{"id":76982,"date":"2019-12-22T22:32:30","date_gmt":"2019-12-22T21:32:30","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=76982"},"modified":"2019-12-27T09:06:50","modified_gmt":"2019-12-27T08:06:50","slug":"turchia-libia-patto-russia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/12\/turchia-libia-patto-russia\/","title":{"rendered":"Turchia\/Libia: truppe, Mediterraneo e ombre russe"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019audace e ambiziosa politica estera della <strong>Turchia<\/strong> del presidente <strong>Recep Tayyp Erdo\u011fan<\/strong>, costruita negli ultimi dieci anni, continua a raccogliere i suoi frutti, che rischiano di essere invece acerbi per l\u2019Europa.<\/p>\n<p>Ankara \u00e8 pronta a sfruttare le molteplici alternative che l\u2019evoluzione della politica globale da un sistema bipolare a uno multipolare pu\u00f2 offrire. A pronunciare queste parole, domenica 22 dicembre, \u00e8 stato <strong>Mustafa \u015eentop<\/strong>, uomo dell\u2019Akp \u2013 il partito di Erdo\u011fan <strong>\u2013<\/strong> e, dal 2011, presidente della Grande assemblea nazionale turca. Lo ha fatto in un discorso al Parlamento, durante il quale ha commentato gli aspetti pi\u00f9 importanti della <strong>politica estera<\/strong> del Paese, divisa tra le <strong>sanzioni<\/strong> imposte dagli Stati Uniti e la ratifica da parte dell\u2019Assemblea di due <strong>Memorandum<\/strong> sottoscritti da Erdo\u011fan e dal premier libico <strong>Fayez al-Sarraj<\/strong> lo scorso 27 novembre.<\/p>\n<p>I due accordi riguardano la <strong>cooperazione militare<\/strong> e la <strong><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/12\/libia-turchia-spartizione-zee\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">demarcazione dei confini marittimi<\/a><\/strong> &#8211; non condivisi tra i due Stati, ma al centro di interessi comuni da rivendicare -.<\/p>\n<p><strong>Cooperazione militare <\/strong><br \/>\nLa Mezzaluna di Erdo\u011fan non ferma dunque le sue mire geopolitiche, passando dal controllo del solo <strong>Mediterraneo<\/strong> dell\u2019est fino al Mediterraneo centrale. Da tempo la Turchia vanta la sua influenza sull\u2019<strong>Africa<\/strong> (con gli accordi in Somalia, Nigeria e Ciad), sui <strong>Balcani<\/strong> (con Albania e Kosovo e con l\u2019inaugurazione della nuova autostrada che far\u00e0 da raccordo tra Sarajevo e Belgrado), fino al <strong>Qatar<\/strong>, dove \u00e8 presenta una nuova base militare turca.<\/p>\n<p>Ma non basta. L\u2019accordo tra Turchia e <strong><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/12\/libia-di-maio-realpolitik-equidistanza\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Libia<\/a><\/strong>, che vede il benestare della <strong><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/07\/libia-italia-disparte-russia-avanza\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Russia<\/a><\/strong> di Vladimir Putin, prevede un appoggio militare al governo di al-Sarraj. Il Parlamento turco ha infatti votato a favore della possibilit\u00e0 di inviare delle truppe in Libia qualora il governo di Tripoli ne facesse richiesta. L\u2019appoggio turco, fino ad ora limitato all\u2019utilizzo di droni e di armamenti, comporterebbe l\u2019invio dei militari, come ribadito dai ministri degli Esteri, Mevl\u00fct \u00c7avu\u015fo\u011flu, e della Difesa, Hulusi Akar, durante un incontro con al-Serraj in Qatar.<\/p>\n<p><strong>Un mare diviso<\/strong><br \/>\nCon l\u2019accordo tra Tripoli e Ankara, la ridefinizione delle acque, apparentemente avanzata solo per fini commerciali, andr\u00e0 in realt\u00e0 a ridistribuire i diritti di esplorazione su una superficie di vasta estensione che potrebbe arrivare a contenere <strong>giacimenti di gas<\/strong> per un valore di 2.100 miliardi di metri cubi. Un fatto che crea problemi all\u2019<strong>Italia<\/strong> cos\u00ec come alla <strong>Francia<\/strong>, dividendo in due il Mediterraneo per ci\u00f2 che riguarda le esplorazioni dei fondali attorno all\u2019isola di <strong><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/02\/cipro-ambizioni-marittime-levante\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Cipro<\/a>.<\/strong><\/p>\n<p>Al centro della questione relativa alla ridefinizione delle acque del Mediterraneo c\u2019\u00e8 la Zee, la <strong>Zona economia esclusiva<\/strong>, sulla quale ogni Stato ha diritti sovrani ai fini della gestione delle risorse naturali, principalmente idriche, e della protezione ambientale. Una disputa che, se calata nel Mar Egeo, vide la luce per la prima volta nel 1973 per via delle trivellazioni turche contestate dalla Grecia e che \u00e8 stata di fatto mantenuta sopita negli ultimi anni anche grazie alla mediazione della Nato. Ankara \u00e8 sempre stata dell\u2019idea che la questione andasse risolta per via politica, mentre la Atene si \u00e8 contrapposta preferendo le vie istituzionali dettate dal diritto internazionale. Una differenza di posizioni che ritorna anche oggi e che \u00e8 inasprita dall\u2019attivismo turco e degli <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/10\/mediterraneo-orientale-la-nuova-frontiera-del-gas-e-dei-conflitti\/\">accordi<\/a> firmati con l\u2019Egitto (2003), il Libano (2007) e Israele (2010).<\/p>\n<p>La recente mossa di Erdo\u011fan rovescia adesso il tavolo: la Turchia sceglie come frontista la Libia con la fascia divisa attraverso il Memorandum che arriva dal confine dell\u2019Egitto fino a Derna, nella parte nord-orientale della Libia. Si tratta di una zona di mare abbastanza limitata che rasenta le isole di Rodi, Scarpanto e Creta. Resta poi sempre valido l\u2019interrogativo legato alla possibilit\u00e0 del governo della Gna di Tripoli di sottoscrivere un accordo, se esso abbia una statualit\u00e0 piena, seppur sia riconosciuto dalla comunit\u00e0 internazionale.<\/p>\n<p><strong>Mosca, alleato o rivale?<\/strong><br \/>\nLa Russia, nel frattempo, non si frappone all\u2019espansionismo turco: i contatti tra Ankara e Mosca sono molto frequenti in questi giorni. Aspettando il summit dell\u20198 gennaio a Sochi, sul Mar Nero, l\u2019intesa militare tra Turchia e Libia non \u00e8 stata di fatto osteggiata dal Cremlino, nonostante lo stesso Putin abbia dichiarato durante la sua conferenza di fine anno che la Russia \u00e8 vicina sia al generale Haftar sia al governo di al-Sarraj e in Libia siano presenti i mercenari russi del Warner Group in appoggio ad Haftar. Un fatto che divide l\u2019establishment russo, come si intravede nelle parole pronunciate da Lev Dengov, inviato speciale di Mosca in Libia. \u201cIl conflitto andr\u00e0 avanti fino a quando non emerger\u00e0 un leader capace di unire tutti\u201d e \u201cse quel leader fosse Haftar, sarebbe gi\u00e0 a Tripoli e la citt\u00e0 sarebbe gi\u00e0 caduta, senza combattere\u201d, ha dichiarato Dengov a <em>Bloomberg<\/em>.<\/p>\n<p>I rapporti tra Turchia (che, non bisogna dimenticare, \u00e8 membro della <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/12\/nato-vertice-londra\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Nato<\/a>) e Russia mutano dunque nuovamente a fronte dello scacchiere libico, dopo l\u2019acquisto dei <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/07\/azzardo-erdogan-s-400\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">missili a lunga gittata S-400<\/a>, le operazioni congiunte in <strong><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/11\/siria-confine-turchia-russia-usa\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Siria<\/a><\/strong> e l\u2019importante <strong>accordo energetico<\/strong> del <em>Turkish Stream<\/em>. La presenza russa e turca nel Mediterraneo rischia quindi di diventare \u201cpesante\u201d: a chiudere il cerchio, il nuovo dichiarato impegno di Mosca nel porto di Tartus in Siria, dove il Cremlino sta lavorando per rafforzare la sua presenza con un investimento di 500 milioni di dollari.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019audace e ambiziosa politica estera della Turchia del presidente Recep Tayyp Erdo\u011fan, costruita negli ultimi dieci anni, continua a raccogliere i suoi frutti, che rischiano di essere invece acerbi per l\u2019Europa. Ankara \u00e8 pronta a sfruttare le molteplici alternative che l\u2019evoluzione della politica globale da un sistema bipolare a uno multipolare pu\u00f2 offrire. 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