{"id":76779,"date":"2019-12-06T06:51:48","date_gmt":"2019-12-06T05:51:48","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=76779"},"modified":"2019-12-12T19:42:57","modified_gmt":"2019-12-12T18:42:57","slug":"finanza-sviluppo-riforma-europa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/12\/finanza-sviluppo-riforma-europa\/","title":{"rendered":"Finanza per lo sviluppo: una riforma che l\u2019Europa deve fare"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019Unione europea ha sempre fornito un contributo importante per il <strong>supporto finanziario allo sviluppo<\/strong> ma le istituzioni di cui si avvale, soprattutto la <strong>Banca europea degli investimenti (Bei)<\/strong> e la <strong>Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo<\/strong> <strong>(Bers)<\/strong>, sono state concepite per rispondere a esigenze molto diverse da quelle di oggi. Per approfondire i problemi posti dall\u2019attuale architettura finanziaria per lo sviluppo e per formulare proposte di riforma, il Consiglio europeo ha creato, su proposta franco-tedesca, un <a href=\"https:\/\/www.consilium.europa.eu\/it\/press\/press-releases\/2019\/04\/09\/european-financial-architecture-for-development-council-sets-up-a-high-level-group-of-wise-persons\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong><em>High Level Group of \u201cWise Persons\u201d<\/em><\/strong><\/a> che in sei mesi di lavoro ha prodotto un <a href=\"https:\/\/www.consilium.europa.eu\/media\/40967\/efad-report_final.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">rapporto<\/a> reso pubblico lo scorso 14 ottobre. Del gruppo di saggi, presieduto dall\u2019austriaco Thomas Wieser, hanno fatto parte esperti provenienti dall\u2019<strong>Italia<\/strong> e da altri sette Paesi: Francia, Germania, Spagna, Polonia, Olanda, Danimarca e Svezia.<\/p>\n<p><strong>L\u2019inadeguatezza dell\u2019attuale assetto<\/strong><br \/>\nL\u2019Europa ha svolto un ruolo importante nella definizione degli <strong>Obiettivi di sviluppo sostenibile <\/strong>(<em>Sustainable Development Goals<\/em>), ma la sua <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/10\/ue-riscossa-5-priorita-multilateralismo\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">capacit\u00e0 di leadership politica<\/a> \u00e8 del tutto inadeguata rispetto a un impegno finanziario che rappresenta il 57% dell\u2019<em>Official Development Assistance <\/em>(Oda) globale.<\/p>\n<p>Le competenze della <strong><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/speciali\/ue-nomi-agende-speciale\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Commissione europea<\/a><\/strong> sono suddivise su molteplici unit\u00e0 dato che le tematiche dello sviluppo interagiscono con quelle riguardanti l\u2019<strong>agricoltura<\/strong>, il <strong>commercio<\/strong>, la <strong>concorrenza<\/strong>, il <strong>clima<\/strong>, la finanza e altre ancora.\u00a0 La Bei gestisce, su mandato dell\u2019Unione europea, un volume di finanziamenti importante (circa 8-10 miliardi di euro all\u2019anno), che risultano essere per\u00f2 frammentati su una miriade di Paesi beneficiari. Nonostante la Bers sia pi\u00f9 efficace della Bei come banca di sviluppo, la sua sfera di intervento \u00e8 limitata dalla sua missione originaria di assistere i Paesi dell\u2019Est europeo nella loro transizione verso il libero mercato. Infine, vi sono numerosi soggetti nazionali europei (agenzie di sviluppo e <em>Development Financial Institutions<\/em>) che svolgono attivit\u00e0 importanti ma quasi del tutto scoordinate tra di loro.<\/p>\n<p>Il ritardo da colmare in questo campo \u00e8 tanto pi\u00f9 evidente se si pensa che la <strong>Cina<\/strong> ha creato l\u2019<em>Asian Infrastructure Investment Bank <\/em>e promosso la <strong><em><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/speciali\/litalia-nella-nuova-via-della-seta\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Belt and Road Initiative<\/a><\/em><\/strong>, mentre gli <strong>Stati Uniti<\/strong> hanno dato vita a una loro banca per lo sviluppo, la <em>Development Finance Corporation<\/em>.<\/p>\n<p><strong>Condizioni di successo nelle politiche di sviluppo<\/strong><br \/>\nLa nuova architettura istituzionale europea dovr\u00e0 portare a modifiche radicali nel modo di operare dell\u2019Ue in vari campi. Vi \u00e8 anzitutto la necessit\u00e0 di riequilibrare il\u00a0 rapporto tra finanziamento degli investimenti e azioni di supporto alle riforme delle politiche pubbliche. Gli <strong>investimenti<\/strong> sono indispensabili, ma ancora pi\u00f9 importante \u00e8 la disponibilit\u00e0 di una cornice istituzionale capace di promuovere il <strong><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/07\/settore-privato-agenda-2030-onu\/\">coinvolgimento del settore privato<\/a><\/strong> e una equa distribuzione dei frutti dello sviluppo. Sar\u00e0 quindi cruciale che le nuove istituzioni si dotino di strumenti per aiutare i Paesi ad attuare riforme che massimizzino l\u2019impatto della finanza per lo sviluppo.<\/p>\n<p>Andr\u00e0 poi rafforzato il coinvolgimento dei Paesi beneficiari nella definizione delle politiche di intervento, nella governance e nell\u2019operativit\u00e0 delle istituzioni per lo sviluppo. Negli organi di governo della Bei, ad esempio, non figurano Paesi esterni all\u2019Unione europea e in quelli della Bers i Paesi dell\u2019<strong>Africa sub-sahariana<\/strong>, nonostante la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo possa quanto meno vantare una presenza significativa in alcuni Paesi in via di sviluppo. Una presenza capillare negli Stati in cui operer\u00e0 sar\u00e0 poi una condizione indispensabile per il successo di queste realt\u00e0.<\/p>\n<p>Inoltre, per raggiungere i <em>Sustainable Development Goals<\/em>, verranno richiesti investimenti ingentissimi, stimati, solo per l\u2019Africa, in circa 1,1 trilioni di dollari entro il 2030. Diventer\u00e0 indispensabile creare le condizioni per attrarre capitali privati con interventi complementari a quelli di natura pubblica.<\/p>\n<p><strong>Risultati e raccomandazioni del gruppo di lavoro<\/strong><br \/>\nUn primo risultato positivo si \u00e8 avuto con la convergenza di opinioni, pur in un gruppo assai eterogeneo al suo interno, sulle finalit\u00e0 ultime dell\u2019azione di riforma, in particolare rafforzare gli impegni in Africa e quelli necessari per far fronte ai <strong><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/11\/clima-bei-2021-stop-progetti\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">cambiamenti climatici<\/a><\/strong> sia nel campo dell\u2019 <em>adaptation <\/em>sia della <em>mitigation. <\/em>Importante \u00e8 stata anche la condivisione, raggiunta dopo lunghe e complesse discussioni, dell\u2019obiettivo di creare, nel medio terme, una sola istituzione europea che si occupi del finanziamento per lo sviluppo e il clima.<\/p>\n<p>Sono state per\u00f2 indicate <strong>tre strade diverse<\/strong> su come arrivare alla creazione di una nuova <strong><em>European Climate and Sustainable Development Bank<\/em><\/strong>. Il motivo \u00e8 dovuto non solo a divergenze di opinioni ma anche alla oggettiva necessit\u00e0 di effettuare maggiori approfondimenti di natura sia tecnica che politica.<\/p>\n<p>La prima ipotesi sarebbe quella di fondere la Bers con la componente della Banca europea degli investimenti operante al di fuori dell\u2019Europa, il che permetterebbe di realizzare notevoli sinergie tra le due istituzioni, in termini di risorse umane, di dotazioni di capitale e di diversificazione dei rischi. Richiederebbe per\u00f2 un complesso negoziato politico con i Paesi non europei azionisti della Bers, che sarebbero molto probabilmente riluttanti ad accettare una diluizione della loro quota nel capitale della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo.<\/p>\n<p>La seconda proposta, quella di una creazione di una filiale partecipata dalla Bei, dalla Commissione europea, dalla Bers e da altri attori, pu\u00f2 apparire come un compromesso ma presenta anche maggiori difficolt\u00e0 rispetto alla prima. Il principale ostacolo \u00e8 che i Paesi membri non avrebbero alcun ruolo negli organi di governo dell\u2019istituzione. Inoltre, anche questa opzione richiederebbe un complesso negoziato per convincere i Paesi azionisti della Bers a investire in una istituzione di cui deterrebbero una quota del tutto minoritaria.<\/p>\n<p>La terza proposta avrebbe i costi di realizzazione e tempi di attuazione pi\u00f9 contenuti. Secondo molti membri del gruppo di saggi per\u00f2, la Bei non ha il Dna di una <em>development bank<\/em> e difficilmente potrebbe acquisirlo. Non dispone di strumenti di <em>policy lending <\/em>o di modalit\u00e0 di assistenza tecnica capaci di assistere i Paesi a migliorare l\u2019efficacia delle istituzioni locali e a migliorare l\u2019<em>enabling environment <\/em>per il settore privato. \u00c8 un\u2019ipotesi che non pregiudicherebbe per\u00f2 l\u2019obiettivo finale di creazione di un\u2019unica banca di sviluppo e ne costituirebbe anzi una premessa indispensabile.<\/p>\n<p>Infine, vi \u00e8 il problema del coordinamento delle istituzioni nazionali. Alcune di queste, come l\u2019olandese Fmo o la tedesca Deg, hanno un volume di attivit\u00e0 simile, se non superiore a quello della Bei. \u00c8 importante mantenere una pluralit\u00e0 di approcci ma \u00e8 anche cruciale armonizzare le pratiche operative nei Paesi in via di sviluppo che spesso pagano costi altissimi per far fronte a una molteplicit\u00e0 di standard e criteri operativi.<\/p>\n<p><strong>L\u2019Ue per una crescita globale sostenibile<\/strong><br \/>\nLa sfida che l\u2019Europa si trova a fronteggiare \u00e8 molto complessa ma costituisce anche un\u2019opportunit\u00e0, non solo di una maggiore convivenza civile tra Paesi profondamente diversi, ma anche per una pi\u00f9 elevata ed equilibrata crescita globale. La speranza \u00e8 che anche questa non si riveli come una occasione persa per il Vecchio continente.<\/p>\n<p>Con l\u2019obiettivo di riportare l\u2019attenzione su questi temi, lo IAI ha organizzato\u00a0<a href=\"https:\/\/www.iai.it\/it\/eventi\/future-eu-financial-architecture-development\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">una conferenza luned\u00ec 9 dicembre a Roma<\/a>. L\u2019evento vedr\u00e0 la partecipazione di rappresentanti del gruppo di <em>Wise Persons<\/em>, delle principali istituzioni europee (Bei e Bers), di quelle italiane (Ministero dell\u2019Economia, degli Esteri e della cooperazione internazionale e Cassa depositi e prestiti) e di importanti attori privati.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019Unione europea ha sempre fornito un contributo importante per il supporto finanziario allo sviluppo ma le istituzioni di cui si avvale, soprattutto la Banca europea degli investimenti (Bei) e la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (Bers), sono state concepite per rispondere a esigenze molto diverse da quelle di oggi. 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