{"id":76948,"date":"2019-12-22T09:43:11","date_gmt":"2019-12-22T08:43:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=76948"},"modified":"2019-12-23T00:32:25","modified_gmt":"2019-12-22T23:32:25","slug":"difesa-n3-mente-arma-suprema","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/12\/difesa-n3-mente-arma-suprema\/","title":{"rendered":"Difesa: il programma N3, la mente come arma suprema"},"content":{"rendered":"<p>Filosoficamente e militarmente parlando, la mente \u00e8 sempre stata l\u2019arma migliore a disposizione dell\u2019uomo fin dall&#8217;alba dei tempi, sia per l\u2019elaborazione di strategie che per la creazione di nuovi sistemi offensivi e difensivi da adoperare in battaglia. Nel 2019, la <a href=\"https:\/\/www.darpa.mil\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Darpa<\/strong><\/a> ha deciso di rendere tale metafora una realt\u00e0 con il lancio del programma <strong>N3<\/strong>, ossia <a href=\"https:\/\/www.darpa.mil\/program\/next-generation-nonsurgical-neurotechnology\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>Next-generation Non-surgical Neurotechnology<\/em><\/a> (Neurotecnologia non chirurgica di nuova generazione).<\/p>\n<p>Tralasciando eccessivi dettagli tecnico-scientifici riguardanti il funzionamento di tali sistemi, N3 mira alla creazione un\u2019interfaccia di collegamento neurale diretto tra <strong>uomo<\/strong> e <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/12\/guerra-uomini-macchine\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>macchina<\/strong><\/a>, permettendo al cervello del pilota umano di inviare istruzioni ai sistemi connessi senza ausilio di consolle esterne.<\/p>\n<p>Pur non trattandosi del primo sistema di guida neurale in assoluto, N3 presenta una sostanziale e ambiziosa differenza rispetto ai progetti condotti finora: l\u2019operabilit\u00e0 non chirurgica. In sintesi, N3 consentirebbe la creazione di un\u2019<a href=\"https:\/\/www.nature.com\/subjects\/brain-machine-interface\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>interfaccia neurale<\/strong><\/a> uomo-macchina senza ricorrere a interventi o a modifiche invasive nel cranio dell\u2019operatore come, ad esempio, l\u2019applicazione di elettrodi.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda gli aspetti economici e organizzativi, lo sviluppo del progetto lanciato dalla Darpa \u00e8 stato ripartito tra <a href=\"https:\/\/www.darpa.mil\/news-events\/2019-05-20\"><strong>sei diversi enti di ricerca<\/strong><\/a>, che hanno a disposizione quattro anni per mettere a punto i loro prototipi seguendo <a href=\"https:\/\/www.darpa.mil\/attachments\/2EmondiPresentationPDFversion.pdf\"><strong>tre diverse fasi di sviluppo<\/strong><\/a> (un anno \u00e8 previsto per la prima fase e 18 mesi per ciascuna delle altre due).<\/p>\n<p><strong>Mente organica, corpo sintetico<br \/>\n<\/strong>Quando si parla di comunicazione tra uomo e macchina il principale problema \u00e8 dato dalla lettura degli impulsi elettrici che il cervello usa per trasmettere (di norma, con il resto del corpo umano). Entra qui in gioco la necessit\u00e0 di una lettura in &#8216;alta definizione&#8217; dell\u2019attivit\u00e0 neurale dell\u2019operatore, al fine di poter impartire ordini chiari alla macchina.<\/p>\n<p>A tal riguardo, il programma N3 si pone un <a href=\"https:\/\/ieeexplore.ieee.org\/abstract\/document\/8747298\"><strong>target<\/strong><\/a> scientifico decisamente ambizioso: lo sviluppo di un\u2019interfaccia in grado di leggere l\u2019attivit\u00e0 delle cellule presenti in un millimetro cubo di tessuto cerebrale e interagire con esse in un arco di tempo di appena 50 millisecondi, coinvolgendo nel processo 16 aree diverse del cervello. Anche tenendo conto dei notevoli progressi fatti nel campo delle <strong>neuroscienze<\/strong> e della <strong>robotica<\/strong> in questi ultimi anni, bisogna considerare alcuni aspetti alla base della relazione uomo-macchina.<\/p>\n<p>Innanzitutto, occorre ricordare che la comunicazione non \u00e8 unidirezionale. Quando l\u2019operatore trasmette un impulso, la macchina risponde. Un passaggio che potrebbe risultare particolarmente complesso e delicato in campo bellico, vista l\u2019elevata complessit\u00e0 di determinati ordini e quantit\u00e0 di variabili da considerare prima di impartirli a un plotone di soldati o, come da ambizione di N3, una flotta di <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/12\/guerra-uomini-macchine\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>droni<\/strong><\/a>. Pertanto, i margini di errore restano a livello teorico ancora molto alti.<\/p>\n<p>In secondo luogo, bisogna assicurare all&#8217;operatore una protezione adeguata. Essendo il cervello naturalmente concepito &#8216;su misura&#8217; del corpo umano, \u00e8 necessario impedire che esso venga esposto a un volume eccessivo di stimoli e fatica. Andrebbe contro ogni logica impiegare in battaglia un sistema che espone gli operatori al rischio di sostenere gravi <strong>emorragie cerebrali<\/strong>, specialmente considerando lo sviluppo odierno delle tecnologie di disturbo (i cosiddetti <em>jammer<\/em>) o delle armi a impulsi elettromagnetici (<a href=\"https:\/\/www.forbes.com\/sites\/arielcohen\/2019\/04\/05\/whitehouse-prepares-to-face-emp-threat\/#4742c46ae7e2\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Emp<\/strong><\/a>), le quali potrebbero in alcuni casi friggere, oltre al drone, anche le sinapsi dell\u2019operatore.<\/p>\n<p><strong>Guerra e pace<br \/>\n<\/strong>Valutate dunque le premesse teoriche, una breve analisi tattica sull&#8217;impiego di N3 (anch&#8217;essa, per il momento, ancora teorica) \u00e8 quantomeno doverosa. La principale motivazione che ha mosso la Darpa ad avviare un progetto come N3 \u00e8 facilmente intuibile: in un mondo dove automazione e droni si stanno diffondendo in maniera rapida e visibile tra le forze armate delle nazioni pi\u00f9 avanzate, chi controlla le forze robotiche in maniera pi\u00f9 efficace e reattiva controlla facilmente anche il campo di battaglia.<\/p>\n<p>Ciononostante, tale osservazione non si limita solo a un efficace controllo sulle unit\u00e0 senza pilota aeree o terrestri (Uav, Ugv). Come spiegato dal direttore del programma <a href=\"https:\/\/www.darpa.mil\/staff\/dr-al-emondi\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Al Emondi<\/strong><\/a>, una tecnologia come N3 trova applicazione anche nel campo della <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/03\/cyber-sicurezza-privacy-antiterrorismo\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>cybersecurity<\/strong><\/a> e potrebbe verosimilmente essere impiegata anche nella gestione di infrastrutture strategiche. Ma il Pentagono non \u00e8 necessariamente destinato a essere l\u2019unico beneficiario (cos\u00ec come non \u00e8 stato l\u2019unico finanziatore) di questa tecnologia.<\/p>\n<p>Per definizione stessa di <em>dual-use<\/em>, le applicazioni &#8216;pacifiche&#8217; del sistema N3 sono molteplici. Ad esempio, un sistema come N3 potrebbe aiutare le persone rimaste invalide o mutilate a riacquistare in parte o totalmente le funzioni motorie, collegando i pazienti a degli <strong>arti protesici<\/strong> oppure a degli esoscheletri di supporto. Anche il settore spaziale potrebbe beneficiare di N3 in maniera decisiva nello sviluppo dei <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/11\/intelligenza-artificiale-robot\/\"><strong>robonauts<\/strong><\/a> e altri progetti di ricerca o esplorazione extraterrestre.<\/p>\n<p>Tuttavia, nessuno pu\u00f2 affermare con certezza che le riflessioni etico-morali prevarranno di fatto su interessi economici pi\u00f9 grandi, specie considerando il <a href=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/2019\/05\/il-bilancio-del-pentaono-per-lanno-fiscale-2020\/\"><strong>budget<\/strong><\/a> astronomico (718 miliardi di dollari previsti per il 2020) di un apparato militare-industriale come quello statunitense, al quale la Darpa non avrebbe troppi problemi ad attingere.<\/p>\n<p><strong>Supremazia cibernetica<br \/>\n<\/strong>Sebbene N3 costituisca &#8211; per il momento ancora in linea teorica &#8211; un assottigliamento senza precedenti della gi\u00e0 stretta relazione uomo-macchina, esso rappresenta niente pi\u00f9 che un tassello di un mosaico ancora incompleto dal quale emerge un unico dato realmente chiaro: ancora una volta, la macchina \u00e8 chiamata a prendere il posto dell\u2019uomo.<\/p>\n<p>Di conseguenza, le perplessit\u00e0 sul reale <strong>impatto sociale<\/strong> di una tecnologia, come quella che N3 si prefigge di sviluppare, non mancano. Per esempio, a un aumento dell\u2019efficienza operativa potrebbe corrispondere una riduzione di <a href=\"https:\/\/www.bbc.com\/news\/business-48760799\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>organico<\/strong><\/a> (anche in altri settori economici non necessariamente meno importanti della difesa) dove il ruolo dell\u2019uomo potrebbe d\u2019un tratto essere ritenuto &#8216;non pi\u00f9 essenziale&#8217;. Al fine di evitare che ci\u00f2 avvenga, le autorit\u00e0 civili e militari dovrebbero quantomeno mostrare una certa cautela verso l\u2019adozione massiccia di sistemi del tipo N3.<\/p>\n<p>In conclusione, non \u00e8 certo la tecnologia portatrice di incertezza, quanto l\u2019imprevedibile uso che l\u2019uomo \u00e8 disposto a fare di essa. Senza sfociare in una retorica luddista, forse sarebbe anche il caso di chiedersi se questa ossessione dell\u2019uomo verso l\u2019innovazione tecnologica &#8211; e l\u2019intelligenza artificiale in particolar modo &#8211; lo stia realmente assistendo nella sua evoluzione o se non stia, progressivamente, solo accelerando la sua obsolescenza.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Filosoficamente e militarmente parlando, la mente \u00e8 sempre stata l\u2019arma migliore a disposizione dell\u2019uomo fin dall&#8217;alba dei tempi, sia per l\u2019elaborazione di strategie che per la creazione di nuovi sistemi offensivi e difensivi da adoperare in battaglia. 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