_il_racconto_della_strage-127755552\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Parigi<\/a> e di\u00a0<a href=\"https:\/\/www.repubblica.it\/esteri\/2016\/03\/22\/news\/esplosioni_aeroporto_bruxelles-136033299\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Bruxelles<\/a> del 2015 e 2016, il proclama dell&#8217;Isis\u00a0sembra richiamarsi all&#8217;esortazione di al-Baghdadi che invitava gli adepti ad attaccare gli infedeli in qualsiasi modo e luogo possibile. Quel messaggio ha contribuito alla trasformazione del terrorismo jihadista, che ha cominciato a basarsi in maniera crescente su una serie di singoli soggetti che rispondono alla chiamata dell&#8217;integralismo dotandosi di armi improvvisate e con tecniche rudimentali.<\/p>\n<p><strong>\u2026 e continuiamo ad averlo in casa<br \/>\n<\/strong>Dunque, l&#8217;Isis si trova in uno stato di salute precaria, ma non per questo \u00e8 incapace di <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/09\/terrorismo-isis-terreno-letale\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">colpire in Europa<\/a>. Diversi anni di attivit\u00e0 di reclutamento di giovani europei, avvenuta sia tramite la presenza sul territorio di predicatori radicali, sia tramite un\u2019efficace campagna propagandistica condotta principalmente online, permettono allo Stato islamico di contare su una vasta schiera di simpatizzanti in tutta Europa. Essi sono principalmente immigrati di seconda o terza generazione, scolarizzati in Europa e spesso lontani dalla religione prima di iniziare un processo di radicalizzazione.<\/p>\n<p>Tali soggetti potrebbero essere facilmente indotti all&#8217;azione da dichiarazioni come quelle recenti e ancor pi\u00f9 motivati se alcuni attentati, seppur non particolarmente efficaci in termini di vittime causate, ma condotti con relativa semplicit\u00e0 e riscuotendo ampia attenzione mediatica, come quello di Londra, dovessero verificarsi in successione l&#8217;uno dopo l&#8217;altro.<\/p>\n<p>Quest\u2019ultimo fattore potrebbe infatti incoraggiare i singoli adepti a intraprendere azioni similari, innescando una spirale di violenza. Tutto ci\u00f2 non permette di escludere una nuova serie di attentati, soprattutto se di facile realizzazione e condotti da singoli individui.<\/p>\n<p><strong>Le carceri: da poli di radicalismo a istituti riabilitativi<br \/>\n<\/strong>Al pari di moschee e altri centri di aggregazione socio-religiosa dove possono insediarsi predicatori radicali, le carceri possono rappresentare dei veri e propri poli di radicalismo capaci di trasformare comuni criminali in pericolosi e letali \u201csoldati del Califfato\u201d. Infatti, in momenti di estrema fragilit\u00e0 come possono essere quelli trascorsi in detenzione, la visione distorta, radicale e violenta della religione pu\u00f2 trovare terreno fertile offrendo al soggetto una redenzione e protezione dal resto della societ\u00e0, definita impura ed avversa.<\/p>\n<p>Pertanto, l\u2019introduzione nelle carceri di personale che, forte di adeguate competenze, possa fornire un supporto psicologico adeguato e proporre un\u2019alternativa credibile al fanatismo religioso risulta una necessit\u00e0 primaria. Anche la presenza di mediatori culturali sarebbe complementare agli sforzi volti alla prevenzione. Inoltre, come dimostrato dal caso di Usman Khan, la detenzione di individui gi\u00e0 condannati per legami con il mondo del terrorismo jihadista non sempre serve ad allontanare il soggetto dall&#8217;ideologia terrorista.<\/p>\n<p>Appositi percorsi di de-radicalizzazione che offrano visioni alternative e contribuiscano a facilitare il successivo reinserimento nella societ\u00e0 degli stessi individui potrebbero giocare un ruolo determinante nel recupero di persone che, spesso condannate per connessioni marginali con la causa terroristica, non possono essere detenuti per periodi particolarmente lunghi.<\/p>\n<p><strong>La prevenzione parte dal basso<br \/>\n<\/strong>Poich\u00e9 la maggioranza degli attentatori risulta essere immigrati di seconda o terza generazione, andrebbe tenuto in grande considerazione il ruolo che il percorso di scolarizzazione pu\u00f2 giocare nella creazione di una contro-narrativa che riduca la possibilit\u00e0 di derive estremiste. Risulta infatti di fondamentale importanza partire dal basso per cercare di facilitare l\u2019inclusione e la condivisione dei valori fondanti della societ\u00e0 in cui gli immigrati di seconda o terza generazione si trovano a vivere, tenendo per\u00f2 presenti le specificit\u00e0 della cultura di riferimento che spesso \u00e8 quella dei genitori o dei nonni.<\/p>\n<p>Andrebbero dunque favorite le iniziative di inclusione fin dalla tenera et\u00e0 sia nelle scuole sia in altri centri di aggregazione giovanili, cercando di minimizzare i casi di isolamento e alienazione dalla societ\u00e0 che risultano un fattore catalizzante della radicalizzazione. Andrebbe rafforzata la cooperazione tra entit\u00e0 statali e comunit\u00e0 religiose volte a minimizzare i rischi derivanti dall&#8217;insediamento di predicatori che istighino l\u2019odio, allontanandoli in maniera tempestiva.<\/p>\n<p><strong>Gli spazi di manovra dell\u2019Italia<br \/>\n<\/strong>L\u2019Italia parte da una posizione pi\u00f9 favorevole rispetto ad altri Paesi europei come ad esempio la Francia. Nel nostro Paese, infatti, il fenomeno migratorio ha origini ben pi\u00f9 recenti, e il numero di immigrati di seconda o terza generazione risulta piuttosto contenuto. Ci\u00f2 non significa che esista un nesso di causalit\u00e0 tra immigrazione e terrorismo, assunto tra l\u2019altro smentito dai dati, ma mostra come sia possibile adottare con relativa semplicit\u00e0 misure che possano dare frutti nel lungo periodo, favorendo l\u2019integrazione delle comunit\u00e0 immigrate e diminuendo il rischio di trovarsi a fronteggiare numeri rilevanti di radicalizzati potenzialmente pericolosi in futuro.<\/p>\n<p>Questo significa fare prevenzione. Ed \u00e8 possibile farlo in maniera non invasiva partendo dal basso o intervenendo con appositi processi di medio-lungo periodo volti al recupero e reinserimento di soggetti che siano finiti nella spirale del radicalismo violento.<\/p>\n<p>Tutto ci\u00f2 va accompagnato da apposite misure di contrasto intese ad allontanare le minacce imminenti. A tal proposito l\u2019Italia ha varato il <a href=\"https:\/\/www.gazzettaufficiale.it\/eli\/id\/2015\/02\/19\/15G00019\/sg\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Decreto-legge 7\/2015<\/a>\u00a0convertito in <a href=\"https:\/\/www.gazzettaufficiale.it\/eli\/gu\/2015\/04\/20\/91\/sg\/pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">legge<\/a> il 17 aprile dello stesso anno grazie al quale \u00e8 possibile espellere dal territorio nazionale persone che, in seguito a indagini approfondite, siano ritenute una minaccia imminente per la sicurezza nazionale. In base al decreto, sono gi\u00e0 state effettuate pi\u00f9 di 450 espulsioni dal 2015 ad oggi.<\/p>\n<p>Quando si parla di contrasto al terrorismo, andrebbero messi da parte stereotipi quali quelli che vedono il tentativo di inclusione come di \u201csinistra\u201d e tecniche di repressione come prerogative di \u201cdestra\u201d. Al contrario, andrebbe adottato un approccio trasversale che consenta da un lato di prevenire il diffondersi della causa alla base del fenomeno e, dall&#8217;altro, di dotarsi di appropriati strumenti volti al contrasto immediato qualora dovesse emergerne la necessit\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 29 novembre c&#8217;\u00e8 stato l\u2019ennesimo attentato terroristico di matrice jihadista sul suolo europeo. Usman Khan, 28 anni,\u00a0\u00a0cittadino britannico, gi\u00e0 condannato per terrorismo e sottoposto a misure restrittive, \u00e8 arrivato a Londra grazie a un permesso premio concessogli dalle autorit\u00e0 per assistere a una conferenza sulla de-radicalizzazione. 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