{"id":76921,"date":"2019-12-17T10:03:10","date_gmt":"2019-12-17T09:03:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=76921"},"modified":"2019-12-22T11:32:34","modified_gmt":"2019-12-22T10:32:34","slug":"usa-2020-democratici-leadership","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/12\/usa-2020-democratici-leadership\/","title":{"rendered":"Usa 2020: democratici, tanti in lizza, ma leadership cercasi"},"content":{"rendered":"<p>A 320 giorni dall&#8217;<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/speciali\/usa2020-protagonisti-programmi-e-posta-in-palio\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Election Day<\/strong><\/a> del 4 novembre 2020, il <strong>Partito democratico<\/strong> si ritrova con molte idee ma senza una guida: presto i nodi verranno al pettine. Alla vigilia dell\u2019ultimo<strong> dibattito<\/strong> del 2019 fra i democratici aspiranti alla nomination, il panorama delle <strong>primarie<\/strong>\u00a0\u00e8 giunto a uno snodo fondamentale.<\/p>\n<p><strong>Elettorato democratico a caccia di un candidato forte<\/strong><br \/>\nIl grande assente sar\u00e0 proprio l&#8217;uomo nuovo delle ultime settimane, Michael <a href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Michael_Bloomberg\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Bloomberg<\/strong><\/a>. L\u2019ex-sindaco di New York, noto anche per le fortune imprenditoriali che l\u2019hanno reso uno degli uomini pi\u00f9 ricchi e influenti d\u2019America e del mondo, \u00e8 arrivato a giochi gi\u00e0 aperti a dare l\u2019ultima mano di carte (finora). La sua candidatura alle primarie democratiche &#8211; con alle spalle un sostanzioso passato nelle file del Partito repubblicano &#8211; era nell\u2019aria da tempo; eppure, ha dato il via ad una trasformazione sostanziale di quello che fino a pochi giorni fa era il parterre di candidati pi\u00f9 vario della storia.<\/p>\n<p>L\u2019assenza di una leadership chiara sta per\u00f2 mandando in fibrillazione l\u2019elettorato democratico, il cui mantra della stagione \u00e8 l\u2019urgenza di designare un candidato forte. Un anti-Donald <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/blogpost\/bullo-ok-corral-alla-casa-bianca\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Trump<\/strong><\/a> in grado di batterlo sia nella propaganda sia galvanizzando le folle del pi\u00f9 tradizionale elettorato progressista: giovani, donne e afro-americani. Insomma, una specie di messia che, a dire la verit\u00e0, stenta a vedersi all&#8217;orizzonte.<\/p>\n<p>Mike Bloomberg \u00e8 sceso in campo con una strategia ben precisa che i pokeristi chiamano \u2018all in\u2019. Si presenta come l\u2019uomo che ha non solo le caratteristiche per battere Trump, magari strizzando l\u2019occhio ai suoi elettori, ma anche le risorse finanziarie, prevedendo di investire fino a 500 milioni di dollari nella campagna per la presidenza. Proprio il fare affidamento sulla sua stessa fortuna gli ha impedito di qualificarsi per il dibattito previsto per il 19 dicembre. Infatti, le complesse regole stabilite dal partito prevedono che i candidati in questa fase abbiano ricevuto fondi da un numero minimo di donatori esterni.<\/p>\n<p>Al momento, del resto, non \u00e8 neppure chiaro se il dibattito fra i democratici si far\u00e0, dato che \u00e8 in corso uno sciopero del personale presso la Loyola Marymount University di Los Angeles, dove dovrebbe svolgersi. E molti aspiranti alla nomination democratica si sono gi\u00e0 impegnati a non varcare i picchetti sindacali. Sono sette quelli qualificatisi, soddisfacendo i criteri che tengono conto dei dati dei sondaggi e della raccolta fondi: in ordine alfabetico, Joe Biden, Pete Buttigieg, Amy Klobuchar, Bernie Sanders, Tom Steyer, Elizabeth Warren, Andrew Yang.<\/p>\n<p><strong>Un campo ampio, forse troppo<br \/>\n<\/strong>La corsa alle elezioni presidenziali dell\u2019autunno 2020 \u00e8 in fondo iniziata poche ore dopo i risultati che permisero a Donald Trump di diventare presidente della maggiore superpotenza mondiale. La sensazione di sconfitta profonda nel Partito democratico ha fatto s\u00ec che un numero notevole di esponenti, noti e meno noti, abbiano deciso di scendere in campo in questa elezione.<\/p>\n<p>Non solo. L\u2019inizio della procedura d\u2019impeachment presso la Camera &#8211; per il cosiddetto Ukrainagate \u2013 certifica l\u2019impressione che, dopo la batosta del 2016, i democratici americani non abbiano intenzione di commettere gli stessi errori che portarono alla sconfitta dell\u2019ex first lady ed ex segretario di Stato Hillary <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/12\/usa-hillary-editor-vogue\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Clinton<\/strong><\/a>. Nonostante la chiara determinazione a non farsi sfuggire questa opportunit\u00e0, la corsa a \u2018fare la propria parte\u2019 dentro e fuori l\u2019establishment del partito, unita a una fase interlocutoria di sempreverde analisi della sconfitta, ha generato un fitto affollamento.<\/p>\n<p>Ad oggi (mercoled\u00ec 11 dicembre 2019), i candidati democratici alle primarie sono stati ben 29: ne restano 15, se escludiamo dal conteggio i contendenti gi\u00e0 ritirati. Un parco di candidati che stupisce non solo dal punto di vista prettamente numerico ma anche per la variet\u00e0 etnico-culturale e di genere, elemento sottolineato in maniera positiva da numerosi osservatori. Una diversit\u00e0 che, per\u00f2, risulta nettamente ridimensionata dopo le prime scremature, lasciando in lizza quattro uomini bianchi, di cui tre sopra i settant\u2019anni. Mentre solo una la donna ormai \u00e8 veramente in grado di competere.<\/p>\n<p>Altro elemento che ha caratterizzato la corsa, ma che pare gi\u00e0 in via d\u2019esaurimento, \u00e8 l\u2019attenzione a temi politici quali sanit\u00e0, istruzione e politica estera. L\u2019elettorato democratico, sul punto di rassegnarsi dopo anni di personalizzazione e accentramento dell\u2019attenzione mediatica verso i leader, ha trovato nuove parole d\u2019ordine, scaldandosi al suono di \u2018green new deal\u2019 e \u2018medicare for all\u2019.<\/p>\n<p><strong>L\u2019ingresso di Mike Bloomberg rimescola le carte<br \/>\n<\/strong>Al momento, i candidati qualificatisi per il prossimo dibattito televisivo &#8211; previsto per il 19 dicembre &#8211; sono 12, anche se pare che a giocarsi davvero la partita siano rimasti in cinque. Se dovessimo tracciare una linea che da sinistra e destra copra lo spettro di orientamento politico dei candidati democratici di punta, troveremmo un inatteso equilibrio. Nonostante il vantaggio relativo, la candidatura di Joe Biden, ex senatore del Delaware e vice-presidente di Barack Obama, stenta sia decollare che a crollare.\u00a0 Lo stallo permane da mesi; e l\u2019impeachment coinvolge direttamente in maniera negativa le attivit\u00e0 del figlio Hunter, bloccando l\u2019ex senatore a un livello di consensi alto ma sostanzialmente invariato da aprile.<\/p>\n<p>Lo seguono, quasi a pari merito nei sondaggi, il senatore del Vermont Bernie Sanders e la senatrice del Massachussetts Elizabeth Warren. Pare improbabile a uno sguardo europeo che il primo, autodefinitosi socialista, e la seconda, autodefinitasi capitalista, ma molto critica verso il mondo della finanza, si trovino spalla a spalla nell&#8217;area di sinistra dello spettro del partito democratico americano.<\/p>\n<p>L\u2019ingresso di Mike Bloomberg ha innescato tre dinamiche principali. La prima \u00e8 una spinta alla riduzione del numero di candidati, oramai impellente, dato che le prime votazioni saranno nei caucuses dello Iowa il 3 febbraio. Un palcoscenico ancora troppo affollato minerebbe la capacit\u00e0 dell\u2019aspirante presidente di imporre la propria leadership. La prima defezione eccellente \u00e8 quella della senatrice della California Kamala Harris, che non \u00e8 riuscita a convincere i propri finanziatori a continuare ad investire su di lei.<\/p>\n<p>La seconda dinamica \u00e8 conseguenza della prima. Ovvero, l\u2019ingresso di un candidato forte come Bloomberg &#8211; bianco, anziano e per di pi\u00f9 straordinariamente ricco &#8211; ha portato ad una riduzione del \u2018tasso di diversit\u00e0\u2019 che aveva caratterizzato il campo democratico durante il 2019, portando sei donne e personalit\u00e0 provenienti da differenti culture ed etnie a correre per la nomination.<\/p>\n<p>La terza \u00e8 la possibilit\u00e0 per il giovane sindaco di una cittadina dell\u2019Indiana, Pete Buttigieg, di fare da ago della bilancia tra quelle che potremmo definire, con un\u2019iperbole, l\u2019ala sinistra e l\u2019ala destra dello schieramento. Non solo, dopo l\u2019uscita di scena di Kamala, Harris Buttigieg ha puntato apertamente alla conquista del suo elettorato e in particolare della costituency afroamericana che gli manca per essere davvero competitivo. &#8216;Enfant prodige&#8217; di questa corsa alla nomination, Buttigieg potrebbe avere l\u2019aspirazione di diventare vice-presidente, ma \u00e8 ancora presto per capire di chi.<\/p>\n<p><strong>Le sorprese potrebbero non essere ancora finite<\/strong><br \/>\nI <em>rumors<\/em> suggeriscono che le sorprese fra i democratici non siano ancora finite. Circola voce che a dare il prossimo giro di carte possa essere l\u2019ex presidente Obama che cerca di non commettere gli stessi errori che nel 2016 lo portarono all\u2019endorsement precoce a Hillary Clinton nel tentativo di ostacolare l\u2019ascesa di Bernie Sanders.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A 320 giorni dall&#8217;Election Day del 4 novembre 2020, il Partito democratico si ritrova con molte idee ma senza una guida: presto i nodi verranno al pettine. Alla vigilia dell\u2019ultimo dibattito del 2019 fra i democratici aspiranti alla nomination, il panorama delle primarie\u00a0\u00e8 giunto a uno snodo fondamentale. 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