{"id":76767,"date":"2019-12-06T00:11:15","date_gmt":"2019-12-05T23:11:15","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=76767"},"modified":"2019-12-06T13:40:55","modified_gmt":"2019-12-06T12:40:55","slug":"clima-la-cina-black-new-deal","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/12\/clima-la-cina-black-new-deal\/","title":{"rendered":"Clima: la Cina, gli accordi di Parigi e un nuovo Black New Deal"},"content":{"rendered":"<p>Nel 2015 sono stati firmati gli <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/11\/usa-abbandono-accordo-di-parigi\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>accordi di Parigi<\/strong><\/a>, il pi\u00f9 importante trattato internazionale sul clima, che indica gli obiettivi nazionali per la riduzione delle emissioni inquinanti che contribuiscono al riscaldamento globale e quindi ai cambiamenti climatici. La <strong>Cina<\/strong>, il Paese con maggiori emissioni al mondo, ha indicato il <strong>2030<\/strong> come anno di inizio della riduzione delle proprie emissioni. Un obiettivo ambizioso, ad ora difficilmente raggiungibile.<\/p>\n<p><strong>La corsa di Pechino verso il carbone<br \/>\n<\/strong>La fame di energia elettrica del quasi miliardo e mezzo di abitanti della Cina \u00e8 impressionante e per questo il Paese si sta affidando pesantemente al carbone come fonte energetica, la pi\u00f9 inquinante tra le fonti fossili. Solo nell&#8217;ultimo anno (da gennaio 2018 a giugno 2019) ha aumentato la produzione di elettricit\u00e0 da carbone di circa 43 Gw, pari a 16 volte la centrale italiana pi\u00f9 potente. Contemporaneamente, per\u00f2, il resto del mondo ha diminuito di 8 Gw la propria dipendenza da questa fonte.<\/p>\n<p>Purtroppo, la situazione sembra destinata a peggiorare. Secondo un recente <a href=\"https:\/\/endcoal.org\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/Out-of-Step-English-final.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">studio<\/a> del <strong>Global Energy Monitor<\/strong>, una Ong che monitora i progetti energetici a fonti fossili, Pechino ha in cantiere ulteriori 148 Gw di capacit\u00e0 a carbone, praticamente pari all&#8217;intera flotta di centrali a carbone di tutta l\u2019Unione europea.<\/p>\n<p><strong>Le due facce della medaglia<br \/>\n<\/strong>Paradossalmente per\u00f2, la Cina si piazza al primo posto anche per gli investimenti in energia pulita. Dal 2010 ha investito la cifra eccezionale di 758 miliardi di dollari, superando il volume complessivo dell\u2019Unione europea, che si piazza seconda con 700 miliardi, e staccando di gran lunga il rivale asiatico, ossia l\u2019India, ferma a 90 miliardi.<\/p>\n<p>Questi risultati \u201ca due facce\u201d evidenziano la situazione unica di un Paese che negli ultimi 10 anni \u00e8 cresciuto ad una media di quasi il + 8%, una cifra inarrivabile per i Paesi occidentali. Negli ultimi mesi, per\u00f2, Pechino ha rallentato e chiuder\u00e0 il 2019 con la crescita pi\u00f9 bassa degli ultimi 25 anni (un comunque rispettabilissimo + 6,1% secondo le previsioni). Ad ottobre, l\u2019industria cinese, la spina dorsale dell\u2019economia di Pechino, ha diminuito i propri profitti del 9,9% rispetto allo stesso periodo di un anno fa. La guerra commerciale con gli Stati Uniti e una moderata crescita della domanda interna stanno impattando pesantemente l\u2019economia cinese.<\/p>\n<p>Proprio questo &#8216;rallentamento&#8217; economico, secondo alcuni, non giustificherebbe la creazione di ulteriore capacit\u00e0 energetica a carbone, visto che gi\u00e0 ora diverse centrali lavorano a singhiozzo. I nuovi progetti avrebbero infatti lo scopo di stimolare la crescita economica, la creazione di posti di lavoro e la produzione di materie prime necessarie. La Cina non \u00e8 difatti nuova a giganteschi investimenti infrastrutturali mirati principalmente ad impiegare la manodopera.<\/p>\n<p><strong>La strada europea<br \/>\n<\/strong>Se da una parte il carbone cinese resiste e prospera, la situazione sta radicalmente cambiando nel Vecchio Continente. Nonostante i Paesi dell\u2019Est Europa rimangano fedeli al carbone, tre quarti delle centrali non sono pi\u00f9 redditizie, ma hanno anzi subito perdite finanziarie per oltre sei miliardi di euro solo nell&#8217;ultimo anno.<br \/>\nSecondo Carbon Tracker, un gruppo di ricerca che studia la transizione energetica in Europa, la produzione di elettricit\u00e0 dalla combustione del carbone \u00e8 scesa di quasi il 40% nel 2019.<\/p>\n<p>Le cause di questo declino sono varie: l\u2019abbassamento costante del prezzo per le rinnovabili, un maggior efficientamento energetico, l\u2019incremento del gas come fonte fossile, ma soprattutto l\u2019aumento negli ultimi due anni del prezzo della Co2 stabilito dal mercato europeo delle emissioni.<\/p>\n<p>Dopo diversi anni di calma piatta, infatti, l\u2019Emissions Trading Scheme \u2013 il sistema di quote che d\u00e0 un prezzo ad ogni tonnellata di Co2 emessa, specialmente dal settore elettrico \u2013 ha iniziato a ingranare ed ora il costo si aggira intorno ai 25 euro per tonnellata, notevolmente maggiore rispetto ai pochi euro di qualche anno fa. L\u2019attuale prezzo rende semplicemente non pi\u00f9 conveniente bruciare carbone in Europa.<\/p>\n<p><strong>Una prospettiva diversa<\/strong><br \/>\nSe su questo fronte l\u2019Europa guida la decarbonizzazione, in altri insegue i concorrenti. La Banca europea per gli Investimenti \u2013 che tra l\u2019altro ha recentemente annunciato l<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/11\/clima-bei-2021-stop-progetti\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">o stop dei finanziamenti a progetti energetici basati su fonti fossili<\/a> \u2013 ci ricorda come l\u2019Unione europea investa troppo poco in tecnologie pulite. Secondo un rapporto di pochi giorni fa, nel 2018 la Ue ha speso l\u20191,2% del Pil in investimenti per la mitigazione dei cambiamenti climatici, assai meno della Cina (3,3%) e pure degli Stati Uniti (1,3%).<\/p>\n<p>Nel giudicare questi dati bisogna sempre ricordare che l\u2019Europa si vuole porre alla guida della transizione energetica e climatica, facendo da modello al resto del mondo.<\/p>\n<p>Se da un lato bisogna essere preoccupati per alcune scelte energetiche da parte della Cina, dall\u2019altro non possiamo negare le nostre responsabilit\u00e0, soprattutto passate, nel riscaldamento globale. D\u2019altronde cosa possiamo veramente dire ad un Paese, la Cina, che solo nel 2018 ha fatto uscire dalla soglia di povert\u00e0 oltre 13 milioni di persone? Certamente il clima non guarda in faccia a niente e a nessuno, ma se invece di considerare le emissioni totali iniziassimo a ragionare in emissioni pro capite e, soprattutto, nell&#8217;inquinamento creato dai nostri consumi e prodotti, il giudizio complessivo sui Paesi occidentali e sui Paesi in via di sviluppo muterebbe notevolmente.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel 2015 sono stati firmati gli accordi di Parigi, il pi\u00f9 importante trattato internazionale sul clima, che indica gli obiettivi nazionali per la riduzione delle emissioni inquinanti che contribuiscono al riscaldamento globale e quindi ai cambiamenti climatici. 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