{"id":76910,"date":"2019-12-17T10:11:07","date_gmt":"2019-12-17T09:11:07","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=76910"},"modified":"2019-12-22T10:53:29","modified_gmt":"2019-12-22T09:53:29","slug":"algeria-sisifo-elezione-tebboune","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/12\/algeria-sisifo-elezione-tebboune\/","title":{"rendered":"Algeria: il mito di Sisifo e l&#8217;elezione di Tebboune"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.lemonde.fr\/afrique\/article\/2019\/12\/14\/fraichement-elu-le-president-algerien-abdelmadjid-tebboune-deja-face-a-la-contestation_6022839_3212.html\">Il risultato elettorale delle presidenziali algerine<\/a> ricorda un po\u2019 il mito di Sisifo, condannato a trascinare un enorme masso lungo un ripido pendio di una collina; ma, una volta giunto vicino alla cima, il masso rotolava nuovamente a valle e Sisifo doveva ricominciare da capo. Per l\u2019eternit\u00e0. Probabilmente gli algerini non dovranno protestare per l\u2019eternit\u00e0, ma \u00e8 chiaro che con l\u2019elezione di Abdelmadjid <strong>Tebboune<\/strong>\u00a0a presidente della Repubblica, il loro masso non \u00e8 passato dall\u2019altra parte della collina. Anzi, \u00e8 rotolato di nuovo a valle, poco pi\u00f9 in l\u00e0 di dove era partito.<\/p>\n<p><strong>Chi \u00e8 il nuovo presidente, ex premier di Bouteflika<\/strong><br \/>\nClasse 1945, Abdelmadjid Tebboune, ex primo ministro di Abdelaziz\u00a0<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/04\/algeria-bouteflika-regime-successione\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Bouteflika<\/strong><\/a>, <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/12\/algeria-elezioni-incognite-perplessita\/\">non rappresenta certo quel cambiamento radicale che centinaia di migliaia di algerini,<\/a> intorno al movimento &#8216;hirak&#8217;, hanno chiesto per 43 settimane di fila protestando per le strade di tutto il Paese. E infatti, tra i cinque candidati che hanno partecipato alle presidenziali del 12 dicembre, Tebboune era considerato il pi\u00f9 vicino a Ahmed Ga\u00efd Salah, attuale capo dell\u2019esercito e <em>deus ex machina<\/em> del Paese, e a Bouteflika.<\/p>\n<p>Il pi\u00f9 vicino, ma non vicinissimo. Perch\u00e9 in <strong>Algeria<\/strong>, quando si parla di potere, i superlativi non si possono utilizzare. O meglio, bisogna sempre calcolare che tra i gangli del regime \u2013 o dei <em>d\u00e9cideurs<\/em> \u2013 i rapporti di forza cambiano costantemente e chiunque \u2013 anche il presidente \u2013 \u00e8 preda di questo dinamismo. E infatti, sebbene Tebboune possa vantare una carriera trentennale all\u2019interno dell\u2019amministrazione algerina, quella da primo ministro \u00e8 stata effimera.<\/p>\n<p>Il 23 maggio 2017, con sorpresa generale di tutti, Bouteflika lo aveva nominato primo ministro. Ma dopo appena tre mesi dalla nomina, il tecnocrate del Fronte di liberazione nazionale (Fln) venne sostituito da Ahmed Ouyahia, oggi condannato a quindici anni di carcere. Il motivo del rimpasto era dovuto al fatto che Tebboune era apertamente in opposizione a Ali Haddad, presidente della Confindustria algerina e, soprattutto, emblema dell\u2019ascesa fulminea degli oligarchi tra i gangli del potere.<\/p>\n<p><strong>Il peso degli imprenditori fra i <em>d\u00e9cideurs<\/em><\/strong><br \/>\nL\u2019ingresso degli imprenditori tra i <em>d\u00e9cideurs<\/em>, che storicamente erano generali dell\u2019esercito o politici del Fronte di liberazione nazionale (Fln), era un tratto distintivo dell\u2019era Bouteflika che a molti non piaceva affatto. Tra questi c\u2019era Tebboune che infatti, non appena fu nominato primo ministro, decise di ridurre le importazioni per un valore di pi\u00f9 di 40 miliardi l\u2019anno.<\/p>\n<p>L\u2019obiettivo di questa operazione era proprio quello di colpire quella cricca di oligarchi che negli anni aveva beneficiato di prestiti bancari altissimi con interessi irrisori. Ma come insegna la storia, in Algeria l\u2019uomo forte <em>tout-court<\/em> non esiste e chiunque pu\u00f2 cadere da un momento all\u2019altro. E anche Tebboune, dopo appena due mesi e mezzo, fu messo da parte.<\/p>\n<p><strong>Da simbolo anti-corruzione allo &#8216;scandalo della cocaina&#8217;<\/strong><br \/>\nPer Tebboune, la magra consolazione di questo rimpasto, fu che per un momento fu considerato come un piccolo rivoluzionario in un Paese dove la corruzione aveva raggiunto livelli record. Ma, per un breve momento, appunto, perch\u00e9 qualche mese dopo il suo nome veniva legato allo &#8216;scandalo della cocaina&#8217;, ovvero a un maxi-sequestro di 701 chili di polvere bianca avvenuto nel porto di Orano nel maggio del 2018. L\u2019indagato non \u00e8 lui, ma il figlio Khaled, che oggi \u00e8 in detenzione provvisoria proprio perch\u00e9 sospettato di riciclaggio di denaro, nel quadro di quell\u2019affare che ha dato avvio a una serie di arresti a cascata tra le alte gerarchie dello Stato.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/06\/algeria-meddi-manifestanti-dignita\/\">Le migliaia di algerini che protestano da dieci mesi chiedendo democrazia, dignit\u00e0<\/a>, fine della corruzione e un cambio radicale dell\u2019elite politica, di certo non si sono dimenticati dello scandalo. E infatti, non appena Tebboune \u00e8 stato proclamato presidente con il 58% dei voti, i manifestanti hanno iniziato a sventolare per aria chili e chili di farina.<\/p>\n<p>Tebboune, conscio della crisi politica che sta attraversando l\u2019Algeria, ha risposto organizzando una conferenza stampa e tendendo la mano all\u2019 &#8216;hirak&#8217;. \u201cMi rivolgo direttamente all\u2019 &#8216;hirak&#8217; \u2013 ha detto durante la conferenza \u2013 per avviare un dialogo serio al servizio dell\u2019Algeria e unicamente dell\u2019Algeria. \u00c8 il tempo di concretizzare gli impegni presi durante la campagna elettorale senza nessun tipo di esclusione, marginalizzazione o vendetta\u201d. \u00a0Ma oltre a tendere la mano, Tebboune \u00e8 rimasto molto evasivo sul metodo che utilizzer\u00e0 per avviare questo dialogo e, soprattutto, sul fatto se liberer\u00e0 o meno i 140 prigionieri d\u2019opinione arrestati dal regime tra giugno e novembre. Oltre al dialogo, ha promesso una revisione della costituzione e della legge elettorale, ma non si \u00e8 espresso sul resto. Non si sa infatti se seguir\u00e0 le conclusioni del rapporto della Commissione di mediazione e dialogo \u2013 creata a giugno dal regime per rispondere alle proteste -, secondo cui subito dopo le elezioni deve esserci un periodo di transizione costituzionale.<\/p>\n<p><strong>I dubbi dell&#8217; &#8216;hirak&#8217; di fronte alle aperture del presidente<\/strong><br \/>\nPer molti dell\u2019opposizione, la richiesta di dialogo di Tebboune \u00e8 un modo per separare l\u2019 &#8216;hirak&#8217; e vuole dire ammettere la nullit\u00e0 del lavoro della Commissione di mediazione e dialogo, che tutto ha fatto fuorch\u00e9 capire che cosa vogliono realmente gli algerini. Per l&#8217;opposizione, invece di chiedere il dialogo, Tebboune dovrebbe prima di tutto avviare la liberazione dei detenuti d\u2019opinione, del campo politico e mediatico, e la fine della repressione verso i manifestanti. Oltre a questo per\u00f2, l\u2019 &#8216;hirak&#8217; non sembra avere ancora una strategia vera e propria su come rispondere alla crisi.<\/p>\n<p>Fino ad adesso, il movimento ha dato una grande prova di maturit\u00e0 scendendo nelle strade e manifestando in maniera del tutto pacifica. Ma \u00e8 anche vero che, se all&#8217;inizio il fatto di non avere dei rappresentanti poteva giocare a loro favore, proprio perch\u00e9 il regime non sapeva con chi prendersela direttamente, dopo qualche mese l\u2019assenza di leadership \u00e8 diventata contro-producente e ha minato la sua ragion d\u2019essere: essere un interlocutore politico.<\/p>\n<p>In questa confusione, c\u2019\u00e8 anche chi intravede il pericolo del radicalismo dell\u2019 &#8216;hirak&#8217;. \u00c8 vero che l\u2019esercito algerino ha aumentato la repressione, ma \u00e8 anche vero che, durante la campagna elettorale e subito dopo, i toni sono peggiorati. Ci sono state anche alcune scene di violenza nei seggi, come per esempio in Francia, perch\u00e9 per alcuni sostenitori dell\u2019 &#8216;hirak&#8217; chiunque \u00e8 andato a votare \u00e8 un traditore.<\/p>\n<p>Ora, se \u00e8 vero che una delle paure di oggi \u00e8 che il regime dopo le elezioni aumenti la repressione contro i manifestanti, \u00e8 anche vero che secondo alcuni algerini \u2013 che hanno appoggiato pienamente l\u2019 &#8216;hirak&#8217; \u2013 non si pu\u00f2 negare il contributo che l\u2019esercito ha dato per assicurare la calma. Non servono loro molti argomenti per giustificarlo: citano l\u2019Iraq, il Cile, l\u2019Ecuador e paragonano quello che \u00e8 successo in Algeria, dove in dieci mesi di protesta non c\u2019\u00e8 stato nemmeno un ferito, mentre nel resto del mondo \u00e8 bastato un pomeriggio per averne decine. Solo merito dei manifestanti?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il risultato elettorale delle presidenziali algerine ricorda un po\u2019 il mito di Sisifo, condannato a trascinare un enorme masso lungo un ripido pendio di una collina; ma, una volta giunto vicino alla cima, il masso rotolava nuovamente a valle e Sisifo doveva ricominciare da capo. Per l\u2019eternit\u00e0. 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