{"id":76971,"date":"2019-12-22T10:52:33","date_gmt":"2019-12-22T09:52:33","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=76971"},"modified":"2019-12-27T09:02:06","modified_gmt":"2019-12-27T08:02:06","slug":"libia-di-maio-realpolitik-equidistanza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/12\/libia-di-maio-realpolitik-equidistanza\/","title":{"rendered":"Libia: l\u2019insostenibile leggerezza della Realpolitik dell\u2019equidistanza"},"content":{"rendered":"<p>Parlando con <em>Repubblica<\/em> dopo il viaggio in <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/07\/libia-italia-disparte-russia-avanza\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Libia<\/strong><\/a>, il ministro degli Esteri Luigi <strong>Di Maio<\/strong> ha detto che la soluzione \u201cnon pu\u00f2 prescindere dal dialogo con tutte le parti. Non si tratta di equidistanza, ma di realpolitik\u201d. Il richiamo di Di Maio a August Ludwig von Rochau \u00e8 certamente affascinante, ma quando si parla di Realpolitik normalmente si parla di azioni volte a preservare in modo pragmatico i propri interessi concreti senza tentazione alcuna verso cedimenti ideologici e sentimentali. A vedere come l\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/speciali\/governo-conte-ue-politica-estera\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Italia<\/strong><\/a> si sta comportando in Libia, tutto questo sembra non esserci, a meno che l\u2019interesse non sia quello di condannarsi all&#8217;irrilevanza eterna.<\/p>\n<p>A parziale discolpa di Di Maio, va detto che il processo di equidistanza \u00e8 iniziato ben prima del suo arrivo alla Farnesina, sebbene l\u2019attuale ministro fosse gi\u00e0 parte dell\u2019esecutivo giallo-verde che ha iniziato questa manovra (ma non il principale responsabile). Processo non condiviso da tutti, per\u00f2, a dimostrazione della frammentazione del mondo politico italiano su questi temi: si pensi, ad esempio, alla posizione marcatamente pro-<strong>governo di accordo nazionale (Gna)<\/strong> di <strong>Matteo Salvini<\/strong> e che il leader della Lega non ha mancato di esprimere pubblicamente in pi\u00f9 di un\u2019occasione.<\/p>\n<p>Posizione sorprendente, se si pensa alla retorica &#8216;anti-islamista&#8217; del generale Khalifa <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/04\/libia-haftar-sarraj-italia\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Haftar<\/strong><\/a> e alle potenziali affinit\u00e0 ideologiche tra i due, e pure all\u2019influenza di alcuni gruppi della Fratellanza Musulmana rispetto al <strong>Gna<\/strong>; ma molto pi\u00f9 logica se invece si analizzano freddamente gli interessi italiani \u2013 energetici, di sicurezza, geopolitici &#8211; in Libia. Essi sono principalmente localizzati nell\u2019ovest del Paese. In tal senso, abbandonare il Gna significa rischiare di abdicare al perseguimento di questi interessi. Nell\u2019attuale contesa, l\u2019Italia rischia di perdere tutto, come ha lucidamente fatto notare l\u2019ex sottosegretario agli Esteri Mario Giro.<\/p>\n<p><strong>Perdere terreno, perdere opzioni<\/strong><br \/>\nLo spazio per l\u2019equidistanza travestita da realpolitik forse c\u2019era prima, sebbene minima, ma nell\u2019attuale conflitto iniziato il 4 aprile non esiste pi\u00f9. Questo conflitto aperto ha una nuova fase: Haftar non punta ad essere parte della soluzione; vuole essere \u201cla\u201d soluzione. Inoltre, i lutti che stanno colpendo molte famiglie in Tripolitania hanno provocato un inasprimento della retorica dell\u2019odio intra-libico, ben visibile sui social media. In un Paese dove la &#8216;cultura della vendetta&#8217; resta particolarmente forte, questo odio \u00e8 destinato ad essere il carburante del conflitto futuro. Il che significa: anche una vittoria di Haftar, e il controllo sull\u2019intero territorio formalmente nazionale, si tradurrebbe in una stabilit\u00e0 solo apparente e intrinsecamente insostenibile.<\/p>\n<p>L\u2019Italia, dall\u2019essere uno dei principali sponsor del Gna, si \u00e8 via via defilata per supportare questa idea dell\u2019equidistanza. La conferenza di Palermo \u00e8 stata il risultato essenziale di questa dinamica, ma \u00e8 stata declinata in maniera decisamente sbagliata: alienando Tripoli senza nessuna influenza di ritorno a Benghazi, Tobruk e Baida. La <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/12\/turchia-libia-patto-russia\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Turchia<\/a> ha salvato il Gna da aprile in poi, ma il Gna non avrebbe mai voluto divenire cos\u00ec dipendente da Ankara. Gli accordi militari e sulla <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/12\/libia-turchia-spartizione-zee\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Zee<\/strong><\/a> con i turchi in tal senso, sono il risultato anche della mancanza di attenzione italiana rispetto al Gna. Senza alternative, il premier Fayez <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/05\/tutte-le-incognite-dellincontro-serraj-haftar\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>al-Sarraj<\/strong><\/a> si \u00e8 trovato costretto a muoversi in questa direzione quando i turchi hanno iniziato la de-escalation militare in Libia mentre si muovevano in <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/11\/siria-confine-turchia-russia-usa\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Siria<\/strong><\/a>, e hanno poi alzato la posta per continuare il supporto.<\/p>\n<p>L\u2019Italia potrebbe anche scegliere Haftar, e ci\u00f2 potrebbe avere una logica nell\u2019ambito della pi\u00f9 ampia geopolitica mediterranea, in un eventuale asse con Egitto e Grecia guardando alle dinamiche nel Mediterraneo orientale. Vi sono dei problemi, per\u00f2, in questa logica: l\u2019Italia avrebbe sempre una posizione di retroguardia rispetto ad Haftar non avendolo aiutato subito. Gli interessi italiani, in Libia, come gi\u00e0 detto, sono principalmente nell\u2019ovest libico, dove non \u00e8 detto che Haftar capo di tutta la Libia unita aiuterebbe l\u2019Italia, sempre per il proprio tardivo riposizionamento. Se si pensa, inoltre, che in alcune capitali del Golfo la parola \u201cpartizione\u201d riferita alla Libia non \u00e8 pi\u00f9 tab\u00f9 \u2013 ma gi\u00e0 da un bel po\u2019 -, si pu\u00f2 capire che tipo di rischi ulteriori l\u2019Italia corra qualora il risultato del conflitto fosse una divisione di fatto \u2013 se non formale &#8211; del Paese. Se i gruppi che fanno parte del Gna, dipendenti dalla Turchia, fossero poi loro a controllare questi territori da soli, un\u2019Italia percepita come un Paese che li ha traditi, avrebbe poi la capacit\u00e0 di ristabilire questi legami?<\/p>\n<p><strong>L\u2019Italia, la crisi libica e la militarizzazione del Mediterraneo: un dramma per il futuro?<\/strong><br \/>\nLa crisi libica, inoltre, \u00e8 indicativa di trend pi\u00f9 ampi molto significativi. Il <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/08\/mediterraneo-mutamenti-politica-estera\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Mediterraneo<\/strong><\/a> sta diventando sempre pi\u00f9 l\u2019arena di competizione tra vecchie e nuove potenze globali: Stati Uniti, Cina, Russia, Turchia, paesi del Golfo, e via discorrendo. Inoltre, le crisi libiche e siriane suggeriscono che \u2013 con gli americani sempre pi\u00f9 inclini ad abdicare al loro ruolo di poliziotto globale, in particolare nel Mediterraneo \u2013 gli attori impegnati nel bacino vedono sempre di pi\u00f9 lo strumento militare in termini clausewitziani, cio\u00e8 di strumento per continuare la politica con altri mezzi.<\/p>\n<p>Per l\u2019Italia, questa dinamica \u00e8 estremamente preoccupante e l\u2019intero spettro politico dovrebbe quantomeno iniziare un dibattito aperto, franco e pubblico su come vorrebbe affrontare questi sviluppi. Uno dei motivi per cui l\u2019Italia ha certamente scontato delle difficolt\u00e0 oggettive nel muoversi in Libia negli ultimi mesi \u00e8 legata ad alcune caratteristiche peculiari della propria politica estera storica rispetto all\u2019uso della forza. Ad esempio, la centralit\u00e0 delle organizzazioni e del diritto internazionale per la politica estera italiana ha fatto si che l\u2019Italia prendesse sul serio l\u2019embargo Onu sulle armi in Libia, probabilmente uno dei pochi paesi nell\u2019area a farlo. Al tempo stesso, la richiesta di aiuto militare del Gna \u00e8 caduta nel vuoto perch\u00e9 l\u2019Italia non vuole impegnarsi in contesti di questo tipo, soprattutto in uno scenario storicamente sensibile come la Libia. Ad ogni modo, il contesto mediterraneo sta cambiando, la militarizzazione dei conflitti politici diventa sempre pi\u00f9 marcata, la competizione tra le grandi potenze pure, e la Libia ne \u00e8 la prova pi\u00f9 eclatante.<\/p>\n<p>Da questo punto di vista, nell\u2019ottica dell\u2019indiscutibile centralit\u00e0 dell\u2019articolo 11 della Costituzione repubblicana, questo problema dovrebbe essere affrontato per non farsi trovare poi impreparati. Come l\u2019Italia vuole rispondere a questi sviluppi? Il ministro della Difesa, Lorenzo <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/11\/difesa-scelte-ministro-guerini\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Guerini<\/strong><\/a>, si \u00e8 dimostrato conscio dell\u2019esistenza di queste dinamiche, sottolineando la mancanza di una cultura della difesa, riconoscendo la specificit\u00e0 del mondo militare e ragionando su come le dinamiche di potenza globali siano intimamente legate con quelle mediterranee. Ma Guerini sembra essere uno dei pochi consci di questi problemi, e il dibattito fatica a prendere piede.<\/p>\n<p>La crisi libica sta dimostrando che senza una capacit\u00e0 militare, non di tipo offensivo e aggressivo ma di supporto ad attori legittimi che eventualmente lo reclamino, e soprattutto la relativa volont\u00e0 di utilizzarla qualora le condizioni lo richiedano, il rischio di irrilevanza in uno scenario sempre pi\u00f9 militarizzato come quello del Mediterraneo venturo \u00e8 enorme. E per un paese come l\u2019Italia, che del Mediterraneo abbraccia tutti i suoi sub-quadranti regionali, significa essere particolarmente esposto in uno scenario in cui sar\u00e0 sempre pi\u00f9 difficile supportare una qualsiasi voglia equidistanza. Anche se Di Maio la chiama Realpolitik.<\/p>\n<p><em>Foto di copertina \u00a9 Xinhua via ZUMA Wire<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Parlando con Repubblica dopo il viaggio in Libia, il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha detto che la soluzione \u201cnon pu\u00f2 prescindere dal dialogo con tutte le parti. Non si tratta di equidistanza, ma di realpolitik\u201d. 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