{"id":76794,"date":"2019-12-08T18:09:26","date_gmt":"2019-12-08T17:09:26","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=76794"},"modified":"2020-01-13T12:26:47","modified_gmt":"2020-01-13T11:26:47","slug":"gran-bretagna-urne-brexit-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/12\/gran-bretagna-urne-brexit-2\/","title":{"rendered":"Gran Bretagna: alle urne, errori, prospettive e la Brexit"},"content":{"rendered":"<p class=\"p2\"><span class=\"s1\">Comunque finir\u00e0, sar\u00e0 un pasticcio in cui ci rimetteremo un po\u2019 tutti. La <strong>Gran Bretagna<\/strong> affronta <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/11\/gran-bretagna-urne-brexit\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">le seconde <strong>elezioni anticipate<\/strong> in due anni<\/a> con un Paese profondamente diviso, incerto di se stesso e del suo futuro, confrontato dalla scelta fra Boris <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/10\/brexit-piano-bojo\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Johnson<\/strong><\/a> e Jeremy <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/11\/gran-bretagna-emmott-conservatori\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Corbyn,<\/strong><\/a> due leader invisi alla gran parte dei rispettivi elettori. Con i suoi grossolani errori, Jo Swinson ha buttato al vento la possibilit\u00e0 per i liberal-democratici di ergersi ad ago della bilancia se non proprio di un ripudio della <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/speciali\/regno-unito-la-via-del-voto-verso-la-brexit\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Brexit<\/strong><\/a>, quantomeno di un secondo referendum e della garanzia, nel peggiore dei casi, di una uscita <i>soft.<\/i> <\/span><\/p>\n<p class=\"p3\"><span class=\"s1\"><strong>Le incertezze della vigilia e gli errori dei leader<\/strong><br \/>\nDifficile dire come andr\u00e0 in Gran Bretagna: i sondaggi danno i conservatori in vantaggio, ma non si sa di quanto e si sono rivelati inaffidabili in passato. Non \u00e8 chiaro quanto giocher\u00e0 a favore del <i>remain <\/i>il voto dei giovani, che stavolta sembrano mobilitarsi di pi\u00f9, e quale sar\u00e0 l\u2019effetto della polemica sull\u2019antisemitismo di Corbyn, alimentata dal suo pervicace rifiuto di scusarsi.<\/span><\/p>\n<p class=\"p3\"><span class=\"s1\">Egli ha detto che opporsi alle politiche di Israele e sostenere la causa palestinese nulla hanno a che vedere con l\u2019antisemitismo; quello del rapporto fra antisionismo, Israele e antisemitismo \u00e8 un terreno scivoloso ed avventurarvisi in piena campagna elettorale pu\u00f2 risultare suicida. L\u2019insistenza di Corbyn nel ribadire una posizione di vetero-sinistra subordinando alla sua coerenza ideologica i toni della campagna elettorale, ha tracimato nella testardaggine mettendo in luce per l\u2019ennesima volta i limiti della sua leadership.<\/span><\/p>\n<p class=\"p2\"><span class=\"s1\">Se Johnson dovesse restare sotto i 325 seggi necessari per la maggioranza assoluta (ipotesi allo stato ritenuta possibile, ma non molto probabile), si aprirebbe una nuova stagione di incertezza. Un governo Tory di minoranza, privo di appoggi esterni e degli stessi unionisti nord-irlandesi, potrebbe non riuscire a far approvare bilancio e <i>withdrawal agreement<\/i> e Johnson sarebbe costretto alle dimissioni.<\/span><\/p>\n<p class=\"p2\"><span class=\"s1\">Il governo di minoranza laburista che potrebbe succedergli, con l\u2019appoggio dei liberali e delle formazioni minori, potrebbe indire un secondo referendum e, nel caso di vittoria, passare a nuove elezioni che sancirebbero la disfatta di Johnson. Le variabili di simili scenari sono tuttavia difficili da valutare.<\/span><\/p>\n<p class=\"p2\"><span class=\"s1\"><strong>Le promesse di Johnson, non mantenibili, sulla Brexit<\/strong><br \/>\nUna maggioranza di almeno trenta seggi, che molti prevedono, consentirebbe a Johnson di completare il processo di uscita entro il 31 gennaio 2020, come promesso, ma non di chiudere definitivamente la partita entro il 31 dicembre dello stesso anno. Una volta ratificato l\u2019accordo di uscita da parte di Londra e dei 27, si aprirebbe il negoziato per la conclusione di un accordo di libero scambio fra il Regno Unito e l\u2019Ue e mai nella storia di quest\u2019ultima accordi del genere sono stati conclusi in meno di cinque anni, se non di pi\u00f9.<\/span><\/p>\n<p class=\"p2\"><span class=\"s1\">La promessa contenuta nel manifesto elettorale <i>Tory<\/i> \u00e8 stata ridicolizzata da molti nello stesso partito, da Kenneth Clark all\u2019ex speaker (e ormai star nazionale) John Bercow, ma viene ripetuta come un <i>mantra<\/i> da Johnson nei confronti di elettori che in parte vogliono crederci, ma pi\u00f9 che altro sono stanchi di una saga infinita che distrae il Paese dalle urgenze di un\u2019economia stagnante e da emergenze vere sul piano sociale, della sanit\u00e0 pubblica, educativo e delle infrastrutture. La tensione di un dibattito sempre pi\u00f9 polarizzato, in cui le preoccupazioni si intersecano con una valanga a stento contrastata di <i>fake news,<\/i> alimenta la confusione mentre la Gran Bretagna del boom della finanza si scopre sempre pi\u00f9 ineguale e comincia a preoccuparsene. <\/span><\/p>\n<p class=\"p2\"><span class=\"s1\"><strong>L&#8217;ipotesi di un&#8217;uscita dall&#8217;Ue &#8216;ragionata&#8217;<\/strong><br \/>\nVolendo proprio guardare nella sfera di cristallo, si pu\u00f2 azzardare l\u2019ipotesi di una fuoriuscita della Gran Bretagna ragionata, con una transizione di diversi anni per arrivare alla conclusione dell\u2019accordo di libero scambio e con un premier Johnson che muta posizione in proposito nel corso dell\u2019estate, addebitando la colpa alle trame di un\u2019opposizione distruttiva e all\u2019intransigenza ottusa di una Bruxelles al traino di Merkel e Macron (ammesso che entrambi siano ancora in grado di dettare le regole).<\/span><\/p>\n<p class=\"p2\"><span class=\"s1\">Il quadro resta fluido. Le intemperanze londinesi di Donald Trump non hanno avuto l\u2019effetto temuto di danneggiare la campagna dei tories, ma le preoccupazioni per una svendita del <i>National Health Service<\/i> ad interessi americani una volta che la B<i>rexit<\/i> dovesse portare a un abbraccio pi\u00f9 stretto con Washington, resta forte.<\/span><\/p>\n<p class=\"p2\"><span class=\"s1\">Il voto &#8216;tattico&#8217;, grazie a cui liberal-democratici e laburisti dovrebbero stipulare accordi di desistenza per sconfiggere i conservatori nei seggi dove sono pi\u00f9 esposti, non \u00e8 riuscito a prendere quota, troppo grandi essendo le rivalit\u00e0 di quanti avrebbero dovuto allearsi.<\/span><\/p>\n<p class=\"p2\"><span class=\"s1\"><strong>I diversi volti di un Regno (dis)Unito<\/strong><br \/>\nResta la possibilit\u00e0 di alcune vittorie di bandiera, come la sconfitta di Dominic Raab e dello stesso Johnson, che potrebbero trovarsi fuori dal Parlamento ma, effetto psicologico a parte, non risolverebbero granch\u00e9. Se il Sud-Est ricco e inglese rimane terreno di caccia protetto per la <i>Brexit<\/i> e se i suoi elettori sognano ancora la rinascita del Commonwealth e si richiamano allo &#8216;<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/02\/dunkirk-bianchi-film-eroismo-multietnico\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">spirito di Dunkerque<\/a>&#8216; per respingere come settant\u2019anni fa l\u2019invasione straniera, nel Centro-Nord de-industrializzato, dove imperano disoccupazione e un rifiuto dell\u2019immigrazione dai toni razzisti, le possibilit\u00e0 di recupero del voto laburista appaiono modeste.<\/span><\/p>\n<p class=\"p2\"><span class=\"s1\">La Scozia \u00e8 un punto interrogativo per il labour, anche se \u00e8 persa per i conservatori, e in Irlanda del Nord il voto degli unionisti protestanti appare indirizzato soprattutto alla protesta. Quasi tutti escludono che Johnson cerchi davvero una <i>hard Brexit <\/i>ma la polarizzazione \u00e8 tale che un errore di percorso, o una polemica di troppo, potrebbero determinare l\u2019irreparabile.<\/span><\/p>\n<p class=\"p2\"><span class=\"s1\"><strong>Gli interrogativi senza risposta sul perch\u00e9 della Brexit<\/strong><br \/>\nResta lo stupore di come una democrazia stabile ed efficiente, un Paese dalle strutture di governo prese spesso a modello e dalle capacit\u00e0 negoziali riconosciute come la Gran Bretagna, abbia potuto infilarsi in un&#8217;avventura che rischia di metterne in discussione i tratti fondamentali, senza avere una idea chiara di dove puntare e in assenza di qualsiasi strategia negoziale.<\/span><\/p>\n<p class=\"p2\"><span class=\"s1\">Indicendo un referendum che pensava di vincere, per un mero calcolo di tattica politica interna, David Cameron ha commesso un errore che rischia di provocare la crisi pi\u00f9 grave degli ultimi tre secoli, mettendo in pericolo l\u2019unit\u00e0 delle quattro nazioni che sin qui compongono il Regno Unito. Non solo per l\u2019abborracciato sistema pensato per l\u2019Irlanda del Nord, ma per la spinta che una fuoriuscita \u2013 specie se <i>hard <\/i>&#8211; avrebbe sull\u2019indipendentismo scozzese con un probabile effetto di trascinamento in Galles. Che una simile prospettiva non sembri sconvolgere pi\u00f9 che tanto i <i>leavers <\/i>alla Jacob Rees-Mogg \u00e8 una rappresentazione plastica della loro autolesionistica <i>hubris<\/i>. <\/span><\/p>\n<p class=\"p2\"><span class=\"s1\">Comunque finisca, l\u2019immagine internazionale della Gran Bretagna esce devastata dalla <i>Brexit, <\/i>non solo per l\u2019incapacit\u00e0 di governo e negoziale sottolineate da una classe politica la cui mediocrit\u00e0 mette in discussione la validit\u00e0 dei meccanismi di selezione interna cui molti avevano guardato con ammirazione, ma anche per l\u2019effetto sulla \u201cMadre dei Parlamenti\u201d, come chiamano i Comuni gli stessi inglesi.<\/span><\/p>\n<p class=\"p2\"><span class=\"s1\">Il sistema maggioritario uninominale ha assicurato una rappresentanza efficace per una democrazia stabile, capace di riconoscersi in una scelta binaria: il confronto fra globalismo internazionalista e localismo nazionalista non ha trovato rappresentanza nell\u2019allineamento politico tradizionale e ha scardinato trasversalmente entrambi i partiti aprendo fronti nuovi ed imprevisti per la rappresentanza democratica. E\u2019 immaginabile che un partito come il <i>Brexit party<\/i>, forte del consenso di circa il 20 per cento dell\u2019elettorato, non abbia nemmeno un seggio ai Comuni?<\/span><\/p>\n<p class=\"p2\"><span class=\"s1\">I 27 hanno smentito le preoccupazioni di quanti paventavano potessero finire disgregati dall\u2019effetto dirompente della <i>Brexit<\/i>. E\u2019 successo il contrario; l\u2019aspettativa della Gran Bretagna di dividere il campo avverso, partendo dal gruppo di Visegrad, \u00e8 andata delusa e l\u2019unit\u00e0 mantenuta dall\u2019Ue durante tutto il negoziato \u2013 grazie anche all\u2019abilit\u00e0 politica di Michel Barnier \u2013 \u00e8 stata una sorpresa positiva. Aldil\u00e0 del convincimento ribadito che l\u2019Europa rappresenti alla fine dei conti un esercizio a somma positiva irrinunciabile, la <i>Brexi<\/i>t ha chiarito a chiunque fosse tentato di seguirne le tracce quanto uscire dall\u2019Ue sia non solo svantaggioso, ma impossibile o quasi. Come Londra ha sperimentato.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 \u00a0 \u00a0 <\/span><i> <\/i>\u00a0<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Comunque finir\u00e0, sar\u00e0 un pasticcio in cui ci rimetteremo un po\u2019 tutti. La Gran Bretagna affronta le seconde elezioni anticipate in due anni con un Paese profondamente diviso, incerto di se stesso e del suo futuro, confrontato dalla scelta fra Boris Johnson e Jeremy Corbyn, due leader invisi alla gran parte dei rispettivi elettori. 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