{"id":76834,"date":"2019-12-12T17:18:30","date_gmt":"2019-12-12T16:18:30","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=76834"},"modified":"2019-12-13T13:53:19","modified_gmt":"2019-12-13T12:53:19","slug":"isis-rimpatrio-foreign-fighters-europa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/12\/isis-rimpatrio-foreign-fighters-europa\/","title":{"rendered":"Isis: il rimpatrio dei foreign fighters spaventa l&#8217;Europa"},"content":{"rendered":"<p>Stanno tornando! Anzi hanno gi\u00e0 iniziato il loro viaggio di ritorno. Sono i nostri <strong>foreign fighters<\/strong>, centinaia di cittadini europei che dal 2011 hanno raggiunto la <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/11\/siria-confine-turchia-russia-usa\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Siria<\/strong><\/a> e l\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/03\/isis-foreign-fighters-ritorno\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Iraq<\/strong><\/a> per arruolarsi con le milizie del sedicente Stato islamico.<\/p>\n<p>Dal giorno della sconfitta territoriale dell&#8217;autoproclamato Califfato, i governi occidentali ne temono il rientro in patria, un\u2019eventualit\u00e0 difficile da scongiurare visti i documenti e la nazionalit\u00e0 dei ragazzi e delle ragazze in questione, spesso con figli. Si tratta in molti casi di giovani, immigrati di seconda e terza generazione, convertiti repentinamente all&#8217;Islam e con scarse conoscenze del Corano e della lingua araba.<\/p>\n<p><strong>Le foreing fighters italiane<br \/>\n<\/strong>Nel 2014 i foreign fighters dell&#8217;<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/10\/al-baghdadi-simbolo-isis\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Isis<\/strong><\/a> con passaporto europeo erano gi\u00e0 oltre 3500 e a oggi quelli morti si contano a centinaia. Nel 2016, erano il 14% del totale. Un\u2019ottantina di essi aveva il passaporto belga, una trentina danese; un centinaio i tedeschi e gli inglesi, circa 150 i francesi. Sono poche decine gli italiani, soprattutto <strong>donne<\/strong>, molte delle quali spose di miliziani dell&#8217;Isis.<\/p>\n<p>Che cosa ne \u00e8 oggi di loro? Sono fresche di stampa le notizie di alcuni foreign fighters europei pentiti che vorrebbero fare ritorno e affrontare un giusto processo in patria. Per l\u2019<a href=\"http:\/\/m.espresso.repubblica.it\/plus\/articoli\/2016\/03\/25\/news\/terrorismo-quei-capi-dell-isis-venuti-dall-italia-1.255401\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Italia<\/strong><\/a> \u00e8 il caso di Alice Brignoli, 43 anni, nata vicino a Lecco: ha chiesto di tornare in patria. Con lei, ci sarebbe la padovana Meriem Rehaily, 23 anni e due figli, e la trevigiana Sonya Khediri, partita per la Siria a 17 anni. Entrambe si dicono pentite. La domanda \u00e8: come gestire il loro rientro? E, soprattutto, la comunit\u00e0 internazionale permetter\u00e0 loro di fare ritorno in patria?<\/p>\n<p><strong>La mancanza di una strategia<br \/>\n<\/strong>A livello comunitario non esiste ancora una strategia unanime su come affrontare la questione. Sebbene si registrino partenze gi\u00e0 a iniziare dal 2011, \u00e8 solo nel 2014 che l\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2015\/02\/anti-terrorismo-il-nuovo-decreto\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Onu<\/strong><\/a> (e non gli Stati nazionali) solleva la questione esprimendo con la <a href=\"https:\/\/www.undocs.org\/S\/RES\/2178%20(2014)\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">risoluzione 2178<\/a> preoccupazione per l\u2019esodo di occidentali e auspicando un intervento degli Stati membri \u201ccon azioni volte alla deradicalizzazione dei giovani nelle citt\u00e0 e nei quartieri\u201d.<\/p>\n<p>Per bloccare il flusso dunque servono azioni che intervengano sulle cause della radicalizzazione. L&#8217;uso della forza non servir\u00e0. Missione compiuta? N\u00ec. Molti Stati dell&#8217;<strong>Ue<\/strong> hanno infatti deciso di impiegare politiche repressive per fronteggiare l\u2019esodo e tra il 2014 e il 2015 alcuni di questi hanno deciso di vietare i viaggi dei propri cittadini verso la Siria e l\u2019Iraq con misure come la sospensione del passaporto.<\/p>\n<p>La norma ha da subito suscitato dubbi: affinch\u00e9 si possa impedire a qualcuno di viaggiare \u00e8 necessario che le autorit\u00e0 provino il legame del sospettato con l\u2019organizzazione terroristica. Tra l\u2019altro i dati dimostrano che tale provvedimento non evita che vi sia <strong>radicalizzazione<\/strong>. E tanto meno si affronta il tema della deradicalizzazione di chi \u00e8 gi\u00e0 un estremista. Inoltre, che cosa succede se le autorit\u00e0 non rilevano i segni della progressiva radicalizzazione del presunto jihadista?<\/p>\n<p><strong>Erdogan rimpatria i foreign fighters<br \/>\n<\/strong>L\u201911 novembre &#8211; lo\u00a0 stesso giorno in cui in Italia veniva condannata la foreign fighter Laura Bombonati &#8211; la <a href=\"https:\/\/www.nytimes.com\/2019\/11\/12\/world\/middleeast\/turkey-erdogan-deportations-isis.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Turchia<\/strong><\/a> ha iniziato a rimpatriare i combattenti stranieri dell\u2019Isis detenuti sul proprio territorio. Il primo allontanato da Istanbul \u00e8\u00a0stato uno jihadista statunitense, bloccato in realt\u00e0 alla frontiera con la <strong>Grecia<\/strong>\u00a0che gli ha negato l\u2019ingresso in Europa.<\/p>\n<p>L\u2019uomo \u00e8 dunque rimasto in una sorta di limbo: non pu\u00f2 n\u00e9 entrare in Grecia n\u00e9 tornare in Turchia. \u201cNon mi interessa se resteranno bloccati, noi continueremo con le espulsioni senza curarci della sorte di queste persone\u201d, ha commentato il presidente turco Recep Tayyip <strong>Erdogan<\/strong>, che con questa sua politica vuole convincere l\u2019Occidente a rivedere la sua posizione nei confronti della Turchia.<\/p>\n<p>In totale sono mille e duecento i foreign fighters in mani turche, due terzi dei quali catturati durante l\u2019ultima incursione militare di Ankara nella regione del <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/10\/siria-turchia-usa-trump-curdi\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Rojava<\/strong><\/a> a maggioranza curda in Siria nord orientale.\u00a0E\u2019 proprio qui che i peshmerga, alleati con buona parte dell\u2019Occidente nella lotta contro il Califfato, hanno catturato centinaia di jihadisti, confinandoli all&#8217;interno delle loro <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/10\/siria-turchia-curdi-foreign-fighters\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>carceri<\/strong><\/a>.<\/p>\n<p>All&#8217;indomani dell\u2019ultima incursione militare turca, la sicurezza di queste prigioni \u00e8 diventata sempre pi\u00f9 precaria. A provarlo \u00e8 stata anche la fuga di cinque jihadisti dal carcere di Navkur, colpito dai raid turchi rivolti contro la citt\u00e0 di Qamishlo. Anche se tali notizie sono state accolte in Europa con una certa sorpresa, erano mesi che le diverse intelligence coinvolte nel conflitto evidenziavano i rischi di fughe. Non a caso, prima di iniziare la ritirata che ha di fatto dato il via libera all&#8217;operazione turca, i soldati statunitensi hanno preso in custodia due membri della cosiddetta cellula dei Beatles, ritenuta responsabile anche della decapitazione del giornalista <a href=\"https:\/\/edition.cnn.com\/2014\/08\/20\/us\/james-foley-life\/index.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>James Foley<\/strong><\/a>.<\/p>\n<p><strong>La precaria situazione europea<br \/>\n<\/strong>Privi di una strategia nazionale e comunitaria, oggi l\u2019Europa appare stretta tra due fuochi: da una parte il presidente statunitense Donald <strong>Trump<\/strong> e i curdi che minacciano di volersi disfare dei foreign fighters europei imprigionati nelle loro carceri; dall&#8217;altra la Turchia che usa i combattenti stranieri come strumento di negoziato politico.<\/p>\n<p>Tutto questo ha spinto l\u2019Europa a doversi fare carico del problema e, a malincuore, a novembre sono iniziati i primi rimpatri. Si tratta di alcuni foreign fighters olandesi e tedeschi. Cosa fare ora di loro? A livello internazionale \u00e8 arrivata una prima timida proposta firmata dalla <a href=\"http:\/\/www.ansamed.info\/ansamed\/it\/notizie\/stati\/francia\/2019\/11\/15\/francia-una-corte-internazionale-per-i-foreign-fighter_6e8fd2b3-faf7-4e3e-aae0-811267737ae4.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Francia<\/strong><\/a>: creare un tribunale internazionale ad hoc che li giudichi.<\/p>\n<p>Ma c\u2019\u00e8 un problema: non tutti coloro che si sono uniti al sedicente Stato islamico possono essere definiti terroristi. Dunque, sebbene sia apprezzabile questo primo sforzo, restano da definire i dettagli. I processi infatti tenderanno a basarsi su testimonianze verbali e versioni dei fatti che difficilmente produrranno delle prove attendibili sulla reale condotta terroristica dell\u2019imputato..<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Stanno tornando! 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