{"id":7680,"date":"2008-03-19T00:00:00","date_gmt":"2008-03-18T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/le-spregiudicatezze-di-pechino-dal-tibet-agli-stati-canaglia\/"},"modified":"2017-11-03T15:40:54","modified_gmt":"2017-11-03T14:40:54","slug":"le-spregiudicatezze-di-pechino-dal-tibet-agli-stati-canaglia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2008\/03\/le-spregiudicatezze-di-pechino-dal-tibet-agli-stati-canaglia\/","title":{"rendered":"Le spregiudicatezze di Pechino, dal Tibet agli Stati canaglia"},"content":{"rendered":"<p>La Cina \u00e8 spesso accusata di appoggiare despoti liberticidi e difendere governi di paesi che favoriscono la proliferazione dell\u2019arma nucleare o che attuano politiche di vero genocidio. Gruppi attivi e documentati attirano l\u2019attenzione sul comportamento del governo cinese in Tibet, specie in questi giorni di sanguinosa repressione delle proteste popolari; oppure sull\u2019appoggio dato alle politiche di sterminio omicida in Sudan e di violenze senza limiti in Birmania. Nelle opinioni pubbliche occidentali si levano cos\u00ec molte voci in questo periodo che chiedono il boicottaggio dei giochi olimpici di Pechino.<\/p>\n<p>Sono richieste fondate su tragici fatti ed \u00e8 bene che si manifestino. \u00c8 vero che non si ottengono decisioni di rilievo nella questione della partecipazione ai giochi, n\u00e9 da parte dei governi dei paesi partecipanti alle Olimpiadi, n\u00e9 da quello degli ambienti sportivi desiderosi soprattutto di partecipare al pi\u00f9 importante evento sportivo al mondo. \u00c8 di questi giorni la notizia della cancellazione della Cina dalla lista del Dipartimento di Stato americano dei paesi che violano i diritti umani, quasi sicuramente in preparazione di una visita a Pechino del presidente Bush in occasione appunto dei Giochi. Tuttavia i cinesi non sono indifferenti a queste accuse che contribuiscono al processo di cambiamento in corso in Cina in relazione alle politiche da seguire nei confronti dei paesi pi\u00f9 discutibili di quello che un tempo si chiamava Terzo Mondo.<\/p>\n<p><b>Da Mao a Deng<\/b><br \/>Dopo l\u2019arrivo nel 1949 di Mao al potere, il Partito Comunista cinese fiss\u00f2 nel 1954 i cinque principi ai quali si sarebbe ispirata la politica estera del nuovo Governo e tra di essi vi erano il rispetto della sovranit\u00e0 dei singoli Stati, l\u2019integrit\u00e0 territoriale e la non interferenza negli affari interni. Erano principi che il nascente e fragile regime comunista voleva vedere applicati soprattutto nei propri confronti, ma che era anche basato sull\u2019esperienza di cento anni di invasioni straniere e perdite territoriali. Successivamente vennero ritenuti comunque convenienti per l\u2019azione in generale della Cina nel mondo e si consolidarono perci\u00f2 come capisaldi della politica estera cinese.<\/p>\n<p>Solo dopo la morte di Mao nel 1978 e l\u2019arrivo al potere di Deng Xiaoping, vi furono cambiamenti a questa linea. La tesi di fondo di Xiaoping nell\u2019affrontare i problemi del paese era\u201cche non gli importava di che colore fosse un gatto, purch\u00e9 prendesse i topi\u201d, riferendosi naturalmente al colore politico del gatto. Anche nelle relazioni internazionali la politica fece dunque un passo indietro e l\u2019economia un passo avanti. Per tenere conto dello sviluppo economico cinese, le relazioni con molti paesi vennero modificate e i movimenti di guerriglia maoista operanti nel mondo persero i loro finanziamenti, ritenuti improduttivi e fonte di contrasti con importanti partner commerciali. Ma il processo di pragmatica modifica della politica estera si interrompe dopo la repressione a Tienanmen nel 1989 e il collasso dell\u2019Unione sovietica nel 1991.<\/p>\n<p>I dirigenti cinesi erano soprattutto preoccupati da quella che risultava loro essere un\u2019aggressiva politica di espansione anche territoriale del potere degli Stati Uniti e dei suoi alleati occidentali, inizialmente nei paesi ex-comunisti dell\u2019Europa dell\u2019Est, ma poi anche nel Caucaso, sino ai confini della Cina stessa. Quella, cio\u00e8, che a Washington era chiamata la dottrina del nuovo \u201cglobal order\u201d. Tuttavia ci si continua ad attenere ai prudenti principi a suo tempo indicati da Deng nei suoi 24 punti di strategia: \u201cosservare con attenzione, consolidare le proprie posizioni, trattare le questioni con calma, nascondere le proprie capacit\u00e0 e prendere tempo, mantenere con abilit\u00e0 un profilo basso e mai assumere una leadership\u201d.<\/p>\n<p><b>L\u2019espansione economica<\/b><br \/>Intanto l\u2019economia cinese entrava in un ciclo di espansione accelerata e continua che comportava nuove necessit\u00e0. La disponibilit\u00e0 di materie prime e fonti di energia diventa una priorit\u00e0 che detta le linee dalla politica estera nei confronti di quegli Stati che ne sono importanti fornitori. Pechino appoggia cos\u00ec, senza remora alcuna, una serie di \u201cStati canaglia\u201d, o cos\u00ec definiti, diventando ben presto alleato politico e centrale partner commerciale di Iran, Sudan, Birmania, Zimbabwe e Corea del Nord. Le critiche dei paesi occidentali sono ignorate. Al contrario, la Cina sfrutta sino in fondo i vantaggi commerciali che le permettono le politiche di embargo o di boicottaggio economico applicate contro quei paesi, per estendervi la sua presenza economica. Pechino non si fa in questo campo impressionare dalla politica internazionale di minacce e interventi militari attuata da Washington, dove tra l\u2019altro il presidente George W. Bush, all\u2019opposto del sinofilo suo padre, ascolta spesso la voce di collaboratori che diffidano della Cina. <\/p>\n<p>Nel corso del 2005, tuttavia, l\u2019America si impantana seriamente in Iraq, mostrando i limiti delle sue capacit\u00e0 belliche. In aggiunta Washington precipita, per ragioni di cambi e bilancia commerciale, in una situazione di debolezza economica nei confronti di Pechino, mentre rileva la necessit\u00e0 di ottenere l\u2019appoggio o almeno la neutralit\u00e0 cinese per fare avanzare i suoi dossier negli organismi internazionali, il cui ruolo \u00e8 ritenuto di nuovo indispensabile. Contemporaneamente in segmenti importanti delle opinioni pubbliche occidentali aumentano le campagne anticinesi o gli appelli alla collaborazione della Cina per porre fine almeno alle politiche pi\u00f9 sanguinose o pi\u00f9 dure attuate dai regimi al potere in Sudan ed in Birmania.<\/p>\n<p><b>La tensione con la Corea del nord<\/b><br \/>Pechino non rimane indifferente al mutamento della politica americana nei suoi confronti. Cessati dunque i timori di accerchiamento, il Presidente cinese Hu Jintao visita Washington nel 2006, mentre si moltiplicano i segnali di cambiamenti e anche qualche effettiva collaborazione in materia di Stati canaglia. Per la verit\u00e0 nella riunione il medesimo anno a Pechino dei sei paesi che trattano il problema dell\u2019armamento nucleare del Nord-Corea, i cinesi si limitano ancora a fare da ospiti. Ma in ottobre giunge lo shock del test nucleare nella Corea del nord, evento di cui il Presidente Hu ha notizia solo 20 minuti prima, mentre presiede il Plenum annuale del Partito. L\u2019episodio scuote le opinioni e gli equilibri tra le diverse componenti della dirigenza cinese in materia di rapporti con l\u2019estero. Il caso mostra infatti platealmente che il semplice <i>fence-sitting<\/i>non \u00e8 sempre adeguato al nuovo ruolo di grande potenza.<\/p>\n<p><b>Gli altri paesi problematici<\/b><br \/>Alla condanna del test nucleare nordcoreano segue una politica di mediazione cinese che porta a nuovi accordi sulla questione. La Cina inoltre appoggia la creazione ed il dispiegamento di una forza congiunta Nazioni Unite-Unione africana in Darfur, vota all\u2019Onu risoluzioni sulle sanzioni all\u2019Iran e si pronuncia contro i metodi repressivi utilizzati dal governo birmano. Intanto in Africa, dove Pechino esercita una politica di penetrazione economica senza regole e senza scrupoli, i cinesi incontrano ostacoli e fronteggiano problemi inaspettati. In Sudan, opinioni occidentali o meno, gli interessi cinesi stessi sono minacciati dall\u2019allargarsi del conflitto in Ciad, dove la Cina ha degli investimenti e molte speranze nel settore petrolifero. Soprattutto la politica di riaffermazione della superiorit\u00e0 del gruppo dominante arabo su tutte le altre componenti regionale o etniche del paese rischia di portare alla ripresa della guerriglia nel Sud. Infatti gli accordi di pace del 2005, che hanno chiuso quel conflitto, non vengono rispettati e conflitti in questa regione mettono a rischio la regolare continuazione della produzione di petrolio del paese. In Zimbabwe il collasso economico e finanziario ha portato allo stallo dei convenienti contratti di commercio l\u00ec stipulati, in Angola grandi progetti sono stati silenziosamente sospesi per difficolt\u00e0 e inadempienze locali etc. Questi eventi hanno effetto sul pensiero politico dei cinesi.<\/p>\n<p>Molto \u00e8 possibile fare per accompagnare questa evoluzione. Certo, i valori fondamentali sui quali si basa la politica cinese non sono quelli dei diritti umani o della democrazia. Ma la Cina attuale \u00e8 un mondo non monolitico, in grande e caotico cambiamento. Condanne e richieste di collaborazione vanno dunque avanzate senza ostilit\u00e0. Utile \u00e8 percorrere i canali non politici e incoraggiare i contatti dei responsabili cinesi anche con gli esponenti delle opposizioni dei paesi in discussione. Occorre infine servirsi a fondo delle Organizzazioni internazionali o di altri organismi multilaterali, valorizzati molto dalla Cina e che le permettono anche di partecipare ad azioni comuni senza apparire vassalla degli Stati Uniti e di altri paesi occidentali. <\/p>\n<p>Tutto ci\u00f2 non avr\u00e0 sfortunatamente effetto sulla questione Tibet, considerata dal Governo e dalla quasi totalit\u00e0 della popolazione cinese un problema inesistente. Al contrario, maggiori saranno i problemi internazionali originati dalla espansione cinese in quella regione, maggiori saranno le remore ad accettare il principio che non tutto pu\u00f2 essere considerato interno nel giudicare le azioni di alcuni Stati.<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Cina \u00e8 spesso accusata di appoggiare despoti liberticidi e difendere governi di paesi che favoriscono la proliferazione dell\u2019arma nucleare o che attuano politiche di vero genocidio. 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