{"id":76998,"date":"2019-12-26T13:39:28","date_gmt":"2019-12-26T12:39:28","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=76998"},"modified":"2019-12-29T20:45:42","modified_gmt":"2019-12-29T19:45:42","slug":"ue-acp-futuro-rapporti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/12\/ue-acp-futuro-rapporti\/","title":{"rendered":"Ue-Acp: futuro dei rapporti tra Europa e Africa-Caraibi-Pacifico"},"content":{"rendered":"<p>Il <strong>2020<\/strong> sar\u00e0 un <strong>anno di transizione<\/strong> per le relazioni fra l\u2019<strong>Unione europea <\/strong>(Ue) e il gruppo dei 79 Stati di <strong>Africa, Caraibi e Pacifico (Acp).<\/strong> Il rapporto fra l\u2019Ue e questo variegato gruppo di Paesi \u2013 legati al Vecchio continente da relazioni post-coloniali &#8211; \u00e8 stato a lungo regolato dall\u2019<strong>Accordo di Partnership di Cotonou, <\/strong>entrato in vigore nel 2000 e in scadenza alla fine di febbraio 2020. I negoziati per la definizione del regime \u2018post-Cotonou\u2019 sono tuttora in corso.<\/p>\n<p>Per questo motivo, il summit dei capi di Stato e di governo dei paesi Acp tenutosi il 9-10 dicembre a Nairobi, la capitale del <strong>Kenya<\/strong>, ha assunto una rilevanza significativa. Oltre a segnare l\u2019assunzione della presidenza del gruppo da parte del presidente del Kenya <strong>Uhuru Mugai <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/11\/kenya-elezioni-kenyatta-lacerato\/\">Kenyatta<\/a><\/strong>, il vertice ha costituito anche l\u2019occasione per i Paesi Acp di rilanciare il proprio ruolo internazionale, spesso messo in discussione sia all\u2019interno sia all\u2019esterno del raggruppamento, e ribadire il supporto ad un <strong>multilateralismo inclusivo<\/strong> in un sistema internazionale sempre pi\u00f9 multipolare. Da alcuni anni, infatti, il gruppo Acp sta tentando di rafforzare la propria identit\u00e0 istituzionale, tramite una revisione dell\u2019atto fondativo, l\u2019<strong>Accordo di Georgetown<\/strong>, in vista della creazione di una vera e propria organizzazione internazionale dei paesi di Africa, Caraibi e Pacifico, e, parallelamente, il lancio di alcune iniziative per approfondire la cooperazione interna, come un apposito <strong>Fondo fiduciario<\/strong> e un <strong>Fondo per le donne e i giovani<\/strong>.<\/p>\n<p>Non \u00e8 casuale che questo <strong>processo di ridefinizione della coesione interna<\/strong> al gruppo si intensifichi nel momento in cui i negoziati con il principale donatore, l\u2019Unione europea, sono entrati nel vivo.<\/p>\n<p><strong>Probabile rinvio della scadenza dell\u2019Accordo di Cotonou<br \/>\n<\/strong>Le trattative fra le due parti sono iniziate nel settembre 2018, svolte perlopi\u00f9 in round negoziali appositi e nell\u2019ambito di istituzioni congiunte come il Consiglio dei ministri Ue-Acp e il Comitato degli ambasciatori Ue-Acp. L\u2019Unione e i Paesi partner hanno trovato un\u2019intesa relativamente rapida sul <strong>mantenimento dell\u2019impianto dell\u2019Accordo in scadenza<\/strong>, in particolare per quanto riguarda le forme di dialogo politico in materia di rispetto dei diritti umani, democrazia e Stato di diritto. Pi\u00f9 complesso trovare un compromesso sul <strong>capitolo commerciale<\/strong>, considerando che il dettato dell\u2019Accordo di Cotonou &#8211; che prevedeva accordi di libero scambio su base regionale fra l\u2019UE e diversi raggruppamenti interni agli Acp &#8211; \u00e8 stato implementato in modo parziale a causa delle forti resistenze, in particolare da parte dei Paesi africani.<\/p>\n<p>Inoltre, mentre l\u2019Unione europea ha proposto di rivedere la cornice istituzionale introducendo un accordo quadro (\u201c<em><a href=\"http:\/\/data.consilium.europa.eu\/doc\/document\/ST-8094-2018-ADD-1\/en\/pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">umbrella agreement<\/a>\u201d<\/em>) e partnership separate con ciascuna delle tre regioni componenti il gruppo Acp, quest\u2019ultimo intende invece mantenere l\u2019impianto attuale, fondato su un unico Accordo legalmente vincolante. Da non sottovalutare poi il ruolo delicato di altri temi, come quello migratorio, che hanno assunto una nuova rilevanza politica.<\/p>\n<p>Al momento, l\u2019opzione pi\u00f9 probabile appare quindi che la <strong>scadenza dei negoziati<\/strong> venga <strong>posticipata<\/strong>. Gi\u00e0 nel maggio scorso, il Consiglio dei ministri Ue-Acp aveva delegato al Comitato degli ambasciatori il compito di assumere misure transitorie per garantire il completamento dei negoziati, in caso di necessit\u00e0. Il Consiglio dell\u2019Ue ha poi adottato <a href=\"https:\/\/eur-lex.europa.eu\/legal-content\/EN\/TXT\/PDF\/?uri=CELEX:32019D1932&amp;from=EN\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">una decisione<\/a>, su proposta della Commissione, per estendere la scadenza dell\u2019Accordo di Cotonou fino al termine del 2020 o comunque fino all\u2019entrata in vigore della nuova intesa. A questo punto, manca solo l\u2019approvazione ufficiale dell\u2019estensione da parte delle istituzioni congiunte.<\/p>\n<p><strong>Divisioni nel fronte africano<\/strong><br \/>\nIn generale, i negoziati risentono del particolare momento politico ed istituzionale attraversato dagli <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/12\/africa-ue-vertice-abidjan\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">attori in gioco<\/a>. La disomogeneit\u00e0 del gruppo Acp ha da sempre costituito una caratteristica strutturale del blocco, ma \u00e8 stata ulteriormente accentuata dal <strong>crescente protagonismo dell\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/07\/africa-afcta-area-libero-scambio\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Unione africana (Ua)<\/a><\/strong>. Negli anni scorsi l\u2019Unione africana aveva infatti avanzato la richiesta di rappresentare in prima persona i Paesi africani nelle trattative sulle future linee commerciali e di cooperazione allo sviluppo con l\u2019Ue. L\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/04\/africa-prospettiva-multi-dimensionale\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Africa<\/a> sub-sahariana costituisce in effetti il raggruppamento pi\u00f9 significativo all\u2019interno dei paesi Acp (con 48 Stati membri su 79), mentre il Fondo europeo per lo sviluppo, previsto nell\u2019ambito dell\u2019Accordo di Cotonou, rimane il principale strumento di cooperazione per il continente africano.<\/p>\n<p>L\u2019opportunit\u00e0 di rafforzare il ruolo dell\u2019Unione africana non ha per\u00f2 soltanto messo sotto pressione i rapporti con le altre regioni rappresentate negli Acp, ma ha spaccato anche il fronte africano stesso. Dopo che l\u2019Unione africana <a href=\"https:\/\/au.int\/en\/pressreleases\/20180327\/african-union-executive-council-adopts-african-common-position-negotiations\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">aveva adottato una posizione comune<\/a> richiedendo la stipula di un accordo con l\u2019Ue al di fuori della cornice Acp &#8211; con l\u2019appoggio di Stati come Rwanda, Ciad e Sudafrica &#8211; altri governi del continente (tra cui Senegal, Burkina Faso, Uganda e Kenya) hanno fatto marcia indietro, premendo per mantenere l\u2019impianto consolidato, come poi effettivamente accaduto. Inoltre, i Paesi nordafricani, che non fanno parte del gruppo Acp, avrebbero teoricamente potuto schierarsi per un rafforzamento del canale pan-africano, ma in realt\u00e0 questo ne avrebbe ridimensionato le relazioni bilaterali con l\u2019Ue sviluppate sotto la <strong>Politica europea di Vicinato<\/strong> (Pev): la loro posizione \u00e8 rimasta dunque fredda.<\/p>\n<p><strong>Stallo istituzionale dal lato europeo<\/strong><br \/>\n\u00c8 evidente, dunque, come la proliferazione degli strumenti europei di relazione con l\u2019Africa giochi tuttora un ruolo nel condizionare le trattative con l\u2019intero gruppo Acp. Per di pi\u00f9, lo stallo \u00e8 spiegato anche dal particolare momento istituzionale attraversato dall\u2019Ue nel 2020. Se il mandato a trattare con gli Acp era stato promosso dalla precedente Commissione Juncker, l\u2019inizio del nuovo ciclo istituzionale europeo, culminato nella tardiva entrata in carica della Commissione guidata da Ursula Von der Leyen, ha avuto sicuramente un ruolo nel ritardare i negoziati.<\/p>\n<p>In pi\u00f9, l\u2019Unione \u00e8 nel pieno dei negoziati interni per il futuro <strong>Quadro finanziario pluriennale (Qfp)<\/strong> 2021-2027. In passato, il bilancio europeo aveva un\u2019importanza relativa rispetto alle relazioni con i paesi Acp, perch\u00e9 il Fondo europeo per lo sviluppo costituiva uno strumento finanziato all\u2019esterno del budget. Tuttavia, la proposta del prossimo Qfp prevede la cosiddetta \u2018budgetizzazione\u2019 del Fondo, ossia la sua inclusione all\u2019interno del bilancio settennale. Una scelta, quella europea, che ha sollevato perplessit\u00e0 nei partner, che temono l\u2019attenuazione della prevedibilit\u00e0 degli aiuti, una volta che la cooperazione europea dovr\u00e0 essere negoziata internamente con tutte le altre voci di bilancio e senza un input chiaro da parte loro.<\/p>\n<p>A fronte di questi rallentamenti istituzionali, la probabile decisione di posticipare la scadenza dei negoziati appare come altamente probabile, cos\u00ec da definire al meglio le future relazioni fra Europa e Stati del blocco Africa-Caraibi-Pacifico.<\/p>\n<p><em>Foto di copertina \u00a9 Yang Zhen\/Xinhua via ZUMA Wire<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 2020 sar\u00e0 un anno di transizione per le relazioni fra l\u2019Unione europea (Ue) e il gruppo dei 79 Stati di Africa, Caraibi e Pacifico (Acp). 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